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Non ho mai avuto rapporti con "Don Concetto", ma da siracusano e da persona che gioisce per la bravura e i successi degli altri dedico questa galleria ad un uomo che ha saputo vivere con coerenza, prodigandosi per realizzare i suoi sogni con onestà ed impegno, senza trascurare i suoi doveri di cittadino e padre. Alcuni miei amici, allora giovani suoi allievi, lo ricordano con affetto e stima quale educatore da sempre al servizio dei suoi ragazzi Questa non è una commemorazione, anche perché nulla potrei aggiungere a quanto hanno scritto diffusamente e che trascrivo a margine, ma semplicemente una galleria fotografica che vuole rendere omaggio a: CONCETTO LO BELLO uomo e "VERO SIRACUSANO" che realizzò e incarnò nei fatti concreti quel sentimento di "SIRACUSANITA' " di cui tanti, A SPROPOSITO, SI RIEMPIONO LA BOCCA. A proposito mi piace incominciare a ricordare questo degno uomo con le parole di Monsignor Giuseppe Greco |
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IL MIO OMAGGIO REALIZZATO NEL 200 |
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IL TESTAMENTO SPIRITUALE |
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Questo il testamento spirituale di Concetto Lo Bello, scritto da Don Giuseppe Greco, vicario vescovile di Siracusa durante l'omelia. "In un'epoca di complesse e tumultuose trasformazioni tecniche e sociali, lo sport non è solo occasione di svago e di salute, ma strumento per recuperare i valori più significativi dell'esistenza, per migliorare i rapporti umani e la qualità della vita. Lo sport è occasione di libertà e di responsabile impegno, mezzo di educazione umana e civile, esperienza di vita sociale: lo sport e cultura e civiltà". "La lotta contro la criminalità, la violenza, la droga e contro tutte le forme di alienazione psicosociale di cui sono vittime particolarmente le giovani generazioni si combatte soprattutto con mezzi preventivi ed educativi; lo sport e uno di questi". "Lo sport è scuola di vita e per una completa e civile maturazione dei nostri ragazzi occorre garantire, insieme alle aule, anche una rete di impianti sportivi a livello di zona e di quartiere". "Il cristianesimo passa attraverso gli impegni professionali e sociali, si esprime nello slancio e nel fervore della propria attività quotidiana, si caratterizza nei valori vissuti con limpidezza e fierezza senza compromessi e senza transazioni con la propria coscienza. Non è possibile essere cristiani senza spendersi per gli uomini. Non è possibile vivere la propria fede senza esprimere la propria disponibilità per il prossimo. Non e possibile per un cristiano disinteressarsi dell'orientamento della società. Non è pensabile essere cristiani senza preoccuparsi della cosa pubblica". |
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Grazie alla ricerca e al magnifico lavoro di Donatella Bascetta che realizzò il volume Concetto Lo Bello un maestro, un mito, una vita da imitare |
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| La cittadella dello sport un fiore all'occhiello nato dalla realizzazione di un suo sogno |
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IL CAMPO SCUOLA PIPPO DI NATALE |
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IMPEGNO CONCRETEZZA E REALIZZAZIONI |
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UN GRANDE ONORE LA FIACCOLA OLIMPICA |
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DA BLOGGER TONY Premessa Ricordo con grande nostalgia i tempi della mia infanzia, quando ancora adolescente seguivo le partite di calcio della Roma arrampicandomi sugli alberi situati nella collina di Monte Mario, a ridosso della Curva Nord dello Stadio Olimpico, per poi scendere alla fine del primo tempo ed attendere impazientemente la famosa apertura dei cancelli a 20 minuti dalla fine, che permetteva a chiunque di entrare senza biglietto; cosa oggi assolutamente impensabile. Gli stadi sono ormai diventati autentiche fortezze circondate da palizzate, girelli, ostacoli di ogni genere e tutto controllato da veri eserciti formati da Polizia e Carabinieri in assetto di guerra. Erano tempi splendidi, dove il tifo organizzato non esisteva, come non esistevano striscioni appesi ad indicare la presenza di club; solo bandiere con aste di legno o anche ferro, tanto nessuno ci faceva caso perché a nessuno veniva mai in mente di dare qualche bastonata in testa al vicino. Il tifo o, il coro, veniva spontaneo; bastava che due o tre persone iniziavano a scandire ad alta voce il nome della squadra o quello di un giocatore e tutto lo stadio gli andava dietro. Si viveva la propria fede in maniera assolutamente genuina, senza stress eccessivi, magari con qualche palpitazione, ma tutto rientrava nei canoni classici di una partita di calcio, che una volta finita non lasciava certo gli strascichi a cui siamo oggi abituati. E dopo questo preambolo personale, veniamo al soggetto centrale di questo blog, che è naturalmente Concetto Lo Bello. Arbitro di livello assoluto, il primo ad inventare la figura dell’arbitro-atleta, sempre di corsa e in movimento a seguire l’azione di gioco da vicino, al contrario di quanto succedeva in precedenza, quando arbitri ‘pancioni’ ed immobili a centrocampo, gestivano le partite attraverso fischiettate spesso fuori luogo. Di lui si è detto tutto e il contrario di tutto; bravo e preciso, imparziale e incorruttibile, ma anche affetto da eccessiva mania di protagonismo che spesso suggellava attraverso espulsioni e generosi rigori normalmente decretati anche per falli veniali, ma il solo capace di tutelare gli attaccanti con decisioni che ai più apparivano sconcertanti, proprio perché non abituati alla logica del ‘giusto’. Ma anziché definirlo innovatore, i ‘cacciatori di streghe’ preferivano apostrofarlo come re del protagonismo. L’arbitro Nasce a Siracusa (1924-1991) e a vent’anni inizia la carriera di arbitro. Si mette subito in evidenza, ma questa volta non certo in maniera sibillina. Durante il derby Caltagirone-Trapani, campionato interregionale di promozione 1948–’49, in un azione da calcio d’angolo per il Caltagirone, Lo Bello, evidentemente mal posizionato, segna di testa e naturalmente, a termine di regolamento, convalida il gol, - tra le ire dei giocatori del Trapani che quasi volevano linciarlo - emulando così Andrea Buratti che in Serie A in Brescia-Triestina del 1946 segnò un gol di tacco a favore del Brescia e, relativamente recente, anche Ceccarini di Livorno, il quale segnò una rete a favore dell’Inter opposta alla Lazio in un quarto di finale di Coppa Italia del 1999. LA CARRIERA INFLESSIBILE E
TRANQUILLO CONCLUSIONI Non si può certo stabilire se Concetto Lo Bello avrebbe
potuto arbitrare oggi, nel contesto di un calcio fatto
prevalentemente di televisione e con arbitri che danzellano
sul campo vestiti di casacche variopinte e cuffia auricolare
incollata alla capoccia. Ma l’importante è ricordare l’uomo,
persona di altissima rigidità etico-morale che sui campi di
calcio, oltre ad applicare il regolamento, spesso sapeva
come adattarlo alle esigenze o, meglio, lo interpretava. Appendice Reputo la mia memoria abbastanza buona e sicuramente fotografica, fatta di piccoli avvenimenti che mi porto dietro in maniera lucida da tantissimi anni. Eppure c’è una partita che ora mi mette il dubbio e istintivamente mi fa nascere una domanda: “Mi sono improvvisamente rincoglionito?” Il riferimento è in un Bologna-Roma (1-3) del 1972, terza giornata del girone d’andata. Io quel giorno ero allo stadio Comunale di Bologna, sotto la curva sud, definita San Luca, e sarei pronto a giurare che l’arbitro era proprio Lo Bello, il quale concesse due rigori alla Roma, entrambi trasformati da Mujesan e, al 90’ un rigore anche al Bologna, che Turra, probabilmente per protesta (i giocatori felsinei durante l’incontro contestarono duramente l’operato dell’arbitro), spedì cinque o sei metri oltre la traversa colpendo il pallone di drop, come avviene nel rugby. Ora, girando un po’ nel web e visitando alcuni siti, leggo che quella partita fu arbitrata dal sig. Ciacci di Firenze e anche il tabellino dei marcatori è diverso; infatti, assegna un rigore al Bologna trasformato da Savoldi (che proprio non riesco ad identificare nella memoria) e indica in Spadoni il realizzatore di penalty in favore della Roma. Mi domando se potrò mai risolvere questo rebus, anche perché non esistono su internet fonti certe e assolute dell’avvenimento e soltanto due o tre portali fanno riferimento completo a questa partita. Ho paura che questo dubbio non potrò mai cancellarlo. |
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QUANDO IN CAMPO C'ERA VON KARAJAN
UN PO' DIONISO,
tiranno di Siracusa, un po' Abd el Karim, pirata saraceno.
Alto, possente, i capelli neri ondulati, non crespi, il naso
forte, gli occhi vivi, sempre capaci di accendersi d' una
luce non proprio bonaria, i baffetti sottili a proteggere
una bocca larga e sensuale, tracciata di netto sopra un
mento quadrato e volitivo. ERA IL MINOSSE
dei nostri stadi Passano gli anni e noti che il tonitruante
Minosse degli stadi è meno spietato quando avvinghia e
giudica squadre di altre città, magari un tantinello rivali
di Milano. Una certa domenica, tifando Cagliari, lo aspetti
a Torino con la Juventus. Non ho archivio e di ciò mi
rallegro perché aver debiti con la memoria mi torna grato.
Ricordo solo che Riva sta calciando in rete un paio di metri
entro l' area juventina e non so chi in bianconero oppone i
tacchetti secondo che esige spietato cinismo: è un fallo
grave e sgradevole, che denuncia pure assoluta mancanza di
deontologia professionale (caro Sergio Campana, amico mio:
sapranno i tuoi protetti che significa mai?). Istintivo
torna gridare al rigore: e un coinquilino malignazzo
ironizza pure: Vediamo come se la cava il tuo Tamagno. Ha
fischiato subito, il mio divo: niente da dire, ma che
decide, il rigore? Qui s' inciela il suo genio: Abd el Karim
si pianta sulle solide piote, leva un braccio, dilata indice
e medio della destra: deve spiegare: macché regore,
ostruzzzione ell' è!: quindi due calci in area. Nessuno può
obiettare nulla (e guai se qualcuno si permettesse). Gli
juventini si ammucchiano in silenzio davanti al proprio
portiere. Greatti e Riva stanno sulla palla. Hanno l'
occasione più ghiotta di far propria la partita: uno che
alzi palla a cucchiaio, l' altro che spari in fulminea
rovesciata. Penso questo avendo la mente ben irrorata (sto
comodamente seduto): non ci arrivano i due cagliaritani per
i quali stravedo: Greatti sfiora palla e Riva ci arriva
sopra mazzolando spaventosamente il sinistro: non so chi
colga: qualcuno rischia la vita in barriera: la palla
rabbiosamente impenna e ricade spenta fra le mani del
portiere juventino. Così Concettissimo nostro onora il
regolamento con una sentenza inventata a tutto genio. Oggi
vedrete altri fischiare ostruzione quando un terzino maligno
oppone i tacchetti al piede dell' avversario che sta per
colpire palla: in mezzo secolo di pedate, nessuno avevo mai
sorpreso in così arduo momento di necessità.
INVERO don Concetto era stato un asso. Una volta Gigirriva diede
fuori da matto e ringhiando arrivò ad insultare il grand'
uomo. Il quale un poco stette ad scoltarlo: poi, voltandogli
di botto le spalle, ebbe a ingiungergli: "Corri, ragazzo,
corri!" e appena gli fu possibile inventò un rigore anche
per il Cagliari. Giova precisare che Gigirriva, prima di
abbandonarsi a quel raptus da mentecatto, aveva segnato il
gol più sensazionale che mai ci fosse capitato di vedere, a
me e allo stesso Concetto Lo Bello. L' arbitro seppe capire
e subito perdonare, da uomo autentico. Quella vigilia di
Cagliari-Juve Arbitrò più di tutti i colleghi ed ottenne
riconoscimenti in ogni parte del mondo. Per lui ho tifato
come per Riva e per altri campioni del mio sport. Forse io
solo sono riuscito a comprarlo, una sera, la vigilia d' un
Cagliari- Juventus. La situazione del Cagliari era
disperata. Io stravedevo per la Sardegna e andai con Arrica
a salutare Lo Bello, un amico. L' arbitro cenava solo in un'
osteria deserta. Quando mi vide si rallegrò molto. Parlammo
di caccia e di serie B. Se domani perde, io ebbi la faccia
tosta di ipotizzare addio beccaccini. Il domani Longo,
vecchio indio dal volto severo, fece secco Combin alla prima
entrata. Combin ebbe un astragalo fratturato. Rimase in
campo ma la Juve perdette 1-0. I severi dirigenti
prebonipertiani deplorarono Combin per scarso attaccamento
ai colori sociali. Fece giustizia la radiografia ma Combin,
offeso, se ne andò dalla Juventus. Il Cagliari fu salvo e i
suoi dirigenti passarono da Concetto Lo Bello a ringraziare.
Nessuno di loro, tranne Arrica, sapeva che tutto il merito
era dei beccaccini e dei tordi. Il Concetto vi dissi. Come
non voler bene a tanto uomo? |
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DA STORIE DI CALCIO CONCETTO LO BELLO: AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO testo: Claudio Gregori
Inflessibile, duro, giusto: nessuno ha più fischiato come
lui. I Paesi dell'Est gli negarono la finale Mondiale. Un suono antico,
capace di fermare il tempo, quasi fosse un flauto musicale.
Noi, che abbiamo memoria, riconosceremo il fischio di
Concetto Lo Bello. Sono più di 15 anni che si è spento
nella sua Siracusa. Lo Bello sarebbe agli antipodi del calcio di oggi,
flebile, affollato di comparse trasparenti, di emuli di don
Abbondio, incapaci di decidere.
Quando nella finale dell'Olimpiade di Roma
l'attaccante jugoslavo Galic lo apostrofò, riconobbe
quella parola frullata via, che l'allenatore dell'Ortigia
pallanuoto, Bonacic, gli aveva un giorno tradotto, con un
eufemismo, in «figlio di buona donna». Avrebbe potuto far
finta di niente, invece estrasse il cartellino rosso. |
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DA BLOG SICILIA-SIRACUSA
l’Arbitro
italiano per antonomasia.
Per i curiosi è sufficiente navigare un po’ tra i siti di
storia calcistica per trovare un’infinità di aneddoti
più o meno leggendari su “Don Concetto”. Si racconta
di come abbia arbitrato senza tentennamenti con oltre 5000
tifosi assiepati ai bordi del campo ma anche dell’espulsione
di un giocatore jugoslavo alla finale delle olimpiadi, reo
di aver inveito contro di lui nella propria lingua,
ignorando che Lo Bello aveva appreso un certo numero di
parole jugoslave dall’amico Bonacic, allenatore dell’Ortigia
Pallanuoto. Durante la sua carriera denunciò pubblicamente
anche diversi tentativi di corruzione. |
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DA SOLE 24 ORE 9 settembre 1991: se ne va il re degli arbitri, Concetto Lo
Bello di Marco Innocenti
Muore il 9 settembre 1991, di un tumore. Dio guarda giù e lo
porta via nel sonno. Ha solo 67 anni e cento altre sfide
ancora da vincere. Carlo Grandini, sulla "rosea", lo saluta
così: "Se ne è andato Concetto Lo Bello, un po' Robin Hood,
un po' moschettiere del re, un po' generale Patton". E'
sepolto sulla collina di Siracusa che si affaccia sul mare,
accanto alla Cittadella dello sport, lui e il suo capolavoro
uniti per sempre. |
Concetto Lo BelloDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.Concetto Lo Bello (Siracusa, 13 maggio 1924 – Siracusa, 9 settembre 1991) è stato un arbitro di calcio e politico italiano. Detiene il record del maggior numero di partite arbitrate in Serie A (328). Iniziò la sua carriera nel 1944. Arrivò nella massima serie nel 1954 diventando internazionale nel 1958. Nella sua carriera ha dato prova di grande autorità e bravura in più occasioni, si è imposto in situazioni-limite mantenendo sempre il suo ruolo, malgrado le critiche per molte prese di posizione che erano viste come manie di protagonismo. Fu tra i primi a cercare di tutelare gli attaccanti concedendo dei rigori considerati generosi: fu anche arbitro di alcune sfide che decisero il campionato, tra cui una tra Cagliari e Juventus, che diede la vittoria dello scudetto ai sardi.Seppur ricopriva un ruolo secondario, in quanto atto all’osservanza del regolamento in campo, rispetto all’evento e alle emozioni che trasmette al pubblico, Concetto Lo Bello è divenuto all’unanimità l’Arbitro con la A maiuscola per eccellenza, rispettato e ammirato dalle platee come dai media, in quanto tale. Dietro questa operazione di avvicinamento al mondo sportivo di una professione semi-sconosciuta, si cela una grande capacità comunicativa intesa a veicolare i messaggi della disciplina, del corretto comportamento fuori e dentro il campo e in particolare della promozione sportiva a fini sociali ed educativi. Messaggi che solo a distanza di anni si è riusciti a decifrare in quanto tali. Dopo aver sottomesso con fascino ed esercizio autoritario l’intero settore calcistico, giocatori e operatori dell’informazione compresi, Lo Bello ha utilizzato l’autorevolezza acquisitane per far crescere a livello nazionale alcuni sport minori e l’intero movimento sportivo e ricreativo della sua amata città di Siracusa. In campo internazionale ha collezionato 93 partite, di cui 34 tra Nazionali A. Ha diretto alcune partite delle fasi finali delle Olimpiadi 1960 ( gli incontri di qualificazione tra Polonia e Tunisia a Roma - 6:1 - e Danimarca - Polonia 2:1 a Livorno e la finale Jugoslavia-Danimarca 3-1) dell'Europeo 1964 (semifinale URSS-Danimarca 3-0 a Barcellona) e del Mondiale 1966 (il 16 luglio al Wembley Stadium tra Inghilterra e Messico, vinto per 2 a 0 dai padroni di casa e la semifinale Germania Ovest - URSS a Liverpool dove si imposero per 2 a 1 i tedeschi). Ha inoltre arbitrato la finale di Coppa Intercontinentale del 1966 (Real Madrid-Peñarol 0-2) e le finali di Coppa dei Campioni del 1968 (Manchester United-Benfica 4-1 d.t.s.) e del 1970 (Feyenoord-Celtic 2-1 d.t.s.), di Coppa delle Coppe del 1967 (Bayern-Rangers 1-0 d.t.s.) e di Coppa UEFA del 1966 (Real Zaragoza-Barcelona 2-4 d.t.s.) e del 1974 (Feyenoord-Tottenham 2-0). Oltre ad essere l'arbitro più presente in Serie A, Lo Bello è anche il più anziano ad aver diretto una partita delle Coppe Europee: è sceso in campo il 29 maggio 1974 a 50 anni e 16 giorni, in occasione della finale di Coppa UEFA tra Feyenoord e Tottenham. Poco dopo questa partita ha dato l'addio al calcio, ma non allo sport a cui è rimasto per sempre legato. In ricordo della sua figura e della sua carriera, l'AIA ha istituito un premio che porta il suo nome e che va a premiare ogni anno, a fine stagione, l'arbitro italiano con la qualifica di internazionale che più si è distinto. Carriera politicaDopo si è dedicato attivamente alla vita politica: è stato un deputato per la Democrazia Cristiana per quattro legislature e nel 1986 venne anche eletto sindaco di Siracusa (una nomina, la sua, di transizione). Nel 1975 è proponente e relatore della legge n. 781 del 27-12-1975 relativa alla costruzione di impianti sportivi nel Mezzogiorno. Negli anni '60 e '70 riuscì a dotare la propria città di impianti che la posero all'avanguardia come strutture sportive. È stato anche presidente della FIGH (la Federazione di pallamano) dal 1976 alla morte. Anche il figlio Rosario ha vestito la maglia di arbitro, esordendo in Serie A subito dopo il ritiro del padre. Anch'egli internazionale, non ha tuttavia raggiunto la notorietà ed il prestigio internazionale del padre. |
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