cosa ho fatto

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Ho realizzato nel tempo quadri, sculture, mobili in vari stili, eclettici, intarsiati, scolpiti, sempre in stile diverso, alla ricerca di una dimensione artistica o di qualcosa che soddisfacesse la mia voglia di fare.
Il mio ultimo libro scritto interamente o quasi in vernacolo siracusano
Nenti m’aspettu ri stu cuntu ca paroli pessi
Niente mi aspetto da questo canto che parole perse )
Questo libro sarà presentato nel mese di Settembre in data e luogo da destinarsi e sarà dato in cambio di offerta libera, minimo 10 euro, a favore della Sezione di Siracusa dell'Associazione Persone down.



IL PERCHÈ DELLA SCELTA
Appartengo alla generazione nata nel 40 in coincidenza dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania e da bambino vissi i bombardamenti delle lunghe notti del '43 e, quindi, il mio parlare e il mio pensare sono frutto dell'appartenenza a quest'epoca con le consequenziali influenze linguistiche.
Gran parte di ciò che appresi, vissuto, sognato, pensato o realizzato è esplicitato nelle sculture o qui trascritto.
Ogni parola, episodio o circostanza sono scolpiti a fuoco nella memoria così come riportati.
Ricordare il passato, vivere il presente, progettare il futuro, la filosofia che mi ha aiutato a fare e dare vivendo la vita come dono di Dio, consapevole che tutto è stato e potrebbe essere se ognuno di noi volesse, nei limiti della nostra misera condizione umana.
Rimane la consolazione di aver fatto ciò che volevo e dovevo, pur con qualche rimpianto e insoddisfazione.
Come potrei dimenticare quel'insegnante di disegno che mi apostrofò duramente dicendomi che avevo copiato sul vetro il disegno che con stanto sforzo e impegno avevo fatto? Come potrei dimenticare quel tale insegnante che abitualmente mi diceva: "figghiuzzu senti a mmia, arrolliti 'nte carrabbineri".
Forse questi episodi inconsciamente mi hanno fortificato dandomi poi la carica per la ricerca di una rivincita.
Sono riuscito? Ai posteri la sentenza.
Non essendoci regole grammaticali certe, o quantomeno condivise, ho voluto tradurre in scrittura il mio volgare, richiamandomi semplicemente ai suoni di pronuncia, tenendo conto che noi "sarausani", abitualmente, contraiamo le parole a differenza di altre parlate del resto dell'isola.
Non vuole essere una ricerca filologica, ma la semplice trasmissione dei convinci menti nel mio quotidiano modo di parlare, e, tentare di conservare e tramandare il nostro musicale vernacolo.
Dedico questo, a tutti coloro che hanno contribuito alla mia formazione: genitori e antenati, amici o semplici conoscenti, "mastri", maestri, maestre, insegnanti civili e militari.
Un grazie particolare, all'arma dei carabinieri, nella quale ho militato con tanto orgoglio e, alla quale ancora appartengo idealmente.
Sono l'ultimo dei sopravvissuti della mia famiglia di origine e, con paterno amore di zio, dono quello che sono ai miei nipoti e ai loro figli, affidandogli i sogni realizzati e non.
ad maiora Antonio Randazzo
Amuri lingua antica
Scriviri comu parro, chi cosa
masppittavu se nuddu capisci a
lingua ri sa pattri?
Parrari tanti lingui scuddannisi u
passatu, girari tuttu u munnu pi
nu’ capiri nenti.
‘Nchiostru spricatu mi rissi ‘n caru
amicu, nu’ gnè ri moda scriviri
accussì.
Ciatu ittatu o ventu parrari comu
parru, nu’ c’è passaggiu aricchi pi
cu nu’ voli scutari.
Megghiu vaddari a visu apettu
rirennu cu l’occhi a tutti quanti.
‘N cocciu ri meli acchiappa tanti
muschi, ‘na carizza strogghi cori
duri, ‘na parola aruci rapi tanti
potti, dari ti runa quantu chì.
Amore lingua antica
Scrivere come parlo, che cosa mi
aspettavo se nessuno capisce la
lingua dei suoi avi?
Parlare tante lingue dimenticando
il passato, girare tutto il mondo
senza capire niente.
Inchiostro sprecato mi disse
un caro amico, non è di moda
scrivere così.
Fiato gettato al vento parlare
come parlo, non sente nessuno se
non vuole ascoltare.
Meglio guardare a viso aperto
sorridendo con gli occhi a tutti.
Una goccia di miele cattura tante
mosche, una carezza scioglie
cuori duri, una parola dolce apre
tante porte, dare ti da tantissimo
 
 
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