Santa Maria Monserrato poi Ecce Homo - chiese demolite Siracusa

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Santa Maria Monserrato poi Ecce Homo

Il testo è tratto da:
Architettura religiosa in Ortigia
di Lucia Acerra
stampato nel 1995
da: EDIPRINT  
  
CHIESA DI SANTA MARIA DI MONSERRATO poi S. HOMO BONO  
via Cavour
  
Si trovava all'angolo di via Amalfitania con via Cavour. Era di stile catalano e fu distrutta dal terremoto del 1693- Da un atto notarile del 30 agosto 1738, redatto dal notaio Romano si apprende che essendo andati smarriti i vecchi Capitoli della Corporazione dei maestri Custureri (sarti) si davano le nuove regole per il mantenimento di questa loro chiesa e per il decoro della loro arte. Nei 18 punti del documento redatto in volgare, come tutti gli altri perché dettati dagli stessi artigiani ai notai, si apprende che l'elezione dei Consoli avveniva il 13 novembre, giorno della festa di S. Homo Bono loro santo protettore, e che a costoro spettava il compito di controllare il corretto esercizio del mestiere attraverso un esame dei lavoranti. Gli oboli da dare alla chiesa consistevano in 18 tari per l'apertura di una bottega di residenti e in 4 onze per i forestieri. La concessione dell'esercizio era comunque subordinata all'onestà e alla capacità del richiedente. Venivano tassati con 15 tari i lavoranti che eseguivano fuori dalla bottega taglio o cucito, mentre per un vestito malfatto si pretendeva il rimborso delle spese al proprietario e una tassa di 6 tari da versare alla chiesa. Tutti i maestri dovevano necessariamente intervenire alle processioni di S. Lucia e del Corpus Domini, pena il pagamento di 2 tari per i maestri e di 1 tari per i lavoranti. Con una posteriore convenzione redatta dal notaio S. Innorta il 25 ottobre 1769, i sarti si obbligavano a celebrare anche la festività del 25 ottobre dei Santi Crispino e Crispiniano protettori dei calzolai, mediante la chiusura delle botteghe e l'astensione dal lavoro. I trasgressori venivano tassati con un'ammenda di 7 tari da versare alla propria cappella.


 
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