Cappella sveva arcivescovado - Monumenti medievali

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Cappella sveva arcivescovado

Edifici svevi

Tratto da Siracusa Sveva di Laura Cassataro - ERRE PRODUZIONI
PALAZZO ARCIVESCOVILE PORTICO SVEVO

 

Nel cortile interno del Palazzo Arcivescovile di Siracusa è ubicata la cosiddetta Cappella Sveva, attualmente utilizzata come sede di mostre ed eventi culturali.
La struttura si configurò come cappella in tem¬pi successivi a Federico II. In origine essa era un portico relativo ad un edificio di cui oggi non ri¬mane più nulla.
Esso era stato usato come cucina e legnaia, subendone inevitabili danneggiamenti. Un primo intervento di restauro fu intrapreso dal vescovo Bignami agli inizi del XX secolo: esso si concre¬tizzò con l'ausilio della Sovrintendenza che prov¬vide all'abbattimento di tutte le superfetazioni e murature successive. Il portico svevo venne pub¬blicato per la prima volta da G. Agnello1'9.
Negli anni '90 l'ambiente ha finalmente usu¬fruito di un corretto lavoro di tutela e restauro e oggi è possibile ammirarlo nei minimi particolari.
La testimonianza più antica che ci parla di una profonda trasformazione avvenuta nell'ambito della "casa dei vescovi" nella seconda metà del XIII secolo ad opera del vescovo Gregorio II120 è quella dello Scobar, storico ed umanista del XVI secolo 121. Se la trasformazione di cui parla lo Sco¬bar è identificabile con la casa sveva di cui ci ri¬mane il frammento del portico, essa dovette esse¬re costruita molto prima della morte dell'impera¬tore ed inquadrarsi probabilmente negli anni del cantiere del Castello Maniace (1232-1240).

Portico Svevo, Palazzo Arcivescovile - Siracusa.



Sarebbe molto proficuo approfondire l'indagine scientifica su questo edificio imperiale perché, trovandosi ubicato all'interno del complesso arci¬vescovile, potrebbe far luce sull'architettura sveva di tipo religioso. La veste barocca con cui conoscia¬mo l'Arcivescovado racchiude, infatti, elementi ar-chitettonici precedenti ai secoli XVII/XVIII.
Dopo la morte dell'imperatore di Svevia infat¬ti il vescovo Gregorio entra automaticamente nel-l'ambito della politica anti-imperiale di papa Inno¬cenzo IV, che gli impartisce ordini miranti a cancel-lare la memoria dell'imperatore svevo e dei suoi familiari.




Del portico rimangono quattro crociere, ma solo in due di esse è facilmente riconoscibile lo stile federiciano e, ad un occhio attento, i conci che compongono gli archi delle crocierine rivelano i marchi dei lapicidi federiciani del tutto confrontabili con quelli del Castello Maniace.
Il portico appare oggi tamponato da murature successive su di un lato. Gli archi che guardavano sulla corte aperta erano sostenuti da pilastri poligonali dei quali ne rimangono soltanto due. Essi sono polistili e i capitelli presentano elementi scultorei di tipo floreale e zoomorfo.
I semipilastri a parete presentano le mensole decorate con i peducci terminanti a punta o a goccia.
La copertura delle volte utilizza conci tufacei di piccole dimensioni e la prima crociera ha ancora in posto la serraglia.
Lungo le pareti si individuano due porte e una finestra. Dall'apertura Nord oggi si accede ad un altro ambiente (anch'esso utilizzato per sede espo¬sitiva) che non conserva più nulla della fabbrica federiciana. Quest'ala si conclude ad Est e a Nord con similari coperture supportate però da colonne di grani¬to e da capitelli di reimpiego. Lo stesso Agnello non sa spiegare se si tratti di una parte precedente oppure di un corpo di fabbrica coevo al primo trat¬to del portico nel quale furono reimpiegati materiali di spoglio.
Il confronto più immediato del portico svevo dell'Arcivescovado è sicuramente il Palazzo Bellomo, dove, come abbiamo visto, l'edificio imperiale ci è stato miracolosamente tramandato quasi nella sua interezza.







NOTE
1,9 G. Agnello "Monumenti Svevi ignorati", pag. 58; per il Palazzo Arcivescovile (Palazzo Torres) vedi G. Agnello "I Vermexio", Firenze, 1959.
120 Vescovi di Siracusa dalla nascita alla morte di Federico II (1194-1250):
-Lorenzo (1188-1201): nel 1199 il papa Innocenzo III scrive al vescovo di Siracusa e all'abate di Sambuca perché i siciliani siano scortati alle Crociate e i vescovi diano il loro contributo per la liberazione dei Luoghi Santi. 1x5 stesso papa nel 1199 concede al vescovo Lorenzo la facoltà di scomunicare gli eretici che, ammoniti, non ritornino all'unità della Chiesa. Nel 1199 il vescovo erige la chiesa di San Tommaso.
-Andrea Godefredo (1201), teutonico.
-Adamo Bartolomeo (1212-1222): Nel 1212, quattordicesimo anno dell'impero di Federico II, si ha notizia di questo vescovo che concede a Isimardo, conte di Noto e a sua moglie Cara di fondare il monastero cistercense di S. Maria dell'Arco in territorio di Noto.
-Corrado Teutonico eligitur tantum.
-Gregorio (1233-1254). Lo Scobar ci informa che Gregorius aedificavit salam ubi comedunt clerici, et duas cameras. 1250: sotto
questo vescovo muore l'imperatore. Singolari provvedimenti furono impartiti a questo vescovo da parte del papa Innocenzo IV contro i seguaci o simpatizzanti di Federico.
-1254: Innocenzo IV da Anagni scrive a Gregorio e a Filippo, vescovo di Patti, affinchè rimuovano dalla sede vescovile di Squillace un certo Benevento, che vi si era immesso col favore dell'imperatore Federico II e lo sostituiscano col vescovo Tommaso Maturano. Innocenzo IV scrive all'abbazia del SS. Salvatore in Messina dichiarando di aver già perdonato l'abate Pancrazio di Scilla, Teodosio, il quale, preso da scrupolo perché partigiano di Corradino di Svevia, aveva rinunciato alla dignità abbaziale. Il papa da Capua ordina ai vescovi Gregorio di Siracusa e Tommaso di rimuovere dalla chiesa dei Greco di Ceraci un certo Barsanufio, seguace di Federico Ilj e di mettere al suo posto l'arcidiacono Leone di Ceraci.
121 C. Scobar De rebus praectaris Syracusanis, Venezia, 1520, fol. 14, V.


 
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