Palazzo INAIL - Siracusa era

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Palazzo INAIL

Tratto dalla rivista "ILLUSTRAZIONE SIRACUSANA" di Franca Gianni
postato da Matteo Masoli su memoria siracusana

Speculazione edilizia negli anni '50

Lo scandaloso Palazzo INAIL in piazza Luigi Greco Cassia
lo spiazzale prima della costruzione



dopo lo scempio e la speculazione



Ci rimasero male, quella mattina di ottobre del 1950, i Siracusani che trovandosi a transitare sul ponte umbertino videro una squadra di operai innalzare le staccionate in piazza Luigi Greco Cassia. Per la verità in città ormai da mesi se ne parlava, anche se ognuno, preso dalle proprie incombenze, non aveva molto tempo per preoccuparsi di problemi edilizi. Sotto gli occhi di quei passanti stava per consumarsi il primo atto di quello scempio edilizio che fu la costruzione del palazzo detto "dell'INAIL".
In seno al Consiglio comunale c'erano stati, è vero, accorati dissensi da parte di autorevoli cittadini, istanze di privati e di enti, nonché prese di posizioni contro quella costruzione ma le opposizioni erano naufragate davanti al ricatto espresso dalla direzione dell'Istituto in quanto se non fosse stato accordato il permesso di costruire in quella precisa piazza, i fondi sarebbero stati stornati a favore di qualche altro centro della provincia. Siracusa avrebbe così perso non solo un cantiere edile, ma anche i molti posti di lavoro stabile creati dall'Istituto non appena questi fosse stato operativo.
Alcuni politici fecero fìnta di commuoversi per il bene del popolo, altri se ne lavarono le mani, ma tutti finsero di non sapere che si trattasse di una mera speculazione edilizia. Gli amministratori già sapevano che l'Istituto sarebbe comunque sorto nel capoluogo, così come previsto dal piano nazionale. Bastava "imporre" il luogo dove il "palazzaccio" avrebbe dovuto essere costruito e ogni ricatto sarebbe svanito nel nulla.
Scriveva Michele Minniti, dell'Azienda del Turismo, che le responsabilità «almeno questa volta sono abbastanza chiare; gli autori perfettamente identificati con atti ufficiali, destinati a fare storia nello sviluppo della edilizia cittadina, e lo stesso "fatto compiuto" non ci pone più di fronte ad un problema da risolvere ...».
A "lavori in corso" anche gli organi preposti alla tutela del paesaggio fecero sentire la propria voce. La stampa locale diede spazio alle loro proteste pubblicando articoli firmati dall'esimio Presidente della commissione, il professore Agnello, che addirittura invitò il Ministero competente ad "ordinare" il vincolo paesaggistico sulla zona e la sospensione dei lavori.
Ma i costruttori, mestieranti senza vergogna, non attesero certo il parere ministeriale: recintarono, scavarono e iniziarono a costruire il loro gioiello perché pervasi dallo spirito umanitario di dare alla città, nel minor tempo possibile, i necessari e benemeriti poliambulatori ? O perché pressati dagli acquirenti degli appartamenti dei piani superiori che presumibilmente avevano già versato un congruo acconto?
Non siamo certi se il divieto ministeriale fosse giunto in ritardo o, come in uso in questi casi, non fosse mai arrivato. E comunque, quanto andava fatto era già in "corso d'opera".
Scriverà il professore Agnello che in questi casi il problema appartiene al campo della sensibilità estetica e morale, «che non può essere imposta dall'esterno, ma che dovrebbe essere insita in ognuno di noi». Ciò spiegherebbe, secondo il Minniti, «perché le disinteressate voci che si levarono a protestare anche in seno al Consiglio comunale, rimasero allora inascoltate. Alla maggioranza degli amministratori locali manca questa sensibilità alla quale accenna il professore Agnello, che non può avere di conseguenza un giudizio sereno, se non fondato su un preciso fondo economico».

 
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