mura dionigiane Mauceri - Monumenti Greci

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mura dionigiane Mauceri

MAUCERI EURIALO
tratto da:












VIII— OPERE DI DIFESA DELLA PENTAPOLI,
FACENTI CAPO AL CASTELLO EURIALO, FATTE COSTRUIRE DA DIONISIO IL GRANDE
È stato dimostrato, nei preliminari storici, che Dionisio, in vista di una prossima grande guerra contro Cartagine, si propose d'impedire che il nemico penetrasse sulla terrazza della Epipole, come avvenne allorché la spe¬dizione ateniese nel 412 a. Cr. cinse d'assedio Siracusa.
Il pieno fervore dei Siracusani, secondo quanto riferisce Diodoro ('), lo si ebbe per la chiusura del bordo settentrionale della terrazza; dalla stessa fonte si sono avuti particolari importanti riguardo alla rapida costruzione delle mura di cui si ammirano tuttora gli avanzi (2). Però nulla ci lasciò scritto lo storico siceliota riguardo alla difesa del bordo meridionale della terrazza, ond'è che l'Holm, deplorando la mancanza di una fonte storica per il com-pletamento del piano militare dionigiano, riconobbe necessario ammettere che la costruzione della muraglia meridionale, di cui anche esistono avanzi no¬tevoli, fu eseguita subLo dopo quella di tramontana, e che il Castello, posto sul vertice del grande triangolo fortificato, fu eretto dal 402 al 396 a. Cr.
La quistione della chiusura della Neapolis presso la necropoli del Fusco, per cui ia muraglia, lasciando il bordo della terrazza epipolana, avrebbe do¬vuto scendere in basso per arrivare fino al Porto Grande, dopo avere tra¬versato la necropoli stessa e percorso il ciglio della balza del Fusco, era ri¬masta indecisa..
Ma per fortuna, in mancanza di testimonianze scritte, hanno parlato gli stessi monumenti, che permisero al Cavallari di scrivere un'Appendice (3) della fondamentale Topografia Archeologica di Siracusa (4).
Nell'anno 1885, mentre avveniva la sistemazione del nuovo cimitero di Siracusa, furono rinvenuti gli avanzi di una colossale opera di fondazione di una muraglia, che, con un singolare tracciato formante un angolo retto, quasi nel mezzo, attraversava obliquamente la necropoli del Fusco, con un'estremità diretta verso la Portella del Fusco, e con l'altra rivolta verso il margine della palude Lysimeleia, dimostrando di formare parte di una fortissima linea di difesa della Neapolis.
Il Cavallari, allora residente in Siracusa, ebbe il merito di rilevare tutti i particolari dell'insigne monumento, e potè assicurarne la conservazione. In linea tecnica bisogna rilevare che gli avanzi rimasti a posto sono quelli della
(') DIODORO, XIV, 18.
(2) Vedi Tavola n. VI.
(') CAVALLARI, Appendice alla Topografia Archeologica di Siracusa, Palermo, 1891, p. 10
e segg.
(4) CAVALLARI-HOI.M, opera più volte citata.
fondazione, sottostante alla attuale superficie del suolo, essendo state aspor¬tate le parti superiori e quelle in elevazione.
Mi limito qui a dare alcuni particolari del monumento ed a commen¬tare alcune conclusioni cui giunse il Cavallari. Egli, nella Topografia Archeo¬logica di Siracusa, trattando dell'andamento e dello sviluppo delle mura de-
Fig. 27 - Rilievo planimetrico fatto dal Cavallari, della fondazione di parte della grande muraglia del Fusco.

stinate alla difesa delle Siracuse, notava che non esistevano avanzi di sorta al di qua della Portella del Pusco, e non sapeva spiegarsi come mai la linea di difesa dell'Epipole non continuasse verso levante per raggiungere almeno il Temenite ('). Per non trascurare un elemento così importante nel calcolare lo sviluppo delle mura di difesa delle Siracuse, egli aveva preso a calcolo
(') Topografia Archeologica di Siracusa, pag. (>S, op. eit.
OC!
una linea congetturale, che, scendendo dalla Portella del Fusco, veniva a traversare la necropoli, e poi, con un percorso di m. 2200 ('), dopo aver se¬guito il ciglio della balza della terrazza fuscana, giungeva sino al vecchio Arse¬nale del Porto Grande. Così il totale delle mura di difesa di tutta la Penta- poli fu da lui portato a m. 27.320.
Ma, avvenuta la scoperta dei colossali avanzi della muraglia del Fusco, egli, lusingato di aver trovato la struttura di fabbriche pertinenti al temenos dei templi di Demetra e Kora, fatti innalzare da Gelone, non volle riconoscere il carattere militare di quegli avanzi (2), e non considerò che il tracciato dei ruderi, da lui illustrati, sostituiva chiaramente la linea ipotetica che egli stesso aveva preso per base nel calcolare lo sviluppo di tutte le linee fortificate delle Siracuse.
Il Cavallari fece un ottimo rilievo della planimetria della muraglia, e, con mano da artista, la mise anche in rilievo nella grande tavola num. 1 alle¬gata all'Appendice, con cui volle dare un'ampia visione della vasta necropoli fuscana e della pittoresca balza rocciosa della Epipole a cominciare dal teatro, e dai successivi altari sacrificali, per arrivare alla Portella del Fusco.
Riproduco nella fig. 27 i particolari planimetrici rilevati dal Cavallari nel tratto in cui il tracciato della muraglia forma un angolo retto e si volge verso sud-est, per offrire un saggio della grande opera militare, che si è rive¬lata come parte essenziale del sistema difensivo creato da Dionisio per chiu¬dere il lato occidentale della Neapolis.
S'intende che quanto è stato scoperto casualmente riguarda le fonda¬menta della muraglia, e cioè la parte che, essendo incassata nel suolo poco resistente della contrada Fusco, va ad adagiarsi sulla sottostante roccia di tufo arenario opportunamente spianata (3). Come si rileva dalla pianta, i grandi conci sono posati per il lungo, e costituiscono file di 4 conci accostati salda¬mente uno dopo l'altro, formando una larghezza assai vicina a m. 6, che dà a ciascuno dei 4 conci della fila la lunghezza media di m. 1,50. Dalla plani¬metria e dalle misure date dal Cavallari, risulta che la grandiosa opera si svolge da una. parte per circa m. 99, dentro il cimitero, con allineamento che leggermente ripiega verso nord-ovest, rivolto alla Portella del Fusco, e dall'altra con un tracciato che esce dal cimitero, e che, dopo aver fatto una svolta ad angolo retto verso ovest, si dirige a sud-est, verso la balza fu¬scana che limita la palude Lysimeleia, raggiungendo così uno sviluppo totale di m. 283,80. Il Cavallari accertò, come si è detto, che la posa della prima assisa di conci in tutta l'opera, era stata fatta previo spianamento della roccia su cui posava; ma notava che all'estremità delia parte componente l'angolo retto si arrestava la struttura muraria, e non si rilevavano altre tracce dello
(') Op. cit., pag. 67.
(2) FREEMAN, History of Sicily, Voi. IV pag. 56 ammette il carattere militare degli avanzi rilevati dal Cavallari e nella cartina inserita a pag. 56 risulta tracciata la linea congetturale di tutta la fortificazione. Però, io sono di accordo coll'Orsi nel dissentire che il tracciato indicato dal Freeman scenda sulla palude Lysimeleia per arrivare all'arsenale del porto Grande.
(3) Questi spianamenti sono stati accertati dal Cavallari, ed egli potè segnalare che i blocchi sfuggiti ai cercatori del materiale delle antichità siracusane raggiungessero, in certi punti, quattro assise, ed in qualche punto parzialmente cinque, per limitarsi ad una, verso il lato nord, cioè verso la Portella del Fusco, spianamento. Però, si ha ragione di ritenere che il proseguimento della mu¬raglia si trovi su altro allineamento parallelo e che, nel distacco delle linee,
ricada un ingresso fortificato sul tipo di quello di Megara Iblea (').
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Dopo il fortunato rinvenimento della grande opera muraria greca del Fusco, che ricade dentro la Necropoli, e che fu oggetto dell'interessante studio del Cavallari, altro importante rinvenimento di opere militari si ebbe nella stessa contrada, per il vivo interessamento di Paolo Orsi. Egli, infatti, ottenne dalla proprietaria del suolo la facoltà di fare assaggi sul terreno per
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Fig. 28 - Rilievo planimetrico della fondazione di parte dell'antemurale del Fusco,
fatto dall'Orsi.
accertare quale sviluppo avessero gli avanzi delle muraglie greche, casual¬mente rinvenute; e ciò diede luogo ad una interessantissima pubblicazione dell'Orsi, nelle Notizie degli Scavi, anno 1903, fase. 10° (2). Riproduco con le fig. 28 e 29, quelle della pubblicazione dell'Orsi, dalle quali si rileva che furono scoperti, in un percorso di circa m. 110, alcuni tratti di un muro mi¬litare dello spessore di m. 3,50; questo percorso traversava obliquamente la terrazza fuscana, con un estremo * rivolto alla Portella del Fusco, e l'altro verso la balza ricadente sul bordo della Lisymeleia.
L'Orsi ritenne che si trattasse di un'altra opera di carattere militare, che chiudeva la terrazza del Fusco percorrendo obliquamente il tratto tra la
(') CAVALLARI-ORSI, Megara Iblea, nei Monumenti dei Lincei 1892. Cavallari non fece alcun assaggio per accertare quale altra continuazione avrebbe potuto avere la muraglia del Fusco, ma asserì che a sud, nella vicinanza del trappeto S. Nicola, si trovavano forti cumuli di grandi conci, e che ciò poteva avere rapporto con la muraglia scoperta.
(2) Dobbiamo viva riconoscenza alla memoria della nobile Signora Annunziata Gargallo, contessa di Matila, la quale, oltre ad essere stata benemerita del Museo Archeologico di Siracusa, si affrettò a denunziare all'Orsi il rinvenimento di ruderi di antiche muraglie, nella proprietà Gargallo, nel Fusco, e all'Orsi diede piena facoltà di compiere gli assaggi necessari.
Portella del Fusco e il margine meridionale della terrazza stessa. Escludeva assolutamente che costituisse il recinto di un sacro temenos di tempio. Egli si soffermò a studiare uno dei ruderi (Vedi fig. n. 29), che di fronte agli avanzi di un tronco del muro porta la sezione di un pozzetto, che immet¬teva in un cunicolo, come rilevasi dalla figura stessa in cui è visibile anche la sezione del cunicolo, nella parte sottostante al muro.
Dall'esame da lui compiuto, risulta che il cunicolo ha un tracciato ad angolo retto rispetto al muro, e che si estende dalle due parti del muro; e
Sezione C D del pozzetto.
Fig. 29 - Rilievo planimetrico di un rudero dell'antemurale avente un poz¬zetto all'esterno, secondo le misure del¬l'Orsi.
Sezione A B del cunicolo che attraversa l'antemurale ed il pozzetto.

perciò egli ritenne che si dovesse trattare di un acquedotto per condurre acqua potabile dentro la città (1).
Però non è accettabile tale ipotesi, poiché il cunicolo, intenzionalmente tracciato ad angolo retto rispetto al muro, porta evidentemente al suo sbocco verso la vicina balza del Fusco, che ricade sulla Lysimeleia.
Questo stato di cose esclude assolutamente che si tratti di un acquedotto per acqua potabile, e l'unica spiegazione possibile è di ritenere che questa
(') L'Orsi suppose che quel cunicolo sarebbe servito a condurre in città le acque prove¬nienti dall'antico acquedotto filtrante di Tremilia (Vedi il numero 4 del'.a Tav. VI, allegata), opera rappresenti uno dei cunicoli di scolo delle acque piovane, cadenti nella zo¬na superiore, fra cui quelle provenienti dal burroncello della Portella del Fusco.
Tutto ciò si rileva evidentemente nella fig. 31, in cui ho tracciato la po¬sizione rispettiva della fondazione dell'antemurale scoperto dall'Orsi, e la posizione della fondazione della grande muraglia descritta dal Cavallari, ed ho ritenuto che il pozzetto fosse stato coperto da una griglia e che, essendo messo al di fuori del muro, dovesse servire a raccogliere le acque piovane, le quali, data la pendenza del suolo, venivano a confluire contro il muro stesso.
Ho congetturato che qualora si facessero ulteriori esplorazioni, altri pozzetti si dovrebbero scoprire anche nel grande piazzale che veniva ad essere chiuso fra le due muraglie. L'essersi rinvenuto il pozzetto al di fuori della prima linea di difesa, esclude potersi trattare di opera idraulica per condurre acqua potabile, essendo esso accessibile al nemico.
L'insieme delle due linee di muraglia, come fei rileva dalla planimetria, costituiva una singolare piazza d'armi, su cui si aprivano tre porte: una d'ets- trata dal sobborgo della Neapolis e dalla valle dell'Anapos, aperta sull'ante¬murale, un'altra di attraversamento della linea principale di difesa assai for¬tificata, ed una terza nella Portella del Fusco, che dava adito al concorso di forze di difesa provenienti dalla Epipole. Così la situazione tattica della es-senziale difesa dionigiana dal lato del Fusco, era tale che, se fosse stata per¬duta la prima linea, il Frourarchos della fortezza (') posta a difesa della Por¬tella del Fusco avrebbe avuto modo di chiudere e difendere la porta e di stabilire la continuità della forte linea di difesa partente dallo Eurialo per arrivare al mare, passando sulla poderosa linea principale del Fusco.
Si tenga presente che, durante i lavori di sistemazione occorsi per con¬servare gli avanzi della grande muraglia, furono scoperte, nel tracciato ad angolo retto, due diramazioni dello stesso spessore di m. 6 circa, che forse facevano parte di una grande opera muraria, destinata ad alloggiare una guar¬nigione fissa che difendeva la porta d'ingresso.
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La forte situazione di difesa dal lato della Neapolis nel Fusco, fu chia¬rita maggiormente dopo la scoperta fatta dal Genio Civile di Siracusa degli avanzi di un muraglione, poco lungi e parallelo alla balza del Fusco, che doveva servire di protezione e di consolidamento di questa balza, come rile¬vasi dal rilievo inserito dall'Orsi a pag. 523 delle precitate Notizie degli Scavi dell'anno 1903.
Riproduco nella fig. 30 il rilievo planimetrico fatto dall'Orsi, il quale potè ottenere dal Genio Civile che si conservasse un tratto di questa mu¬raglia (2) posta al limite della palude Lysimeleia e costituita da due grandi
(') Gli avanzi di questa fortezza esistente a sinistra della Portella sono accennati dal CAVALLARI, Topografia Archeologica, pag. 69.
(2) Per la bonifica della Palude il Genio Civile nel 1903 dovette aprire un canale nuovo di raccolta e di smaltimento delle acque che si riversavano sulla Lysimeleia, e questo canale, svolgendosi presso la base della balza del Fusco, venne a mettere in luce gli avanzi del vecchio muro d'argine. Questi avanzi ora sono alquanto distanti dalla balza a causa degli sfaldamenti verificatisi in circa 24 secoli.
paramenti di grossi blocchi, con in mezzo uno spessore di-m. 2,65 di terra fortemente pigiata, che formavano, secondo lui, un muro d'argine che aveva continuità sino ad un punto prossimo al Porto Grande.
Di fronte a questa nuova scoperta, giustamente l'Orsi ritenne che il muro d'argine dovesse entrare nel sistema di difesa della terrazza fuscana, e che le opere della prima linea e della seconda, convergendo verso sud ac¬coppiate al muro d'argine, dovessero formare un unico sistema poderoso di fortificazione, che arrivando sin quasi all'incontro del muro ovest di Acra- dina, si estendeva fino al Porto Grande.

Pò/uc/e L y simeJeia.
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Fig. 30 - Pianta della fondazione di un tratto del muro d'argine sottostante alla balza
del Fusco, rilevato dall'Orsi.
Nella tav. VI fuori testo è raffigurato succintamente tutto il sistema di questa fortificazione; ma essa si rileva con maggiore evidenza dalla fig. 31.
L'Orsi, compenetrato dalla esatta visione dei luoghi, comprese bene i rapporti che avevano, con la Portella del Fusco, i monumentali ruderi, cioè quelli della grande muraglia rilevati dal Cavallari, quelli dell'antemurale da lui rintracciati e quelli degli avanzi del muro d'argine scoperti dal Genio Civile e scriveva a pag. 323 delle Notizie degli Scavi dell'anno 1903, innanzi citate, prendendo le mosse dal cunicolo da lui ritenuto una conduttura di acqua potabile: «Avrebbe avuto dunque l'opera un carattere precipuamente « idraulico, ma io non escludo una relazione col sistema difensivo della ter- « razza del Fusco, il cui ciglio doveva essere coronato da un muro di difesa, « se non della potenza di quello scoperto nel cimitero, almeno di conveniente «spessore. Nè credo sia questa una mia capricciosa ed arbitraria ipotesi; « perocché gli avanzi del muro del cimitero si spingevano fin presso il trap- « peto di S. Nicola, dove esistono ancora cataste di massi provenienti da an- « tiche demolizioni, completando così lo sbarramento occidentale » (cfr. pian¬tina d'insieme fig. 8).
Ora, io ho dato maggiore sviluppo a questa piantina d'insieme con la fig. 31 già accennata, e mi sono adoperato a raffigurare il tipo di fortificazione
che, secondo il pensiero dell'Orsi, doveva seguire la balza del Fusco in tutta la sua lunghezza, e che da me è stato praticamente sviluppato nella fig. 32.
L'insieme di questa fortificazione colossale doveva dare alla terrazza del Fusco un aspetto effettivamente monumentale e della massima sicurezza per la difesa della Neapolis, in un terreno che, per la sua debole costituzione
TERRAZZA TARACATI
Portella
del Fusco „
j-sga- E PI P OLA I
4po 500 ».
, Licata

a • • • Auanzi del muro Sud della terrazza d'Fpipo/e. b- • • Avanzi de/primo moro di difesa della Heapoh's nel Fusco. C- • • Pozzetto e cunicolo di raccolta delle acque meteoriche. d-c- • Tracciati congetturali di altri cunicoli'. g • • Avanzi di un muro d'argine a difesa della balza del Fusco. h • • Balza attuale de! Fusco.
o "'..'.".7S
d&<9 p.
Pd'odet
■y*irneleia
i •■ • Avanzi delle fondazioni del grande muro di difesa della Neapdis nel Fusco k. . .Strada sepolcrale.

Fig. 31 - Planimetria congetturale della grande fortificazione del Fusco, fra la Portella e la Lysimeleia per la difesa di Siracusa ad ovest della Neapolis.
litologica e per la posizione pianeggiante, doveva costituire la più grave preoc¬cupazione di Dionisio. Il piano di difesa, come abbiamo detto per la terrazza di Epipole, era d'impedire assolutamente che il nemico ponesse piede su quella terrazza, e, per la terrazza del Fusco, si trattava ora di adottare non solo due linee di fortificazioni facilmente difensibili. ma anche di adottare un sistema
di fondazioni con grandi conci, posati per il lungo, atto ad impedire al ne_- mico di tentare un lavoro di approccio sotterraneo (').
La necessità imperiosa di una forte linea di difesa nel Fusco fu tale da obbligare Dionisio ad occupare una parte di quella grande e doviziosa necro¬poli (2), fortificando altresì tutta la balza che limitava la Lysimeleia; quale balza, col suo muro d'argine, otteneva una sistemazione monumentale in un lungo tratto che oggi vediamo scosceso e quasi franoso. E si può pensare che, nei tempi di pace, il cammino di ronda o rondello sovrastante al muro d'ar¬gine fosse accessibile al popolo per ammirare il paesaggio sul cui sfondo si scorgeva il Porto Grande, il Plemmirio, la Polichne col tempio di Giove Olimpio e qualche tratto dell'Anapo.
Il lato opposto, costituito dalla, pendice rocciosa della balza epipolana, aveva carattere di singolare bellezza, che fu illustrata dal Cavallari nella sua tavola avanti citata, in cui tutta la zona, a cominciare dal magnifico Teatro sino alla Portella del Fusco, è messa in evidenza, con la sua strada sepolcrale, con le numerose nicchie votive e con gli altari sacrificali (3).
Nella tavola VI ho segnato la posizione congetturale che avevano i due Templi di Demetra e Kora situati in unico temenos, e la prevedibile posi¬zione dei sepolcri di Gelone e Damarete.
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Per dare un'opportuna comprensione della posizione che aveva il Ca¬stello Furialo rispetto alle linee di difesa della Pentapoli, ho segnato, nella tav. VI, i tracciati delle muraglie riconosciuti attendibili. Per il muro, che chiudeva Acradina dal lato occidentale, ho adottato il tracciato indicato dal Cavallari, il quale, sin dal 1939, riconosceva che ricadesse sopra un lungo taglio caratteristico di roccia in direzione nord-sud, esistente nella proprietà Gargallo e da lui segnato nella Topografia Archeologica di Siracusa (4). Nel prolungamento del muro ho seguito un piccolo burrone che incide la roccia, passando in vicinanza della Chiesa di San Giovanni delle Catacombe, per poi proseguire verso il Porto Grande, dopo aver lasciato ad oriente l'Agora (5). Riguardo a Tica si trova una discrepanza di vedute tra Cavallari ed Holm: il primo osserva a pag. 44 della Topografia Archeologica che « Tica doveva
(') È noto il sistema che tenevano i Cartaginesi nello attaccare le fondazioni dalle mu¬raglie per farle crollare.
(2) Le ragioni militari s'imposero su quelle religiose, poiché le grandi muraglie, per ne¬cessità di difesa, vennero a ricadere in una zona della necropoli ricca di tombe, come risulta dalla relazione dell'Orsi inserita nelle Notizie Scavi, 1907 fase. 8 a 12. Egli riferiva che, quasi dirimpetto alla Portella del Fusco, venne rinvenuto nel 1905 un cratere a colonnette alto m. 0,51 in un pozzetto coperto da tegole. Il cratere è a figure rosse da riferirsi al terzo quarto del V secolo a. Cr., secondo l'Orsi.
(3) CAVALLARI, Appendice alla Topografia Archeologica, s. cit.
(4) Questo muro è chiamato da lui muro di Gelone, ma non sappiamo con quale fonda¬mento, non essendo ammissibile che Acradina sìa rimasta priva di chiusura sino ai primi del V secolo. Vedi op. cit. pag. 69.
(5) Nelle vicinanze dell'ipotetico tracciato di questo muro lo scorso anno vennero scoperte, nel vecchio predio Spagna, alcune tombe di una necropoli arcaica che hanno dato più di un « essere una città chiusa e fortificata, altrimenti sarebbe stata la prima ad « essere occupata dagli Ateniesi prima e dai Romani poi, quando essi pene- « trarono in quelle alture ».
Holm al contrario, a pag. 309 e segg., si attiene a Tito Livio, e scrive: « Marcello non entrò subito nei quartieri abitati ; egli stabilì il suo accampa- « mento tra Neapolis e Tica, le quali non avevano muraglie proprie, come «apparisce dal contesto. Le parole del cap. 51 dicono che l'autore ha voluto «dire che non ci fu nè un fossato nè un vallo intorno all'accampamento; le « case di Tica e di Neapolis servivano di mura, e gli abitanti di questi due «quartieri si sottomettono; le loro case vengono saccheggiate» (').
Holm conclude che « tra Neapolis e Tica non esistevano muraglie, come «non ne esistevano neppure tra essi quartieri e l'Epipole: l'unico muro in- « terno era quello dell'Acradina » (2).
Mi sono attenuto a questa conclusione ed ho segnato per Tica un'ap¬prossimativa delimitazione della zona abitata.
Riguardo alla parte alta della Neapolis, ho accettato le stesse conclusioni di Holm in quanto che, secondo Livio, risulta evidente che Marcello pose il campo tra Tica e la Neapolis, città non cinte da mura (3); ed ho quindi segnato, anche per quest'ultima città, una delimitazione approssimativa del¬l'abitato.
Riguardo al Temenite ho escluso che il temenos del tempio di Apollo Arcageta abbia potuto avere una importanza militare al tempo di Dionisio o magari dopo. In origine il Temenite fu un recinto templare fortificato per tenere in rispetto i Siculi della regione e successivamente ebbe le sue vicende durante l'assedio ateniese, ma in sostanza non può ritenersi che in quel posto abbia avuto continuità un recinto fortificato.
Riguardo ad Ortigia bisogna tener presente che Dionisio trasformò tutta
sarcofago intatto e abbondante materiale fittile recuperato dal Museo Archeologico di Sira¬cusa. Due sarcofagi interessanti sono stati anch'essi trasportati al Museo e possono attestare come i Siracusani del VI secolo a. Cr. avessero occupato la parte bassa di Acradina ed avessero inteso il bisogno di avere a parte una loro necropoli, ragione per cui, poco lungi da quel posto, dovrebbe trovarsi una delle porte di Acradina. Si può anche congetturare che i primi abita¬tori della bassa Acradina siano stati i Gamoroi, ceto privilegiato, che preferì occupare fuori dall'isola fin da quel tempo una zona ubertosa e verdeggiante.
(') Il testo di Livio emendato, in sostanza, riguardo al Campo occupato da Marcello dopo lo assalto notturno, chiarisce che le strade dello accampamento corrispondevano colle strade di Tica e della Napolis; e questa circostanza dette motivo all'Holm di confermare che le due città non erano fortificate dal lato della Epipole.
(2) Il BONANNI op. cit., pag. 68, giustifica la mancanza della muraglia nella relazione di Livio osservando che dopo la fortificazione della Epipole, questo muro non era bisognevole sicché fu dato a terra, perciò non si legge nella venuta di Marcello. La spiegazione è accettabile anche perchè si può pensare che una parte del materiale fosse stato adoperato dai tecnici di Dionisio per rafforzare la muraglia a nord di Tica in quel terreno scosceso in cui la cintura ripiega sulla spiaggia e mostra ruderi meritevoli di indagini.
(3) Cavallari non seppe spiegarsi, come ho già detto, il fatto che al di là della Portella del Fusco non esistesse alcuna traccia del muro di chiusura della Neapolis verso il Temenite e magari più in là; ma egli non tenne conto che quella muraglia congetturale da lui calcolata di circa m. 2200 per chiudere il Fusco e la balza confinante colla Lysimeleia, avrebbe fatto cambiare fronte alla fortificazione dell'Epipole, divenendo superflua una chiusura militare sopra il teatro e sopra la grande Latomia del Paradiso.

Fig. 32 - Sezione congetturale della grande muraglia turrita costruita sul bordo meridionale della terrazza del Fusco col collegamento del sottostante muro d'argine per la difesa della Neapolis, secondo i piani di Dionisio:
A) Muro d'argine a protezione della balza del Fusco, costituito da doppio paramento di grandi conci e da terra pigiata.
B) Sezione della grande Muraglia che, scendendo dalla Portella del Fusco, attraversava la Necropoli e si collegava col muro d'argine A.
C) Fianco di una delle torri di protezione della muraglia soprastante al muro d'argine.
D) Situazione congetturale della balza del Fusco al tempo di Dionisio, allorché fu co¬struito il muro d'argine A e le altre fortificazioni B e C.
E) Linea approssimativa della posizione della balza attuale dopo che col tempo venne distrutta e dispersa tutta la fortificazione del Fusco e rimasero in sito i ruderi pros¬simi al nuovo Cimitero e quelli della fondazione del muro d'argine.
F) Avanzi attuali del muro d'argine.
l'isola in una grande fortezza, come si rileva da Diodoro ('), dalla quale egli, governando lo Stato, vi dimorava insieme alla sua milizia ed ai suoi parti¬giani e soggetti.
Le linee delle fortificazioni, così segnate nella tav. VI, abbracciano anche quelle congetturali di difesa dell'istmo e del Porto Piccolo che era stato tra¬sformato in porto militare prima della guerra ateniese (come è ricordato da Tucidide, VÌI, 22) e che poi fu ampliato e rafforzato da Dionisio, il quale teneva molto ad avere, vicino alla sua dimora, anche il porto militare. Non è compito di questo studio trattare tutti i problemi di topografia e di critica storica riguardanti le fortificazioni fatte eseguire da Dionisio, nel prepararsi alla guerra contro Cartagine, ma bensì di dare una dimostrazione conclusiva della situazione reciproca fra il Castello Eurialo e le linee fortificate, secondo gli avanzi delle muraglie esistenti e le più attendibili congetture riguardanti tracce ora mancanti. Nella tav. VI è stato indicato, in tale ordine di idee, il posto occupato dal palazzo di Dionisio, ritenendosi che questa opera gran¬diosa dovesse trovarsi in prossimità dell'arsenale del Porto Piccolo. Nella tav. stessa è stato segnalato anche un fossato fra il Porto Grande ed il Pic¬colo, su cui doveva trovarsi il Ponte accennato da Cicerone e da Strabone. Su questo fossato o canale, che doveva servire a rendere maggiore la sicurezza di Ortigia, si intrattenne Holm a pag. 173 della Topografia Archeologica, met¬tendo in luce che nelle fonti storiche non si trova alcun cenno riguardante un fossato ed un ponte per il periodo anteriore a Cicerone e perciò egli finiva con l'ammettere la possibilità accennata da Schubring (Achradina, pag, 17) che quelle opere si debbano attribuire a Marcello, il quale teneva molto a fare di Ortigia una sicura fortezza romana. Ma in sostanza può sembrare eccessivo l'escludere da quelle opere il pensiero di Dionisio, il quale aveva tutto l'interesse, per sè e per lo Stato, di rendere inespugnabile l'isola (2). Il fatto che Diodoro od altra fonte attendibile non abbia accennato a siffatta
(') DIODORO, XIV, 1.
(2) È ormai fuori discussione che Ortigia era un'isola e come tale chiamata da Tucidide, VI, 3, cosicché i coloni corinzi furono costretti a costruire un argine di pietra scelta per unirla alla terra ferma. Ora possiamo aggiungere che il distacco naturale dell'isola dalla roccia del¬l'altra sponda era mantenuto tale mercè l'azione delle correnti marine del Porto Grande, che, a seconda dei venti, penetravano dalla bocca del Porto Grande e premevano sulle spiagge per farsi strada verso il Porto Piccolo. Era l'azione continua di queste correnti, che, magari in senso inverso, manteneva costante il deflusso fra le due sponde.
Ma nei primi secoli sarà stato notato che la -mancanza di una uscita secondaria verso il Porto Piccolo produceva lievi interramenti nel Porto Grande, perchè questo, ricevendo nelle alluvioni le acque torbide dell'Anapos, fiume torrentizio, veniva a smaltirle lentamente. Non possiamo escludere che di tale inconveniente si fosse reso conto Dionisio, e che quindi egli abbia avuto una ragione di più per aprire un fossato allo scopo di tornare a separare Ortigia dall'istmo. Il fossato, che forse si era venuto a chiudere nell'abbandono dell'alto medioevo, fu riaperto con le fortificazioni spagnuole del tempo di Carlo V; esse richiesero un ingente lavoro di scavo descrittoci dal Fazello, che fu disturbato daile irruzioni d'acqua provenienti dalla falda acquifera sotterranea che alimenta l'Aretusa. Ed è curioso dover rilevare che, nel loro insieme, le fortificazioni spagnuole, tendenti a rendere nuovamente inespugnabile la Ortigia del seicento, ebbero lo scopo di aprire una seconda volta un fossato di difesa della città, distribuendo cinque porte nei baluardi innalzati innanzi l'ingresso della città. Aggiungo per gli studiosi, che pos¬sano avere interesse di conoscere il carattere di queste fortificazioni, progettate dal Ferramolino, che nel Museo S. Martino di Napoli si trova un interessante plastico delle opere in cui fu disgraziatamente impiegato il materiale dei ruderi monumentali di Siracusa greca e con spese a carico della immiserita città che fu costretta ad addossarsi per lunghi anni somme ingenti.
speciale opera di fortificazione come eseguita nel tempo di Dionisio, il quale aveva ottenuto, per voto popolare, la strategia a vita, non può essere decisivo, tenuto conto che in questo stesso capitolo è stata data notizia della colossale opera di difesa del Fusco, rivelataci solo da ritrovamenti casuali. Il fossato ed il piccolo ponte, opera efficacissima per la difesa di Ortigia, e per la comu¬nicazione fra i due porti, erano opere forse paragonabili a quelle grandiose della chiusura della Neapolis, e può darsi che anch'esse siano potute sfuggire alle fonti storiche. D'altra parte non sembra convincente la distribuzione delle linee di difesa e la situazione del palazzo di Dionisio risultante dalla cartina inserita dall'Holm a pag. 304 del voi. II Storia della Sicilia av. cit.
Si noti poi che lo stesso Holm, intrattenendosi sugli arsenali siracusani, (v. pag. 198 della Topografia Archeologica), suppone nella larga zona dell'istmo la esistenza di canali che mettevano fn comunicazione il Porto Piccolo col Porto Grande ed aggiunge: veramente Tucidide non ne fa menzione, ma l'uti¬lità di simile comunicazione fra i due porti è così evidente che sarebbe da mera¬vigliarsi che i Siracusani non le avessero stabilite. Da ciò risulta evidente che a siffatta utilità abbia pensato Dionisio, aprendo un fossato navigabile per dare maggiore sicurezza alla sua Ortigia.
Nella mia tav. VI, insieme al fossato, ho tracciato una triplice difesa di muraglia che separa dall'Acradina l'istmo, il Porto Piccolo e l'Ortigia, che, secondo il piano di Dionisio, dovevano formare un blocco di difesa del suo potere anche contro i nemici interni, e s'intende che il coronamento delle muraglie doveva esser eseguito in guisa che il previsto attaccante provenisse dalla parte di Acradina.
La muraglia nord dell'arsenale del Porto Piccolo, pure èssendo in con¬tinuazione della muraglia lungo mare di Acradina, dopo il nodo di una grande torre, doveva invertire la fronte dell'attacco sino ad arrivare all'estremo limite dell'arsenale del Porto Grande. Di conseguenza la vasta zona dell'istmo, compresa fra i due arsenali, doveva essere destinata, come opina l'Holm, e come abbiamo detto innanzi, agli opifìci, magazzini, caserme, ecc. riguardanti gli arsenali stessi ('). Si può ritenere quindi ammissibile che il ponte accen¬nato da Cicerone ed il fossato o canale su cui esso ricadeva fossero un avanzo delle antiche fortificazioni del piano di Dionisio, per cingere Ortigia e la zona dell'istmo di grandiose opere di difesa.
Di conseguenza, si deve ammettere che il monumentale palazzo di Dio¬nisio fosse stato situato, non sull'istmo, ma bensì in Ortigia nell'angolo pros¬simo al Porto Piccolo, cioè prossimo all'arsenale, dove, dopo le gesta di Ti- moleonte, ed il ritorno della monarchia, sorse la Reggia di Gerone II, che
(') A. HOLM a pag. 198 della Topografia Archeologica mette in evidenza che Tucidide, trattando degli impianti navali di Siracusa, accenna (VII, 22) che nel Porto Piccolo si trovava lo arsenale (veóptov) e che nel Porto Grande, VII, 25, si trovavano i taXouoi v£<óaotxoi) cioè gli antichi posti di ricovero delle navi da guerra; ma sembra più probabile che gli impianti antichi del Porto Grande rispondessero all'espressione moderna di Cantieri navali e fossero destinati, nella quasi totalità, alle costruzioni di navi. Tale destinazione continuò anche nel tempo di Gerone II allorché questo munifico Re fece costruire la celebre nave descritta da Ateneo, per offrirla in dono a Re Tolomeo di Egitto. È evidente che siffatta nave non sarebbe stato possibile costruirla e vararla nell'arsenale del Porto Piccolo. Essa richiese tanto legname quanto poteva occorrerne per costruire 60 triremi e per vararla occorse l'intervento di Archi¬mede. Vedi HOLM, op. cit., pag. 71 e segg.
poi divenne la sede dei pretori romani. Ed è anche ammissibile la conget¬tura che all'estremità nord del fossato navigabile fosse situato, al tempo di Dionisio, un altro ponte di comunicazione diretta fra Ortigia e l'arsenale del Porto Piccolo.
Per giudicare meglio sulla posizione altimetrica degli arsenali, debbo ag¬giungere che la situazione altimetrica attuale differisce alquanto da quella del tempo di Dionisio, in quanto che, per un fenomeno di bradisismo, l'agro siracusano, durante 24 secoli, si è abbassato di circa un metro; e bisognerà quindi considerare che, allora, tutto l'istmo e le spiagge del Porto Piccolo e del Porto Grande avevano una maggiore altezza di un metro circa sui mare (').
(') L. MAIJCKRI, La Fonte Arctusa nella leggenda, nella storia e nell'idrologia, pag. 17.

 
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