3-il Leone e L'eurialo - Assedio ateniese di Siracusa

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3-il Leone e L'eurialo

III. Leone ed Enrielo

Dunque all'inizio dell'estate 414 gli Ateniesi sono con la flotta aTapso, l'attuale penisoletta Magnisi, e con l'esercito attestato kata ton Leonia kaloumenon, "al cosiddetto Leone" (Tue. 6.97,1), sotto il versante settentrionale dell'Epìpole. Su far del mattino la truppa si dirige di corsa su all'Eurìelo (Tue. 6.97,2). Dov'è esattamente il c.d. Leone e che cosa intende Tucidide con Eurìelo (Eurìalo nella forma dorica siracusana)45 (tav. VII)? Le due questioni hanno fatto scrivere agli studiosi molte pagine.
Il Leone, dice prima Tucidide (6.97,1), è a sei/sette stadi (circa 1.065/1.243 m)46daU'Epìpole, si intende dalla scarpata che, come oggi, fa capo a via Scala Greca; dunque molto dappresso. Ma Tito Livio (24, 39.13), a proposito dell'assedio romano del 213/212 a.C., dà una misura del tutto diversa e cioè cinque miglia (circa 7.5 Km) dal Leone all'Esàpilo, che è appunto da collocarsi in cima a Scala Greca47. Su tale misura il Leone di Livio si sposterebbe oltre Tapso fino a Priòlo.
Evidentemente T. Livio ha fatto confusione con le distanze. Poiché racconta (loc. cit.) che Marcello, il generale romano, ha spostato l'accampamento dall'Olimpièo, ove quello si trovava, al Leone, è appunto la distanza dall'Olimpièo al Leone che corrisponde alle cinque miglia indicate. T. Livio pertanto erroneamente attribuisce invece questa misura alla distanza tra il Leone e l'Esàpilo, confondendo certo il fatto narrato con altro simile avvenuto precedentemente, in cui l'esercito romano fu portato appunto sotto il lato settentrionale dell'Epìpole, cioè al Leone, nell'intento di attaccare l'Esàpilo (Polyb. 8, 3-7; Liv; 24,9 - 34.16).
A tal fine bisogna tener presente che la strada percorsa dalle truppe romane per giungere al Leone dall'Olimpièo non passava direttamente attraverso la pianura e l'Epìpole, ma, facendo un lungo giro attorno alle paludi, scavalcava la sella del Belvedere, cioè appunto per una distanza di circa cinque miglia. Perciò o T. Livio fa collocare da Marcello l'accampamento oltre Tapso (e in tal caso è erroneo il riferimento al Leone) o, meglio, come si è detto, confonde la distanza Leone-Esàpilo con quella Leone-Olimpièo.
Situato dunque il Leone all'incirca sulla costa tra Stentinello e Stentino, cioè nel territorio dell'ex-feudo Tàrgia, anche il suo nome, antico e indiscutibilmente greco, può trovare giustificazione in quel luogo. Diciamo anzitutto che quel toponimo non può trovare ragione che sulla presenza di una immagine leonina48. Ora è ben noto che la simbologia del leone è dichiaratamente funeraria. La presenza di una statua raffigurante quell'animale può presupporre l'esistenza di un monumento funebre isolato, privato o pubblico che sia. Ma il fatto diventa addirittura ovvio, se ricordiamo che tutta quell'area, per un lungo e profondo tratto sotto l'Epìpole fino alla costa, era cimiteriale49, per cui è ben probabile che non uno ma più simulacri leonini si trovassero in quel sito. Proprio presso la testa dell'attuale pontile ISAB il terreno cresce sensibilmente di quota (oggi per lavori moderni ha la forma di un vero e proprio monticello)50. Nulla di meno improbabile - ma sia detto come ultima e più seducente ipotesi - è che sulla quella o analoga eminenza stesse collocata l'immagine di un leone. Tanto più che in quel tratto tracce di strade carraie e di solchi portuali, tuttora visibili sulla linea di costa e nel mare, attestano la presenza di uno scalo marittimo (v. foto 1 a, b).




Naturalmente, come sempre, i toponimi vanno presi con una certa elasticità. Non è da pensare che un grosso esercito come l'ateniese51 potesse agevolmente sbarcare tutto assieme in uno spazio relativamente limitato; questo doveva costituire il punto di riferimento essenziale ma in realtà lo sbarco non potè avvenire che in un'area più estesa fino a raggiungere più o meno l'attuale marina di Melilli, salvo poi concentrarsi appunto sotto l'Epìpole nella radura pianeggiante corrispondente al tratto costiero dell'attuale ex-feudo Tàrgia.
Resta ora da spiegare come mai per salire dal Leone all'Epìpole gli Ateniesi vadano a finire all'Eurìelo cioè all'estremo opposto. Il Drògemuller52 ritiene che il toponimo "Eurìelo" non si riferisca solo alla punta estrema, ove poi sorse il forte famoso, ma si estenda ad un'area più vasta e pertanto egli fa salire gli Ateniesi molto più dappresso, cioè per il varco di Torre Targetta. Ma, a nostro avviso, sia il significato del toponimo (eurys halos, - helos in dialetto attico- ampio chiodo) sia tutta la letteratura su quel luogo portano a vedervi indicata proprio l'estremità occidentale dell'Epìpole, anzi, d'accordo con il Mauceri53, oltre l'Epìpole, la località detta oggi Belvedere, dove su una larga base si erge un erto e stretto spuntone di roccia, alto, sopra l'ultima propaggine del colle, una trentina di metri e più, il quale, esso e non altro, dovette con la sua forma dar nome al luogo. E questo picco si eleva segnacolo oggi divenuto tradizionale e visibile da Augusta a Cassibile, dai monti sopra Florìdia fino a Siracusa (v. foto 17).
Inoltre il varco di Torre Targetta è strettissimo e impervio e non è per niente adatto a farvi passare un esercito, tanto meno di corsa. Se osserviamo tutto il pendio dell'Epìpole, dall'Eurìelo a Scala Greca (cioè dal castello fino a dove passa oggi la strada statale 114 per Catania), è agevole osservare che i punti di accesso più facilmente praticabili sono solo due: la conca appunto di Scala Greca e la conca dove più tardi Dionigi farà costruire la cosiddetta opera a tenaglia, subito sotto il grande castello. Ci sono poi qua e là passaggi, come appunto quello di Torre Targetta o quello messo ben in luce dall'Orsi poco a W dell'Artemisio54, passaggi del tutto inadatti per assalire in forze l'Epìpole.
Ma anche le due conche sopra ricordate devono essere state scartate dagli Ateniesi, quella di Scala Greca, perché presumibilmente ritenuta (anche se a torto) ben difesa55 e quell'altra sotto il castello, perché subito sopra si presenta la balza rocciosa del colmo dell'Epìpole e poi perché a W, proprio a poca distanza da essa, il pendio si fa dolce e dà comodo accesso (anche oggi) alla località Belvedere, cioè al vero e proprio "eurìelo"56.
Ancora una volta tuttavia la questione va risolta realisticamente. Non è assolutamente da pensare che parecchie decine di migliaia di soldati si siano tutte assieme spostate di corsa; di corsa il tratto in pendenza tra il Leone e il c.d. "eurìelo" (da calcolare in circa tre chilometri e mezzo) sarà stato superato da poche truppe leggere, d'avanguardia, atte a prendere subito posizione sul luogo dominante e sicuro; il resto è salito celermente ma ordinatamente subito dopo e con ogni probabilità non più solo alfeurìelo" ma anche nel settore più ampio, per altri varchi, come per esempio, quello vicino all'opera a tenaglia".
In tal caso era quanto mai logico (e conseguente a tutta la tattica militare antica), volendo impossessarsi dell'intera terrazza, partire dal suo punto più alto, sia per la minore pendenza del percorso necessario a raggiungerla (anche se più lungo ma al tempo stesso più defilato) sia per la maggiore accessibilità di esso. Il luogo allora non era fortificato e neanche difeso (come invece era o si poteva presumere che fosse quello di Scala Greca) e fu probabilmente proprio l'esperienza ateniese a mettere in luce più tardi la necessità di renderlo tale57.
La conclusione dunque non poteva essere che sul punto più alto, dove l'esercito ateniese si raccolse, si ordinò e donde si preparò all'attacco in discesa verso est. Qui il dislivello non era forte ma abbastanza sensibile, trattandosi di un centinaio di metri su una lunghezza complessiva di circa quattro chilometri, di cui i primi due più erti. Tutto ciò favoriva la sorpresa e rendeva il tragitto scelto più lungo ma da un punto di vista tattico il più felice.


 
 
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