Scultore Antonio Randazzo
Memorie di Siracusa

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ARABI
ARABI (878-1086)
VAI A SICILIA LIBERA AI SICILIANIVAI A TORRI DI AVVISTAMENTO

 Un primo impatto col popolo islamico, la Sicilia lo ebbe nel 652, quando dai porti siriani, guidaraggiunsero e depredarono le città costiere della Siciliati da Ibn Hudayq, centinaia di musulmani, a bordo di "fuste", raggiunsero e depredarono le città costiere della Sicilia orientale.

 Un seconda spedizione, capeggiata da Ibn Quys, nel 669 interessò Siracusa, in quel periodo capitale bizantina.

Fu fatto un ingente bottino e migliaia di cittadini, mal difesi dai Bizantin i, furono uccisi.

Altro attacco nel 705 ed ancora uno nel 740; entrambi con saccheggi, stragi e rapimenti (le giovani venivano destinate agli harem degli emiri).

Il fenomeno islamico preoccupò i Bizantini che si organizzarono per combattere gli assalitori direttamente sul mare, senza attendere il loro sbarco; fu in questo periodo che sorsero, lungo tutte le coste dell'impero, numerose torri di avvistamento.

Testo tratto da Siracusa 27 secoli di storia di Carlo Morrone Editore Maura Morrone

All'inizio del IX secolo i Musulmani ritennero maturi i tempi per la conquista dell'isola, ma essa fu loro consegnata, su un piatto d'argento, nell'828 da Eufemio, comandante delle truppe imperiali bizantine in Sicilia.

Eufemio aveva osato rapire una monaca di clausura che respingeva le sue profferte d'amore; condannato a morte dall'imperatore, si ammutinò e si proclamò "Signore di Siracusa". Una dopo l'altra occupò numerose città della Sicilia e, temendo la reazione di Costantinopoli, si rivolse in Africa al principe aglabita Ziyadat Allah.

L'emiro non aspettava altro e con un esercito di 40.000 uomini sbarcò a Mazara e da qui iniziò la conquista dell'Isola.

Eufemio prese parte attiva alla spedizione, ma quando rientrò a Siracusa, trovò la città chiusa e la popolazione ostile nei suoi confronti; gli fu concesso di parlamentare con una delegazione cittadina ma, prima ancora che potesse aprire bocca, fu pugnalato a morte dagli stessi delegati (pare che fossero i fratelli della monaca offesa). La sua lesta, infilzata ad un'asta, circolò fra la folla esultante e fu quindi spedita a Costantinopoli.

La conquista dell'Isola da parie araba, nell'878 poteva considerarsi quasi completa; mancavano ancora Siracusa, Taormina e la roccaforte di Rometta, sui Pelorilani.

LA PRESA DI SIRACUSA

I Saraceni dell'emiro Giafar Ibn Muhammed si attestarono nella basilica di S. Giovanni fuori le mura, e posero l'assedio alla città strenuamente difesa dall'intera popolazione che vegliava dall' alto delle mura.

L'assedio si protrasse per parecchi mesi e quando, poi, i Saraceni ebbero ragione della flotta bizantina inviata in aiuto della città, il destino di Siracusa sembrò segnato.

L'occupazione del porto rappresentò la chiusura dell'ultima via di accesso per i rifornimenti.

La popolazione riuscì a resistere parecchi giorni succhiando radici, triturando ossa; la fame e la disperazione portò anche a casi di cannibalismo.

II 21 maggio dell' 878 gli islamici irruppero in città dal forte Campana (nei pressi dell'attuale Porta Marina).

L'eccidio che seguì fu degno della fama che gli invasori da secoli si erano guadagnata; le mura furono abbattute, le case, le chiese ed i monasteri dati alle fiamme.

Migliaia di cittadini furono chiusi in carcere, molti altri spediti schiavi in Africa.

EFFETTI DELLA NUOVA DOMINAZIONE

Nuova dominazione, nuove leggi, nuova religione, nuova trasformazione dei luoghi di culto: le chiese diventarono moschee e molti siracusani si convertirono alla religione islamica.

Le cifre riguardanti i convertiti alla nuova religione, riportate dagli storici, sono impressionanti; ma se si tiene conto del fatto che cristiani ed ebrei erano tenuti a cucire sugli abiti e a dipingere sulle porte delle case un segno di identificazione e a pagare una tassa religiosa, la Gesìa, sì può supporre che numerose conversioni furono di comodo.

Inizialmente la Sicilia fu tenuta come provincia araba, poi, verso il 960, si trasformò in principato ereditario, acquistando una certa indipendenza e raggiungendo il massimo splendore sotto la dinastia dei Kalbiti tra il 948 ed il 1040.

Una delle prime mosse politiche dei nuovi padroni fu il trasferimento della capitale da Siracusa a Palermo; seguì la divisione dell'isola in tre grandi province che chiamarono "Valli": Val di Mazara con capitale Palermo, Val Demone con capitale Messina e Val di Noto con capitale Siracusa.

Ogni Vallo era amministrato da un Càdì (giudice) o Vàli (governatore) che dipendevano dall'Emiro (principe), il quale risiedeva con tutta la corte a Palermo.

L'Emiro rendeva conto del suo operalo direttamente al Califfo d'Egitto.

Gli Imani curavano le funzioni religiose, mentre addetto alla riscossione delle tasse e tributi era un Divàn (pronuncia: dùan, da qui la parola dogana, in dialetto duana.

La Sicilia risorse a nuova splendida vita: i latifondi tolti ai Bizantini e alla Chiesa furono dati in enfiteusi alla gente, mentre si sperimentarono nuove colture come gli agrumi, il gelso, il cotone, la canna da zucchero, le pesche, i fagioli, gli asparagi.

Una fitta rete di irrigazione permise un uso più razionale delle acque dei corti fiumi della Sicilia.

L'introduzione di spezie mai conosciute influenzeranno per sempre la cucina della Sicilia; anche la cassata siciliana, uno dei vanti dell'isola, è un'invenzione araba come è araba la tecnica della pesca del tonno con l'ausilio delle tonnare.

Numerosi termini arabi sono ancora in uso nel dialetto siculo e nei nomi delle città: zagara (fiore); funnacu (locanda): Gebbia (serbatoio); saja (canale); sceccu (asino); sciabica (rete da pesca); calta (castello: Caltanissetla, Caltagirone, Caltabellotta, Caltavutaro); regal (casale: Regalbuto).

Nella lingua italiana sono correnti alcuni termini arabi: zenit, nadìr; algebra, alcool, ambra, anilina, ammiraglio.

Con l'estinzione della stirpe Akabita (902), il governo dell' isola passò ai Fatimidi (discendenti di Fatima. figlia di Maometto e poi alla stirpe dei Kalbiti.

L'epoca dei Kalbiti durò 90 anni e passò alla storia come l'età d'oro dell'Islam in Sicilia.

SIRACUSA ARABA

Anche se privata del privilegio di capitale dell'isola, quello di Siracusa fu il porto più frequentato da navi e mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo.

Furono rialzate le mura della città e fu costruito il castello Marieth, sulle rovine del palazzo di Dionisio I, nei pressi del Montedoro: di questo oggi non esiste traccia perché, distrutto dal terremoto del 1542, non fu mai risollevato e ogni più piccola pietra venne utilizzata dagli Spagnoli per la fortificazione di Ortigia.

Del passaggio arabo a Siracusa non v'è traccia, se si eccettuano frammenti ceramici rinvenuti sull'area del tempio dì Apollo e custoditi oggi nel museo regionale di Palazzo Bellomo.

BREVE RITORNO BIZANTINO 1038-1086

Nel 1038 i Bizantini ripresero l'intera Sicilia, grazie al generale Giorgio Maniace che era riuscito ad allestire un esercito formato da Greci, Lombardi e da un gruppo di soldati di ventura provenienti dal nord-Europa: i Normanni.

Maniace prese Messina e, dopo un brevissimo assedio, anche Siracusa. Qui, oltre a numerose opere di fortificazione, fece erigere un forte all'estrema punta dell'isola di Ortigia (ai lati del portone fece sistemare due arieti di bronzo del IV sec. a.C).

VAI A CASTELLO MANIACE

Il Castello, detto Maniace, sorge sulla punta estrema di Ortigia, all’imboccatura del Porto Grande in un'importante posizione strategica nella secolare storia della città; domina da un lato il mare e dall'altro la città.

Venne ampliato fra il 1232 e 1240, da Federico II utilizzando anche maestranze locali e saraceni abili intagliatori.

Alcune azioni poco accorte portarono presto il generale alla rovina: picchiò e ferì Stefano, un ufficiale che, di guardia lungo la costa, si era l'atto sfuggire il comandante delle milizie arabe; Stefano era nipote dell'Imperatore.

Maniace fu presto abbandonalo dai soldati lombardi e dai Normanni perché, oltre a mal pagarli, non li teneva nella dovuta considerazione quando c'era da designare i comandanti delle città conquistate.

Per questi motivi e forse perché stava tramando ai danni dell'Impero, fu richiamato in patria.

Per accattivarsi la benevolenza dell'imperatore. Maniace gli recò in dono i corpi di Santa Lucia, SanitAgata, S. Clemente e del vescovo Eutichio. Questa "lodevole" azione non gli risparmiò il carcere, con l'accusa di alto tradimento.

Nel 1060 i Normanni, che frattanto erano diventati nobili e potenti, avevano già occupato la Puglia e la Calabria e si erano portati sullo stretto intenzionati ad oltrepassarlo.

Maniace, rimesso in libertà, fu inviato a combatterli, ma, mentre si organizzava per lo scontro, fu dì nuovo chiamato a Costantinopoli.

Temendo dì essere nuovamente incarceralo, si ammutinò e lasciò l'Italia; raggiunto da un'armata bizantina, speditagli da Costantino Monomaco, fu sconfitto ed ucciso.

La Sicilia ricadde in mano araba, non essendo riusciti i Bizantini a predisporne adeguate difese né ad ottenere l'appoggio del popolo perché "... più barbari che gli stessi Saraceni, null'altro avendo di cristiano se non che il nome e di umano se non la figura" (Erchempert).

Ma i Normanni erano ormai pronti ad attraversare lo stretto.

PANORAMA CASTELLO MANIACE E ORTIGIA
Nella parte Ovest vi è il portale d'ingresso con un bell'arco ad ogiva, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V (secolo XVI°) raffigurante un'aquila bicefala (a due teste).
Ai lati, poggiati su mensole, si trovavano due arieti bronzei (di scuola ellenistica) donati da Alfonso di Castiglia al generale Ventimiglia; uno di essi è oggi conservato al museo archeologico di Palermo, l'altro è andato perduto o distrutto nel 1848.  
PORTALE CASTELLO MANIACE IERI E OGGI
 LAPIDE COMMEMORATIVA FRONTONE MANIACE
ARIETE IN BRONZO
oggi al Museo Archeologico Palermo
 IBN HAMDIS il più grande poeta arabo di Sicilia

 Ibn Hamdis (nome completo Abd a. Gabbar ibn Muhammad ibn Hamdis) fu il più grande poeta arabo di Sicilia. «Poeta arabo siciliano nato a Siracusa intorno al  (1055-1056 d.C.)
Quando Ibn Hamdis nacque a Siracusa nel 1056, la Sicilia era da tempo occupata dai Musulmani. Nella città aretusea dal 21 maggio dell'879 gli Arabi avevano conquistato il potere, e le tracce della loro cultura sono ancora evidenti in Ortigia in quel formidabile ed unico tracciato viario da autentica Kasba tunisina che è rappresentato dal dedalo inestricabile dei vicoli del rione della Graziella, nonché dal vasellame e dagli og- getti di maestranze arabe, conservate oggi al Museo Bellomo. Lo stesso Tempio di Apollo nel X secolo fu trasformato in moschea araba, come si legge da un'iscrizione musulmana tuttora osservabile sulle pietre del tempio greco. E la sua vicinanza con la «Graziella» ci induce a credere che si trattasse della mo- schea più importante della città. Nel Duomo inoltre si conservano dei mosaici arabo- normanni, collocati nella cappella del Battistero. Siracusa nell'XI secolo (l'età di Ibn Hamdis) era un fiorentissimo centro commerciale mediterraneo.

Scrive il geografo arabo Edrisi nella stessa epoca :
«Siracusa è delle città celeberrime e dei più nobili paesi del mondo. Cittadini e foresi d'ogni banda cavalcano alla volta di lei: a lei si indirizzano i mercanti, viaggiatori di tutte le regioni. Superfluo sarebbe descrivere largamente questo luogo sì famoso, questa illustre metropoli e rinomata fortezza. Essa ha due porti senza pari al mondo. Siracusa s'agguaglia alle maggiori città pel numero e la ricchezza dei mercati, delle grandi contrade, dei ban, dei palagi, dei bagni, dei magnifici edifici, delle vaste piazze».

aggiornamento al 31/01/2012