Panicaudu - cenacolo della siracusanita

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Panicaudu

FUNGHI DEGLI IBLEI
Origini storico-linguistiche del nome dialettale siciliano "Panicaudu/-ru", fungo tradizionale dei Monti Iblei
PLEUROTUS ERYNGII
in dialetto siciliano "Panicaudu/-ru" o anche fungo di ferula



Roberto Mirisola
Premessa

In diverse zone della Sicilia, ma sopratutto sulle colline e sugli altipiani calcarei della sua cuspide sud orientale (province di Siracusa-Ragusa e in parte di Catania), cresce un fungo che si può considerare, per il nome antico che può vantare rispetto agli altri miceti presenti (sino ad ora non peculiari) emblematico dei Monti Iblei. Il nostro fungo, pur di modeste dimensioni e di difficile ritrovamento per il progressivo degrado del territorio ma attivamente ricercato per bontà e antica tradizione, viene dialettalmente chiamato Funciu di panicàudu o spesso in breve Panicàudu, ma in gran parte della Sicilia anche Panicàuru.
Per tale oscuro significato (pane caldo?) del singolare nome siciliano, per altro confuso con diverse varietà della stessa specie, sono state date per lungo tempo varie spiegazioni insoddisfacenti e a volte fantasiose. Da oltre un ventennio, invece, è stata da me proposta una interpretazione più convincente di questo nome, presso l'Associazione Micologica Bre-sadola (A.M.B.) del Gruppo di Siracusa , visto come prestito linguistico dal francese medievale durante la dominazione normanna.
Oggi, dopo le lunghe ricerche per accertare tale ipotesi, gli scopi di questo articolo sono diventati anche altri e di grande interesse: 1) chiarire scientificamente la specie e la varietà del fungo, quest'ultima sovente confusa con altre, alla quale va attribuita la denominazione di Panicàudu; 2) dimostrare, dopo l'analisi dei vari periodi storici delle dominazioni in Sicilia, le origini e il significato del nome dialettale per influenze linguistiche; 3) per queste ultime, risalire alle probabili regioni di provenienza etnica continentale in relazione con l'Isola e con i territori dei Comuni Montani degli Iblei.
Dopo le Conclusioni che sintetizzano la verosimile origine del nome, prima latino e poi "provenzale" (occitanico) a partire dalla dominazione normanna, poiché le varie ricerche storiche e naturalistiche nella Francia e in Catalogna hanno anche fatto intravedere per la popolazione iblea diverse e nuove Prospettive di sviluppo culturale e socio-economico, anche per gli ecosistemi fungini con il Panicàudu o Panicàuru, queste ultime verranno proposte nelle considerazioni finali.

Questa pubblicazione viene presentata con carattere divulgativo per la varietà multidisciplinare dei temi, trattati a volte in maniera quasi scolastica come nella parte storica (breve quanto è necessario anche per inserirvi importanti note) e in quella introduttiva al misconosciuto mondo dei funghi; al contrario, è stata mantenuta la rigorosità scienti¬fica per varie problematiche micologiche e linguistiche affrontate con l'aiuto degli amici specialisti Andrea Buda e Vincenzo Accarpio, che qui sentitamente si ringraziano . Altresì gli argomenti naturalistici sono stati curati con scrupolo dallo scrivente, anche Geologo e componente del Comitato scientifico del w.w.f. (sez. di Siracusa).

Genere, specie e varietà del panicàudu

Il nostro fungo di Panicàudu è raccolto dall'antichità per la facilità di identificazione e per l'ottima commestibilità, molto buona anche per

Origini storico-linguistiche del nome dialettale siciliano "Panicaudu/-ru"
3 I corpi fruttiferi (carpo/ori) dei funghi a lamelle bianche (leucosporei) e molto decorrenti con filo intero del genere Pleurotus, dal greco «Pleuròn-otòs» sono così chiamati per il cappello (più o meno imbutiforme) poco convesso ed elastico e con orlo involuto con forma di «orec¬chia affiancata» al gambo (più o meno eccentrico). Venivano in antico come oggi, raccolti su tronchi o su radici morte di "Ombrellifere" con sicurezza dagli esperti poiché tutta la famiglia di appartenenza non ha comunque specie velenose o tossiche, ma buone commestibili se con carne tenera (senza strato gelatinoso intemo), bianca e dolce. L'antica raccolta dei Pleurotus eryngii può risalire almeno al Neolitico; probabilmente "l'imput" ai primi agricoltori e allevatori è stato dato dal consumo che ne fanno, come altri mammiferi selvatici, i bovini.
la varietà oggi in tutt'Italia coltivata sotto il nome di "cardoncello", ma generalmente buona per lo stesso genere di Pleurotus coltivati. A tal proposito, per chi non conoscesse il nostro fungo, si pensi che è somigliante nella morfologia (non per il colore grigiastro) a quello dello stesso genere coltivato e venduto comunemente nei mercati dove viene volgarmente chiamato, per le grandi dimensioni che può raggiungere, "Orecchione" o "Orecchia d'elefante" Pleurotus generalmente della specie ostreatusf. Il Panicàudu selvatico (più piccolo e di color bruno), sebbene difficile da trovare nei campi ma molto ricercato per la bontà e per le altre proprietà, viene attualmente classificato scientificamente col nome di Pleurotus eryngii, cioè fungo Pleurotus dell'eringio (Figg.l).
 
 
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