Conigliaro Gaspare molini - Siracusa era

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Conigliaro Gaspare molini

citati anche nel supplemento ordinario alla gazzetta ufficiale del Regno d'Italia n. 20 del 4 Febbraio 1935 anno XIII



tratto da "I SIRACUSANI"  ANNO II N.10 NOVEMBRE-DICEMBRE 1997


I Conigliaro
di Corrado Cartia
In data 18 Marzo 1894 lo Stabilimento "Santa Lucia", pane, pasta, farina è biscotti, di Gaspare Conigliaro, venne ceduto "nel loro esclusivo interesse" ai figli Carmelo, Salvatore e Giuseppe. Una vera e propria stirpe, quella dei Conigliaro, legata alla operatività e all'ingegnosa imprenditoria che dagli albori del '800 e fino a metà del Novecento, ebbe mi gran ruolo per l'economia e lo sviluppo di Siracusa.
Erano tempi in cui sorgevano le prime iniziative commerciali legate al porto, ai trasporti, all'industria: in cui i siracusani di gran¬de volontà seppero creare quelle infrastrutture e relative strutture per «lare lavoro e per avviare quelle attività industriali basate ancora sui prodotti della natura e la loro trasformazione. Fu così che il 25 novembre del 1906, L'Eco della Provincia, giornale fondato a Siracusa dall'avv. F. Carlo Corpaci, pubblicava in prima pagina un articolo dal titolo: "Un lieto avvenimento - il primo Vapore siracusano". Si trattava di un evento ripreso da un altro giornale siracusano, Gazzetta, riguardante l'opportunità e i vantaggi di una linea di Vapori propri per l'importante attività legata all'esportazione degli agrumi... collegando altresì l'argomento con la necessità di una scuola nautica
L'articolista dell'epoca ha un balzo, come uno scossone, e si introduce nella critica della società siracusana del tempo affermando che fortunata¬mente fra tanta miseria e decadenza economica, la fede nella grandezza a venire della nostra marina e il coraggio delle imprese noti sono del tutto spenti. Ammirevole e raro esempio ce ne danno i fratelli Conigliaro di Gaspare: Carmelo, Salvatore, Giuseppe nonché Campisi Luciano.
I distinti fratelli Conigliaro avanzarono, come narrano le cronache, in quella derelitta Siracusa, con la grande industria del molino- pastificio e quindi con l'altra impresa marinara, con intraprendenza e coraggio non comuni. I fratelli Conigliaro, infatti, comprarono un grosso Vapore, con capitali propri, per una cifra non indifferente che all'epoca fu di duecentomila lire, e fu il primo Vapore che la marineria siracusana potè vantare di avere. Con loro, il paren¬te e socio Luciano Campisi, esperto marittimo. Nasce così una nuova generazione del lavoro, a rileggere i testi che parlano dell'iniziativa di quei tempi: "...del lavoro, il miglior merito che un uomo possa vantare, senza di che non potrebbe esserci progresso economico e civile, essendo il lavoro il primo fattore per produrre la ricchezza e il benessere dei popoli". Concetti, questi, vecchi di oltre un secolo, ma di cui oggi non si sente parlare se non in termini solo pro¬positivi e non certamente attuativi come succedeva per i Conigliaro e altri, pochi, ma buoni siracusani.
E vogliamo ricordare che quel Vapore, il Britannia, era di fabbricazione germanica, lungo settanta metri, largo dieci, con macchine a "sistema triplice espansione". L'equipaggio era composto da Sebastiano Amato, capo macchinista, da Palermo; secondo ufficiale Sebastiano Pennuto, siracusano; comandante Salvatore Sampognaro da Catania, e venti uomini di equipaggio, tutti da Siracusa.
Il Britannia verrà destinato agli scali del Mediterraneo, dell'Adriatico e del Mar Nero, per trasportare agrumi, grani, asfalto e altri generi di merce. Arrivò a Siracusa il 23 dicembre del 1906 e divenne il mezzo attivo per lo sviluppo della ditta "F.lli Conigliaro & Co." a beneficio, altresì, dei trasporti e del commercio siracusani.

stabilimento molini conigliaro in Via Arsenale


Ma i Conigliaro firmarono anche quell'intensa attività del famoso Pastificio, che sorgeva nella storica via Arsenale, dove oggi esiste il comples¬so INA. Nacque per iniziativa di Gaspare Conigliaro senior, e fu realizzato da una impresa di Varese.


Ai primi del Novecento Giuseppe Conigliaro partiva spesso per andare ad acquistare quantità di "grani" in altre piazze, dove lo portava il suo buon fiuto di imprenditore accorto, considerando che in Sicilia le brutte annate parevano succedersi una dopo l'altra. Cominciò a frequentare, soprattutto, certe zone di Francia e Olanda che offrivano buone possibilità di approvvigionamento. Delle iniziative di Giuseppe poco o nulla sapevano i fratelli Salvatore e Carmelo. Infine il "grande affare" quando piazzò, lavorando su Genova, l'import di quel momento ricavandone la cospicua cifra di un milione netto che sarebbe servito a formare un capitale di trecentotrentatremila lire a testa per i fratelli Conigliaro. Intanto era entrato già in attività il Britannia che trasportava semilavo¬rati agricoli in Siria e in Russia, rifornendo gli stessi mercati di crusca per il bestiame. Era attivo, allora, anche il Mulino dove attualmente c'è la sede di una confederazione sindacale e, poco più in là, una storica officina per automobili. Nel 1943, il 17 gennaio, il complesso, già dan¬neggiato durante il conflitto bellico, subì un incendio, ma fu totalmente ricostruito nel '53, anno in cui nonno Conigliaro ricevette le insegne di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Gronchi. Morì nel dicembre del '60

E ovvio che di altre attività dei Conigliaro avremmo potuto parlare; ma senza togliere nulla al recente, ci interessava di più il filone storico della stimata famiglia siracusana, in un'epoca, come quella attuale in cui, a nostro avviso, servono esempi di concreta operosità.





 
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