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RITORNANO I CARTAGINESI
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Testo tratto da Siracusa 27 secoli di storia di Carlo Morrone Editore Maura Morrone |
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La guerra tra Atene e
Siracusa aveva messo in ginocchio gli eserciti di
vinti e vincitori; tentò di approfittarne Cartagine
che intervenne in Sicilia, invitata da Egesta,
ancora una volta "disturbala" da Selinunte. Nel 409, incoraggiati dalla
neutralità espressa da Siracusa, i Cartaginesi
eseguirono con rapidità la "missione Selinunte":
trucidarono 16.000 soldati e raserò al suolo la
città. Poi, anziché fare rotta verso l'Africa, come
i più ingenui avevano credulo, posero nel loro
mirino la città di Imera: Annibale intendeva
vendicare, dopo settant'anni, la sconfitta che
Siracusa, appoggiata da Agrigento e da Imera, aveva
inferto al nonno Amilcare. Fu a questo punto che
Siracusa uscì dalla sua neutralità e corse in aiuto
della consorella ma, dopo un inizio assai positivo,
Diocle ricondusse l'esercito siracusano a casa,
perché raggiunto dalla falsa notizia che una flotta
cartaginese puntava su Siracusa. Imera, lasciala sola, fu rasa
al suolo: uomini, donne e bambini furono
barbaramente trucidati. Furono risparmiati solo
3.000 soldati che, in catene, furono condotti da
Annibale sul luogo ove il nonno aveva perso la
battaglia e la stessa vita; qui, in una sorta di
rito macabro offerto alla memoria di quei caduti, li
fece trucidare uno per uno. Sulle ceneri di Imera, una
colonia cartaginese fondò la città di Therme. Appena tre anni dopo,
Annibale fece vela verso la Sicilia per regolare gli
altri "conti in sospeso": restavano da punire
Agrigento e Siracusa. Agrigento fu rapidamente
conquistata, nonostante il tiepido aiuto portato
da Siracusa con il generale Dafneo. I generali
agrigentini, accusali di alto tradimento, furono
tutti giustiziati; stessa sorte toccò al generale
Dafneo, accusato d'avere condotto un'azione
pro-Agrigcnto non sufficientemente decisa. Alla sentenza di colpevolezza
pronunziata contro Dafneo, si pervenne grazie alla
veemenza dell'arringa di un giovane promettente
oratore, di cui la gente diceva un gran bene:
Dionisio. A Dionisio, che aveva
dimostrato di possedere grandi capacità anche in
campo militare, fu affidato il compito di
organizzare la difesa della città, in vista
dell'attacco punico; fu il ritorno alla tirannide. Prima di condurre l'attacco
su Siracusa, i Cartaginesi pensarono di indebolire
la città di Gela che avrebbe certamente disturbato
le operazioni di assedio. Questa volta fu lo stesso
Dionisio a guidare gli aiuti, ma, constatata la
superiorità numerica dell'avversario, fece presto
ritorno a Siracusa conducendo con sé tutta la
popolazione di Gela. Sotto Dionisio I, Siracusa
segnò l'apogeo della sua potenza, arrivando a
dominare due terzi della Sicilia e quasi tutta la
Calabria, mentre la città arrivò a contare 50 mila
abitanti. Qualche autore parla di 100 mila, altri di
250 mila, di 800 mila e persino di oltre un milione
di abitanti. Dionisio fortificò la città
innalzando poderose mura che, partendo da Scala
Greca (in fondo all'attuale viale), giungevano al
porto grande, passando su per l'altura dell'Epipoli.
In cima a questa fece costruire quello che è
considerato un prodigio dell'architettura militare
greca: il Castello Eurialo, un'opera ciclopica per
la cui esecuzione seimila operai lavorarono per
circa sei anni. L'assedio cartaginese giunse
puntuale nel 397 a.C. e i lavori di fortificazione,
sia pure incompleti, sostennero egregiamente
l'impatto. Giunse inaspettato l'aiuto
della stagione estiva che fece sprigionare dai
pantani micidiali esalazioni, mentre l'enorme
quantità di morti insepolti diffondeva un fetore
insopportabile: scoppiò la peste nell'accampamento
punico e l'esercito in breve fu decimato. Dionisio
completò l'opera attaccando l'accampamento divenuto
in realtà un lazzaretto. Nei trentotto anni di
governo, Dionisio sì scontrò più volte con i
Cartaginesi, ma non riuscì mai a debellarli del
tutto. Morì nel 367 a.C. a causa di
una breve ma violentissima indigestione. Il figlio Dionisio il fu il
suo successore naturale, ma non ebbe la risolutezza
del padre e la sua corte tu ricettacolo di
danzatrici, cortigiane, attori, suonatori ed
adulatori. Feste e banchetti erano quasi
quotidiani. Il cognato e genero Dione usò ogni mezzo
per ridurre alla ragione il re, ma riuscì solo a
procurarsi odio e disprezzo. Fu ugualmente tenuto a
corte perche amato e tenuto in altissima
considerazione dal popolo. Dione, autorizzato da
Dionisio, nel 364 a.C. fece giungere Piatone da
Atene. In breve la corte divenne una palestra di
intellettuali, ma poi, impaurito per il grande
rispetto che tutti riservavano sia a Piatone che a
Dione, Dionisio tenne il primo, come si direbbe oggi
"agli arresti domiciliari" e allontanò il secondo
dalla città, accusandolo di tramare contro di lui.
Dione riuscì non solo a rientrare in città con la
forza, ma a prendere anche il potere, Dionisio, che
si trovava in Apulia, saputo che il giovane era
stato accollo come "liberatore della patria",
preferì fermarsi a Locri (la città di sua madre) e
predisporre da qui le operazioni di rientro. I
sostenitori di Dionisio riuscirono ugualmente a
mettere Dione in cattiva luce e, nel 354 a.C.,
Callippo lo fece assassinare da sicari di Leontini. |
| DIONISIO PRIMO |
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LA CITTA' IN MANO A TIRANNELLI
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Morto Dione, regnarono a
Siracusa tiranni di poco conto: Callippo, colui che
aveva organizzato la congiura contro Dione, regnò
per soli 13 mesi; finì ucciso, pare, con la stessa
arma con cui era stato finito Dione: Ipparino.
fralello di Dionisio II, gozzovigliatore e
ubriacone, finì ucciso dopo soli due anni di regno;
Niseo, altro fratello di Dionisio II, ancor più
dissoluto e spregiudicalo dei precedenti, fu presto
cacciato dallo stesso Dionisio ritornato da Locri. Per liberarsi dì Dionisio,
gli oligarchici siracusani chiesero aiuto a Iceta,
tiranno di Lcontini. Nel 344 a.C. Iceta entrò a
Siracusa; ma intanto giungevano da Corinto gli aiuti
che i Siracusani avevano chiesto all"inizio del
conflitto. Tìmoleonte, che guidava la
spedizione, sconfisse ad Adrano, Iceta che, nel
frattempo, si era alleato addirittura con i
Cartaginesi, mentre vedeva il suo esercito
infoltirsi di volontari, fautori della dcmocrazia.
Dionisio, vistosi perduto, nottetempo caricò i suoi
tesori su una trireme e sparì da Siracusa e dalla
storia. Con Dionisio II si estinse la
dinastia dei Dionisii. All'arrivo di Timoleonte,
Iceta ed il generale cartaginese Magone,
abbandonarono le loro posizioni e fecero ritorno
nelle rispettive città dì provenienza; Magone,
accusato di codardia, fu condannalo a morte, Timoleonte a Siracusa istituì
la nuova repubblica; fece distruggere tutti quei
monumenti che ricordavano la tirannide, e ripopolò
la città, ridotta ormai a poco più di un villaggio,
richiamando genti dalla Grecia, dall'Italia e dalle
isole, pr0mettendo "agevolazioni fiscali". Siracusa rifiorì, ripresero i
traffici mercantili e anche i mari furono ripuliti
dai corsari. Nel 337a.C, ritenendo
compiuta la sua missione, si ritirò nella villa di
Tremilia, che i Siracusani riconoscenti gli avevano
offerto. |
| DIONISIO SECONDO |
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I funerali di Timoleonte, in un dipinto di Giuseppe Sciuti (1874) |
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