Demetra e Kore - Monumenti Greci

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Demetra e Kore

TEATRO ANTICO

IL SANTUARIO DI DEMÈTRA E KORE  
Al santuario (per ora interdetto al pubblico) si accede o salendo la Scala monumentale or ora descritta o percorrendo dal suo inizio la via tagliata nella roccia presso l'angolo nord-ovest della terrazza superiore. Per brevità d'ora innanzi designeremo questa via con la sigla VdF (via delle figure). Questa è la via normale, quella che fin dall'antichità conduceva nel cuore del santuario; tuttavia, poiché probabilmente il visitatore la troverà sbarrata, dovrà, ottenutane l'autorizzazione, salire la Scala monumentale.
In ogni caso però, per darsi un itinerario logico, sarà bene che egualmente egli raggiunga dall'interno l'altro accesso.
La via delle figure. All'inizio la VdF presenta uno slargo dove sulle pareti stanno sei nicchioni a campana, tre per parte. Dovevano contenere immagini di divinità, certo di Demètra e Kore e una terza non identificabile tra le molte possibili; erano quelle figure a mezzo busto che si incontrano spesso nei musei siciliani.
A prescindere dalle varie tombe cristiane, che anche qui sono state scavate entro le pareti rocciose della via, il visitatore terrà presente che quanto si offre alla sua vista con un suggestivo aspetto di rupestre semplicità non è che il risultato finale di una lunga e radicale opera di spoglio effettuata nei secoli dal tempo e dagli uomini. In origine quasi tutto era rivestito di intonaco o addirittura di marmi e comunque arricchito di elementi architettonici. Per esempio, non c'è dubbio che il colmo delle due pareti della via portava per tutta la loro lunghezza una cornice e un parapetto di coronamento. Inoltre qua e là dovevano esserci quadri dipinti e nicchie nelle quali, come si vedrà, stavano sculture. Perciò abbiamo ritenuto opportuno sostituire Im romantica ma inadeguata denomina/ione di via dei sepolcri con altra più propria via delle figure.
Ordunque proceda il nostro visitatore fino al bivio con l'altra via che per convenzione chiamiamo Sacra (ovviamente sacra era anche l'altra; questa si distingue per i molti impianti cultuali situati lungo il percorso) .
Il fondo della VdF reca i segni di lunghi solchi, non tutti dovuti al passaggio di carri (era consuetudine delle donne recarsi al santuario su carri): i solchi estremi erano veri e propri scoli per smaltire le acque che lungo questa via trovavano facile modo per scendere a valle. Invece le tacche tonde e profonde che si vedono qua e là in una o più file sono dovute al passaggio degli asini, quando in età moderna la via divenne itinerario comodo e abituale di mugnai e contadini.



Giunto al bivio, il visitatore osserverà sulla pinete esterna (cioè a monte) della VdF la presenza ili due grandi nicchie rettangolari e altre due coppie di nic chie analoghe sugli spigoli contrapposti della Vdl con la VS (via sacra). In origine queste nicchie portavano un rivestimento architettonico e contenevano sculture. In cima all'angolo sud è uno spianamento romboidale (che naturalmente non si vede dal basso), sul quale doveva stare un fastigio, non sappiamo se architettonico o scultoreo; uno analogo era certo anche nell'angolo opposto, ma qui l'opera di cavatori di roccia moderni ha fortemente guastato il sito.
Dunque, quando il santuario era in vita, questo bivio si presentava in un aspetto di ricca e variata monumentalità. Continui ora il visitatore a salire lungo la VdF fino al punto in cui la strada fa un netto gomito verso est.
Qui la parete esterna fu in un secondo tempo tagliata ad angolo vivo in modo da dare spazio ad un piccolo e specifico piazzale. La sua sacralità è accertata dalla presenza di grandi intagli rettangolari nella parete ovest, assai poco profondi, quindi atti ad essere intonacati e dipinti con qualche immagine figurata;



inoltre sulla parete nord è visibile un rilievo scultoreo dentro una nicchia ad arco. Questo rilievo, assai consunto. permette tuttavia di identificarvi quattro figure, due centrali femminili (di cui una, quasi al centro della nicchia, è di statura maggiore di ogni altra) e due laterali maschili, di soldati con cavallo. Possiamo riconoscervi Demòtra e Kore e due "Lìmi". Infine sul pavimento del piazzale è un incasso quadrangolare per una stele o un altarino o anche niente: una fossetta per offerte votive.
La felice esposizione di questo angolo della ia indusse i fedeli cristiani a collocarvi uno spazioso ipogèo; più tardi ancora un eremita lo trasformò in proprio alloggio. Si vede ancora all'interno sulla parete di fondo il sistema di incassi per un letto; fu aperto un finestrino verso la strada e presso la porta fu scavata una nicchietta per una lampada. Dall'altra parte della porta una serie di piccoli incassi quadrangolari disposti ad arco sulla parete dovevano forse reggere il telaio di una pergola.
Il tratto successivo della VdFil piano stradale notevolmente allargato in modo da costituire un adeguato slargo davanti all'ingresso della parte più intima del santuario, situata appunto a sud della via. In origine però la via doveva essere delle medesime dimensioni che altrove, come attestano tracce delle pareti originarie e un ultimo residuo all'attuale suo termine est, sotto il muro di sostegno della moderna via Rizzo.
I piccoli propilei. Prima di questo ultimo tratto sotto via Rizzo il fondo stradale presenta in tutta la sua ampiezza un grande incasso approssimativamente quadrangolare, di 111. X 00 x 7.00, atto a conteneri le fondazioni di un edificio. Poiché tale edificio sharraa completamente la via. non poteva trattarsi che di un ingresso monumentale, un "propilèo", atto a dar accesso al santuario per chi proveniva dall'alto. Al di la dunque di questo propilèo, cioè ad est. siamo fuori del santuario vero e proprio.
Ma questo propilèo rappresenta una fase più lai da. Dapprima si accedeva alla parte più intima del santuariodiario mediante alcuni scalini e una porta sul lato sud della via. Ne resta l'impronta lunga circa m. 7.50 e protonda m. 2.50. Diciamo "porta", perché un lungo piano di posa, largo m. 0.90, corre sopra il margine della via sul lato sud (qui, salita notevolmente di quota la via, le sue pareti si sono ridotte a meno di un metro di altezza). Esso attesta la presenza eli un muro di cinta, attraverso il quale doveva appunto aprirsi l'accesso dalla via all'area più interna del santuario.
Un secondo piano di posa, simile, parallelo e antistante al precedente, appartiene al muro di cinta posteriore e contemporaneo del propilèo.

Il piazzale dei sacrifici. Entriamo dunque ora anche noi nel sancta sanctorum. Ci troviamo su un vasto piazzale all'incirca trapezoidale, limitato a ovest e a nord dalla VdF, a sud dalla VS, a est da un netto risalto roccioso all'incirca rettangolare (podioA). I lati sud, ovest, nord del piazzale erano delimitati da un muro, proprio sul ciglio corrispondente delle vie (ne restano i piani di posa). Il muro a sud si fermava al podio roccioso A; il muro nord proseguiva davanti al podio verso est per piegare poi a sud fino allo spigolo nord-est del podio. Dunque questa zona era nettamen¬te delimitata e doveva costituire il centro religioso del santuario.
E infatti tutto il piazzale trapezoidale è costellato da un fitto numero di pozzetti, esattamente 9 su 5 file, 45 in tutto. Essi sono scavati nella roccia sulla misura media di m. 0.80 x 0.80 x 0.50. Alcuni sono scomparsi con il ricordato allargamento della VdF a spese del piazzale trapezoidale, altri sono scomparsi con i guasti, essi pure già ricordati, presso l'angolo nord tra la VdF e la VS, altri infine si sono più o meno alterati per l'azione di fattori meteorologici (acqua e vento). Ma il loro numero complessivo, la loro forma, la loro distribuzione sono esattamente ricostruibili. Questi pozzet¬ti servivano per un rito speciale durante le leste in onore di Demètra e Kore, detto rnegarìzein (cioè la "deposizione nei mègam"). Ma qui conviene lare una pausa e dire due parole su queste feste.
La religione denietriaca prevedeva due ritualità diverse in due epoche distinte (non tutti gli studiosi sono d'accordo in questo, ma non è qui il luogo né il momento per discuterne): una al tempo della mietitura e quindi all'inizio dell'estate — che nelle regioni mediterranee è la stagione in cui la vegetazione si arresta o addirittura muore — e una al tempo della semina, quindi nel tardo autunno, quando la natura riprende il suo ciclo. La prima festa celebrava la discesa (in greco, kàtodos) agli inferi di Persèfone-Kore, la figlia di Demètra (kòre significa vergine, "figlia", così come nel nome di Demètra è l'idea della "madre", mèter) e il rito consisteva nel seppellire in fosse (o in voragini, anche naturali, o in grotte o anche in vere e proprie stanze sotterranee) con il nome appunto di mègara (donde il rito era detto megarìzein) i frutti della stagione e in modo particolare un porcellino da latte. Tutto questo veniva poi disseppellito nella festività autunnale, fatto a pezzettini e ridotto ad un miscuglio da seminare nei campi. Nel mito queste azioni erano raffigurate con il ritorno (ànodos) sulla terra di Persèfone-Kore. Questa seconda era la festività maggiore (prendeva il nome di Vhesmophòria) e durava più giorni, per lo più tre (così ad Atene, città per la quale siamo ben informati). A Siracusa i giorni pare fossero dieci. In quel periodo venivano fatte tante cose: danze, processioni, spettacoli (forse una specie di sacri misteri, relativi alle vicende di Demètra e Persèfone, ma anche diverbi e motteggi scherzosi e pure scurrili); una notte era trascorsa giacendo sulla nuda terra su uno strato di vimini, in edifici appositi (ma potevano essere anche semplici tende). La cosa singolare e più importante per capire il senso di queste feste è che esse erano riservate esclusivamente alle donne. I maschi vi erano i ¡golosamente esclusi e severamente puniti, se osavano turbare con la loro presenza quei sacri misteri. Di qui la esistenza nei santuari demetriaci (non tutto in tutti, c'erano diversità da luogo a luogo), ma al¬meno nei più importanti, di alcuni elementi fondamentali: l'isolamento del santuario nella sua parte più intima (e perciò preferibilmente i santuari "tesmo- fòrici" erano costruiti fuori città), la presenza dei mègara in una delle forme sopra elencate, la presenza di sistemazioni teatroidi, quando non di veri e propri teatri, la presenza di luoghi chiusi o comunque idonei per il rito della notte sacra. Un elemento simbolico molto espressivo era dato dalle grotte, atte a significare il regno di Hades (Plutone) o della morte. Così nel famoso santuario di Elèusi presso Atene e così anche a Siracusa, come tosto indicheremo.
Allora riprendiamo la visita del nostro santuario. Il podio roccioso non è altro che la base, la sottofondazione (unico elemento superstite) di un tempio. Nella sua area si possono vedere diverse fosse naturali, alcune sommariamente arrangiate, che forse servivano come mègara nei primi tempi della colonizzazione, avanti che venisse costruito il tempio e realizzate le serie regolari dei 45 pozzetti.
All'interno di questo tempio in epoca più tarda fu scavata una vasta e profonda fossa monumentale, rivestita di intonaco e di lastre di pietra o di marmo e chiusa da tre tavolati (di legno o di pietra) sovrapposti, più un tetto probabilmente a due falde (ne sussiste uno integro, analogo, in pietra a Priene, in Turchia). Non sappiamo se questa grande fossa fosse destinata come a me sembra probabile — a riassumere in se il rito del megarìzein, quando cessò l'uso dei pozzetti nel piazzale, o se invece, contemporanea a questi, la toni ha ili qualche divinità in qualche modo partecipe della religione demetriaca (anche di alcuni dèi greci si celebrava la morte, per esempio Dioniso).
Il piazzale intermedio e il podio B. Passando ora a nord del podio A e scendendo di qualche metro a sud. ci troviamo in presenza di un secondo vasto piazzale, limitato a ovest dal podio A e ad est da un'altura rocciosa più complessa.
I lati est e sud dell'altura sono nettamente squadrati e ci dicono chiaramente che siamo di fronte ad un secondo podio (B). A sud, ai piedi di esso, passa una via (è il termine della Via Sacra); a sud-ovest del podio nel piano della via si vede una vasta voragine d'origine naturale ma di formazione antica, in corrispondenza della quale si aprono a monte due evidenti cavità, una e il lato sud de! podio B più ampia e una più piccola. Dovevano essere in origine due tombe preistoriche del noto tipo siculo, cosiddette "a forno", adattate però e utilizzate in epoca greca nello spirito della religione demetriaca. In seguito a qualche evento (terremoto o alluvione) i tetti di queste grotte sono crollati, è crollato l'angolo sud-ovest del podio e si è formata la voragine sottostante. Questa fu colmala, fu restaurata la strada (si vedono i piani di posa di un muro nord-sud di sostegno), fu reintegrato l'angolo del podio (si vedono i piani di posa per i conci di restauro).
Questo podio B, di dimensioni maggiori dell'altro, è per vari indizi ricostruibile in pianta: è rettangolare e orientato nello stesso modo.
Il lato sud ce ne dà la larghezza in m. 17.50, mentre la lunghezza non è determinabile con esattezza, giacendo la sua estremità nord sotto via Rizzo; tuttavia per approssimazione e per analogia può essere valutata in m. 35.00 c.a.



La Via Sacra. Prima di concludere la sua escursione nel santuario di Demètra, il visitatore ripercorra la Via Sacra in direzione ovest. Superate le due grotte, osserverà sulla destra lo sbocco di un canaletto proveniente dal piazzale intermedio e constaterà, per la presenza di vari piani di posa sulla parete a monte della via, che in origine la parete doveva presentarsi uniforme e non dirupata come attualmente; sul lato opposto poi, proprio al di sopra e in corrispondenza del vano angolare della terrazza superiore, si trova un ampio incasso a T, certo destinato a ricevere le fondazioni di un altare, e subito accanto a est di questo, un largo spianamento rettangolare, individuabile anche se consunto, in m. 4.00 x 4.00 c.a; era destinato a reggere un grosso basamento, destinato a sua volta a reggere un grande simulacro. A conferma di questi fatti sta la circostanza che qui la parete rocciosa della terrazza superiore è più bassa e doveva pertanto essere integrata da una struttura muraria; ma i piani di posa qui corrispondenti sono più larghi che altrove, come fossero destinati a reggere un muro ili terrazzamento piìi spesso e pertanto il peso di una mole considerevole. Viene il sospetto che qui potesse stare la grande statua ili Apollo ricordata, appunto sul Temenite, da Cicerone.
Procedendo ancora verso ovest, si osserverà che davanti al podio A la via si slarga in un piazzale grosso modo quadrangolare e che la fronte stessa del podio è sistemata a gradoni, oggi visibilmente alterati da interventi di cavatori. Perciò riteniamo di trovarci di fronte ad una sistemazione teatroide.

5 - Nicchia e rilievi rupestre (dis. Ci. Pennelli')

Infine, poco oltre il podio, sulla parete a monte si può vedere una nicchia a campana entro cui stanno i resti di un rilievo scultoreo assai guasto, simile a quello già incontrato nel piazzaletto dell'eremita. Nel rilievo è comunque riconoscibile la figura di un "eroe" e a destra una figura femminile (Demètra o Persèfone) davanti ad un cavallo.
Il piazzale terminale est. Ritorni ora il visitatore sui suoi passi per accingersi a scendere dal santuario nella terrazza superiore attraverso la scala monumentale.
Si arresti però un istante nel piazzaletto che si apre ad est del podio B. Siamo esattamente al di sopra del ninfeo e al centro sta un pozzo quadrato attraverso il quale il piazzale comunica appunto con il ninfeo. Tra il pozzo, il podio B, il parapetto sopra il ninfeo si possono vedere al suolo un gran numero di fossette votive, rotonde o rettangolari. Quattro incassi circolari, poco profondi, di regolare fattura, sono opera recente, dovuta a militari che durante l'ultima guerra tenevano qui una postazione di illuminazione antiaerea.
Sul lato est del piazzale, proprio sotto i resti di un condotto moderno, si può vedere uno spianamento di roccia largo oltre due metri in direzione nord-sud e in corrispondenza di esso, dalla parte del piazzale, due lunghi gradini. Si tratta di un grosso muro e i gradini fanno parte di una porta che permetteva da questa parte l'accesso al santuario. Dunque qui finiva il santuario e il muro per il suo spessore si dichiara opera militare e la porta una postierla. Questo muro lo si può rintracciare anche più a sud. quasi sul ciglio della parete nord della terrazza superiore, dove fa un angolo (sembra con una torre) e prosegue, sempre sul citilio. verso est fino alla scala monumentale e anche oltre. I il muro di difesa che i Siracusani, nell'inverno tra il 415 e il 414 a.C., innalzarono attorno alla città sotto la minaccia dell'esercito ateniese sbarcato in Sicilia. IJn precedente muro stava troppo arretrato e il nuovo comprendeva ora anche il Temenite.

6 - Piazza e pozzo sopra il Ninfeo e sbocco E della Via Sacra



























 
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