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Colella Pasquale

IERI ALLIEVI OGGI ......

ten.col. Pasquale Colella
(Pasquale Colella - Torreselle di Isola Vicentina -VI-)

IL GIORNO DI NATALE

Il giorno del Natale
è giorno del Signore
di quel Signore Dio
che si è fatto uomo.
Scende giù dal cielo
per farci meditare
sul senso della vita
sulla parola AMORE.

IL SENSO DEL NATALE
Abbiamo bisogno tutti
di sperare
che c’è una vita bella
avanti a noi.
E’ proprio questo
il senso del Natale,
di quel bambino
nella mangiatoia.
Vediamo oggi
tante brutte cose
tante ingiustizie
e tanti soprusi.
Sappiamo poi
di tanti affari sporchi;
lottiamo con misura
contro gli eccessi,
ma non facciamo di tutta
un’ erba un fascio.
Facciamo dei propositi
a noi stessi:
di amare più che mai
il nostro prossimo.

I BAMBINI
Sono stelle
cadute dal cielo;
sono perle
raccolte nel mare;
sono doni
di nostro Signore;
sono il frutto
di tante preghiere
ed immenso Amore.
Aiutiamoli
a crescere sani,
Prepariamo
per loro un futuro,
in un mondo, si spera,
migliore.

EVVIVA I NONNI

Figure nobili
di altri tempi,
che lasciano il segno
a tutti i bimbi
che han la fortuna
di averli accanto.
Felice osmosi
di sensazioni
che arricchiscono
Alfa ed Omega.

ERA A TAVOLA CON NOI

Era a tavola con noi,
ma non te ne sei accorto,
perché eri tutto intento
a gestire il tuo piatto.
C’era, è vero, tanta gente
e Lui era uno dei tanti.
Hai perso un’occasione
ma puoi presto riparare,
torna qui anche domani
ben disposto ad ascoltare.
Si espongono problemi,
di non facile soluzione.
Se tu puoi dare una mano
dì soltanto: eccomi qua!
Ti si colmerà il cuore
di una pace interiore,
non avrai più bisogno
di sapere: ma Lui chi era?

I VALORI

Sono dentro di noi,
sono l’essenza della vita,
come pilastri ben piantati,
per segnar la propria meta.
I valori vanno accesi,
van curati, fortificati.
Se si pensa alla Bontà,
all’ Onestà, alla Giustizia;
Fratellanza, Fedeltà
e Rispetto per chiunque;
la purezza degli intenti;
l’Amicizia, quella vera,
il valore della Fede,
dell’Amore, quello puro
ed il senso del Dovere.
Son valori,
che non vanno trascurati,
son valori,
che vanno tramandati.

NON PRENDERE IL CAFFE’
-se vai di fretta-
perché vedrai poi che non è buono.
Lo bevi sì, ma ti rimane in gola
e dai così la colpa alla miscela.
Se lo prepari in casa con la Moka,
non metterla sul fuoco e ti allontani;
al massimo prepara le tazzine,
rimani lì, e goditi il profumo.
Appena esce il “nettare”
versalo nelle tazzine,
non aspettare l’ultimo,
è quello più leggero.
E poi – se puoi –
non prenderlo da solo;
è solo un’occasione
per stare in compagnia,
parlar del più e del meno
è sempre un piacere.
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BENVENUTA
Benvenuta “malattia”
anche se non ti aspettavo,
veramente ti ignoravo,
meglio tu che chissà che’.
Tu ti chiami celiachia
e ti imponi più che mai,
da evitare i cereali
che fan male all’intestino.
Non fai sconti, né eccezioni
niente glutine, sei severa!
Ma una cosa mi consola
che non prendo medicine.
Addio pane casereccio,
le focacce e tutto il resto.
La parola cereale
di per sè, ti fa star male.
Sù, avanti con polenta
e con riso in abbondanza.
Carne, pesce, verdure e frutta,
latticini e più prosciutto.
Dobbiamo farci compagnia
per tanti anni ancora, spero,
sino a quando vuole
il buon DIO.
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Pasquale Colella
Torreselle di
Isola Vicentina
CIAO FIRENZE
Ciao Firenze
città piena di vita,
eccoci qui,
noi siamo ritornati.
Siamo i “ragazzi”,
quelli alluvionati
che lenimmo allora
le tue brutte ferite.
Spalando fango
e dando assistenza,
meritammo tutti
una medaglia.
Ci ritroviamo
dopo cinquant’anni
ognuno con i propri
segni del tempo.
Ci ritroviamo
per dirci che ci siamo
e per rinverdire
i momenti di allora.
Un pensiero ai compagni
che non sono più tra noi.
Un grazie di cuore
alla nostra Patrona,
la Virgo Fidelis,
che ci ha fatto incontrare.
Viva l’Arma Fedele,
che è stata e sarà,
sempre
nei nostri cuori.
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FALSO INVALIDO
Con che animo ti guardi allo specchio
al mattino,
falso invalido dei miei stivali.
Sai bene il danno che fai,
all’invalido vero.
Prima o poi, con la Giustizia terrena
avrai senz’altro a che fare.
Ma ricordati che è quella Divina
che devi maggiormente temere.
Sei per tutti la pecora nera.
Sei il peggiore della specie umana.
LA VITA CHE SCORRE
La vita che scorre,
come l’acqua di un fiume,
per poter galleggiare
devi tanto nuotare.
Le giornate serene
ti riempiono il cuore,
stare insieme ai bambini
è un grandissimo dono.
La tua stella dal cielo
che ti traccia il cammino
nei momenti più bui
ti sostiene la Fede.
I segni del tempo
ti fan meditare
sulla vita vissuta,
sull’amore che hai dato.
Le tempeste in arrivo
devi pur fronteggiare,
è la vita che scorre e che
va verso il mare.
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Ti Regalo…la Speranza
Ti regalo la Speranza,
amico mio;
sai, non è cosa da niente,
ti assicuro.
E’ come avere una corazza,
per affrontare le bufere.
E’ come avere il cannocchiale
per guardare più lontano.
E’ un regalo che puoi fare
anche Tu,
quando vedi che il tuo prossimo,
ha il morale giù.
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PEZZI DI VITA
Pezzi di vita vissuta
da tempo dimenticati,
ora affiorano,
sulla lavagna sbiadita.
Pezzi di vita,
vanno solo osservati,
vanno solo capiti,
non giudicati:
vanno rispettati,
perché, comunque,
hanno arricchito.
Sprazzi di vita vissuta,
in luoghi diversi,
in vari contesti,
ora affiorano alla
memoria,
comunque sono
la nostra storia.

C.A.S.
Colella Pasquale
4^ Compagnia Allievi
Firenze, Novembre 1966


RACCONTO di Pasquale Colella

UN GIOVANE OPERAIO PENDOLARE CHE SOGNA

Ero su un treno locale, che da Padova mi portava a casa quel pomeriggio inoltrato dell’autunno scorso. Presi posto in uno scompartimento dove c’erano già due giovani operai che tornavano dal lavoro. Capii questo dal loro parlare, in particolare dal più giovane, di circa trent’anni, che si lamentava del viaggio che era costretto a fare ogni giorno per raggiungere il posto di lavoro: infatti, il treno al mattino era sempre affollato e mai in orario; di conseguenza arrivava in ritardo in azienda e le minacce di licenziamento, per un lavoro precario e mal pagato, erano frequenti.
Anche la sua ragazza era nelle stesse condizioni precarie e non potevano permettersi di formare una famiglia e avere bambini.
Dopo poco l’altro compagno di viaggio si alzò per scendere ed il nostro giovane si distese letteralmente, occupando anche l’altro posto e cadde subito in un sonno profondo.
Alla mia fermata lo lasciai che dormiva ancora.
Durante tutto il percorso che feci per rincasare, il ricordo di quel giovane lasciato in treno, mi occupò la mente e, sperando, immaginai che almeno nel sonno gli fosse subentrata tanta serenità ed ottimismo.

Mi sveglio presto ogni mattina,
raggiungo in tempo la stazione,
il treno è pronto sui binari,
posti a sedere, senza problema.

Arrivo in fabbrica,c’è armonia,
un’aria bella, parole nuove:
mi scusi, prego,grazie,per favore,
chiedo ed ottengo paga adeguata.

Vedo l’altare, con la mia sposa,
su in collina, la nostra casa,
e dal giardino giungono le voci,
sono i bambini: papà…papà!

E’ solo un sogno!
Ma perché è un sogno?.
Ho bisogno di sperare,
che questo sogno diventi realtà.

Pasquale Colella
Isola Vicentina


 
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