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Filippo V, figlio di Luigi di Borbone
e di Maria Anna di Baviera, ereditò le corone di Spagna e di
Sicilia, quale nipote dì Maria Teresa, sorella del defunto
re Carlo II.
Per effetto del trattalo di Ultecht
(1713), tredici anni dopo, Filippo dovette cedere Sposò Maria Luisa Gabriella di Savoia in prime nozze e, successivamente, Elisabetta Farnese. |
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IL RITORNO DEI BORBONI (1734-1816 |
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Dinastia
Capetingia dei Borboni- Angioini |
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Carlo terzo di Spagna quarto di Sicilia |
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Carlo
III di Spagna (IV di Sicilia 1734-
1759 Ferdinando III 1759 -1816 |
| BORBONI |
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Carlo IV, occupata Palermo, pose
l'assedio alle due irriducibili roccaforti austriache:
Messina e Siracusa.
Nel 1735 proprio a Siracusa gli
Austriaci attuarono un'incredibile tattica difensiva: perche
non intralciasse le operazioni militari durante il
bombardamento borbonico, l'intera popolazione fu evacuata:
uomini, donne, vecchi e bambini furono trasferiti, a bordo
di barche, sulle spiagge de " Molti di questi sventurati furono
accolti nei feudi dei baroni della zona, altri trovarono
sistemazione presso amici e parenti nei paesi vicini. Fu
permesso il soggiorno in città solo a tremila cittadini:
quelli che dovevano garantire i servizi. L'Orsini rifiutò l'ultimatum degli
Spagnoli e sulla città si riversò una pioggia di bombe:
strade, palazzi, chiese e monumenti vennero gravemente
danneggiati.
Il comandante proseguì nella sua
caparbia, quanto inutile resistenza, finchè, si narra, una
bomba inesplosa piombò nella stanza in cui slava pranzando.
Terrorizzato, fece voto a Santa Lucia: avrebbe aperto le
porte della città agli assedianti, se fosse uscito incolume
da quella stanza. La bomba non esplose e l'Orsini mantenne
la promessa fatta (la bomba è oggi esposta nella cappella di
Santa Lucia, in cattedrale). Il 30 maggio dello stesso anno fecero
il loro ingresso in città tutti i cittadini temporaneamente
"esiliati", scortati dagli Spagnoli. Dopo 15 giorni, la
guarnigione austriaca, salutata con tutti gli onori
militari, lasciò la città a bordo delle stesse navi con le
quali era giunta. Nonostante i nuovi ospiti avessero promesso il rispetto di tutti i privilegi che la città si era guadagnala, non si dimostrarono tanto diversi dagli altri invasori: imposero tasse straordinarie per le fortificazioni, per la corte, per l'edilizia militare e per quella civile. I monasteri e le chiese dovettero
vendere i paramenti, le doti e le opere d'arte che
custodivano, per potere fare fronte alle imposizioni
borboniche e, soprattutto, per salvare le campane di bronzo
che altrimenti avrebbero dovuto essere consegnate alle
autorità militari. Tuttavia, in questa atmosfera rifiorirono
le arti, le lettere e si sviluppò il culto del la ricerca
archeologica; durante l'assedio, i Borboni avevano scavato,
a partire dalla zona dei Cappuccini via via verso Santa
Panagia e la zona del Teracate fino al porto grande,
profonde trincee dalle quali erano venuti fuori reperti
archeologici di ogni epoca. Su questi piccoli e grandi
oggetti condussero minuziosi studi il Landolina, il
Logoteta, il Capodieci, l' Avolio: ricercatori che spesso
eseguivano gli scavi a proprie spese. Le opere raccolte, in
un primo tempo vennero esposte in musei privati e poi,
catalogate e restaurate, sistemate nel musco archeologico
della città. Quando nel 1759 Carlo divenne re di Spagna, lasciò il Regno delle Due Sicilie al figlio Ferdinando di appena nove anni, assistito da un Consiglio di Otto. |
| IL REGNO DELLE DUE SICILIE DOPO LA RIVOLUZIONE FRANCESE |
| Dinastia Capetingia dei Borboni-Angioini |
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FERDINANDO I (già III) 1816 - 1825 FRANCESCO I 1825 - 1830 FERDINANDO II 1830 - 1859 FRANCESCO II (Franceschiello) 1859- 1860 |
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Con la rivoluzione francese l'assetto politico dell'Europa andò rapidamente modificandosi, e gli eventi per il Regno delle Due Sicilie precipitarono al punto che, nel 1798, re Ferdinando dovette abbandonare Napoli e rifugiarsi in Sicilia con tutto l'esercito. A Siracusa la folla accolse festante il corteo reale fin da Scala Greca: e lo scortò fino al palazzo Beneventano dì piazza Duomo, dove il re fu ospitato. L'Europa in guerra e la naturale posizione della Sicilia, resero l'isola tappa obbligata per le flotte che si spostavano nel Mediterraneo; il porto di Siracusa si trovò quotidianamente gremito di navi di ogni nazionalità: transitavano e sostavano per rifornirsi di acqua e di generi alimentari. La banchina del porto era, giorno e notte, affollata di soldati di varie nazionalità alla ricerca di merce di ogni genere e, in questo periodo, molti Siracusani si arricchirono. Nel 1798 anche la fiotta dell'ammiraglio Orazio Nelson, che inseguiva quella di Napoleone, calò le ancore nel porto aretuseo. Nel 1802 Ferdinando lasciò
Ritornò in Sicilia appena quattro anni dopo perché i Francesi, ancora una volta, gli invasero il regno; trovò, fra l'altro, l'isola sotto il prolettorato inglese: il comandante Stewart, che aveva fissato il quartier generale al Seminario, convinse il re a concedere una Costituzione che andasse incontro allo spirito autonomistico dei Siciliani. La nuova Costituzione abolìva i privilegi feudali, instaurava la libertà di stampa e di pensiero e impegnava il re al la nomina di un re indipendente, qualora egli avesse fatto ritorno a Napoli. Sconfitto ed esiliato Napoleone Bonaparte, i territori europei tornarono ai sovrani legittimi che vi avevano regnato prima del 1789 o ai loro successori, come deliberato dal Congresso di Vienna nel 1815. Ferdinando tornò a Napoli, ricostituì il Regno delle Due Sicilie, con decreto datato 8 dicembre 1816, e assunse il nome di Ferdinando I (a voler significare che non c'era alcun rapporto tra il vecchio ed il nuovo regno). L'anno successivo, divise l'isola in sette province (dai tempi degli Arabi erano tre), poste ciascuna sotto la giurisdizione di un prefetto; ogni provincia fu divisa in distretti con a capo un sottointendente. L'amministrazione locale fu affidata ad un sindaco e a due eletti: tutte cariche concesse direttamente dal re. Siracusa fu capoluogo di una delle province e si vide assegnato un territorio comprendente 36 comuni. Nel 1818 la diocesi di Siracusa fu da Pio VII ridotta, avendo egli elevato a vescovato la chiesa di Caltagirone. |
| PRIMI FERMENTI ANTIBORBONICI |
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Il re a Napoli ed in Sicilia un viceré: un copione tristemente noto a tutti. Ai soliti disagi, il 5 Maggio 1818, sì aggiunse la coscrizione obbligatoria che fece giungere da più parti segnali di un fermento antiborbonico. Le sette Carbonare si moltiplicarono, rafforzando le azioni della già esistente Massoneria. Nel 1820 i Palermitani misero in fuga il luogotenente Naselli; molte altre città si liberarono dei contingenti borbonici, mentre i Siracusani venivano inutilmente sobillati da Gaetano Abela e dal barone di Pancali, Emanuele Francica. Temevano, i più, di perdere i pochi privilegi conquistati col sudore e col sangue, non ultimo quello di avere avuto la città elevata a capovalle. L'azione nella città aretusea fu, per questo motivo, poco decisa. Il Gran Maestro della Massoneria, il barone di Milocca, finì in prigione, mentre l'Abela, assieme a numerosi altri "ribelli", finì decapitato a Palermo. Per un po' non si parlò più di Carboneria e di Massoneria. Cinque anni dopo, il 3 gennaio
Il suo atteggiamento risvegliò il desiderio di libertà, e i vecchi rivoltosi del '20, appoggiati dai nuovi spiriti indipendentisti, ripresero a tramare con maggiore slancio, ben collegati con quelli di Palermo e di tutta la Sicilia. Il fatto che anche Ferdinando II (succeduto al padre nel 1830) si mostrasse rozzo e poco accorto, non fece altro che accelerare i tempi. A Siracusa Carmelo Campisi, Vincenzo
Cassia, Raffaele Lanza, Salvatore Chindemi, riuniti il 14
luglio del Il 13 agosto dello stesso anno, l'Alto Commissario Del Carretto, inviato in Sicilia per reprimere ogni azione anti borbonica, fece arrestare e fucilare in piazza Duomo, a Siracusa, alcuni fra i più accesi cospiratori, fra cui Mario Adorno e suo figlio Carmelo, Concetto Sgarlata, Santo Cappuccio, Gaetano Rodante. Come i più avevano previsto, con
decreto del 13 agosto Quando nel 1840. il giorno di Santa
Lucia, morì il vescovo Amorelli, Noto non dovette faticare
molto per vedere elevata |
| SICILIANI, VOI SIETE GRANDI |
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12 gennaio 1848 la rivolta, scoppiata a Palermo, si diffuse rapidamente in tutta l'isola ma, mentre a Palermo si insediava il Comitato di Governo Provvisorio, a Siracusa giungevano rinforzi al contingente borbonico. L'8 maggio Ruggero Settimo, eletto Presidente del Governo Siciliano, annunciava all'Italia e all'Europa che il "Parlamento della libera Sicilia" aveva dichiarato decaduta la dinastia borbonica. Mazzini in quell'occasione scrisse euforico: "Siciliani, voi siete grandi"'. Lentamente i Siciliani si resero
conto di essere entrati in un contesto rivoluzionario che
coinvolgeva l'Italia e l'intera Europa. Nella penisola
alcuni principi avevano concesso interessantii riforme, ma
Ferdinando continuò a sottrarsi al generale moto
riformatore. Una delegazione siracusana, guidata da Raffaele Lanza, chiese ed ottenne dal Parlamento di Palermo il riconoscimento di quei privilegi ingiustamente tolti alla città, primo fra tutti la reintegrazione a Capovalle. L'euforia durò poco a causa dell'incertezza mostrata dalla classe dirigente siciliana, ma, soprattutto, a causa degli avvenimenti che in realtà interessavano l'interà Europa. Ferdinando riprese i suoi poteri e,
dopo avere ritirato I siracusani Raffaele Lanza, il barone Pancali, Salvatore Chindemi lasciarono l'isola, ma il lavoro cospirativo proseguì, alla luce anche degli errori precedenti. |
| VERSO LA LIBERTA' |
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Nel maggio del 1859 morì Ferdinando ed il suo posto fu preso dal figlio Francesco II, "Franceschiello", uomo di poco prestigio e inetto che, non rendendosi conto della delicatezza del momento, mantenne l'atteggiamento reazionario del padre. Dopo alcuni tentativi repressi dal governo borbonico a Palermo, gruppi armati, guidali da Rosolino Pilo e da Giovanni Corrao, due esuli rientrati clandestinamente, chiesero l'intervento di Cavour. II 2 aprile del
Vittorio Emanuele, vista la titubanza del Cavour ordinò a Garibaldi di portarsi immediatamente in Sicilia. La notte tra il 5 ed il 6 maggio, con oltre mille volontari (di cui 45 siciliani) il generale salpò da Quarto, un villaggio presso Genova, sbarcò presso i ruderi dell'antica Lilibeo, a Marsala e l'undici dello stesso mese assunse la dittatura dell'isola in nome del re d'Italia Vittorio Emanuele II. Battuti i Borboni a Calatafimi, Garibaldi si apprestò a raggiungere Palermo dove entrò vittorioso, aiutato dal!' intera popolazione. Il 6 giugno il nemico abbandonò Palermo, mentre il popolo festante proclamava la sua unione al nuovo Regno d'Italia. Dopo la battaglia di Milazzo e la liberazione di Messina, Garibaldi passò lo stretto e si avviò verso Napoli, lasciando sull' isola un esercito per liberare le città ancora in mano ai Borboni. La guarnigione borbonica di Siracusa era ben asserragliata in città e la popolazione, temendo rappresaglie, si rifugiò nelle Latomie, nelle campagne e nei paesi vicini. L'esercito che stava raggiungendo Siracusa, non dovette combattere perché i Borboni stavano già abbandonando, via mare, la città. A Napoli re Francesco si rifugiava nella fortezza di Gaeta. Nella chiesa del Collegio di Siracusa, Raffaele Lanza convocò il popolo per eleggere il primo Consiglio Civico. Si sistemarono le strade ed i
palazzi, si alberarono i viali, furono aperte delle banche
per venire incontro alle necessità della cittadinanza,
nacquero Con decreto del 7 luglio 1866 il Parlamento Italiano sciolse le comunità religiose, destinando ad usi civili e militari i conventi e i monasteri:
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il monastero di S. Agostino ospitò l'Intendenza di
Finanza;
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l'Oratorio di S. Filippo Neri divenne Liceo Classico
"Tommaso Gargallo";
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il convento del Carmine ospitò la caserma dei
carabinieri "Vincenzo Statella";
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il convento di Santa Maria ospitò gli uffici della
Prefettura. Nel contempo molte chiese furono demolite: S. Giacomo, la parrocchia del castello, fu demolita il 22 novembre 1872 e con la sua pietra si costruì il Teatro Comunale'', stessa sorte toccò al monastero dell" Annunziata, alla chiesetta delle Grazie (per dissotterrare il tempio di Apollo), alla chiesa di Santa Teresa e di Maria SS. d'Itria. Dal 1860
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Il teatro
comunale realizzato con la pietra della chiesa di San Giacomo demolita nel 1872 |
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DALL'UNITA' D'ITALIA ALLO STATUTO SPECIALE |
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Dopo l'Unità d'Italia, i grossi squilibri economico-sociali esistenti tra nord e sud non solo non furono rimossi, ma addirittura si accentuarono; l'estrazione dello zolfo, la produzione ed il commercio del vino e degli agrumi, che fino al 1860 avevano rappresentato lavoro e ricchezza per i siciliani, furono gravemente danneggiati da una serie di provvedimenti ministeriali nati per proteggere i prodotti delle industrie che, però, erano tutte concentrate al Nord. L'improvvisa crisi agricola portò parecchi siciliani a cercare lavoro all'estero, mentre le inevitabili agitazioni popolari vennero soffocate con la forza e spesso anche nel sangue. L'Unità era una realtà che non poteva essere ignorata e i siciliani lentamente maturarono una coscienza unitaria, ma con il resto della nazione condivisero più dolori che gioie. La prima guerra mondiale ( 1915-1918) vide i soldati siciliani combattere al fianco di quelli del nord per liberare Trento e Trieste dagli Austriaci e 50 mila di essi non rividero più la loro terra. Numerosi nostri conterranei furono decorati con medaglie d'oro, in particolare a noi piace ricordare il marinaio siracusano Francesco Angelino (1893-1990) che con un MAS forzò il porto di Pola. Nel corso della seconda guerra
mondiale ( 1 940-1945) La fine del conflitto fu suggellata dalla firma dell'armistizio, in una tenda da campo allestita nelle campagne di Cassibile. Il movimento separatista, nato sulle
rovine della guerra, attirò sull'isola l'attenzione del
Governo Italiano che istituì Lo statuto venne approvato a Roma, il 15 maggio 1946, |
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Cassibile 3 Settembre 1943:in una tenda allestita in
contrada San Michele si firma l'armistizio. Il generale Castellano, in abito scuro, rappresenta il governo italiano |
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