Curriculum - chi-è-antonio-randazzo

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A coloro che si sentono "NNomina Diu"  ( Dio in persona), ho dedicato questa:

Ad ognuno la sua  PERNACCHIA "Cu sa senti sa sona"


Ho partecipato a numerose manifestazioni artistiche in Italia e all'estero con ottimi attestati di stima
Hanno  scritto e parlato di me in riviste - quotidiani - tv locali  ma - in coerenza con la mia atipicità - ho omesso d'elencare il curriculum - spesso fuorviante - e do la parola al mio: AL MIO DIRE FACENDO perché sono convinto assertore che: Spesso chi non è si sforza d'apparire
Chi è ha già tutto e scomoda chi appare E' bello essere e scomodare ma che fatica!
E per chi volesse saperne di più visionare il mio DIRE FACENDO nelle pagine: scultura, pittura, mobili e documenti pdf e per gli incontentabili c'è anche la RASSEGNA STAMPA  e le RECENSIONI                         


           


Se dovessi definire me stesso, alla luce delle esperienze di  questi anni, incomincerei col dire :“Antonio Randazzo, una vita per fare, vivere volendo e dire facendo”.
Contadino mio padre, sarta la genitrice. Sono l’unico sopravvissuto della mia famiglia, il terzo di quattro fratelli ed una sorella.
A sei anni nella bottega del costruttore di sedie, “don Iachinu” Nardone, in via Gargallo, incominciai a conoscere ed amare il legno, subendone il fascino per tutta la vita.
Da quello stesso anno 1946 al 1951 frequenza scuola elementare.
Dal 1951 al 1956 Scuola Statale D’Arte con frequenza del 5°, sezione ebanisteria e saltuarie frequenze della sezione scultura nel legno.
In contemporanea, apprendista e giovane ebanista, restauratore di mobili antichi nelle più note botteghe artigiane dei maestri Piccione, Antoci, Midolo, Malfa e altri valenti falegnami, lavorai sempre.
Per la nota crisi dell’artigianato, nel 1960, dovetti cambiare attività, non dimenticando quello che avevo nel sangue, “Impara l’arte e mettila da parte”.
Per rispondere, anche, alla chiamata di leva, nel 1960 mi arruolai nell’Arma dei Carabinieri, ricevendo diversi attestati di stima e benemerenze e tanta esperienza, prestandovi servizio fino al 1981.
Nel 1968 contrassi matrimonio e lo scorso luglio ho festeggiato il quarantesimo anniversario.
Dal 1981, per dieci anni, insieme alla moglie, catechista presso la Parrocchia di Bosco Minniti, ho accompagnato gruppi di bambini dalla prima Comunione alla Cresima.
Dicono che tutti nel corso della nostra vita abbiamo la nostra buona occasione.Tanti la vedono passare lasciandosela sfuggire.
A quel tempo, non sapevo certo che quella fosse la possibilità offertami, perché tutto avvenne casualmente.
Fui fortunato, lo confesso, ma le vie del Signore sono infinite.
Viene il giorno in cui bisogna fermarsi a riflettere e chiedersi: chi sono, dove vado, cosa voglio?
Ho realizzato nel tempo quadri, mobili in vari stili, eclettici, intarsiati, scolpiti, sempre in stile diverso, alla ricerca di una dimensione artistica o di qualcosa che soddisfacesse la mia voglia di fare.
Pur ottenendo risultati apprezzabili, non ero soddisfatto. Lasciai tavolozza e pennelli e provai a scolpire il legno.
Avevo per le mani un pannello in noce antico, tarlato, che non avevo usato in precedenza per realizzare qualcosa che dovevo. Proprio per la sua quasi inutilità, mi cimentai, armato di scalpelli da falegname, ad eseguire un bassorilievo copiando lo scudetto simbolo del Nucleo Radiomobile Carabinieri, del quale a quel tempo facevo parte.(vedi foto elenco scultura n.1)
Non è certo un’opera d’arte, ma questo mi appassionò tanto che incominciai a procurarmi sgorbie e materiale di legno nelle diverse varietà. Alcune tavole di noce ed una di gelso, le ebbi in regalo da amici del settore legname.Realizzai la mia seconda opera, la n. 2 dell’elenco.
Fu questa che m’indusse a pormi la domanda. Dovevo proseguire su quella via verso gli ideali materiali che mi proponevo a quel tempo, o avvicinarmi al Dio che non conoscevo, ma che indicavano quale Creatore?
Da questa prima domanda scaturirono le scelte fondamentali della mia vita e quindi il resto è stato consequenziale.
Sono cresciuto insieme alle mie opere intellettualmente e moralmente, ponendomi obiettivi o ideali da raggiungere sempre più elevati.
Partendo dal materiale a disposizione mi sono chiesto cosa potessi realizzare. Spesso una parola, una frase, un concetto teorico, segni di matita, materiale a disposizione, nodi, protuberanze, spaccature, fradiciume da eliminare e tutta una serie di considerazioni, hanno dato lo spunto.
Incominciare a lavorare subito e riflettere successivamente, in corso d’opera, sulle cose che volevo realizzare e sui concetti che avrei voluto esprimere.
Il risultato finale mi ha sempre meravigliato, mentre ne traevo il significato, alla luce delle mie esperienze pratiche, teoriche, ideali.
Non ho mai copiato.
Tutto è frutto della mia fantasia, della memoria visiva e tattile.
Ogni cosa rappresenta un momento storico, stato d’animo, tentazioni, scelte, prese di posizioni, rifiuto di certe situazioni, analisi di fatti o notizie presenti e passate registrate nella memoria, o semplici deduzioni.
Ogni opera può essere considerata un bozzetto, lo studio per la successiva, la ricerca di tecniche o esperienze sempre nuove.
Mai ho preparato un disegno, realizzato un bozzetto, finalizzato all’esecuzione dell’opera finale.
Io sono, perché mia moglie è, per quello che ho vissuto, per le conoscenze, amicizie e situazioni, ma soprattutto, per l’educazione di base ricevuta dalla famiglia e, quella acquisita nell’Arma dei Carabinieri.
Mai mi sono definito uno scultore o maestro, se non per esigenze linguistiche nel presentare le richieste ai competenti organi amministrativi, così come non sono uno scrittore o poeta, pur avendo scritto alcuni libri, il commento alla mia “Via Lucis”, e tante poesie in vernacolo.
La pagina che scrissi nel libretto della “ Via, Lucis” è quanto mai veritiera.
A chi si trovasse a leggere il presente, auguro che non si lasci scappare la sua occasione e, quindi, di fermarsi a riflettere sui veri valori ideali, in quest’epoca, dove tutto è finalizzato al potere ed al possesso.
Mi definisco e posso considerarmi autodidatta e disdegno ogni accademismo.
La scelta d’elementi simbolici nelle mie opere è un tentativo di comunicare immediatamente ed in modo chiaro, alla gente comune, valori che evidenziano la realtà.
Credo fermamente e spero nell’avvento di un mondo giusto e libero, nel quale l’uomo, finalmente, giunga a quella perfezione cui è predestinato.



 
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