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L'ASSEDIO DI SIRACUSA |
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Il console
Marcello |
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A proteggere il "popolo di ladroni"
fu inviato in Sicilia il console Appio Claudio, che riuscì a
mettere in fuga Ierone II e i Cartaginesi che assediavano
Messena(264a.C). L'opera di romanizzazione della
Sicilia fu ripresa l'anno successivo, quando le legioni
romane, occupate Tauromenio (Taormina) e Catana, si
portarono fin sotto le mura di Siracusa. Ierone, per evitare guai peggiori,
chiese ed ottenne la pace, dietro il pagamento di cento
talenti e con l'impegno di rifornire l'esercito romano
durante gli scontri con i Cartaginesi (Guerre
Puniche). Il duello tra Roma e Cartagine si
svolse in tre riprese, per quasi 120 anni: dal 264 al 241
a.C. Durante la prima guerra punica
(264-241 a.C), Ierone mantenne rapporti amichevoli sia con
Roma che con Cartagine e, non disturbato, potè dedicarsi
alla fortificazione e all'abbellimento di Siracusa. Morì nel 215 a.C., mentre Roma
combatteva la sua seconda guerra punica. Con la morte dì
Ierone II inizia il declino della potenza siracusana. Per volere dell'estinto re, il regno
passò al nipote quindicenne Jeronimo che governò con
l'appoggio di quindici tutori. Divenuto adulto, questi
licenziò tutti e sposò Pitio, un'ambigua cortigiana che,
appoggiala dagli zii del marito, Adranodoro e Zoippo, portò
Jeronimo alla rottura dell'alleanza con Roma. Il nuovo ed inesperto re di Siracusa
concluse un trattato di pace con i Cartaginesi, nonostante
il pretore di Sicilia, Appio Claudio, gli avesse ricordato
più volte i vecchi patti stipulati dallo zio con Roma. Agli ambasciatori romani, che trattò
molto freddamente, Jeronimo beffardamente chiese, fra
l'altro, notizie sulla disfatta di Canne (a Canne i Romani
avevano subito nel 216 a.C. una umiliante sconfitta ad opera
dei Cartaginesi) e, molto ingenuamente, preparò 17.000
uomini per attaccare la potenza romana. Fu ucciso prima che l'operazione
potesse avere inizio. Per la successione si accesero, a
Siracusa, violente dispute e Roma, per rimettere ordine,
spedì il console Marcello che, giunto nei pressi di
Siracusa, fece subito sapere di essere lì pervenuto per
portare ordine e libertà, non guerra, ma che comunque, se
non avesse trovato collaborazione. sarebbe stato costretto
ad usare la forza. Non gli pervennero segnali positivi
dall'interno della città e fu l'assedio. Marcello tentò più volte di aggirare
o forzare le mura, ma la solidità degli impianti e la
genialità dì Archimede che a ritmo impressionante costruiva
ingegnose e micidiali macchine da guerra, convinsero il
console romano che non era il caso di forzare i tempi e che
la presa di Siracusa era solo questione di tempo: bisognava
solo attendere. Condusse la flotta nel porto grande
della città ed accampò l'esercito nei pressi dell'Olimpeion. Tra attacchi, tentativi e attese,
trascorsero due anni e ne sarebbero trascorsi certamente
altri, visto che Siracusa era abbondantemente rifornita dai
Cartaginesi. In una delle tre giornale di festa
che annualmente si organizzavano a Siracusa in onore di
Diana, i soldati romani riuscirono a scavalcare la torre
Galearia (nei pressi di Scala Greca), irruppero nella
Neapolis e si impossessarono della fortezza dell'Eurialo. Gli abitanti di Tiche e di Akradina
aprirono loro le porte, con la promessa che avrebbero avuta
salva la vita, ma Martello non poté evitare il saccheggio.
Poi la svolta: lo spagnolo Merico, interpretando il
desiderio dì molti Siracusani che chiedevano il ritorno
all'alleanza con Roma, e corrotto dalle promesse fattegli da
Marcello, spalancò nottetempo le porte di Ortigia
all'esercito romano che si riversò per le strade. Nonostante fosse stato ordinato un
saccheggio incruento e il rispetto delle abitazioni e del
monumenti, la violenza dei soldati, che attendevano da due
anni quel momento, venne fuori irrefrenabile e fu una
strage. In quell'occasione fu ucciso lo stesso Archimede,
pare per errore, non riconosciuto e non avendo nulla egli
fatto per esserlo. Quasi tulle le opere d'arte, che
ornavano le strade e i palazzi di Siracusa, presero la
strada di Roma, con il plauso dello stesso Cicerone che
sottolineò come "(avrebbero degnamente ornato la nostra
città". Prima di lasciare la Sicilia,
Marcello inferse ai Cartaginesi una pesante sconfitta, nei
pressi di Imera (una zona sfortunata per i Punici, questa!)
e, se avesse spinto più oltre la sua azione, avrebbe potuto
allontanarli definitivamente dalla Sicilia, ma il console
aveva troppa fretta di giungere a Roma, dove pensava si
stesse organizzando il suo trionfo. A Roma, però, Marcello trovò solo
un'ovazione; il trionfo gli fu negato, proprio per avere
lasciato a meta l'azione iniziata contro i Cartaginesi. In
testa al corteo, che Marcello aveva organizzato, sfilava il
traditore Merico, cinto di corona aurea e avvolto in uno
sfavillante mantello. |
| IERONE SECONDO |
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LA SICILIA ROMANIZZATA
(212a.C-468d.C.) |
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Nauseati per come il console Marcello
aveva gestito l'assedio e l'occupazione della città, i
Siracusani presentarono al Senato Romano una formale e
dettagliata denuncia, in seguito alla quale il console,
temendo per la sua stessa vita, chiese ed ottenne di essere
sostituito. Giunse da Roma, Marco Valerio Levino. Il nuovo console elevò Siracusa a
capitale della provincia e lavorò alacremente perchè la
nobile città greca risorgesse e risanasse soprattutto le
finanze compromesse dal lungo assedio. Dal canto suo Roma completò la
conquista dell'intera isola che fu governata da un Pretore
(residente a Siracusa) e da due Questori (uno residente a
Siracusa e l'altro a Lilibeo, l'odierna Marsala). Un Censore
ogni cinque anni censiva la popolazione ed un Edile curava
gli edifici pubblici, i templi, le mura della città e gli
acquedotti. Siracusa lentamente riprese i suoi
traffici marittimi e terrestri ma non arriverà mai più alla
prosperità goduta in epoca greca; Roma non era molto attenta
ai problemi delle sue province lontane; la stessa
riscossione dei tributi era affidata ai privati che agivano
autonomamente, generando numerosi episodi di malcontento. Per ben due volle i contadini
tentarono di ribellarsi allo strapotere romano, nel 135 a.C.
e nel 104 a.C., ma entrambe le rivolte furono sedate con
spargimento di sangue. |
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L'EPOCA DI VERRE |
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I Pretori spediti in Sicilia pareva
obbedissero ad un unico e comune istinto: la cupidigia;
depredavano, intimidivano, impoverivano, uccidevano. Fra
costoro certamente il posto d'onore spella a Verre che nel
Non esisteva oggetto di valore che
non attirasse la sua attenzione: spogliò case ed edifici
pubblici di ogni cosa: statue, monili, vasellame,
argenteria, abiti. Mise le mani sui tesori dei templi,
spogliò le statue di ogni oggetto che avesse un minimo di
valore, portò via vasi di terracotta e di bronzo, quadri.
Rovinò centinaia di cittadini benestanti con l'aiuto di
censori che egli stesso nominava.
II malgoverno di Verre durò fino al
Metello, diligentemente, trasmise le
denunce a Roma, da dove, per una raccolta completa di dati e
prove, furono inviati Marco Tullio Cicerone ed il fratello
Lucio. A Roma Cicerone espose ogni cosa con
la veemenza e la incisività universalmente riconosciutegli
nelle Verrine. A proposito del tempio di Atena, racconta che
era stato spogliato "fino a farlo sembrare devastato non da
nemico in guerra ma da una banda di selvaggi pirati ". Impaurito, Verre sparì da Roma, prima
ancora che venisse letta la sentenza. I Siciliani furono
risarciti, ma delle opere d'arte sparite non si vide
l'ombra. I piccoli proprietari terrieri,
irrimediabilmente rovinati, per pagare i debiti contratti in
quegli anni, furono costretti a vendere le loro terre a
ricchi forestieri che provenivano da Roma. Nacque il
latifondo che porterà gran parte delle terre della Sicilia
(già granaio di Roma) a restare incolte e mal sfruttate. Gli
ex ricchi si dettero al banditismo nei folti boschi
dell'isola.
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SIRACUSA ROMANA |
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A Siracusa, per l'insediamento in
Acradina di una colonia romana, per lunghi anni si parlò
contemporaneamente il greco ed il latino, ma la
romanizzazione del territorio avveniva lenta ed inesorabile.
Il
Senato greco fu sostituito dal
Collegio dei decurioni i cui membri erano tutti scelti fra i
romani della colonia; il culto religioso fu romanizzato;
sorsero numerosi edifici civili e religiosi, si modificarono
quelli esistenti, rendendoli più conformi alle nuove
esigenze: sorsero l'Anfiteatro, le Terme e il Ginnasio.
Molti rimaneggiamenti del Teatro Greco, sono propri di
questo periodo. L'età dell'oro, come fu chiamata
l'epoca di Ottaviano Augusto, fece sentire i suoi influssi
anche e soprattutto in Sicilia, anche se non vi fu il
ritorno all'antica floridezza. Intanto il Cristianesimo andava
diffondendosi anche in Sicilia, e a Siracusa sorse la prima
chiesa cristiana d'Europa, quella voluta dal vescovo
Marciano nel 39 d.C. Nel 313 Costantino, emanando l'Editto
di tolleranza, lasciò ognuno libero di pregare il proprio
dio; a ritmo vertiginoso sorsero edifici per il culto
cristiano in tutte le province evangelizzate dell'Impero:
basiliche, battisteri e chiese di ogni dimensione
proliferarono ovunque; antichi templi pagani divennero, con
sostanziali modifiche, chiese per il nuovo culto. A Siracusa, il vescovo Germano eresse
tre basiliche: S. Pietro, S. Paolo (366) e S. Foca,
nei pressi di Priolo(371). Il vescovo Germano morirà esule
sull'isola di Magnisi (vicino a S. Foca di Priolo), punito
da Costanzo, figlio del grande Costantino, che, succeduto al
padre, aveva ripreso la lotta contro i Cristiani. Alla fine dell'Ottocento il vescovo
Fiorenza rinvenne sotto i gradini dell'altare della basilica
di S. Foca, ad un metro di profondità, un corpo, che
attribuì a Germano, e che fece traslare in Cattedrale. Ancora persecuzioni saranno promosse
dal successore di Costante, Giuliano al quale i cristiani
diedero il titolo di Apostata (rinnegatore). Morendo in una spedizione contro i Persiani, Giuliano pare abbia esclamato: "Giudeo, hai vinto!": trionfava infatti il Cristianesimo, ma l'impero di Roma si avviava irrimediabilmente verso lo sfaldamento. |
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