Bagno di Dafne - Monumenti Greci

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Bagno di Dafne


Tratto da: “I SIRACUSANI” ANNO IX N.51 SETTEMBRE OTTOBRE 2004




Il suggestivo termine "Bagno di Dafne" indica, invece, i resti di un piccolo edificio termale - rinvenuto alcuni decenni fa e poco conosciuto anche dagli stessi siracusani - che si intravede all'interno dell'area archeologica recintata di fronte allo Sbarcadero S. Lucia.
Ad associarlo ad un altro mito imperniato, come lo è quello di Aretusa, sull' amore di un dio respinto, è un incerto passo di Teofane (Chronographia, I 535), che identifica in queste piccole terme il luogo in cui fu assassinato l'imperatore bizantino Costanzo II.
Leggendaria figlia del dio fluviale Peneo e della dea Gea, la ninfa Dafne era la prima donna amata dal dio Apollo, come tramanda ancora Ovidio nel libro I. Riluttante all'amore del dio che la inseguiva senza tregua per i boschi, la ninfa invocò l'aiuto della madre e fu da questa trasformata nell'alloro, albero che da quel momento divenne sacro ad Apollo.
L'edificio termale è tuttora oggetto di studi e di ricerche da parte di archeologi e storici, in particolare rimane ancora incerta la sua esatta cronologia che è comunemente posta intorno al VI secolo d.C.; tuttavia le costruzioni mostrano di appartenere alla media età imperiale con successivi restauri del periodo bizantino. Appaiono quindi necessarie ulteriori indagini di scavo anche per identificare meglio la struttura delle terme che si trovano in parte al di sotto di un palazzo moderno.


L'edificio visibile si sviluppa intorno ad un cortile lastricato avente pianta a L, a nord di esso si trovano altri ambienti: il Tepidarium con delle vasche antica-mente rivestite di lastre marmoree, il Calidarium e piccoli ambienti annessi (probabilmente i praefurnia).
A ovest si trova anche una calcara moderna, probabilmente utilizzata per sfruttare il materiale lapideo dell'edificio e ricavarne calce.

Nello stesso sito, a ovest delle terme, scavi del 1887 hanno messo in luce una serie di incassi nel banco roccioso separati da grandi blocchi squadrati, in essi si riconoscono i pavimenti di neoria, cioè di alloggiamenti per navi da guerra che venivano tratte in secco e lì riparate; altre ricerche hanno rivelato l'esistenza di analoghi incassi lungo tutta la riva del Porto Piccolo: si tratta quindi dei resti di un Arsenale di età greca di cui si ha testimonianza, anche in questo caso, nelle tradizioni antiche.





Sebbene rimangano ancora oggi insufficienti le argomentazioni a favore della esatta identificazione proposta da Teofane, è mol¬to suggestiva l'ipotesi che legherebbe così la città fondata da Archia a due ninfe greche e a due divinità che hanno trovato sin dal momento della sua colonizza¬zione un forte culto a Siracusa: Artemide ed Apollo, i due divini fratelli adorati nel più antico tempio della città di cui restano oggi splendide vestigia in Piaz¬za Pancali.



 
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