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Da Eurialo scendendo per il versante
orientale delle colline, verso Ortigia, cominciavano le
alte, doviziose fabbriche della Neapolis l'ultima delle
città siracusane o porto di Siracusa, gareggiante per
splendore ed amplitudine con Acradina ed Ortigia. |
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Testo tratto da:
SIRACUSA E IL SUO TERRITORIO |
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Il quartiere di Temenites, prendeva il nome da un santuario di Apollo situato a ridosso del teatro, inglobato successivamente entro una nuova area urbanizzata, la Neapolis. Il complesso monumentale del teatro e dell'Ara di lerone II (e verosimilmente anche dell'anfiteatro, costruito in seguito) faceva parte, secondo l'esplicita testimonianza di Cicerone, di tale quartiere. Nella stessa zona doveva trovarsi anche il più celebre santuario di Demetra e Kore, che fu saccheggiato dai Cartaginesi di Imilcone nel 396 a. C. (Diodoro, XIV 65). Sappiamo infatti che esso era situato in un'appendice di Acradina esterna alle mura, e che poi fu incluso nel quartiere della Neapolis (dove l0 colloca Cicerone: Verrine, II 4, 119): qui venivano pronunciati i giuramenti ai quali si voleva conferire un particolare carattere di sacralità. In questa zona si apriva nelle mura una porta, che viene chiamata Temenitide dal nome del vicino quartiere (Plutarco, Vita di Dione, 29): da qui doveva uscire una via, che si dirigeva verso il santuario extraurbano di Zeus Olympios, intorno al quale era sorto ben presto un villaggio (Tucidide, VII 4). Tra le mura e il santuario è la contrada del Fusco, sede della principale necropoli arcaica e classica di Siracusa, largamente scavata a partire dal secolo scorso. Qui si trovava il sepolcro di Gelone, distrutto da Imilcone nel 596 (Diodoro, XIV 64), e forse anche 11 sepolcro di Archimede, che Cicerone localizza fuori delle porte di |
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