Oleandri Siracusa - Siracusa era

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Oleandri Siracusa

1993/94, il Comune su Consiglio e asserzione della Soprintendenza di Siracusa nel restaurare la piazza fece sradicare gli alberi al fine di evitare il propagarsi della radice.
La piantumazione degli Oleandri secondo Paolo Giansiracusa:da una analisi iconografica dedotta da foto e disegni si evince che la Piazza del Duomo e la Piazza Minerva hanno avuto oleandri già dopo l'Unità d'Italia. Nel 1918 dopo la sistemazione del sagrato e in seguito alla trasformazione della piazza in Via Minerva i vecchi alberi furono salvati in parte, altri furono sostituiti con piante giovani.
Gli oleandri di Corso Umberto e quelli di Viale Regina Margherita sono invece del periodo umbertino e furono piantumati a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo.


Così scrisse a suo tempo Paolo Giansiracusa nostro amico e storico dell'arte quando venne cancellata parte di storia della nostra città






Tratto da “I SIRACUSANI” ANNO III N.15 SETTEMBRE OTTOBRE 1998
di Paolo Giansiracusa


Dopo l'abbattimento delle mura spagnole, la piccola città sorta M-Jintorno alla mole robusta del Tempio d'Athena, raccolta nel nido di case dell'isola di Ortigia, si aprì al nuovo corso politico della nazione e si lasciò inondare dalla luce e dai profumi del Mediterraneo.
Le ferite delle demolizioni e le nuove linee di sviluppo urbano extra moenia videro subito all'opera i migliori operatori dell'ornato pubblico: architetti e scultori, stuccatori e scalpellini, mosaicisti e affrescatori. Lo stile nuovo dell'Europa liberty, a lungo rinviato per far posto all'invadente accademismo neo-classico, finalmente con il Novecento percorse le vie medievali di Ortigia, si insinuò tra i segni urbani appena tracciati della Borgata Santa Lucia, decorò prospetti e ringhiere, mensole e conci di chiave. Persino il Cimitero accolse la nuova flora di pietra dolce e di ferro battuto. Così D'Annunzio conobbe Siracusa, la bella Doriese dell'effigie d'oro con i suoi delfini e i suoi cavalli. Una città profondamente classica a cui ora si aggiungeva il decoro gentile dei fiori della Primavera scolpiti nel calcare giallino o rubati al ferro caldo della fucina del fabbro.
Nelle nuove strade così come negli spazi antichi fiorì l'oleandro rosa e bianco, l'arancio amaro e il bosso fitto nelle siepi più ombrose.
Ancora oggi nella Piazza del Duomo, lungo il Corso Umberto ed il Viale Cadorna, sulla Via Malta e lungo il Viale regina Margherita l'oleandro rosa e i fiori delicati del liberty creano una continuità cromatico-segnica che resiste felice alle mode del tempo. D'Annunzio inseguendo Dafne e l'azzurra Cyane, Aretusa e le sue acque mitiche, alla fine della corsa poetica sente il grido dell'allodola e avendo scolpita negli occhi l'immagine felice di Siracusa aggiunge. "Un'altra era con noi, ma restò muta, tra gli oleandri lungo il bianco mare".
Questi oleandri come quel liberty che li incornicia, oggi vivono momenti di trepidazione, tra la speranza di resistere e il timore di essere falciati dall'ondata di chi con capriccio e barbarie non sa essere rispettoso del passato.
No, l'oleandro no! Non si può toccare e nemmeno quel liberty dorato che è forma e sostanza di una stagione di sogni e di speranze; un stagione che deve riprendere la corsa del tempo per noi creature dell'inquietudine e per i nostri figli artefici del divenire.
Così scrissi io dedicandola al soprintendente di allora oggi benemerito:
16
L’OLEANDRU FU…NU’ JE’, FORSI RITORNA
Vo-scen-za Benerica a vui ca stimu tantu
baciamu i manu
Vutarisi rarreri a riuddari
iè cosa bona e giusta se sebbi a caminari
Omini pianti animali ie cosi
‘nsemi o chianu ra mattrici pi vuluntà divina
Viri chi magnificenza
ri sti pettri antichi e saggi
‘N ciuffu r’erba
na pinnillata i virdi
n’arcubalenu ri spiranza pi cu talia
O chianu ra santuzza nostra
tra viddi giallu russu ri l’oleandri beddi
godi l’occhiu ie l’anima a ‘ssa vista
Santa allianza
tra maistria i l’omini ie natura
Accussì iè u pararisu
o ci assimigghia

FOTO POSTATE DA ROBERTO CAPOZIO
GLI OLEANDRI CHE FURONO SIRACUSA PIAZZA DUOMO
 
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