necropoli Mazzanti - Archeologia Siracusa

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necropoli Mazzanti

SITI DIMENTICATI
Necropoli scuola Corbino

Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “O.M. Corbino”, Siracusa
LA NECROPOLI DI VIA MAZZANTI






Una necropoli molto estesa inserita in una delle zone più edificate di Siracusa: case in buona parte popolari, addossate le une alle altre. Siamo nel quartiere Tiche, una delle cinque 'città' che costituivano l’antica Pentapoli, di cui parla Cicerone nell'actio V del IV libro delle Verrine.
Del tempio di cui parla Cicerone non abbiamo tracce ma, in un'area ancora non interamente coperta da edifici, visibili, tra la foltissima vegetazione spontanea, dove si ammassano rifiuti di ogni genere e compaiono altri segni della devastante opera dell’uomo, si aprono nella dura roccia tantissime tombe. Solo una parte residua, probabilmente il confine est, di un'ancora più vasta necropoli indagata dagli archeologi negli anni '50 e poi nei primi anni '90. Tombe sopraffatte dal cemento.
Se ne scorge qualcuna, risparmiata dall'homo oeconomicus dei nostri tempi, nella lunga aiuola spartitraffico del viale Santa Panagia. Bicchieri di plastica, cartacce... vi trovano alloggiamento anche perché pochi fanno caso alla loro presenza. Altre sono state distrutte nell'area dove è stata costruita una chiesa, più avanti il Palazzo di Giustizia.
Queste che ancora resistono, tutelate da vincolo archeologico ma sconosciute alla maggior parte degli stessi siracusani, sono venute alla luce durante alcuni lavori effettuati dal Comune di Siracusa per migliorare il sistema di raccolta delle acque piovane. Una strada, la via Bulgaria, ha tranciato l'area. Tombe ascrivibili dalla fine del VI secolo a.C. fino alla metà del V, studiate nel corso di una campagna di scavo
durata dal 4 giugno al 30 settembre 2002, oggi riconsegnate al degrado, alla natura che le copre di vegetazione spontanea e agli incivili che vi buttano di tutto.
La ricerca archeologica ne ha indagato la tipologia tombale e i probabili gruppi familiari, i riti di sepoltura praticati, i corredi funebri, i limiti e l'estensione. Delle sette necropoli del territorio siracusano è forse l'unica che può ancora offrire documentazione della sistemazione interna.
La necropoli, indicata come di via Mazzanti, occupa un banco roccioso affiorante, non sempre livellato, con una densità notevole di tombe soprattutto nella parte occidentale del sito.
Varia la tipologia: tombe a fossa, scavate nella roccia, con o senza risega e lastre di copertura (41); o coperte da pietrame (6) o anche nella nuda terra (9); alcune sepolture ad enchytrismós, con l’utilizzo di anfore oppure di urne (13) specie nella zona ad est dove la roccia è franosa, il banco argilloso. Lo studio della tombe ha consentito anche di operare una distinzione, laddove possibile, in relazione al sesso, alle fasce di età, ai gruppi familiari e alle attitudini degli inumati.
È il caso dell’atleta riconosciuto da un oggetto “allusivo” che è lo strigile, facente parte del suo corredo esterno, e dalla presenza dei due oggetti del corredo interno (lekythos e alábastron a vernice nera, vasi utilizzati per contenere unguenti). O di due guerrieri, sepolti accanto, uno con ancora la punta di una lama infissa nel torace.
Alcuni gruppi familiari sono stati riconosciuti nell’aggregazione dei nuclei tombali, nell’allineamento perfetto o per piccole tombe poste tra quelle degli adulti. Un altro gruppo familiare, composto da madre e figlio, è caratterizzato da una sepoltura ad enchytrismós all’interno di un’anfora, poggiata sul bacino e sul femore dell’inumato.
L’orientamento delle tombe è vario. Il cranio degli inumati è orientato ad Est o a Sud, raramente si trovano posizioni diverse. In genere il morto era deposto supino, con le gambe accostate (solo in due casi era rannicchiato), le braccia lungo i fianchi e i gomiti aperti.
Tra i corredi funerari significativa è l’alta percentuale di lekythoi e di aghi di bronzo, rinvenuti all’interno delle tombe, utilizzati per chiudere il lenzuolo all’interno del quale il defunto veniva deposto. La suppellettile ceramica è costituita, per lo più, da vasi per unguenti (lekythoi), o per versare (olpai) e per attingere (skyphoi e brocchette-attingitoio), per offrire libagioni (kylikes e vaschette). Il materiale è decorato a bande, oppure è acromo o a vernice nera, ma in ogni caso si tratta di produzione di botteghe locali, tranne vasi di derivazione punico-fenicia a pasta vitrea.
Di particolare interesse anche la presenza di una serie di carreggiate che testimoniano la viabilità in epoca arcaica che collegava la città a Santa Panagia e al porticciolo ivi esistente. Alcune tombe pare non siano state aperte. 




foto a cura di Andrea Bartoli
Siracusa Via Ludovico Mazzanti
 
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