|
Curriculum
vitae
Se dovessi definire me stesso, alla
luce delle esperienze di questi anni, incomincerei col dire
:“Antonio Randazzo, una vita per fare, vivere volendo e dire facendo”.
Contadino mio padre, sarta la genitrice. Sono l’unico sopravvissuto
della mia famiglia, il terzo di quattro fratelli ed una sorella.
A sei anni nella bottega del costruttore di sedie, “don Iachinu” Nardone,
in via Gargallo, incominciai a conoscere ed amare il legno, subendone il
fascino per tutta la vita.
Da quello stesso anno 1946 al 1951 frequenza scuola elementare.
Dal 1951 al 1956 Scuola Statale D’Arte con frequenza del 5°, sezione
ebanisteria e saltuarie frequenze della sezione scultura nel legno.
In contemporanea, apprendista e giovane ebanista, restauratore di mobili
antichi nelle più note botteghe artigiane dei maestri Piccione, Antoci,
Midolo, Malfa e altri valenti falegnami, lavorai sempre.
Per la nota crisi dell’artigianato, nel 1960, dovetti cambiare attività,
non dimenticando quello che avevo nel sangue, “Impara l’arte e mettila
da parte”.
Per rispondere, anche, alla chiamata di leva, nel 1960 mi arruolai
nell’Arma dei Carabinieri, ricevendo diversi attestati di stima e
benemerenze e tanta esperienza, prestandovi servizio fino al 1981.
Nel 1968 contrassi matrimonio e lo scorso luglio ho festeggiato il
quarantesimo anniversario.
Dal 1981, per dieci anni, insieme alla moglie, catechista presso la
Parrocchia di Bosco Minniti, ho accompagnato gruppi di bambini dalla
prima Comunione alla Cresima.
Dicono che tutti nel corso della nostra vita abbiamo la nostra buona
occasione.Tanti la vedono passare lasciandosela sfuggire.
A quel tempo, non sapevo certo che quella fosse la possibilità
offertami, perché tutto avvenne casualmente.
Fui fortunato, lo confesso, ma le vie del Signore sono infinite.
Viene il giorno in cui bisogna fermarsi a riflettere e chiedersi: chi
sono, dove vado, cosa voglio?
Ho realizzato nel tempo quadri, mobili in vari stili, eclettici,
intarsiati, scolpiti, sempre in stile diverso, alla ricerca di una
dimensione artistica o di qualcosa che soddisfacesse la mia voglia di
fare.
Pur ottenendo risultati
apprezzabili, non ero soddisfatto. Lasciai tavolozza e pennelli e provai
a scolpire il legno.
Avevo per le mani un pannello in
noce antico, tarlato, che non avevo usato in precedenza per realizzare
qualcosa che dovevo. Proprio per la sua quasi inutilità, mi cimentai,
armato di scalpelli da falegname, ad eseguire un bassorilievo copiando
lo scudetto simbolo del Nucleo Radiomobile Carabinieri, del quale a quel
tempo facevo parte.(vedi foto elenco scultura n.1)
Non è certo un’opera d’arte, ma
questo mi appassionò tanto che incominciai a procurarmi sgorbie e
materiale di legno nelle diverse varietà. Alcune tavole di noce ed una
di gelso, le ebbi in regalo da amici del settore legname.Realizzai la
mia seconda opera, la n. 2 dell’elenco.
Fu questa che m’indusse a pormi la domanda. Dovevo proseguire su quella
via verso gli ideali materiali che mi proponevo a quel tempo, o
avvicinarmi al Dio che non conoscevo, ma che indicavano quale Creatore?
Da questa prima domanda scaturirono le scelte fondamentali della mia
vita e quindi il resto è stato consequenziale.
Sono cresciuto insieme alle mie
opere intellettualmente e moralmente, ponendomi obiettivi o ideali da
raggiungere sempre più elevati.
Partendo dal materiale a disposizione mi sono chiesto cosa potessi
realizzare. Spesso una parola, una frase, un concetto teorico, segni di
matita, materiale a disposizione, nodi, protuberanze, spaccature,
fradiciume da eliminare e tutta una serie di considerazioni, hanno dato
lo spunto.
Incominciare a lavorare subito e riflettere successivamente, in corso
d’opera, sulle cose che volevo realizzare e sui concetti che avrei
voluto esprimere.
Il risultato finale mi ha sempre meravigliato, mentre ne traevo il
significato, alla luce delle mie esperienze pratiche, teoriche, ideali.
Non ho mai copiato.
Tutto è frutto della mia fantasia,
della memoria visiva e tattile.
Ogni cosa rappresenta un momento storico, stato d’animo, tentazioni,
scelte, prese di posizioni, rifiuto di certe situazioni, analisi di
fatti o notizie presenti e passate registrate nella memoria, o semplici
deduzioni.
Ogni opera può essere considerata un bozzetto, lo studio per la
successiva, la ricerca di tecniche o esperienze sempre nuove.
Mai ho preparato un disegno, realizzato un bozzetto, finalizzato
all’esecuzione dell’opera finale.
Io sono, perché mia moglie è, per quello che ho vissuto, per le
conoscenze, amicizie e situazioni, ma soprattutto, per l’educazione di
base ricevuta dalla famiglia e, quella acquisita nell’Arma dei
Carabinieri.
Mai mi sono definito uno scultore o maestro, se non per esigenze
linguistiche nel presentare le richieste ai competenti organi
amministrativi, così come non sono uno scrittore o poeta, pur avendo
scritto alcuni libri, il commento alla mia “Via Lucis”, e tante poesie
in vernacolo.
La pagina che scrissi nel libretto della “ Via, Lucis” è quanto mai
veritiera.
A chi si trovasse a leggere il presente, auguro che non si lasci
scappare la sua occasione e, quindi, di fermarsi a riflettere sui veri
valori ideali, in quest’epoca, dove tutto è finalizzato al potere ed al
possesso.
Mi definisco e posso considerarmi autodidatta e disdegno ogni
accademismo.
La scelta d’elementi simbolici nelle mie opere è un tentativo di
comunicare immediatamente ed in modo chiaro, alla gente comune, valori
che evidenziano la realtà.
Credo fermamente e spero
nell’avvento di un mondo giusto e libero, nel quale l’uomo, finalmente,
giunga a quella perfezione cui è predestinato.
Antonio Randazzo |