Latomie costiere - Archeologia Siracusa

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Latomie costiere

LATOMIE SIRACUSA

Tratto da:TOPOGRAFIA ANTICA
Collana diretta da Edoardo Tortorici
TRADIZIONE, TECNOLOGIA E TERRITORIO I ESTRATTO BONANNO

documentazione pdf

LATOMIE COSTIERE A SIRACUSA
LE LATOMIE
La fascia costiera di Siracusa è stata modificata dalla coltivazione di numerose latomie (fig. 1)1. È noto come le latomie antiche possano, a certe condizioni, restituire interessanti dati sulle tecniche di estrazione della pietra e sul suo utilizzo. È questo, però, un campo d’indagine particolarmente complesso ma ad un tempo, salvo in casi rari, avaro di informazioni. La latomia non è un edificio; è l’interfaccia negativa lasciata da un’asportazione sistematica, che può essere stata protratta anche molto a lungo, soprattutto nei centri con continuità di vita. Essa può dunque essere definita antica, archeologica, solo a posteriori, quando con ricerche sulle vicende storiche del territorio, con adeguate campionature sui monumenti, e – soprattutto – mediante analisi di dettaglio sulla tecnica di coltivazione, sia possibile ricavare confronti metrologici ed edilizi che riducano il più possibile gli altrimenti assai ampi margini di incertezza circa l’ambito cronologico e la “titolarità” dello sfruttamento2.
Anche in questi contesti, il miglior strumento di analisi tecnica è il rilievo diretto, che però nelle latomie costiere, aperte sul difficile spazio tra terra e mare, incontra severi ostacoli. Per questo aspetto, la costa di Siracusa non fa eccezione. Una parte del territorio è compresa nell’area protetta del Plemmirio (Penisola della Maddalena), la cui costa in alcuni punti non è servita (per altri versi fortunatamente) da viabilità3. L’indagine in questo distretto è certamente ambiziosa, non solo per il numero di aree coltivate e la loro, a volte, notevole estensione, ma anche per consueti problemi di accessibilità della costa. Queste pregiudiziali rendono l’obiettivo del rilievo diretto integrale difficilmente raggiungibile, se non a prezzo di notevolissimi e prolungati sforzi organizzativi e operativi4. Per tentare di superare questi problemi, alla ricerca di metodologie praticabili ed efficaci si sono saggiati vari procedimenti, con l’obiettivo di verificare se il rilievo diretto fosse in questa particolare classe di contesti almeno in parte, e con quali benefici, sostituibile con metodi di documentazione meno onerosi. Si riassume il percorso seguito, rimandando per gli approfondimenti tecnici al contributo di L. Lanteri. Si è dapprima tentato di ottenere documentazione grafica plano-altimetrica mediante telerilevamento, con la restituzione aerofotogrammetrica; l’operazione è stata peraltro in gran parte vanificata dalla rifrazione dell’acqua che allaga le zone centrali delle aree e, soprattutto, per la presenza nei fotogrammi di tratti di mare. Si è preso anche in considerazione l’uso di un aerostato per l’acquisizione di immagini aeree a bassissima quota, ma l’ipotesi è stata abbandonata per le difficoltà di gestione e, soprattutto, per i costi non sopportabili in questo periodo di drastica riduzione dei fondi di ricerca.

Si è dunque ripiegato sulla documentazione delle superfici centrali con fotomosaici raddrizzati, referenziati mediante scopi rilevati con GPS differenziale, allo scopo di integrare le restituzioni fotogrammetriche lacunose; le riprese fotografiche sono state effettuate dal bordo delle aree, quando questo offrisse un sufficiente dislivello, ovvero mediante una “giraffa” auto costruita.
I risultati di questo esperimento, non privo di problemi tecnici, possono definirsi relativamente soddisfacenti.
Si è verificato che la ripresa fotografica mediante giraffa offre sulle aree estese delle possibilità sostitutive del rilievo diretto; essa comporta delle distorsioni residue tollerabili, che non inficiano la lettura complessiva; per la relativa rapidità, il metodo presenta dunque delle interessanti opportunità di economia generale5.


FIG. 1: Localizzazione delle latomie su mosaico IGM (F°. 274 II S.O. Siracusa; F°. 277 I N.O. Fontane Bianche).



NOTE

1 Su di esse è un progetto di ricerca dell’Ateneo di Catania, dal titolo Latomie e approdi antichi sulla costa siracusana, condotto
dallo scrivente; si presentano qui i primi risultati delle ricognizioni e alcuni saggi di documentazione. Al progetto collabora il
dott. L. Lanteri; alle operazioni di rilevamento hanno partecipato il dott. M. Giammarroni e la d.ssa E. Tringali. Il progetto si
avvale del Laboratorio di Cartografia Sperimentale del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, per
cui si ringrazia il suo Direttore prof. E. Tortorici. Il programma prevede l’acquisizione sistematica di dati sulle diverse aree di
coltivazione, ricorrendo laddove possibile all’aerofotogrammetria. I dati topografici andranno a confluire in una carta archeologica
generale a grande scala mediante l’inserimento su base cartografica IGM, che si auspica possa contribuire alla tutela di questi
contesti, poco noti e di ambiguo ambito cronologico ma meritevoli, si ritiene, di salvaguardia per la loro valenza storica. Nelle
intenzioni del progetto, invece, l’analisi tecnica delle varie coltivazioni costituirà uno strumento di lettura e confronto dei vari
contesti, allo scopo di tentarne l’inquadramento cronologico e territoriale. Per l’inquadramento generale sugli approdi, le attività
di sfruttamento e la morfologia costiera nella Sicilia orientale, cfr. LENA, BASILE, DI STEFANO 1988; BASILE, DI STEFANO, LENA
1988. Latomie sul tratto di costa tra Punta Castelluccio-San Calogero e Brucoli in BUSCEMI, FELICI 2004a-b.
2 Per la tecnologia e gli addetti alle latomie, vd. SÄFLUND 1932, p. 116; LUGLI 1957, vol. I, pp. 219 e s., vol. II, tav.
XXVII, 2 (cave di Grotta Oscura); DWORAKOWSKA 1975, pp. 93 e ss.; ADAM 1990, pp. 23 e ss; GINOUVÉS, MARTIN 1985,
pp. 78-81; BESSAC 1986a; ID. 1986b; ID. 1993; ROCKWELL 1992. Per picconi in ferro, ORLANDINI 1965.
3 L’area protetta del Plemmirio è un chiaro esempio di come la tutela di aree naturali possa svolgere un efficace ruolo di
conservazione anche dei contesti archeologici, come in questo caso: un paesaggio costiero segnato (oggi diremmo: deturpato)
da latomie antiche dovrebbe essere studiato e tutelato, così come oggi le latomie a terra di Siracusa sono considerate aree archeologiche.
Si coglie qui l’occasione di ringraziare il Consorzio di Gestione dell’area protetta, in particolare il suo Direttore
dott. E. Incontro, che ha liberalmente consentito l’accesso offrendo anche preziose agevolazioni alla ricerca, ed il Responsabile
Educazione ed Attività a mare sig. G. Mazza, per le cortesi segnalazioni e la competente e costante assistenza offerta alle ricerche.
4 Forse a causa di queste difficoltà, le latomie ad es. del Plemmyrion, note e, sia pure genericamente, già indicate come
possibile fonte di materiale per i monumenti antichi di Siracusa (vd. avanti, a nota 24), non sono ancora documentate né
analizzate in dettaglio.


 
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