Arsenale - Monumenti Greci

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Arsenale

L'ARSENALE

uno degli arsenali era nell'attuale porto piccolo anticamente porto Lachio in gran parte oggi interrato
come dimostra la pianta di Roberto Mirisola






L'Arsenale è il posto dove anticamente si fabbricavano e si riparavano le navi ed, eventualmente, si tiravano in secco durante la stagione invernale o quando subivano delle avarie, per poter riparare dalle burrasche o per poter semplicemente ristrutturare gli scafi che si lesionavano durante i viaggi.
Dell'Arsenale di Siracusa parla Diodoro quando dice che Dionisio nel 404 a.C. divise l'isola di Ortigia dal resto della città mediante un muro difeso da alte e spesse torri e vi costruì un forte, e "comprese nella cerchia delle mura l'Arsenale che dava nel Porto Piccolo: questo Arsenale, sufficiente per 60 triremi aveva una porta chiusa, per la quale poteva passare una nave per volta. Dionisio fece poi costruire tutt'intorno al Porto Piccolo, detto Lakkios, 160 magnifici capannoni, la maggior parte dei quali poteva contenere anche due navi, e fece riparare i 150 già esistenti".
La flotta costituiva uno dei più fidi sostegni di Dionisio. Questo fatto politico era espresso e simboleggiato nel fatto materiale che la casa di Dionisio faceva tutt'uno con le mura dello stesso Arsenale di Siracusa.
Nel complesso, Siracusa doveva avere nel suo Arsenale, nell'ultimo ventennio del V secolo a.C, circa 150 navi. Dopo le guerre con gli Ateniesi e con i Cartaginesi, Dionisio ordinò che si mettessero in cantiere contemporaneamente più di 200 navi e che si riparassero le 110 navi rimaste. "Ed era uno spettacolo che riempiva di sgomento a vedere fabbricare in un punto solo tanta quantità di armi e di navi. Ad osservare l'attività che regnava nei cantieri, si sarebbe detto che tutti i Sicelioti erano lì a lavorare". Una metà delle navi da guerra venne equipaggiata con comandanti e rematori scelti tra i cittadini; per l'altra, Dionisio assoldò degli stranieri. Quando fu terminata la costruzione delle armi e delle navi, arruolò i soldati; non lo aveva fatto prima per non gravare troppo di spese il bilancio. Quei preparativi servirono per la guerra contro Cartagine. Quello che rimane oggi è una minima parte dell'Arsenale che aveva Siracusa. Tucidide, lo storico greco, ci parla del vecchio Arsenale di Siracusa, che serviva sia per le navi commerciali sia per le navi da guerra; egli lo cita a proposito delle navi da guerra, perché Siracusa in quel periodo ebbe uno scontro molto forte con Atene e riuscì a vincere proprio grazie alla sua potente flotta.
Dell'antico Arsenale resta oggi l'ossatura basamentale, ricavata nel banco roccioso e costituita da profondi incassi quadrangolari e da basi di pilastri per l'appoggio di macchine usate per tirare a secco le navi.
L'Arsenale era molto grande e poteva ospitare molte navi di notevoli dimensioni, come si evince dall'ampiezza dei solchi ancora visibili. Questi sono su una spianata di roccia più o meno levigata, sono tutti a distanze regolari, quindi non sono naturali, ma fatti apposta; in questi solchi scorrevano le funi utilizzate per tirare in secco le navi. Nel III secolo a.C. nell'Arsenale di Siracusa fu costruita da Ierone II, su progetto di Archimede, una delle poche navi che ha un nome nell'antichità, la Siracosia, così grande che solo due porti riuscivano a contenerla: il Porto Grande di Siracusa e quello di Alessandria. Ierone II la regalò al suo alleato Tolomeo, re d'Egitto, piena di una grande quantità di prodotti in occasione di una grande carestia. Un gesto che nell'antichità fece molto scalpore e che gli storici hanno riportato.




la Siracosia ricostruzione congetturale di Guido Vallone




La notizia della straordinaria impresa, descritta da uno dei geometri che attese ai lavori, un certo Moschion, fu ripresa da Ateneo, un filosofo del III secolo d.C, ed è giunta fino ai nostri giorni in maniera incompleta, ma tuttavia sufficiente per avere un'idea dell'eccezionalità dell'opera.
Si apprende dal racconto che Ierone fece venire dall'Etna tanto legname, quanto sarebbe stato sufficiente a fabbricare 60 triremi. Per il fasciame e le strutture esterne importò pioppi dalla Spagna e ginepri dal fiume Rodano in Germania. Gli operai addetti a questa costruzione furono ben 300, aiutati da un numero imprecisato di manovali, assistiti e diretti personalmente da Archimede. La nave era a 3 alberi: il più grande di essi fu tagliato in Sila ed il trasporto fu tale impresa da fare passare alla posterità il nome dell'ingegnere che lo eseguì, Filea da Taormina.
Vi erano per i passeggeri 30 cabine con 4 letti e, per il padrone della nave, una stanza da pranzo di 15 posti e 3 cabine da 3 letti. I pavimenti erano ricoperti di mosaici che rappresentavano scene dell'Iliade. I soffitti, le porte, le suppellettili erano squisitamente lavorati. Sopra c'era un Ginnasio e verzieri e tende di edera bianca e viti che ombreggiavano gli ambulacri; attiguo a questi era un triclinio dedicato a Venere, con pavimento di agata, e delle più belle pietre di Sicilia, con pareti e soffitto di cipresso, e pitture, statue e vasi. C'era anche una sala di lettura con biblioteca, e un bagno con vasca in marmo variegato di Taormina. C'erano inoltre cabine per i soldati, per il personale addetto alla stiva, un serbatoio d'acqua di 79 m3, legnaia, cucina, etc.
L'armamento della nave, contro ogni possibile assalto di pirati, era formato da 8 torri, 2 a prora, 2 a poppa e 4 in mezzo, che nella parte inferiore contenevano un deposito di pietre e di proiettili e dalle quali si potevano lanciare sassi contro il nemico. A bordo era collocata anche una catapulta, invenzione di Archimede, che poteva lanciare sassi di 78 kg ed aste di oltre 5 m. Attorno la nave era irta di punte di ferro contro coloro che volessero assalirla. Ierone la chiamò Siracosia. Quando scoppiò la carestia in Egitto, Ierone la fece caricare di ingenti quantità di frumento, carne ed insaccati di ogni genere e la spedì ad Alessandria. In quella circostanza il nome della nave fu cambiato in Alexandria in onore della città dell'Egitto.

l'Arsenale oggi

 



I calafatari degni eredi della tradizione antica



 
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