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GLI ARABI
(878-1086) |
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GLI ARABI |
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Un primo
impatto col popolo islamico, Un seconda spedizione, capeggiata da Ibn Quys, nel 669 interessò Siracusa, in quel periodo capitale bizantina. Fu fatto un ingente bottino e
migliaia di cittadini, mal difesi dai Bizantini, furono
uccisi. Altro attacco nel 705 ed ancora uno
nel 740; entrambi con saccheggi, stragi e rapimenti (le
giovani venivano destinate agli harem degli emiri). Il fenomeno islamico preoccupò i Bizantini che si organizzarono per combattere gli assalitori direttamente sul mare, senza attendere il loro sbarco; fu in questo periodo che sorsero, lungo tutte le coste dell'impero, numerose torri di avvistamento. |
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GLI ARABI |
(878-1086) |
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| TORRI DI AVVISTAMENTO |
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Testo tratto da Siracusa 27 secoli di storia di Carlo Morrone Editore Maura Morrone |
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All'inizio del IX secolo i Musulmani
ritennero maturi i tempi per la conquista dell'isola, ma
essa fu loro consegnata, su un piatto d'argento, nell'828 da
Eufemio, comandante delle truppe imperiali bizantine in
Sicilia. Eufemio aveva osato rapire una monaca
di clausura che respingeva le sue profferte d'amore;
condannato a morte dall'imperatore, si ammutinò e si
proclamò "Signore di Siracusa". Una dopo l'altra occupò
numerose città della Sicilia e, temendo la reazione di
Costantinopoli, si rivolse in Africa al principe aglabita
Ziyadat Allah. L'emiro non aspettava altro e con un
esercito di 40.000 uomini sbarcò a Mazara e da qui iniziò la
conquista dell'Isola. Eufemio prese parte attiva alla
spedizione, ma quando rientrò a Siracusa, trovò la città
chiusa e la popolazione ostile nei suoi confronti; gli fu
concesso di parlamentare con una delegazione cittadina ma,
prima ancora che potesse aprire bocca, fu pugnalato a morte
dagli stessi delegati (pare che fossero i fratelli della
monaca offesa). La sua lesta, infilzata ad un'asta, circolò
fra la folla esultante e fu quindi spedita a Costantinopoli. La conquista dell'Isola da parie araba, nell'878 poteva considerarsi quasi completa; mancavano ancora Siracusa, Taormina e la roccaforte di Rometta, sui Pelorilani.
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| LA PRESA DI SIRACUSA |
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I Saraceni dell'emiro Giafar
Ibn Muhammed si attestarono nella basilica di S.
Giovanni fuori le mura, e posero l'assedio alla
città strenuamente difesa dall'intera popolazione
che vegliava dall' alto delle mura. L'assedio si protrasse per
parecchi mesi e quando, poi, i Saraceni ebbero
ragione della flotta bizantina inviata in aiuto
della città, il destino di Siracusa sembrò segnato. L'occupazione del porto rappresentò la chiusura dell'ultima via di accesso per i rifornimenti. La popolazione riuscì a
resistere parecchi giorni succhiando radici,
triturando ossa; la fame e la disperazione portò
anche a casi di cannibalismo. II 21 maggio dell' 878 gli islamici irruppero in città dal forte Campana (nei pressi dell'attuale Porta Marina). L'eccidio che seguì fu degno
della fama che gli invasori da secoli si erano
guadagnata; le mura furono abbattute, le case, le
chiese ed i monasteri dati alle fiamme. Migliaia di cittadini furono chiusi in carcere, molti altri spediti schiavi in Africa. |
| EFFETTI DELLA NUOVA DOMINAZIONE |
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Nuova dominazione, nuove leggi, nuova religione, nuova trasformazione dei luoghi di culto: le chiese diventarono moschee e molti siracusani si convertirono alla religione islamica. Le cifre riguardanti i
convertiti alla nuova religione, riportate dagli
storici, sono impressionanti; ma se si tiene conto
del fatto che cristiani ed ebrei erano tenuti a
cucire sugli abiti e a dipingere sulle porte delle
case un segno di identificazione e a pagare una
tassa religiosa, Inizialmente
Una delle prime mosse politiche dei nuovi padroni fu il trasferimento della capitale da Siracusa a Palermo; seguì la divisione dell'isola in tre grandi province che chiamarono "Valli": Val di Mazara con capitale Palermo, Val Demone con capitale Messina e Val di Noto con capitale Siracusa. Ogni Vallo era amministrato
da un Càdì (giudice) o Vàli (governatore) che
dipendevano dall'Emiro (principe), il quale
risiedeva con tutta la corte a Palermo. L'Emiro rendeva conto del suo
operalo direttamente al Califfo d'Egitto. Gli Imani curavano le
funzioni religiose, mentre addetto alla riscossione
delle tasse e tributi era un Divàn (pronuncia: dùan,
da qui la parola dogana, in dialetto duana. Una fitta rete di irrigazione
permise un uso più razionale delle acque dei corti
fiumi della Sicilia. L'introduzione di spezie mai
conosciute influenzeranno per sempre la cucina della
Sicilia; anche la cassata siciliana, uno dei vanti
dell'isola, è un'invenzione araba come è araba la
tecnica della pesca del tonno con l'ausilio delle
tonnare. Numerosi termini arabi sono
ancora in uso nel dialetto siculo e nei nomi delle
città: zagara (fiore); funnacu (locanda): Gebbia
(serbatoio); saja (canale); sceccu (asino); sciabica
(rete da pesca); calta (castello: Caltanissetla,
Caltagirone, Caltabellotta, Caltavutaro); regal
(casale: Regalbuto). Nella lingua italiana sono
correnti alcuni termini arabi: zenit, nadìr;
algebra, alcool, ambra, anilina, ammiraglio. Con l'estinzione della stirpe Akabita (902), il governo dell' isola passò ai Fatimidi (discendenti di Fatima. figlia di Maometto e poi alla stirpe dei Kalbiti. L'epoca dei Kalbiti durò 90 anni e passò alla storia come l'età d'oro dell'Islam in Sicilia. |
| SIRACUSA ARABA |
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Anche se privata del
privilegio di capitale dell'isola, quello di
Siracusa fu il porto più frequentato da navi e
mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo. Furono rialzate le mura della
città e fu costruito il castello Marieth, sulle
rovine del palazzo di Dionisio I, nei pressi del
Montedoro: di questo oggi non esiste traccia perché,
distrutto dal terremoto del 1542, non fu mai
risollevato e ogni più piccola pietra venne
utilizzata dagli Spagnoli per la fortificazione di
Ortigia. Del passaggio arabo a Siracusa non v'è traccia, se si eccettuano frammenti ceramici rinvenuti sull'area del tempio dì Apollo e custoditi oggi nel museo regionale di Palazzo Bellomo. |
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BREVE RITORNO BIZANTINO 1038-1086 |
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Nel 1038 i Bizantini
ripresero l'intera Sicilia, grazie al generale
Giorgio Maniace che era riuscito ad allestire un
esercito formato da Greci, Lombardi e da un gruppo
di soldati di ventura provenienti dal nord-Europa: i
Normanni. Maniace prese Messina e, dopo un brevissimo assedio, anche Siracusa. Qui, oltre a numerose opere di fortificazione, fece erigere un forte all'estrema punta dell'isola di Ortigia (ai lati del portone fece sistemare due arieti di bronzo del IV sec. a.C). |
| CASTELLO MANIACE |
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Il Castello, detto Maniace, sorge sulla punta estrema di Ortigia, all’imboccatura del Porto Grande in un'importante posizione strategica nella secolare storia della città; domina da un lato il mare e dall'altro la città. Venne ampliato fra il 1232 e 1240, da Federico II utilizzando anche maestranze locali e saraceni abili intagliatori. Alcune azioni poco accorte
portarono presto il generale alla rovina: picchiò e
ferì Stefano, un ufficiale che, di guardia lungo la
costa, si era l'atto sfuggire il comandante delle
milizie arabe; Stefano era nipote dell'Imperatore. Maniace fu presto abbandonalo
dai soldati lombardi e dai Normanni perché, oltre a
mal pagarli, non li teneva nella dovuta
considerazione quando c'era da designare i
comandanti delle città conquistate. Per questi motivi e forse
perché stava tramando ai danni dell'Impero, fu
richiamato in patria. Per accattivarsi la
benevolenza dell'imperatore. Maniace gli recò in
dono i corpi di Santa Lucia, SanitAgata, S. Clemente
e del vescovo Eutichio. Questa "lodevole" azione non
gli risparmiò il carcere, con l'accusa di alto
tradimento. Nel 1060 i Normanni, che
frattanto erano diventati nobili e potenti, avevano
già occupato Maniace, rimesso in libertà,
fu inviato a combatterli, ma, mentre si organizzava
per lo scontro, fu dì nuovo chiamato a
Costantinopoli. Temendo dì essere nuovamente
incarceralo, si ammutinò e lasciò l'Italia;
raggiunto da un'armata bizantina, speditagli da
Costantino Monomaco, fu sconfitto ed ucciso. Ma i Normanni erano ormai pronti ad attraversare lo stretto. |
| PANORAMA CASTELLO MANIACE E ORTIGIA |
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Nella
parte Ovest vi è il portale d'ingresso con un bell'arco ad
ogiva, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V (secolo
XVI°) raffigurante un'aquila bicefala (a due teste). |
| PORTALE CASTELLO MANIACE IERI E OGGI |
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| LAPIDE COMMEMORATIVA FRONTONE MANIACE |
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ARIETE IN BRONZO oggi al Museo Archeologico Palermo |
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IBN HAMDIS il più grande poeta arabo di Sicilia |
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Ibn Hamdis (nome completo Abd a. Gabbar ibn Muhammad
ibn Hamdis) fu il più grande poeta arabo di Sicilia. «Poeta
arabo siciliano nato a Siracusa intorno al (1055-1056
d.C.) Scrive il geografo arabo Edrisi nella
stessa epoca : |
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