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Memoli Francesco ieri

RACCONTI MEMORIE > MEMOLI FRANCESCO

Francesco Memoli Firenze alluvione 4 Novembre1966



LA FAME CI FACEVA GRANDE COMPAGNIA
di L. Francesco Memoli
N.1
Anche noi allievi restammo bloccati e senza rifornimenti d'acqua, luce, gas, riscaldamento e cibo. Seguirono due giorni di completo digiuno.
Tutti gli ambienti del piano terra: cortile, chiostro, uffici, magazzino, mensa e cucina, dopo che l'acqua fu defluita, rimasero sommersi di melma, detriti e oggetti vari, impastati e accatastati gli uni sugli altri
.Il terzo giorno... risuscitammo, infatti il pasto arrivò, anche se si trattava di solo pane e cipolle, più tonno e acqua, che consumammo ai piani superiori, nei corridoi delle camerate. Io facevo parte della 7^ Compagnia
Ma fu il giorno dopo ancora, in una trattoria di Volterra, che finalmente riuscii a divorare una vera pastasciutta fumante. Era successo che il traffico stradale aveva ripreso a scorrere ed ero stato inserito nella squadra comandata di scorta ai detenuti in trasferimento urgente dal carcere di Firenze, dove non potevano più rimanere a causa dei danni subiti dall’edificio, a quello della Fortezza Medicea, appunto di Volterra, nella bella provincia pisana, dove i locali li avrebbero meglio potuto custodire. Proprio lì, in quel di Volterra, affamati come eravamo, una volta sbrigate le formalità di rito, per l’avvenuta consegna dei galeotti, ci precipitammo tutti nel primo locale incontrato che emanava un irresistibile odore di cucinato. Un odore al quale non potemmo sottrarci, tanto che, a tavola, nonostante avevamo il tempo contato, fu inevitabile… fare il bis. Il ritorno a Firenze fu, sia pure temporaneamente, all'insegna del giovanile buon'umore ritrovato.


N.2
Nei giorni seguenti, molti di noi erano stati impegnati in attività di vigilanza anti sciacallaggio. Alla mia pattuglia era stato affidato un tratto di Via del Giglio, il secondo partendo da via dei Panzani verso San Lorenzo. I tratti erano di un centinaio di metri l’uno, mi pare. Una notte, subito dopo le quattro, appena ricevuto il cambio, per cui ero sulla strada di ritorno, arrivato proprio all'incrocio di Via dei Panzani, in compagnia dei miei immancabili crampi allo stomaco, dovuti ad un appetito che cresceva di ora in ora e che aveva avuto il merito di tenermi ben sveglio, sentii un profumino di pane fresco, proveniente dal tratto opposto della stessa via del Giglio. Anziché svoltare a destra, per rientrare in Caserma, seguii -diritto- la scia ammaliatrice. Pochi passi più in là, bussai alla porta da "profumata", che, aprendosi, rivelò essere proprio quella di un forno in piena attività e che aveva appena ripreso a funzionare. Il maestro fornaio, per niente sorpreso di vedere in me un affamato (e morto di sonno), mi diede un bel pezzo di pane caldo-caldo, rifiutando generosamente il mio denaro.
Tornato in caserma e rimessomi a letto con lo stomaco finalmente acquietato... anche il dormire, quella volta, mi fu particolarmente saporito.


 
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