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| LA FORTEZZA EURIALO PDF | PARCO ARCHEOLOGICO EPIPOLI |
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le mura dionigiane lunghe 28 chilometri contornavano la città partendo dal castello Eurialo |
| porto dal Castello Eurialo oggi | resti delle mura dionigiane | dall'altura dell'Epipoli ieri |
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ATENE ATTACCA LA SICILIA |
| ASSEDIO ATENIESE |
| VAI A ERMOCRATE |
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Testo tratto da Siracusa 27 secoli di storia di Carlo Morrone Editore Maura Morrone |
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Ormai ricca e potente, Siracusa si ritenne pronta alla realizzazione di un aulico sogno: il dominio su tutta la Sicilia. Leontini senti per prima il
pericolo delle mire espansionistiche della potente
vicina e pensò di chiedere aiuto ad Atene che, dal
canto suo, accarezzava l'idea di prendere il
controllo dell'isola. La pace di Gela (424 a.C.),
concordata tra tulle le città della Sicilia, evitò
che l'esercito ateniese mettesse piede sull'isola. In quell'occasione il
siracusano Ermocrate così arringò i delegati
convenuti: "lo, non nato in città piccola o da
guerra appressa, ma cittadino di Siracusa, vengo a
manifestare liberamente quanto io penso per il
comune vantaggio di tutta la Sicilia: conseguenze
funestissime derivano sempre ai popoli vincitori e
vinti. Pace e libertà non si avranno mai sperando
negli aiuti stranieri. Non crediate che gli Ateniesi
or chiamati in soccorso, siano venuti per il solo
bene di quelli che l'ebbero richiesti. Essere
cotesto un inganno. Non guardano quelli né Dori né
Ioni: ma ad istruirsi dei siciliani errori, a
fomentare discordie: abbiate quindi carità della
patria comune, cessino gli odi ed i privati rancori.
Esser la patria di tutti non la breve cerchia di
vallo o di mura recinta, ma la Sicilia intera... " La pace di Gela durò appena
otto anni; gli animi si infiammarono di nuovo e,
proprio come aveva ammonito Ermocrate, tentò di
approfittarne Atene. "Invitata" dalla città elima
Egesta (in epoca romana diverrà Segesta), perché
disturbata dalla dorica Selinunte, Atene intervenne
in Sicilia. I Ingenerali, Nicia. Lamaco e Alcibiade
non dovettero faticare molto per capire che gli
Egestiani non avrebbero rispettato i patti e che,
sopra tutto, non avrebbero corrisposto l'oro ed il
denaro promesso: li abbandonarono al loro destino e
rivolsero l'attenzione verso il loro vero obiettivo:
Siracusa. Si impossessarono di Catana
che divenne il loro quartier generale e, conquistate
nel 414 a. C le città di Inessa, Ibla e
Centuripe, ormeggiarono l' intera (flotta nel porto
grande di Siracusa e accamparono la fanteria nella
piana dell'Olimpeion. L'assedio ateniese si
protrasse per quasi due anni, durante i quali or
l'uno or l'altro esercito passò dalla vittoria alla
sconfitta. Ai Siracusani, guidati da Ermocrate, e
appoggiati dai Siculi, da Gela, da Selinunle e da
Camarilla, giunsero navi da Sparta, con Gilippo.
Quasi contemporaneamente gli Ateniesi si
rafforzarono con una flotta guidala da Demostene, Durante l'assedio, una delle
operazioni più interessanti condotte dagli Ateniesi
fu la costruzione di un imponente muro che, nelle
intenzioni, avrebbe cinto la città dal porto grande
lino al Trogilos (nei pressi di S. Panagia). L'opera
non fu mai portata a termine anche perché disturbata
dai contromuri eretti dai Siracusani, che ne
interrompevano la continuità. Nel 413 a.C. alcune azioni
militari andate male, portarono sconforto in campo
ateniese e, quando scoppiò anche la peste nell'
accampamento. Nicia e Demostene (Lamaco era morto in
una precedente operazione militare sulle rive dell'
Anapo) decisero di abbandonare l'operazione e di
riportare in patria il resto dell'esercito. Fu
commesso a questo punto però il più clamoroso degli
errori che costò ad Atene la disfatta: la notte tra
il 27 ed il 28 agosto di quell'anno 413 a.C., mentre
l'esercito si apprestava al ritiro, il cielo si
oscurò per una inattesa eclissi di luna ed il
fenomeno fu subito interpretato come presagio di
sventura. Fu deciso di rinviare la
parlenza fino all'arrivo della prossima luna. Questo
bastò ai Siracusani per organizzare una micidiale
controffensiva: sbarrarono il porto grande con
imbarcazioni ed ostacoli di ogni genere, incatenati
tra loro; poi con piccole e veloci imbarcazioni
munite di rostri e passerelle, assalirono la flotta
che... attendeva la luna nuova. I soldati tentarono la via
della salvezza raggiungendo la riva e dandosi a
precipitosa fuga verso le montagne, dove trovarono
schierato l'esercito siracusano. Fatto un inutile
dietro-front, furono raggiunti e circondati sulle
sponde del fiume Assinaros (oggi Asinaro o Fiumara
di Noto); fu una strage, e ben settemila soldati
ateniesi furono trascinati in città e
rinchiusi nelle latomie. Ammassati sotto il sole e sotto la pioggia, con poco cibo e poca acqua, tra sporcizia, escrementi e cadaveri, parecchi di essi perirono, gli altri, marchiati sulla fronte con un ferro rovente, furono venduti come schiavi. Si racconta che solo chi
riusciva a recitare versi di Euripide poteva sperare
di riavere la libertà. I due generali Nicia e
Demostene furono costretti al suicidio; la spedizone
in Sicilia era costata agli Ateniesi 40.000 uomini e
160 navi: un disastro dal quale Atene non si riavrà
mai più. A Siracusa, per ricordare questa vittoria, si istituì la festa Assinaria che aveva luogo tra i I 15 ed il 22 settembre di ogni anno. |
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