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interventi esternazioni

IL CITTADINO

Scritti racconti considerazioni ed esternazioni inviate agli interessati e pubblicate su vari
quotidiani
LA DOCUMENTAZIONE è in RASSEGNA STAMPA
silenzio! parla il fare
Il turismo si progetta e si programma con scelte oculate finalizzate al raggiungimento
futuro del massimo ideale.
Non può essere fatto di manifestazioni episodiche, anche ad alto livello, se non inserite in
un progetto discusso e concordato.
Al turista, ospite e persona gradita, va dato il massimo possibile.
Metterlo in condizione di capire e conoscere cosa visita fa parte di una buona regola di
accoglienza che lo indurrà a ritornare pubblicizzando gratuitamente La città e i suoi tesori.
IN QUESTO CIRCOLO VIRTUALE TERRONI UNIVERSALI,
statuto: L'ORGOGLIO DI ESSERLO,
SCOPO: È APERTA LA DISCUSSIONE
SI FANNO: "COSE DELL'ALTRO MONDO". CI ACCONTENTIAMO DI ESSERE SOLO UOMINI
CHE
COLTIVANO E RICERCANO VALORI IDEALI SOGNANDO TRAGUARDI DA UOMINI
"NORMALI"
SIAMO IN QUESTO MONDO MA NON GLI APPARTENIAMO
AL MONDO VI SONO LE PASSIONI, LA RICCHEZZA, IL POTERE E GLI "ARTISTI"
CHE SONO CONSIDERATI FOLLI COME PARE LO FOSSERO TANTI GRANDI DEL
PASSATO.
NIENTE DI PIÙ SBAGLIATO.
IL VERO ARTISTA È SOLO UN PO PIÙ NORMALE DEGLI ALTRI NEL SENSO CHE
NON È SUCCUBE DELLE "NORMALI" PASSIONI. OGNI ETICHETTATURA è
OPINABILE.
QUI NON SIAMO DI SINISTRA, DI DESTRA, DI CENTRO, DI LATO, DI TRAVERSO,
ORIZZONTALI, VERTICALI.
SIAMO SOLAMENTE PERSONE CHE SI CONFRONTONO CON LA REALTÀ
TENENDO CONTO DI VALORI ETICI E MORALI E SI BATTONO PER L'EMANCIPAZIONE
UNIVERSALE.
IN QUESTO LABORATORIO NON SI ACCETTANO CRITICHE O EPITETI CONTRO POLITICI,
POLITICANTI, LECCHINI, PORTA BORSE, BUROCRATI E ARRIVISTI VARI.
IL NOSTRO VOCABOLARIO è, FORNITISSIMO E AGGIORNATISSIMO.
SPESSO CHI NON È, SI SFORZA DI APPARIRE, CHI È, HA GIÀ TUTTO E SCOMODA CHI
APPARE.
È BELLO, ESSERE E SCOMODARE, MA CHE FATICA!
LA PROFONDITÀ DELLA TERRA CUSTOdISCE L'ORO;
L'OSTRICA, LA PREZIOSA PERLA;
LO SCRIGNO DELL'ESSERE I SENTIMENTI PIÙ PURI.
LA POLITICA E IL LUOGO DOVE, TENUTO CONTO DEL PRIMATO DELL'UOMO, SI
ESAMINA LA REALTÀ, SI DISCUTONO LE DIFFICOLTÀ, SI DECIDE QUAL'È IL PREZZO
EQUO DA PAGARE DA OGNUNO PER RAGGIUNGERE UNA META QUANTO PIÙ VICINA
POSSIBILE ALL'IDEALE.
NON PUÒ ESSERE CONDIZIONATA DALL'ESIGENZA DI ACCONTENTARE TUTTI.
IL COMPROMESSO, I POLITICANTI, I PARTITI, LE LOBBY SONO ALTRA COSA
IN UN PAESE VERAMENTE CIVILE LA POLITICA È UNA COSA SERIA FATTA PER UOMINI
VERI, COMPETENTI, CAPACI, ONESTI, GENEROSI, I QUALI, PURTROPPO, SONO
DISTRATTI DAL VIVERE CON RIGORE E APPASSIONATO AMORE, COSE ALTRETTANTO
SERIE.

Siracusa, lì 27-4-1999 ALLA DIREZIONE DEL GIORNALE “libertà” s e d e
Carissimo Direttore,
Le invio questa mia lettera aperta per tutti i candidati alle prossime elezioni che già con
Armi affilate, coltello fra i denti, santini con slogan che suonano bestemmia in bocca ad
alcuni, hanno dato fiato alle trombe ammannendoci melodie ammalianti da sirene a caccia
di voti.
Sono migliaia i candidati sulla linea di partenza, per la maggior parte brocchi, insieme a
pochi, pochissimi cavalli di razza, dei quali alcuni poco convincenti, salvo lodevoli
eccezioni.
Questo il panorama nella campagna elettorale appena iniziata.
Non c’è scampo possiamo solo scegliere di cosa vogliamo morire, con quale arma
dobbiamo suicidarci per dare il colpo di grazia a questa nostra derelitta città.
Le premesse ci sono tutte, una miriade di partiti e partitini, tanto per far numero, con tanti
candidati per raccogliere in ordine sparso almeno i voti delle loro rispettive famiglie per poi
ammucchiarli a favore di uno o l’altro dei candidati Sindaco, in verità ottime persone con
ideali e programmi validi, ma che saranno inevitabilmente strumenti nelle mani delle lobby
di riferimento.
Carissimo candidato che bussi alla mia porta dormi sonni tranquilli, non ti affaticare a
chiedere quello che io ti darò spontaneamente e molto di più non lo sai che noi vogliamo
cambiare tutto perché tutto rimanga com’è?
Vedrai che sarai comunque eletto anche se siete in tanti ed i posti limitati, per te ci sarà
sempre un posto di sottogoverno, un segretariato, un incarico di consulente, di usciere, di
portaborse o altro incarico confacente alle tue possibilità intellettive e alla tua voglia di
sistemazione. Saremo in pochi ad esprimere il nostro diritto di voto così abbassando il
quorum con spiccioli di preferenze sarai certamente eletto. Non ce la sentiamo di attentare
alla salute di altri centoventimila cittadini andando a votare e scegliere persone troppo
zelanti, troppo preparate, troppo corrette, troppo competenti troppo vogliose di lavorare,
troppo, troppo, troppo, troppo…..Non conviene eleggere altri al tuo posto correremmo il
rischio di vedere le strade pulite, di non poter scorazzare o fermarci a nostro piacimento in
doppia o tripla fila. Non godremmo più di quelle lunghe file ai vari sportelli pubblici non
potremmo più incazzarci per l’inefficienza o per l’assenza dell’addetto perché impegnato
momentaneamente nel suo doppio lavoro privato. In che altro modo potremmo scaricare
l’adrenalina in eccesso se smettessimo di bestemmiare per le cose che non vanno?
Vogliamo voi e niente altro che voi solo così potremo stare tranquilli e nulla scomoderà il
nostro quieto vivere. Non ci interessa sapere come hai gestito la tua vita, la tua famiglia, il
tuo lavoro, cosa hai fatto e cosa ti proponi di fare, quali sono le mete raggiunte e quali
quelle che ti proponi raggiungere, se hai o meno ideali condivisibili, vogliamo fare di tutto
perché tu possa trovare un’occupazione degna di te e che rappresenti questa città così
come avvenuto in questi ultimi cinquant’anni. Solo così saremo certi che uomini validi e
capaci nella specificità dell’incarico andranno a ricoprire ruoli intercambiabili per l’intera
legislatura salvo ricambiarli a richiesta dei nostri soliti amici affaristi. Un antico proverbio
non più di moda recita: DIMMI CON CHI VAI E TI DIRÒ CHI SEI.
Anche noi speriamo di essere come te un giorno lontano molto lontano oltre l’infinito.
Per adesso andremo a votare scegliendo con la nostra testa con la nostra morale con la
nostra fede nella speranza di un futuro migliore.
Voteremo chi sappiamo libero e sa pensare con la sua testa, che ha realizzato e
realizzerà, parlando di meno farà di più, impegnandosi in piccole cose che renderanno
questa città meno caotica e più vivibile.
Siracusa, lì 7 Maggio 2004 Ed il dotto vegliardo
svegliato di soprassalto, manifestò il suo essere senza avere il tempo di ricomporsi e
nascondere la sua vera natura.
Assiso sulla montagna, dormiente sul suo scanno dorato, volse lo sguardo attonito al
rigagnolo sgorgato improvvisamente a valle, tra i rovi e le antiche rovine.
Le regole scritte dai miei avi, egli disse, sono state infrante, il campo destinato agli Dei è
stato invaso.
Non sapeva che le regole sono al servizio degli uomini e non viceversa.
Come acqua quieta smossa dal lancio di un sassolino, era stato scomodato dal profondo
sonno e doveva inventarsi una strategia in difesa delle regole e dei principi fondamentali
del suo quieto vivere.
Le infamie ed i compromessi cui era stato testimone per decenni, non potevano essere
sbandierate ai quattro venti da uno sconosciuto illuso idealista.
Chi era costui che si permetteva invadere l’Olimpo? Se non fermava il topolino, quell’idea
avrebbe potuto diventare presto torrente e prassi, spazzando la genia dai luoghi
conquistati nel tempo dagli avi.
Stringendosi il naso con le dita, bevve furtivamente l’acqua ed a malincuore l’assaporò
constatandone la freschezza, ma “pi nu nari saziu a motti, rissi schifiatu” che la forma
della brocca era repellente e che, non poteva essere buona, perché non contenuta in
brocca di cristallo inviata dai Numi. Era convinto che solo i potenti avessero l’eccelso
compito di elargire le loro verità. Li, si era sempre dissetato e non accettava intrusi.
Dimenticava che l’Onnipotente può trasformare ciò che vuole dando saggezza anche ai
grilli. Solamente ai puri di cuore ed ai poveri di spirito è consentito l’accesso nel paradiso
degli eletti.
Gli indiani d’America, almeno da quanto si ascolta nei film, usavano apostrofare i
bugiardi con l’espressione “ lingua biforcuta” penso che questa si adatti molto bene a
tanti “Soloni”, a tanti intellettuali e a tanti politici nostrani che parlano per non farsi capire
dagli altri. Scrivere come si parla non è corretto ortograficamente, ma certamente chiaro e
accessibile ai più.
E’ il contenuto che disseta non il contenitore, forse è giunta l’ora di incominciare un’epoca
dell’essere, lasciando l’apparire alle cose e non agli uomini.
Così potrebbe incominciare una storia, la storia di questo nostro tempo.
Dire quello che si pensa è sempre difficile, scriverlo ancora peggio.
Erano tanti i sassi che avevo sullo stomaco e sentivo la necessità di scaricarli, cosa che ho
fatto scrivendo quello che ho scritto.
Quali le cause ? Sono state ampiamente e diffusamente spiegate nel libro.
Come tutti i comportamenti dell’uomo sono frutto di una scelta, anch’io ho dovuto
scegliere tra varie ipotesi.
Scrivere in italiano, scrivere in siciliano o scrivere nel mio parlare siracusano abituale?
Problematico “ trilemma”, per me che non sono letterato. Alla fine ho optato per l’ultima
ipotesi, scrivere quello che penso da “siracusano normale”, di tanti altri siracusani nel
modo in cui normalmente parlo, pur rendendomi conto che una cosa è parlare ed una
scrivere.
Tutti noi abbiamo letto come parlano e scrivono bene gli intellettuali ed i maggiorenti
nostrani. Prassi normale, loro parlano e tra loro si capiscono.
Sono loro che hanno fatto la storia e di loro si scrive o si scriverà.
Ma quanti hanno detto e dicono la verità? Quanti di loro sanno cosa pensa il cittadino
comune?
E’ chiaro che nelle loro scelte non c’è spazio per il cittadino, ignorante e sciroccato, che si
lascia trascinare e condurre dove vuole il padrone, come recita l’antico proverbio: “attacca
u sceccu unni voli u pattruni”. L’asino lo abbiamo sempre fatto entrare dal retro e non
dalla testa.
Perché ho scelto di scrivere nel mio vernacolo siracusano è riscontrabile a pag. 11, nel
capitolo :” u picchì ra scelta. e pag. 30 nel capitolo: “ognunu javi chiddu ca si merita”, il
resto va letto senza riserve mentali.
E’ come scoprire l’America “ nta cattavitrata” riscontrare errori di ortografia nel libro che
non è scritto in “siciliano” ma in vernacolo siracusano parlato, che nulla a che vedere ha,
con la lingua siciliana delle regole di Federico secondo, nel dodicesimo secolo, o la lingua
dei catanesi e palermitani illustri del passato, o quella dei tanti copisti contemporanei.
Caro professore, la didattica è importante ma sono i valori contenuti che mi interessavano.
Su questo piano ha espresso un interessante, “però” ben sapendo che quanto scritto è
incontestabile sacrosanta verità, o vuole aprire un dibattito?
A proposito dei suoi dubbi sull’accento, ella sa che non occorre perché “piritu” in italiano si
traduce in “peto”, proprio quello che intendevo che si capisse, evidentemente lei non se ne
intende, pur essendo depositario del verbo siciliano e sublime correttore di bozze altrui. Mi
spiace non averla interpellata, forse avrebbe capito meglio, anche se ne dubito perché il
volgare palazzolese non è assimilabile al siracusano, così come è diversa la tradizione
culturale popolare del suo paese rispetto a quella della mia città.
Non volevo invadere l’olimpo dei numi letterati, Dio me ne guardi.
Su un punto siamo, forse, d’accordo, conservare le tradizioni linguistiche di ogni popolo.
cu mu fa fari?
Vulennu raggiunari mi veni ‘ntesta ‘n dubbiu
cu jè ca mu fa fari ‘ntricarimi i sta ffari?
Cu jè ca mi ci potta pigghiarimi sti ‘ntrichi?
Ognunu a so manera campa comu voli,
se paci poi nun jhavi chi cuppa n’haju iù?
Putissumu riscurriri ri ora fina dumani,
cu voli bonu campa, cu futti ‘mbrogghi cunta.
Vulissi prestu Diu luvarimi sti peni,
ro schifu ca c’è ‘n tornu nun ni pozzu chiù.
Riciti chi vuliti iù tiru pa ma strata,
po restu mi nni futtu ie spero nto rifriscu.
Lettera aperta Pregiatissimi paesani,
Se da semplice cittadino figlio di nessuno, senza etichette, dogmatismi preconcetti o altre
forme di condizionamento, nel pieno rispetto della libertà di opinione di ognuno dico la mia
cosa ne dite? Mi riferisco all' ultima "CUSTIONI SARAUSANA ".
Come è noto, nel prossimo Settembre, il Consiglio Comunale ha in programma di
esprimersi sulla vicenda del costruendo villaggio turistico ali 'Asparano.
Sul tema hanno detto la loro pragmatici, realisti, dogmatici, associazioni varie e liberi
pensatori, garzoni di bottega, politici dei vari schieramenti, ambientalisti di goletta verde,
ecologisti, tecnici e non, intellettuali.
Sembra di assistere ad uno scontro di religione per determinare il sesso degli Angeli.
Siamo alle solite "come te movi te fulmino", direbbero in romanesco i cittadini della
capitale, mi ricorda la storiella che ho raccontato qualche tempo fa sul " suffìziu Nustrali". I
predetti hanno interloquito saggiamente sulla vicenda, dopo un cinquantennio di malefatte
su ogni metro quadro di terreno nel territorio della regione e, con particolare accanimento
sulle nostre coste.
Hanno forse la coscienza tranquilla e le carte in regola?
Non credo che uno, dico uno solo dei cittadini di questa terra, a qualunque categoria
appartenga, ivi compresi, politici, professionisti, magistrati, insegnati, dirigenti o semplici
operai, chimici o metalmeccanici, artigiani o piccoli imprenditori, sindacalisti ecc.., possa
ritenersi esente da colpa, ma farse qualche mosca bianca e 'è.
Quando sì estrapola un argomento dal contesto storico si può dire tutto ed il contrario, a
seconda dal punto di vista della parrocchia di appartenenza, o se si sta assisi su uno
scanno con a disposizione una tavola riccamente imbandita e negretti intorno a soffiare
per rinfrescare l'aria. I peggiori sono coloro che affermano dì avere la coscienza pulita e
portano avanti le prese di posizione dei loro pro-consoli.
Qua! 'era la situazione reale a Siracusa, tra la fine degli anni quaranta e il corso degli anni
cinquanta ?
Allora con il termine Siracusa si intendeva solamente Ortigia, almeno per noi " scoglionati",
gli altri erano "buggarioti ".
I più non sanno, non essendo allora ancora nati, altri hanno dimenticato o fanno fìnta di
non ricordare, i più, i soliti arricchiti o coloro che si vergognano del loro passato, tacciono
o mentono spudoratamente sapendo di mentire.
A quel tempo erano giunti da non molto gli sfollati dalla Libia.
Quello che mancava allora come oggi era il lavoro, quello vero, quello fatto di regole da
rispettare sia dal datore che dal prestatore d'opera.
I giovani girovagavano per la città in cerca di distrazioni, passeggiate a corso Matteotti" i
picciotti re catini ", puntate in sala da bigliardo, stravaccamenti davanti al caffè centrale o
sala da ballo, in inverno, mentre d'estate, bagno al Nettuno, al lido Azzurro o alla Plaja, i
figli di papa, gli altri"sutta a muragghia" " a SantaCruci" "a Tubba" "sutta o ristrittu" o al
Maniace.
C'era da scegliere perché in tutta la costa per il periplo di Ortigia era consentita la
balneazione. Ma era veramente balneabile il mare, visto che le fogne, comprese quelle a
perdere liberamente nel sottosuolo di tante abitazioni scaricavano a mare? "E setti
scogghi" incominciavano i primi tornei di palla a nuoto. A dispetto di quanti, me compreso,
adorano Ortigia, la situazione sanitaria non era tra le migliori.
Il deposito generale per la raccolta della spazzatura era in uno spazio delimitato ali 'interno
del forte S. Giovannello, tra "Talìu", passeggio Talete, e Via Vittorio Veneto,
già"mastrarua", e la zona della "Santa Cruci ".
Ambienti malsani impregnati di umidità; sovraffollamento nei bassi utilizzati come
abitazione; scarsa pulizia nelle strade, ad eccezione della zona " ro chianu ", "ro spiazzu ",
le Vìe Maestranza, Matteotti, Roma, Piazza Panca/i e la Marina, abitate quasi
esclusivamente da chi poteva avere w reddito medio alto. (In una poesia tempo fa scrissi
"pirocchiap 'amici e cimici affamati"). L'ospedale pubblico era allocato in quel sito
attualmente abbandonato in Piazza S. Rocco, l'anticc Monastero di Montevergini.
La vaccinazione contro il vaiolo veniva fatta ai bambini in quella stessa via, prima, i
successivamente in via Minerva nell 'allora sede dell 'anagrafe.
Le medicine occorrenti per curare le malattie e le visite mediche si pagavano, spesso a
"crirenza' o, con scambio di prestazioni, se gli ammalati appartenevano a famiglie
artigiane. I vitelloni, allora come oggi, facevano e fanno il bello ed il cattivo tempo.
Qualche figlio di impiegato presso gli enti pubblici o comunque di famiglia con buon
reddito, scimmiottava i primi dai quali era accolto purché avesse qualche soldo in tasca. I
"pipi ra Taggia cuntinuavunu a essiri addenti", deliziosi arrostiti e conditi con Bottarga e
"uridduzzu" di tonno salato, per chi poteva permetterselo.
Un ambulante bandezzava melanzane grosse come "i minni i sa muggheri ", un altro,
"varicchina e lisciuni, scupi e manichi ri scupi e rastreddipi lavori a casa ".
I gerarchetti di un tempo perso il pelo, ma no il vizio, cambiata pelle, erano già saliti sul
carro dei vincitori, mentre "Cremisini" emigrava in Sud America.
Un nostalgico cantava " a pastasciutta nu ' si pò scuddari " e alla Plaja vongole per tutti
mentre, "nu sceccu", si beava rinfescandosi nel basso fondale.
La "sassamenteria di Bordi" chiudeva, così come "u stabilimentu ro nozzulu"della
S.P.E.R.O. e si apprestava a farlo " u mulinu ri Cunigghiaru" di Via Arsenale. Gli abitanti
dei bassi aspiravano di andare ad abitare "apatti i supira ". Chi non aveva lavoro, ed erano
tanti, ammazzava il tempo "nti Luistru".
I contadini si alzavano ali'alba per recarsi a piedi o in bicicletta al "Puzzu 'ngigneri ", in
attesa di essere chiamati dal "capu ghiumma ", il caporale, uomo di fiducia, incaricato dai
proprietari o gabellati dai quali era delegato ad assumere mano d'opera per le loro terre.
Umiliazioni e vessazioni per aspirare ad una occupazione con solari da fame, anche dodici
o più ore dì massacrante lavoro, compreso il viaggio, specialmente per chi doveva scavare
i" fossi" con rischi gravissimi, perché, a volte, si dovevano usare potenti mine per far
saltare la roccia più compatta. Nessuna garanzia per malattie o infortuni, quasi sempre
lavoro nero, senza contributi assistenziali. Erano fortunati coloro che, assunti, potevano
prestare la loro opera perché, d'inverno, spesso a causa della pioggia o per la diminuita
esigenza di lavori nelle campagne, erano disoccupati e, potevano consolarsi, "nti Pillucciu "
o "e tririci scalimi ", giocando a carte e mangiando, uovo sode, "puppu" e vino, per quanto
le risorse economichepermettessero, spesso "a crirenza",con impegno di pagare al primo
salario. Non esisteva allora per essi il soccorso invernale che, invece, era previsto in
aggiunta al costo del biglietto per il cinema. Non dissimile era la situazione nell'artigianato.
"U mastru", diventato tale dopo aver seguito la trafila, da piccolo imprenditore, traeva
reddito e profitto dal suo lavoro, ma, soprattutto, sfruttando i "picciotti ", garzoni di
bottega, che lavoravano senza limiti di ore per pochi spiccioli, in nero, senza alcun
contributo, chi volesse, può controllare la documentazione INPS dei primi ventanni di
lavoro di coloro che da poco hanno avuto fortuna di arrivare alla pensione. A mio nome,
risultano versati contributi previdenziali, per poco più di un anno, pur avendo prestato
opera nelle varie botteghe dai sei ai vent'anni.
E ' vero però, che gli apprendisti di allora, imparavano un mestiere e comunque delle
regole dì vita che consentivano di intraprendere a loro volta la carriera del "mastru ".
Quanto sopra scritto, vale per tutte le categorie artigianali, ferro, legno, imbianchini,
muratori, carpentieri e similari, tutte nell 'identico stato sociale di povertà ai limiti della
sopravvivenza. L 'U.N.R.A aveva ormai terminato le coperte a strisce marra ed i generi di
prima necessità distribuiti ai cittadini meno ambienti.
L'olio di fegato di merluzzo stava per finire e non veniva più dato ai ragazzi delle scuole
elementari. Cosa e 'è di strano se i genitori per consentire un futuro migliore ai loro figli
imponevano la frequenza delle scuole, spesso con sacrifìci oggi impensabili, e se è rimasta
l'abitudine di sistemarsi in un posto pubblico statale o periferico?
Tra una visita e l'altra i medici, tra una causa e l'altra gli avvocati, e poi mano a mano la
classe dirigente impiegatizia, incominciarono a trasferirsi sulle colline di Aerodina, sulla
panoramica Neapolis, e come seconda casa per il soggiorno e l'abbronzatura estiva la villa
a mare.
Le prime nefandezze a danno delle nostre coste.
I baroni antichi erano emigrati verso lidi più adatti alla loro nobiltà o si erano ritirati a vita
privata a godere le loro ricchezze o le loro miserie.
A proposito mi piacerebbe sapere dove si abbronzano o svernano gli ambientalisti
nostrani?
Lo scontro politico allora tra Blocco del Popolo " e Scudocrociati era ali 'ultimo sangue con
rivoli Monarchici, Uomo qualunque e Fiamma tricolore.
I più poveri o i meglio "appaddrinati" incominciarono ad avere in assegnazione una casa
popolare.
Meglio non discutere su questo argomento.
L'intraprendente "culu i fruscia " si insediò ali 'arenella predisponendo un lido di elite
essendosi, nel frattempo, affollati diproletari il Lido Azzurro e la Plaja.
Una linea di autobus assicurava il viaggio per I'Arenella e viceversa perché non tutti
possedevano mezzi di trasporto motorizzati.
II sogno dei giovani del tempo era un lavoro e l'auto.
La Banca D'Italia stampava senza sosta banconote mentre una nota canzone risuonava:
"se potessi avere mille lire al mese ".
I figli del popolo, benevolmente, erano accolti "a colonia estiva ", alla Maddalena,
organizzata dalle sinistre ed imparavano a cantare " bandiera rossa", o a quella
organizzata dal bianco fiore, che invece insegnava a cantare, "biancopadre".
Anche le Suore Orsoline avevano il loro lido balneare a "funnucu novu ".
Ogni anno veniva costruito dagli operai di una falegnameria nella quale anch 'io ero
allora apprendista di bottega.
Tra le varie chiese di Siracusa si organizzavano tornei interparrocchiali di calcio, tra una
campagna o consultazione elettorale e l'altra, mentre " i surelli " in via Minerva
distribuivano brodaglie ai poveri.
I figli delle famiglie medio alte frequentavano il "Gargallo" o lo "scientifico" gli altri
l'industriale, il professionale o la Scuola D'arte.
Gli studenti cantavano " Trieste mia "inneggiando al ricongiungimento di quella città alla
Madre Patria.
Nel porto grande giaceva sul fondo nei pressi della "maddalena", " a navi spitalera"
mentre, la" pilotina ", guidava l'attracco ai moli delle navi "Argentina ", "Esperia ", e la
"Star Off Malta ".
La locale flotta di pescherecci e barche tornava con abbondante pescato ceduto a due
soldi ai grossisti.
II numero delle famiglie con congiunti emigrati non si contavano più.
In questo contesto storico, i dirigenti politici del tempo, dovettero fare una scelta, si
prestarono, per non dire che si prostituirono, ai piedi della grande industria di stato e non.
Siamo tutti d'accordo che fu una scelta dissennata, o forse assennata, dal punto di vista di
quanti si sono arricchiti speculando. Sono evidenti i danni irreparabili provocati a tutta la
meravigliosa costa "dall'acqua e palummi" in poi fino ad Augusta ed oltre, con
dimostrazione lampante che la scelta industriale non era adatta alle nostre zone.
Sull'argomento, per pudore, è meglio non aggiungere altro.
Le campagne vennero abbandonate? O gli addetti cercarono condizioni di vita e di lavoro
migliori?
Cosa ne pensano i partiti politici, i sindacalisti, la confindustria e quanti hanno avuto le
mani in pasta?
Sono tanti però i benefìci che gli insediamenti industriali hanno portato e, tra questi:
Regole certe tra datori di lavoro e prestatori d'opera; lavoro continuativo per tanti; reddito
esteso alle famiglie che prima sopravvivevano appena; senza dimenticare la diffusione del
benessere per tutti, dovuto all'attività nell'indotto e tra tutte le attività commerciali,
artigianali e soprattutto nell 'edilizia.
Circolando il danaro tutti ne traevano benefìcio.
Col denaro il sogno di molte famiglie di avere una casa si tramutò in realtà. Gli speculatori,
sempre pronti, si gettarono a capo fìtto nell 'impresa di costruire case, casette e
casermoni, senza alcuna regola, per tutti i gusti e per tutte le tasche, distruggendo un
patrimonio ambientale paesaggistico tra i più belli al mondo.
Le prove d'autore, perfettamente riuscite, erano state già fatte nella stessa Ortigia con la
costruzione delle case popolari tra Via Abela, Lungomare di Levante e Via delle Sirene. Con
la costruzione della casermetta della Capitaneria, nella stessa Via delle Sirene. Con
abbattimento e ricostruzione pari volume, si fa per dire, del palazzo in Piazza Cesare
Battisti. Meriterebbe attenzione particolare il capolavoro architettonico, perfettamente
inserito nel contesto, tra Via dei Mergulenzi e Via Gargallo, abbattuto e ricostruito pari
volume. Non le ricordavo così mastodontiche le case precedenti, forse perché erano state
bombardate.
Mattone e cemento selvaggio proseguirono l'opera iniziata, prima, "zittu tu e zittu iù ", uno
scoglio si e uno no, e, poi, tutti gli scogli e le spiagge nella totalità.
A proposito di costruzioni indecenti, per non dire altro, nel corso del tempo, per
dimenticanza o disattenzione a qualcuno sfuggi miracolosamente lo spazio libero di
passeggio Talete. Gli oculati amministratori della cosa pubblica, non molto tempo fa,
pensarono di costruire un superbo parcheggio che li rappresenta benissimo. Cosa
aspettiamo per utilizzarlo o abbatterlo? L'elenco completo di quanti hanno dato inizio e di
chi ha continuato lo sfacelo sono a disposizione di chi ne ha voglia presso l'Archivio
Notarile Distrettuale e presso il locale Catasto. Chi doveva vigilare perché questo non
avvenisse? Dov'erano gli ambientalisti?Vuole chi può o deve, fare una mappa con nomi e
cognomi e procedere alla bonifica totale delle nostre coste, abbattendo i siti e procedendo
alla denuncia di chi ha autorizzato o favorito il malfatto?
0 preferiamo metterci una pietra sopra e stendere un pietoso velo?Anche con il velo però
le malefatte si vedranno sempre.
Fatto il mea culpa andiamo al dunque.
Qual ' è la situazione oggi a Siracusa.
Poco o nulla è cambiato in merito al lavoro nero.
Commesse e commessi senza ingaggio in quasi tutti gli esercizi commerciali del
comprensorio; disoccupazione dilagante tra i giovani ma, anche tra i quarantenni, licenziati
da aziende in crisi; stato di disagio nei giovani freschi diplomati o laureati; disoccupazione
in generale; non circola danaro e chi ne ha preferisce tenerlo al chiuso di una cassaforte
bancaria; imprenditoria locale poco propensa a rischiare.
Presta nome, imprese fantasma, fallimenti pilotati.
I nostri giovani che emigrano nel ricco Nord-Est con paghe sindacali appena sufficienti per
vitto e alloggio.
Cosa dire di coloro che arrivano da paesi stranieri in Italia in cerca di un tozzo di pane?
Sono utili per certi lavori a costo dimezzato ma, rompono l'equilibrio acquisito negli anni.
Ma al Nord, non sono quasi tutti figli di quei nostri emigrati che un tempo venivano accolti
a calci in faccia?
Così va il mondo per la mancanza di memoria storica.
Ognuno cerca di salvaguardare i piccoli orticelli.
Quando la nave affonda i topi scappano, chissà che qualche residuo nastrano non si metta
in pensione.
Siamo tornati agli anni cinquanta.
Si impone una scelta coraggiosa, oculata e lungimirante che consenta alla industria
turistica di decollare.
Il Consiglio Comunale lo faccia serenamente discutendone i prò e i contro ma, tenendo
presente che, ai cittadini, soprattutto a quelli di buona volontà, non importa come e da chi
è composto lo schieramento polìtico, sa che il primo posto spetta all'uomo, soprattutto al
più debole, il figlio di nessuno che ha fame di "pane e lavoro " e di un ambiente vivibile
fatto a sua misura, di regole certe per tutti e non il deteriore buonismo che provoca
anarchia. Giudicheremo sui fatti e sui risultati.
La libertà è l'utopia da raggiungere con le scelte appropriate e con i comportamenti di chi
detiene il potere, ma, anche con le sìngole azioni giornaliere di ognuno.
Ben vengano le rotatorie se servono a snellire il traffico, ma, si aggiungano controlli sulle
precedenze da dare.
Ben vengano le linee blu dei parcheggi a pagamento o di quelle bianche gratuite, ma, si
combatta il posteggiatore abusivo, anticamera del pizzo, magari dandogli in concessione la
via dove opera in atto e consentendogli di avere un reddito con regolare fatturazione e
pagamento delle tasse comunali.
Ben venga la zona pedonale ma si facciano smettere gli abusi, in città non vi sono figli e
figliastri. I gestori di esercizi commerciali attraggano la clientela con prezzi accessibili ed
accoglienza educata e pensino che l'acquisto si fa a piedi e non in auto e, sopratutto a
dare il giusto ai dipendenti assumendoli con regolare contratto.
Tra una facezia e l'altra ognuno faccia bene ciò che deve fare a partire dagli operatori
dell'lGM a finire nell 'ultima vite dell 'ultimo carro o carrozzone pubblico o privato senza
esclusione per ogni cittadino, compreso chi scrive.
Recentemente, 20 giorni fa circa, in Via Sciita, ali 'altezza del civico 10, durante la notte un
camion per la raccolta dei rifiuti urbani ha avuto un guasto all'impianto idraulico dei freni
con uscita di liquido oleoso versatosi sul manto stradale rifatto poco tempo fa.
Immediatamente gli addetti hanno provveduto a spargere sulla chiazza alcuni sacchi di
tonachina. La melma è ancora li disponibile per la fruizione in bella mostra.
Nello stesso punto, qualche mese fa, operai SOGEAS, hanno eseguito una riparazione
lasciando le buche e resìdui pietrosi. Alla faccia dell'efficienza.
Se qualcuno non conosce o ricorda come erano "i cantunazzi i Milocca""U suli i l'Ognina "
"funtani janchi " " a Fanusa " "a Rinedda ", l'Asparanu ", o le località a Nord come Scala
Greca, "ali 'acqua e palummi " " e ru frati " " e piliceddì " " o scogghiu a Carrabbineri " se
lo faccia raccontare dai nonni o da coloro che hanno il culto della memoria.
A proposito dell 'Asparano, ho tralasciato questa località perché merita un discorso a
parte. Non ho competenza tecnico- giuridica in materia e quindi il mio vuole essere solo un
racconto descrittivo di quella zona come io la ricordo.
La località un tempo era raggiungibile esclusivamente da una trazzera a destra della
provinciale per Fontane Bianche, poco prima dì giungere al bivio per Ognina.
Lungo tutta la trazzera esistevano solamente due antiche costruzioni rurali, forse a servìzio
delle limitrofe zone coltivate. Si percorreva tutta la trazzera in auto fin quasi alla scogliera
e poi attraverso un dissestato sentiero si raggiungeva il mare interamente libero allora da
Ognina, casermetta della finanza, ali 'arenella.
Bellissimo mare, scogliera non molto pulita ma il luogo appartato e tranquillo consentiva
una balneazione deliziosa, compresa una pesca in apnea abbastanza ricca.
Tutto era tranquillo nessuno mai aveva accennato a divieti per il transito nella trazzera. Ad
un certo momento spuntarono dei tubi per l'irrigazione posti di traverso che non
consentivano il passaggio in auto. Sostavamo come meglio si poteva ed a piedi
raggiungevamo la nostra meta resa ancora più ambita dalla stanchezza.
I terreni circostanti da sempre abbandonati erano facile preda degli incendi estivi e la
macchia mediterranea bruciata è rinata più di una volta. Ogni volta imprecavamo contro
gli enti preposti ritenendo quella proprietà pubblica che come al solito veniva lasciata
abbandonata senza alcuna possibilità di fruizione. Cosa poteva costare costruire una
strada litoranea che per quanto possibile congiungesse la già esistente traversa Arene/la
con l'asparano e Ognina?
Penso a cosa poteva essere una litoranea panoramica dal fiume Cassibìle alla Plaja e poi
nuovamente dalla Via Arsenale a Marina di Melilli con le costruzioni a monte e accessi al
mare liberi per tutti. È solamente un sogno che mal sì concilia con l'egoismo degli
approfittatorì e la mancanza di onestà intellettuale. Ma torniamo con i piedi per terra. La
fruizione da parte del
pubblico della zona Asparano non durò molto perché non si potè più passare, infatti, per
tutto il tratto stavano costruendo villette a non finire. Eravamo stati letteralmente cacciati
dai primi abusivi non con le parole ma con i fatti perché e 'era sempre qualcosa ad
ostacolare il passaggio. A malincuore cambiammo posto e abitudini ma di volta in volta
sorgevano come funghi case e cancelli o sbarre che chiudevano il passaggio a mare. Solo
da poco ho saputo che il terreno all'asparano è proprietà privata e per curiosità, sentita la
bagarre in corso, sono andato a rivedere quei posti. Oggi sono raggiungibili anche da
Ognina percorrendo una stradella litoranea, peccato poteva essere una bella strada
panoramica con accessi pubblici al mare. Bellissimo come sempre il mare ma
schifosamente sporca la scogliera ed i terreni limitrofi. Nascerà un villaggio turistico,
dicono, ben vengano gli imprenditori forestieri se potranno portare sviluppo turìstico e
quindi lavoro forse anche regole nuove di cui questa città ha bisogno, regole applicate e
non solo teorizzate o scritte solamente per completare un teorema.
Ma tutte quelle case accatastate costruite in tutto il tratto di strada, non sono a meno di
metri 150 dalla battigia?
Quante nefandezze dietro frasi fatte come "fruizione del pubblico ", " interesse pubblico
", "al servizio del pubblico", meno male che l'interesse privato è previsto come reato nel
C.P..- Ma da quale pubblico viene fruito l'Asparano?
Mi fermo qui e chiedo scusa a quanti sì sentiranno offesi da questo scritto che non voleva
essere una reprimenda ma solamente una considerazione sui fatti.
Dove vogliamo andare "sarausani ". Serie D l'ospedale, serie quarta la squadra di calcio,
caduta in bassa fortuna la strepitosa Ortigìa di palla a nuoto, macello chiuso, mercato
ortofrutticolo allo sbando, vivibilità zero, disoccupazione a mille, i giovani "si fanu a
truscia" per emigrare.
Sabbenarica a tutti.
Siracusa. lì 26.08.2002 inviato email via internet AD UN ANONIMO CHE AVEVA
INSULTATO I TERRONI
Signori si nasce, usava dire il grande Totò, e tu NON lo nascesti, carissimo fratellino
d’Italia, figlio degenere della mia amata patria.
Da antropologo di bassa lega ti arroghi il diritto di giudicare popoli d’antica tradizione civile
sol perché sono nati a Sud del Po. Meriteresti di essere sculacciato. D’impulso avrei voluto
tirare la catenella ma, nel timore che potessi inquinare le falde acquifere ho rinunciato,
anche perché, sono fermamente convinto che la speranza ha l’ultima parola.
Riconosco che sei stato particolarmente sfortunato a nascere in una Nazione che, non sarà
tale, fin quando esisteranno ostinati ignoranti che non sanno vedere oltre la punta del loro
naso.
Non è certamente colpa tua se coloro che ti hanno tirato su non avevano valori da
trasmettere, salvo le insulsaggini che ti sono state propinate, che hanno propiziato il
lavaggio del tuo cervello, (a proposito, stento a credere che tu n’abbia).
Dio fece gli uomini che fra di loro si accoppiano, questa una possibile spiegazione alle tue
frequentazioni amorali, delinquenti, parassiti, sfruttatori, escrescenze malsane e mal
cresciute, che definisci impropriamente terroni, e che invece appartengono a questo
decadente mondo, compreso il tuo.
Sei sfortunato ad essere già nato vecchio, ma anche diabolico perché perseveri nel
rimanere ignorante mentre il mondo si evolve.
Invece di sparare nel gruppo, vuoi dirmi CHI SEI E COSA HAI FATTO per la società in cui
vivi, oltre ad esserti assiso su un pulpito a scrivere scemenze condite da altri?
Dico a te individualmente non a tutte le degne persone, ovunque si trovino, originarie
dell'Italia settentrionale, molte delle quali da me ben conosciute ed apprezzate
incondizionatamente, ed alle quali chiedo umilmente scusa, anche a nome tuo.
Vorresti farmi credere che al Nord nascono e crescono solo frutti prelibati?
Studiare la VERA STORIA e la contemporanea frequentazione di meridionali Doc forse
potrebbero rieducarti.
Sai quanti giovani nati a sud del Po hanno sacrificato la vita per l’ideale Italia?
Ti sei mai chiesto come mai i predetti nelle necessità contingenti rispondono PRESENTE, in
misura maggiore di altri?
Ti sei mai chiesto come mai tanti forestieri qui accolti rimangono a vivere per sempre? Non
sarà perché qui, nonostante i guasti provocati dai corrotti arrivisti, politicanti e non, si vive
a misura d’uomo?
Potrei continuare ad elencare i terroni premi Nobel, i geniali terroni che creando le basi,
hanno consentito la diffusione del sapere umano, ma non si danno le perle ai porci.
Mi e parso di capire che con l’epiteto terrone, stigmatizzi i comportamenti.
Se così è, anche tu sei un terrone, poiché usi violenza scritta contro persone che non
conosci solo perché originarie d’altri luoghi, (a proposito qual è per te il Sud, giacché tale
termine è convenzionalmente usato per indicare una località sotto il punto in cui ci si trova
a navigare o viaggiare in un dato momento storico?).
Io viaggio, sogno, volo alto verso ideali che non potrai mai immaginare, quindi, sei
l’attuale mio Sud e perciò terrone traditore di te stesso, del quale io TERRONE DOC mi
vergogno.
A scanso d’equivoci sappi, che quando i tuoi antenati si coprivano con pelli d’Orso, se
n’avevano, i miei sfoggiavano abiti di seta e ponevano le basi su cui si regge la civiltà
occidentale, compresa parte di quella lingua italiana che tu usi a sproposito.
Per concludere, premesso che lestofanti non si nasce ma si diventa spesso per necessità,
un osanna ai nostri migliori uomini emigrati all’estero ed al nord in cerca di un pezzo di
pane per i loro figli che con le loro rimesse hanno consentito la ricostruzione di questa
nostra Italia.
Solo un favore ti chiedo non farmi più perdere tempo prezioso con altre baggianate.
Se vuoi, potresti affrontare argomenti utili alla reciproca conoscenza che ci aiuterebbe a
crescere intenti a predisporre un futuro migliore da tramandare alle generazioni che
verranno.
Nel frattempo naviga nel mio sito www.antonio randazzo.it. ti farà conoscere uno dei tanti
figli di questa generosa terra che con orgoglio si firma.
Antonio Randazzo
LETTERE IN REDAZIONE
La mia scultura è bella perché fatta con il cuore
Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata dall'artista Antonio Randazzo, autore della
scultura raffigurante il busto di Archimede collocato nel parco Robinson di Bosco Minniti. Si
tratta di una lettera aperta al consigliere comunale Maurizio Scollo che ha avuto modo di
esprimere un proprio giudizio (negativo) sull'opera scultorea.
Che fatica riuscire a mantenere la calma mentre mi accingo a scrivere a persona tanto
titolata.
Eh, Maurizio, Maurizio, meriteresti di essere sculacciato per aver firmato senza riflettere u
testo sicuramente preparato da uno zelante e stolto consigliere che ha espresso la sua
opinione (invidia?). Avete verificato se la statua è veramente di gesso? Hai constatato di
persona che è orribile, come hai fatto pubblicare su un periodico?
Dì la verità, monello che non sei altro, non te l'aspettavi che un siracusano Doc di oggi
potesse essere tanto pazzo e capace di attaccare a scalpellate un masso in pietra dura
(cava S.Focà) di oltre 4 tonnellate e riuscire a realizzare un'opera bellissima, malgrado il
tuo incompetente dire? E meno male che l'ho donata, in caso contrario certamente mi
avreste fucilato tu e i signori politicanti. Hai visto cosa succede quando si è obnubilati dalla
corsa al potere a tutti i costi? L'ignoranza e l'incompetenza che hai mostrato non ti
consentono di esprimere giudizi sull'estetica dell'opera, tra l'altro non ne hai i titoli.
Può piacerti o meno, ammesso che tu l'abbia visionata, ma non puoi permetterti di
offendere che con tanto amore ha voluto rendere omaggio al più grande genio siracusano.
per te Maestro
Antonio Randazzo,
Nella foto Antonio Randazzo con il blocco di pietra di oltre 4 tonnellate
Nella foto Antonio Rondazzo con la statua di Archimede in lavorazione
Nella foto Antonio Rondazzo con la statua di Archimede quasi finita
settimanale i fatti della domenica Archimede non è di gesso
Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Maurizio Scollo hai verificato se la statua dì Archimede è veramente di GESSO? Hai
constatato di persona se è ORRIBILE?, così come hai scritto sul settimanale "Fatti della
Domenica" datato 26 ottobre? Dì la verità, non te l'aspettavi che un siracusano doc di oggi
potesse essere tanto pazzo e capace di attaccare a scalpellate un masso di pietra dura
(cava dì S. Foca) dì oltre 4 tonnellate, e riuscire a realizzare un'opera bellissima, malgrado
il tuo incompetente dire? E meno male che l'ho donata, in caso contrario mi avresti
fucilato. La statua in questione può piacerti o meno, ammesso che tu l'abbia visionata, ma
non puoi permetterti di offendere chi con tanto amore ha voluto rendere omaggio al più
grande GENIO siracusano. Nemmeno Archimede si è sottratto al detto "nessuno è profeta
in Patria". Era famoso di più, e soprattutto temuto, dai romani e dai nemici di Siracusa,
piuttosto che dai suoi concittadini. Ancora oggi, universalmente riconosciuto e studiato in
tutto il mondo, non ha avuto la giusta esaltazione e riconoscimento nella città di nascita.
Ho scelto di realizzare l'opera per cercare di sanare in qualche modo questa lacuna e,
quindi, contribuire al recupero della memoria storica nella consapevolezza che possiamo
essere degni figli dI cotanto padre.
Antonio Randazzo,
Nella foto Antonio Rondazzo con la statua di Archimede menzionata nella polemica sul
parco di Bosco Minniti
Nella foto Antonio Randazzo con il blocco di pietra di oltre 4 tonnellate
all'Assessore regionale Fabio Granata sede
all'architetto Mariella Muti Sovraintendente sede
all'Ass. alla cultura della provincia regionale sede
all'ass. alla cultura del comune Speranza sede
Sottopongo alla competenza e alla responsabilità del Vostro ruolo l' ultima opera dedicata
alla città che arricchisce la mia già ricca collezione.
Il tutto è a Vostra completa disposizione.
Peristasi lato Sud - foto A.Randazzo-
Panoramica della scultura - foto A.Randazzo-
La facciata monumentale - foto A.Randazzo-
Ingresso e pronao con interno cella - foto A.Randazzointerno
e capriate - foto A.Randazzo-
Interno e capriate - foto A.Randazzo-
Laterale e capriate aperte - foto A.Randazzo-
Ingresso della cella visto dall'interno - foto A.Randazzo-
Siracusa lì 30 Marzo 2006
Antonio Randazzo
lettera a libertà sul tempio di Apollo
Pregiatissimo Dottor Bianca
Nemmeno un intero esercito di invasori barbari riuscirebbe a complicare la vita del turista
in visita alla nostra città come e meglio di quello che riusciamo a fare noi, a meno che,
non vogliamo considerare tali gli amministratori del settore attivamente collaborati da noi
siracusani.
Mi riferisco all'antichissimo tempio di Apollo in Largo xxv Luglio che in passato, sepolto
sotto l'antica caserma spagnola, continua ad essere "sepolto" da bancarelle ed auto in
sosta sotto il "Vigile" occhio di chi dovrebbe non permettere la sosta che invece è
pianificata anche da un apposito cartello che la consente dietro pagamento di tiket.
Il pannello illustrativo sotto raffigurato, posizionato a notevole distanza e quindi poco
leggibile, " meno male perchè manifetamente errato", dovrebbe chiarire le caratteristiche
del sito.
Questo è il turismo culturale tante volte annunciato nella nostra città ?
Le prossime puntate riguarderanno gli altri siti archeologici e le inesattezze delle
indicazioni turistiche.
Con simpatia e affetto Antonio Randazzo SIRACUSANO che si rammarica per la diffusa
ignavia.
lettera a libertà
Pregiatissimo Dott. Bianca,
Ecco la seconda puntata sul turismo e i siti archeologici.
Ai carissimi onorevoli che danno i numeri sul turismo mi permetto chiedere: quali sono
stati gli introiti nel settore per le casse comunali? Quali veri posti di lavoro ha creato
questo turismo? Quali benefici ne ha avuto la cittadinanza siracusana che non collabora
perchè mai coinvolta? Vogliamo finalmente chiarire e decidere quale ente, persona,
organizzazione deve avere la responsabilità di gestione dei nostri beni archeologici?
Mi permetto di ricordare che Il turismo è un'industria che si progetta e si programma con
scelte oculate finalizzate al raggiungimento futuro del massimo ideale.
Non si può improvvisare o essere fatto da manifestazioni episodiche, anche ad alto livello,
se non inserite in un progetto discusso e concordato tra politici, operatori di settore, e,
sopratutto da gente competente.
Al turista, ospite e persona gradita, va dato il massimo possibile.
Metterlo in condizione di capire e conoscere cosa visita fa parte di una buona regola di
accoglienza che lo indurrà a ritornare pubblicizzando gratuitamente la città e i suoi tesori.
Sono piccole regole che città e paesi meno ricchi di storia come la nostra hanno già
adottato con successo.
Le immagini che allego chiariscono più di tante parole il tipo di accoglienza che riserviamo
ai visitatori dei resti dell' Eurialo, l’unica vera fortezza nell’Europa dei nostri progenitori.
A proposito, nessuno degli storici l'ha mai chiamato "castello", perchè non lo era, salvo i
nostri dotti contemporanei autori dei cartelli turistici.
Curva pericolosa con indicazione turistica all' inizio della stradella per Eurialo
I deturpanti cartelli sul cancello d'ingresso al sito archeologico, meglio una lapide con
scritto: qui riposano in pace le rovine della mai espugnata fortezza chiamata Eurialo,
arresasi al Console Marcello con l'onore delle armi
Le mura Dionigiane oppressi da cartelli stradali di pericolo
Le mura Dionigiane oppressi da cartelli stradali di pericolo
Le mura Dionigiane oppressi da cartelli stradali di pericolo
Le mura Dionigiane
è vero che sono i resti dell'antica cinta muraria ma sono universalmente conosciuti come
"le mura Dionigiane", un pò di coerenza non farebbe male.
Le foto che illustrano i resti delle mura Dionigiane assassinate dai cartelli stradali non
hanno bisogno di commenti. Un po di spazio per consentire la sosta alle auto e Bus non
potrebbe che fare bene.
Infine mi permetto segnalare a chi dovrebbe che raggiungere il sito è problematico e
pericoloso come lo fu per i memici della città tanti secoli fa, ( anche i romani lo sapevano
scegliendo di assediarlo dal basso, e se i nostri tecnici progettassero un nuovo ingresso
con idoneo parcheggio seguendone l'esempio) ?
Un opuscoletto illustrativo ben congegnato, unitamente all'esposizione di un idoneo
plastico, promuoverebbe il sito più di qualsiasi altra iniziativa.
Nel frattempo chi volesse capirne di più può visitare il sito internet www.
antoniorandazzo.it
Cordiali saluti a tutti fino alla prossima puntata
Come dovrebbe essere orientato lo schema del sistema difensivo
Siracusa 2 Aprile
2006 A
ntonio Ra

 
 
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