Ierone secondo - Personaggi storici Siracusa

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Ierone secondo

Fu il primo tiranno siracusano ad essere riprodotto su una moneta
TETRADRACMA DI IERONE SECONDO




Testo tratto da Siracusa 27 secoli di storia di Carlo Morrone Editore Maura Morrone
Nacque a Siracusa intorno al 306 a.C. da nobile famiglia. Le sue qualità morali e intellettuali lo portarono nel 269 a.C. ad essere nominato stratego della sua città assieme ad Artemidoro.
Sposò Leptine da cui ebbe un figlio che chiamò Gelone, in segno di ammirazione per il primo grande tiranno di Siracusa. Governò 54 anni e rese la città ricca e prosperosa. La fortificò e la difese dagli attacchi dei vari nemici, con la collaborazione del suo amico e consigliere Archimede.
Alleato di Roma, attuò con la Lex hieronica un sistema per il pagamento delle decime, che in seguito sarà adottato dagli stessi Romani.
Abbellì Siracusa con magnifici monumenti: nell'Agorà fece innalzare un Tempio a Zeus Olimpico di cui non rimane traccia e, nei pressi del Teatro Greco, per ricordare la cacciata di Trasibulo, fece costruire un'immensa ara nella quale, pare, si sia giunti a sacrificare ben 450 buoi in una sola giornata.
Ristrutturò il Teatro Greco la cui costruzione era iniziata nel 474 a.C. e lo dotò di una tettoia, nei pressi del Ninfeo, con lo scopo di proteggere gli spettatori dal caldo e dalla pioggia.
Alla sua corte vissero Teocnito, primo esponente della poesia bucolica, e Mosco, suo seguace.
Alla morte di Pirro ne ospitò la figlia Nereide che in patria correva seri pericoli e la fece sposare al figlio Gelone.
Durante il suo regno alcuni atleti siracusani si cinsero di alloro nelle Olimpiadi alle quali egli stesso non disdegnò di partecipare, riuscendo anche a conseguire alcune vittorie. Con la sua morte (215 a.C.), la potenza di Siracusa decadde rapidamente.


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« Costui, di privato, diventò principe di Siracusa; né ancora lui conobbe altro dalla fortuna, che la occasione; perché, sendo e' Siracusani oppressi, lo elessono per loro capitano, donde meritò d'essere fatto principe. [...] Costui spense la milizia vecchia, ordinò della nuova; lasciò le amicizie antiche, prese delle nuove; e come ebbe amicizie e soldati che fussino suoi, possé in su tale fondamonto edificare ogni edifizio: tanto che lui durò assai fatica in acquistare e poca in mantenere. »
(Machiavelli, Il Principe, cap. IX)

Gerone II, citato anche come Ierone II, (Siracusa, 308 a.C. circa – Siracusa, 215 a.C.), fu tiranno di Siracusa dal 270 al 215 a.C.. Era figlio illegittimo del nobile Ierocle e discendente di Gelone, tiranno siracusano nel V secolo a.C.
Una leggenda narra che da piccolo il padre non voleva riconoscerlo, ma alcuni presagi lo indussero a credere che il neonato avrebbe avuto un glorioso futuro e Ierocle non lo abbandonò. Fino a trent'anni combatté al fianco di Pirro e si distinse come un guerriero valoroso. Quando il re dell'Epiro lasciò Siracusa, Gerone venne nominato generale insieme ad Artemidoro. Dopo le nozze con la figlia di uno dei più influenti nobili della città, il suo potere crebbe ulteriormente.

Ara di Ierone II. vai alla pagina


Per consolidare la sua città, attaccata più volte dai mamertini, decise di liberarsi dei mercenari lasciandoli a tradimento in balìa del nemico. Ritiratosi in patria, ricostituì un esercito di siracusani, con cui attaccò i mamertini. Gerone conquistò in breve tempo Mylae e Alaesa e si alleò con Tyndaris, Abacaenum e Tauromenium. I mamertini furono confinati a Messana e lì furono salvati da un'ulteriore sconfitta per la mediazione dei cartaginesi, che fecero firmare alle due parti un trattato di pace. Contemporaneamente, nel 272 a.C., Gerone mandò delle truppe in aiuto dei romani che assediavano Rhegium.
Nel 270 a.C. Gerone fu accolto a Siracusa come un eroe e fu nominato tiranno della città. Nel periodo che seguì il tiranno mantenne stabili contatti sia con i romani che con i cartaginesi. Ma quando i primi appoggiarono i mamertini, nel 264 a.C., Gerone si alleò ai secondi e costituì un esercito con Annone. Insieme assediarono Messana, ma furono bloccati dall'esercito del console Appio Claudio Caudex che varcò lo stretto di Messina. Sconfitto nei pressi del suo accampamento e non pienamente fiducioso nell'aiuto degli alleati, il tiranno ritirò le sue truppe e rientrò a Siracusa.
Appio Claudio Caudex lo seguì ma fu bloccato da una grave pestilenza che decimò il suo esercito. Nel 263 a.C. i nuovi consoli, Manio Otacilio Crasso e Manio Valerio Massimo Messalla, riaprirono le ostilità. I Fasti trionfali riportano che Messalla riportò delle grandi vittorie, conquistando 67 cittadine, tra cui Messina e Catania, e vincendo un'importante battaglia contro i cartaginesi ad Imera.
Gerone, impaurito dalla potenza dei romani, offrì loro la sua alleanza, che Messalla accettò. Il tiranno siracusano mantenne così il possesso dell'intera Sicilia sud orientale, fino a Tauromenium; in cambio fu costretto a pagare una grande somma di denaro e a liberare i prigionieri di guerra. In questo modo si garantì un lungo periodo di pace per l'intera zona. Fu in questo periodo che si manifestò la volontà del tiranno di aiutare chi aveva bisogno. Mandò aiuti a Rodi, colpita da un terremoto e cercò l'attenzione della madrepatria greca attraverso dei grandi regali alla città di Olimpia. Inoltre fece costruire la più grande nave mai realizzata e la mandò in regalo a Tolomeo III.
In patria mantenne un governo democratico, con un senato e dei consiglieri e comportandosi quasi come un privato cittadino; dal 240 a.C. governò al fianco del figlio Gelone II, che morì poco prima del padre. La città di Siracusa sotto Gerone visse un periodo molto florido, dotandosi di grandi opere pubbliche, tra cui scuole, templi e altari pubblici. Contemporaneamente, Gerone mantenne alta la guardia commissionando ad Archimede dei macchinari per contrastare delle eventuali guerre.
Le truppe siracuse intervennero nella prima guerra punica a fianco di quelle romane più volte. Contribuì all'assedio di Agrigento, poi alla conquista di Camarina e di Lilybaeum. Nel 241 a.C. Gerone partecipò alle trattative di pace, che furono vantaggiose anche per Siracusa. Il tiranno visitò anche la stessa Roma, dove fu accolto con onore. Fu anche premiato per la sua alleanza dopo la vittoria nel 222 a.C. contro i galli.
Nel 218 a.C., all'inizio della seconda guerra punica, offrì una flotta al console Tito Sempronio Longo. L'anno dopo mandò altri aiuti in seguito alla battaglia del Lago Trasimeno e anche una statua in oro della Vittoria. La battaglia di Canne fu l'ultima occasione in cui poté rendersi utile, in quanto prima della fine del 215 a.C. Gerone morì, probabilmente a 92 anni. Lasciò altre due figlie, Demarata e Eraclea, che sposarono due importanti cittadini siracusani. Gli successe il nipote Geronimo.
Sicilia - Filistide, moglie di Ierone II , 16 Litre, Siracusa, 274-216 a.C., AR, g 13,06 , mm 26 , D/ Testa velata e diademata di Filistide a s.; a d. thymiaterion (?), R/ BAΣIΛIΣΣAΣ ΦIΛIΣTIΔOΣ, Nike su quadriga a d., sotto E. SNG COPENHAGEN 823; SNG ANS 885. spl+. La presenza della testa di Filistide, moglie di Ierone, sulle monete del tiranno siracusano trova riscontri nella contemporanea produzione monetale tolemaica. Non a caso, Tolomeo II fece coniare esemplari sia d’oro sia d’argento dove al diritto compare la testa di sua moglie Arsinoe..

FILISTIDE
Enciclopedia dell' Arte Antica (1960)
di M. Borda


FILISTIDE (Φιλιστίς, Philīstides). - Figlia del notabile siracusano Leptines, discendente dello storico Philistos. Sposò (275 circa a. C.) Gerone II, tiranno di Siracusa, da cui ebbe un figlio, Gelone, e due figlie, Demarata ed Eraclea.
Nei tipi di monete coniate dal consorte Gerone II (oro, pezzi da 6o litre; argento, pezzi da 20, 16 e 5 litre; da 8, 4, 2 litre) appare il ritratto di F. velata, in aspetto di Demetra, dai tratti del volto un po' generici ed idealizzati. Le forme sono trattate sinteticamente, a grandi superfici, mettendo in risalto le soffici e convesse masse carnose. Questo ritratto rivela una notevole affinità tipologica e stilistica con quelli della regina Arsinoe nella coeva monetazione egiziana. Il ritratto di F. è stato riconosciuto, associato a quello del marito Gerone, in un rilievo agrigentino (British Museum: v. gerone).
Bibl.: A. Holm, Geschichte Siziliens, II, p. 287 s., 491; K. J. Beloch, Griechische Geschichte, Berlino 1927, IV, p. 283; P. Schoch, in Pauly-Wissowa, XIX, 1937, c. 2409, s. v. Philistis; B. Pace, Arte e Civiltà della Sicilia Antica, Milano 1938, II, pp. 124, 131. Monete: W. Giesecke, Sicilia numismatica, Lipsia 1923, p. 121 s., tav. 24, 8-11; B. V. Head, Historia numorum, Oxford 1911, p. 184, fig. 108; R. Horn, inRöm. Mitt., LIII, 1938, p. 71, tav. 9, 6.
(M. Borda)

TRATTO DA:

http://www.lamoneta.it/topic/29343-siracusa-il-sito-e-le-monete/page__st__15



Re Ierone II

(Siracusa 306-215 a.C.)
Discendente di Gelone e figlio illegittimo di Ierocle, si distinse come guerriero valoroso durante i combattimenti a fianco del Re epirota Pirro. Fu nominato stratego assieme ad Artemidoro quando Pirro abbandonò Siracusa, combattè contro l'esercito mercenario dei Mamertini che erano stanziati a Messana, e che avevano attaccato Siracusa, che sconfisse a Milazzo nel 265 a.C.
Prese il potere nella città intorno al 270 a.C..
Fu un sovrano saggio ed illuminato, amante delle arti e delle lettere, politicamente filoromano, durante il suo lunghissimo regno che durò 54 anni, seguì una politica di pace e prosperità per la sua città, amico di Tolomeo in Egitto, al quale donò anche una grandiosa nave progettata da Archimede; si schierò a fianco dei Romani contro l'esercito Cartaginese, mandando sue truppe dove poteva essere necessario, come ad esempio a Rhegion nel 272 a fianco dei romani che assediavano la città.
Istituì la “Lex Ieroniana” una legge che imponeva la tassa del decimo sulla produzione agricola, legge seguita poi anche dai romani.
Si dedicò con grande energia alla trasformazione urbana della città, tra le sue opere come abbiamo prima visto vi fu l'edificazione dell'ara colossale dedicata a Zeus, nella quale con ogni probabilità si celebravano le feste delle  Eleutheria (liberazione dai Dinomenidi)  -(v. Diodoro Siculo XI, 72, 2) durante le quali si svolgevano delle cerimonie sacrificali celebrative in onore di Zeus, a ricordo della cacciata dei Dinomenidi da Siracusa avvenuta durante il 466 a.C: e nelle quali si sacrificavano 450 buoi, da cui le dimensioni ciclopiche dell'ara.
Fece ricostruire interamente il teatro greco nella Neapolis.
Vastissima, come vedremo fu la produzione monetale durante il suo regno, durante il quale furono coniate monete in oro argento e bronzo, alcune di esse, molte belle, dedicate alla moglie la regina Filistide.
Gli successe il giovane  nipote Geronimo appena quindicenne, che regno per poco più di un anno esercitando disastrosamente una politica al contrario del nonno antiromana.


 
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