Quattro Santi Coronati - chiese demolite Siracusa

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Quattro Santi Coronati

CHIESA DEI QUATTRO SANTI CORONATI  
via SS. Coronati

  

Posta nell'omonima via, s'intravedono ancora il portale e i resti della chiesa demolita nel 1943. Il Privitera ci ricorda che in essa esisteva un quadro rappresentante il martirio dei "quattro incoronati" che il Capodieci attribuiva al Caravaggio.
Nei Capitoli delle Corporazioni d'arti e mestieri del 1700 a Siracusa, è questa la chiesa dei Muratori e Scalpellini (Notar Tommaso Pattavina, anno 1705-1706 vol.n. 1139. Atti del Senato voi. n. 52 pag. 211 retro). I consociati erano obbligati a versare ogni settimana 6 Denari, e nel giorno di festa dei Santi Coronati, 10 grana. Inoltre coloro che intendevano esercitare questo mestiere dovevano pagare alla chiesa 4 tari. Il giorno della festa di S. Lucia l'offerta era invece di 5 grana ciascuno. Nelle feste principali e nei giorni delle processioni, quando si doveva partecipare con i propri stendardi, chi si rifiutava di andare veniva multato di 1 tari. Anche i muratori e gli scalpellini eleggevano i propri Consoli nel giorno della festività dei Santi Coronati, e se qualcuno degli eletti rifiutava la carica, doveva giustificare la rinuncia con un'argomentazione credibile e riscontrabile, all'Arcivescovado. Una prerogativa dei Consoli era quella di spostare i cappellani della chiesa a loro piacimento. Nei Capitoli aggiunti al primo documento viene fatta una descrizione minuziosa dei posti da occupare durante la partecipazione alle solenni processioni di S. Lucia e del Corpus Domini. La mancata partecipazione a queste manifestazioni comportava la multa di 1 tari a persona. La raccolta settimanale degli oboli da versare da parte dei muratori e degli scalpellini veniva fatta sei mesi dai primi e sei mesi dagli altri. Al termine dei mandati i tre Consoli e il Tesoriere, che durante l'anno avevano amministrato collegialmente i beni della chiesa, facevano il rendiconto ai nuovi eletti.
Sul lavoro svolto dai consociati esisteva anche una tassa da versare alla chiesa e che per i muratori consisteva in 1 grana per ogni canna reale di opera muraria eseguita, 1 tari per un pozzo, 2 tari per una cisterna e 4 grana per ogni cento palmi di pietra lavorata dagli intagliatori.
  



 





 



 
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