La Phiale di Caltavuturo - Archeologia Siracusa

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La Phiale di Caltavuturo

Archeologia Sicilia

LA PHIALE LIBERATA
La phiale di Caltavuturo




È una coppa d'oro dal diametro di 22,75 cm. e 982,40 gr di peso. La vasca è ampia e bassa, con ombelico centrale (omphalos), decorata a sbalzo e ad incisione, La decorazione a sbalzo è suddivisa in quattro registri con il motivo, per i primi tre, a fasce di ghiande alternate con fiori di loto ed api, per il quarto di faggine. La fascia centrale piana, attorno all'omphalos, è decorata ad incisione, con il motivo a tralcio di vite, grappoli e foglie ad andamento sinuoso. Lungo il bordo un'iscrizione in greco ricorda "Damarco, fglio di Achyrio" che dedica la coppa; secondo un'altra interpretazione il dedicante sarebbe invece un magistrato "il demarca Achyrio". Si leggono pure tre lettere che sono da intendere come i simboli allusivi al peso della coppa. La phiale è stata datata tra la seconda metà del IV secolo e la prima metà del III secolo a.C. e rappresenta una delle opere di maggiore pregio della Sicilia greca, destinata al tesoro di un santuario, per essere utilizzata nel corso di libagioni ed offerte alla divinità, durante i riti religiosi. Essa proviene da scavi clandestini degli anni '80. condotti nella zona di Caltavuturo (Palermo), presso il sito di Monte Riparato, un centro abitato di età ellenistica, che sorgeva lungo la vallata del fiume Imera Settentrionale. Resta un problema irrisolto quello relativo all'identificazione del luogo di produzione di questo piccolo capolavoro di toreutica che, potrebbe essere arrivato in Sicilia da un'area lontana, in un periodo particolarmente fiorente per l'economia, che rende comprensibile la circolazione di oggetti pregiati per tutta l'isola, ma potrebbe essere pure opera di un abile artigiano locale, che si è ispirato a modelli comuni che circolavano nell'ambito della koinè ellenistica.
La phiale nel 1991 fu esportata illecitamente in Svizzera e, successivamente, negli Stati Uniti d'America. Nel 1999 è stata riportata in Italia grazie all'opera congiunta del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Magistratura italiana. (A.M.)

 
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