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		<title><![CDATA[Antonio Randazzo una vita da miracolato]]></title>
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		<description><![CDATA[Esistono i miracoli o sono frutto di immaginazione? ]]></description>
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			<title><![CDATA[scelta o miracolo ]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
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			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Scelta o miracolo</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Mi ero arruolato nell’Arma, su consiglio di mio fratello Giuseppe, in alternativa alla chiamata di leva obbligatoria alla quale dovevo rispondere in quanto inquadrato nelle liste del distretto militare di Siracusa, matricola 14732-59-1940.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Il 17 luglio 1962, avevo già compiuto due anni di effettivo servizio e, dopo altre varie sedi di servizio più o meno provvisorie, com’era in uso per i giovani carabinieri, fui destinato in servizio quale autista consegnatario di un pulmino fiat 850, presso la Sezione di Abbiategrasso allora comandata dal maresciallo carica speciale Ancide De Angeli.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Con ansia attendevo di completare il minimo di tre anni di effettivo servizio per congedarmi e lasciare l’Arma per ritornare nella mia Siracusa a fare l’operaio falegname ebanista al quale ero stato destinato dai miei genitori.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Per tutta l’estate del 1962, ogni giorno, di buon’ora partivo alla guida del mio pulmino per prelevare i colleghi dalle varie stazioni dell’itinerario Corbetta- Magenta- Rho- Lainate e Milano, destinazione Lodi dove presso quel Tribunale era in corso il processo contro militari, ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza, per concussione e corruzione.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Quel giorno, non ricordo se settembre o ottobre, ligio come sempre al dovere, in perfetto orario nonostante la pioggia battente, partii dalla caserma per intraprendere il solito viaggio.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="cf1">Ero ancora nel centro cittadino a percorrere le vie obbligate per giungere all’uscita sulla provinciale per Corbetta e, improvvisamente, mi ritrovai immerso in un pantano d’acqua che aveva invaso la strada e penetrava all’interno del vano guida quasi sommergendo i pedali della frizione freno e acceleratore</span>.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Pochi attimi di panico e, istintivamente, accelerando al massimo, ritrovai, per fortuna, meno acqua sulla via e, mentre l’acqua defluiva dal mio automezzo, mi ritrovai all’uscita della città sano e salvo senza altri intoppi.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Fermai il pulmino sul ciglio della strada e scesi verificando che il mezzo non aveva subito danni e quindi, senza altri ostacoli, la pioggia stava cessando, prelevai i colleghi e arrivammo a Lodi.</span></div><div> </div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Normali circostanze e traversie della vita o miracolo?</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 06:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Esiste e c'è un destino prefissato?]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
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			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Esiste e c'è un destino prefissato?</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Siamo noi a scegliere liberamente o inesorabilmente qualcuno sceglie per noi?</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Per quanto mi riguarda siamo noi a fare le scelte fondamentali magari indotte dalle circostanze di tempo e di luogo, ma siamo noi che scegliamo e dirigiamo, forse inconsciamente, dove andare e, quindi, il resto e conseguenziale. Era previsto che io facessi il carabiniere o su mia scelta scaturita dalle circostanze? "Il 17 luglio 1963 scadeva la mia ferma presso l’Arma e, come previsto, tornai a Siracusa in licenza di trenta giorni prima dell’agognato congedo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Da subito provai cercando invano un posto di lavoro quale falegname ebanista. </span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Constatai che a Siracusa l’intenza e florida attività artigianale di un tempo non esisteva più. </span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">L’artigianato era morto e sepolto e i pochi operatori del settore rimasti si arrangiavano restaurando vecchie strutture o con saltuari interventi occasionali prestando la loro opera in casa di chi aveva bisogno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Mi fu consigliato di provare a chiedere al responsabile della sicurezza presso gli stabilimenti industriali Montedison che allora era un capitano dei carabinieri in congedo, di fare la guardia giurata.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Un mattino, con la mia auto fiat 500, partii percorrendo la strada statale per Priolo diretto verso la zona industriale con la speranza di trovare collocazione con la benevolenza dell’ufficiale capo delle guardie giurate.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Non avevo alternative e durante il viaggio pensavo a come presentarmi e cosa poter dire quando improvvisamente dissi a me stesso, ma dove stai andando, tu ca ti senti “tuttu cusuzza”, giovane carabiniere di belle speranze, bravu mastru fallignami ebanista, e tarriduci a fari u vigilanti?</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Di botto fermai la macchina, appena possibile feci l’inversione a u e tornai di corsa a casa non prima di aver comprato un quinterno di carta uso bollo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">In pochi minuti riempii uno dei fogli con la domanda di revoca della domanda di congedo, la firmai e di corsa andai a presentarla nella locale stazione principale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Dopo appena 24 ore giunse il fonogramma che era stata accettata e quindi ripartii per Abbiategrasso, sebbene deluso e a malincuore, deluso e amareggiato, per la negativa esperienza.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Ad Abbiategrasso il comandante Ancide De Angeli mi accolse dicendomi presuntuosamente: “per nostra gentile concessione abbiamo accettato la tua domanda”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">La mia decisione di richiesta congedo nasceva perché anelavo tornare in Sicilia quanto più vicino a Siracusa, e fu solo dopo alcuni mesi che si avverrò l’agognato ritorno in Sicilia con destinazione presso la stazione carabinieri di Delia in provincia di Caltanissetta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Non era l’ideale ma mi accontentavo del bicchiere mezzo pieno."</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 05:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[secondo episodio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.antoniorandazzo.it/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><span class="fs14lh1-5">Secondo episodio<br>Il 17 Luglio 1960 ero a Torino presso la Caserma Cernaia per la frequenza del corso allievi carabinieri che si concluse in Aprile del 1961.<br>Finito il corso eravamo in febbrile attesa di destinazione passati a bighellonare per la caserma, annoiati e senza costrutto.<br> In quei giorni molti del mio corso furono destinati a Genova e in Liguria mentre noi aspettavamo e, finalmente, il pomeriggio del 12 Giugno, giunse l’ordine perentorio di preparare zaini, buffetteria, armi, bagagli e in uniforme di tela cachi fummo caricati sui camion che ci condussero nella locale stazione ferroviaria dove salimmo su un treno- tradotta militare. Viaggiammo tutta la notte senza sapere quale fosse la destinazione e, all’alba del 13 Giugno, insieme al mio gruppo di circa 20 giovani carabinieri, fummo fatti scendere nella piccola stazione di Tel, frazione del comune di Parcines, in Val Venosta, a pochi chilometri da Merano, e alloggiati in un alberghetto, Bad Egart, limitrofo alla ferrovia.<br>Comandava il gruppo un giovane brigadiere che ci assegnò i turni di servizio che erano di vigilanza alla linea ferroviaria in quel tratto.<br>Per tutto l’inverno fu una vita quasi da quarantena da ventunenne in ambiente ostile per ragioni di lingua, temperature rigide, mal sopportate da me siracusano abituato al sole e alle miti temperature della mia Sicilia.<br>Nel mese di dicembre accettai l’interpellanza e fui trasferito nel capoluogo Bolzano presso il comando gruppo con sede nella omonima caserma di via Dante, e lì prestai servizio fin quasi alla fine dell’estate.<br>Estate, tempo di balneazione per me vissuto in zona marittima, ma in quella regione c’erano solo fiumi e laghi senza altra alternativa.<br>Un giorno, liberi dal servizio, con il collega Rimaudo che conosceva la zona essendo lì da molto più tempo di me, in abiti civili e indosso il costume da bagno, a bordo del suo motorino “Orsetto”, percorrendo vie e montagne a me sconosciute, attraverso una trazzera in discesa giungemmo sulla riva del fiume Isarco.<br>Era per me la prima volta e forse lo era anche per il mio collega, il quale, visto lo scorrere impetuoso dell’acqua, non volle bagnarsi mentre io, siracusano spocchioso, abile nuotatore, patentato con diploma di nuoto e salvamento frequentato a Torino, temerario e incosciente quale ero, mi avvicinai alla riva e mi tuffai come avevo sempre fatto nel mio mare a Siracusa.<br>Da quel momento non ebbi più percezione del tempo perché la corrente impetuosa mi agguantò trascinandomi verso un destino di sicura morte.<br>Non so come, ma credo di aver “volato” per almeno un chilometro, quando mi ritrovai sulla riva destra del fiume, improvvisamente docile e fermo, anche se freddo, con la pancia e il petto poggiati sul fondo roccioso e con le mani aggrappato ad un grosso scoglio affiorante.<br></span><div class="mt1"><span class="fs14lh1-5">Fu un caso o qualcuno da Lassù era intervenuto parcheggiandomi in quella provvidenziale insenatura?</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 15:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[vita da miracolato]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.antoniorandazzo.it/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Primo episodio:</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Pur avendo frequentato la parrocchia dell’immacolata mai avevo avuto un buon rapporto con la religione e mai mi ero posto domande in merito ed anzi, negli anni successivi, pur battezzato e ricevuto a prima comunione, non credevo e non avevo una buona opinione dei preti almeno fino al 1980 quando morì mia suocera, ma questa è un’altra storia.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Oggi, alla luce delle esperienze maturate, esaminando ricordi ed episodi della ma vita, ritengo che questi furono miracoli o fatti che vanno oltre la mia comprensione umana.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Nel 1948 avevo 8 anni ed abitavo con i miei genitori in una casa al civico 28 di via Gargallo a Siracusa.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Eravamo appena usciti dalla guerra e certo anche a causa delle precarie condizioni di igiene e forse, ma soprattutto, per colpa delle mie insalate di finocchio non lavato adeguatamente, mi ammalai di tifo con febbre altissima che mi costrinse a letto per oltre 40 giorni.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Ricordo che mia madre chiamò diversi medici per cercare di curarmi senza alcun risultato.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Finalmente chiamò a visitarmi il dottor Cassone, allora abitante in via delle Maestranze che, giunto con la sua solita carrozza, immediatamente capì quale era la malattia e ordinò subito punture di siero, vitamine e mangiare a volontà, cura che finalmente, dopo giorni e giorni di febbre altissima, riuscì a fermare l’infezione.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Dopo oltre 40 giorni di decenza a letto, ormai spossato e senza forza, aiutato da mia madre e da mia cognata Maria, allora fidanzata di mio fratello Giuseppe, provai a scendere dal letto e, poggiati i piedi per terra con le gambe che non mi reggevano, a peso morto stavo cadendo per terra sorretto, meno male dai miei congiunti. Oggi sono qui a raccontare e ritengo che fu il primo miracolo con l’intervento di Colui che da Lassù ha sempre vegliato su di me.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Non ricordo altri episodi riconducibili a interventi dall’Alto che certo ci furono, ma è certo che la mano di Dio è stata sempre su di me.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf1">Il secondo episodio accadde nel 1961 ma lo racconterò in seguito.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 08:05:00 GMT</pubDate>
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