Madonna SS degli Angeli - chiese demolite Siracusa

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Madonna SS degli Angeli

CHIESA DELLA MODONNA  S.S. DEGLI ANGELI  
ronco del Pozzo
  
Dai Capitoli della corporazione dei "Bottegai di foglia, di bilancia, di brutto e dei tavernieri" di Siracusa esistenti nell'Archivio di Stato di Siracusa (Lettere del Senato voi. 91 pag.185, vecchia numerazione) si apprende che il Barone Don Giuseppe Montalto di Milocca, concedette il 24 ottobre 1615 un magazzino adiacente alla sua casa ai Consoli dei Bottegai perché la trasformassero in chiesa sotto il titolo di Madonna Santissima degli Angeli e la dotassero di tutto ciò che bisognava per il suo decoro.
Ubicata nel ronco Del Pozzo, vicino via dei Mergulensi, restano di essa alcune tracce nella parete del palazzo, rimanenze trecentesche, e un angelo che regge un candelabro inciso alla parete.




La congregazione versava ogni anno al Tesoriere 2 grana per ogni quintale di mercé venduta ed altre 2 grana per ogni barile di salumi, 3 piccoli per ogni barile 34 sarde, 2 grana per ogni onza di pane o foglia e 5 grana per ogni salma di vino. I Rettori dovevano raccogliere queste elemosine e consegnarle al Tesoriere che doveva amministrarle e renderne conto al termine del mandato annuale ai nuovi Consoli. Era anche cura dei Consoli provvedere alle suppellettili della chiesa, raccogliere offerte per le messe domenicali e le altre feste di precetto, per la festa della Madonna degli Angeli il lunedì di Pasqua e durante l'esposizione del SS. Sacramento nelle Quarantore. Ogni anno inoltre si sorteggiava tra le orfane dei Bottegai una giovane a cui veniva data la dote di 10 onze. I Consoli dovevano partecipare alle processioni solenni di S. Lucia e del Corpus Domini pena un'ammenda di 15 tari alla loro chiesa. Per l'apertura di una nuova bottega la tassa era di 15 tari, tranne che ad aprire l'esercizio fosse un figlio di bottegaio. Poiché molte botteghe per ristrettezze economiche non avevano pagato le elemosine stabilite con precedente atto del notaio Giuseppe Guzzetta, il 14 aprile del 1721, con atto del notaio Ignazio Di Giovanni, si stabilì che i Bottegai versassero regolarmente l'elemosina in base alle proprie disponibilità economiche.






 
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