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Da Tica, volgendo verso l'interno
dell'Isola, a nord, si saliva alle Epipoli, cioè la parte
alta e fortificata della città, ove i tiranni addensavano le
milizie mercenarie colle quali tenevano in soggezione la
città, pronti a lanciarle su di essa ad ogni tentativo di
ribellione. Le Epipoli eran formate da tre colli: il
Labdalon, l'Essapilon e l'Eurialo, il più elevato e
fortificato; tutti i tre ampi castelli eran riuniti da
quella famosa muraglia che Dionisio il vecchio, per
premunirsi contro i Cartaginesi minaccianti Siracusa, fece
sorgere in venti giorni, impiegandovi settantamila schiavi,
divisi in tante squadre di duecento uomini, ognuna sotto la
direzione d'un architetto, ed impiegando al traino delle
pietre dalle antiche e nuove Latomie, per l'occorrenza
aperte, seimila paia di buoi.
Queste mure misuravano in lunghezza trenta stadi, quasi
cinque chilometri e mezzo Tucidide, fra. gli scrittori
antichi, parla a lungo delle Epipoli od Epipole nella sua
storia delle guerre del Peloponneso, e dice che nel circuito
di quella fortezza potevano capire cinquantamila Ateniesi. È
da notarsi però che al tempo della guerra tra Siracusa ed
Atene i forti della Epipole non erano per anco riuniti, come
qualche anno appresso, da una sola muraglia, ne, come più
tardi avvenne per opera di Dionisio, erano direttamente
comunicanti colla città; tuttavia l'importanza di questo
baluardo estremo di Siracusa era grandissima e non poco
faticarono i Siracusani a snidarvi gli Ateniesi, che di
sorpresa se ne erano impadroniti ed avevano tagliati gli
acquedotti alimentanti la città e che avevano origine a
molta distanza nell'interno nell'alta valle dell'Anapo.
Questi erano per lo più sotterranei, -ed i cittadini
estraevano l'acqua da aperture, alcune delle quali ancora
oggi esistono alla superficie del suolo a guisa di pozzi nel
cui fondo vedonsi scorrere abbondanti canali d'acqua. Gli
antichi acquedotti di Siracusa entravano nell' Epipole sotto
il castello d'Eurialo ; percorrevano questa regione
tenendosi quasi paralleli alle mura di Dionisio: e dopo
avere fornita d'acqua Tica ed Acradina, attraversando il
mare per il Porto Piccolo, finivano in Ortigia, forse ov'
era ed è ancora la famosa fonte d'Aretusa.
Delle mura Dionisee dell'Epipoli, se ne vede ancora una
buona parte a settentrione della strada di Catania, ove
questa discénde verso il litorale, cominciando dalla
località che è detta Scala Greca — perché di là l'oste di
Nicia si introdusse, sembra, nella fortezza — ed andando
fino al colle di Labdalon, dall'alto del quale, nella
località ora detta la Targetta, si veggono gli avanzi della
porta ove avvenne fra Marcello ed i Siracusani lo scambio
dei prigionieri. E fu dalla sommità della Epipole, come già
abbiamo detto, che Marcello, contemplando il panorama
superbo della città cui stava per abbandonare agli orrori
della guerra, proruppe, secondo Tito Livio, in pianto. Alte
mura dividevano l' Epipole da Tica: ma una via sotterranea,
nella quale potevano passare quattro cavalli di fronte,
univa le due parti di Siracusa : per modo che l'una
all'altra poteva recare soccorso, senza che per questo si
dovessero aprire le porte con pericolo di un'irruzione
nemica. L'Epipoli, per la sua natura e posizione, era un
quartiere essenzialmente militare: e si hanno forti ragioni
per credere che all'infuori delle milizie, ogni altra
popolazione vi fosse esclusa.
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