I siracusani rivista - eccellenze siracusane

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I siracusani rivista

Da SIRACUSA CENTO a I SIRACUSANI la rivista e le sue origini.


presentazione di Paolo Giansiracusa


I SIRACUSANI ANNO I – N. 2 –LUGLIO – AGOSTO 1996 di Paolo Giansiracusa
Dopo la lunga stagione del torpore e del silenzio, finalmente il cuore della città, Ortigia, ritorna a battere con tutte le passioni, con tutti i sentimenti e le aspirazioni che in un popolo antico, si sa, si intrecciano con la memoria storica, con i segni delle civiltà trascorse.
La crescita selvaggia e repentina della città moderna, per qualche tempo, ha minacciato di seppellire, sotto rincontrollata colata di cemento, l'orgoglio dei siracusani, il legame con la loro storia, l'amore per i propri monumenti. Poi il dibattito acceso e il grido forte, di quanti non hanno mai smesso di difendere la memoria e i segni di un'identità dalle antiche radici, hanno interrotto la stagione dell'indifferenza. Parimenti dicasi per l'interessamento illuminato di chi, puntando alla riscoperta dei valori della nostra storia, ha fatto comprendere che senza Ortigia, Siracusa sarebbe diventata un'altra città.
Soprintendenti illuminati e uomini di eccelsa cultura, con i contributi altissimi del proprio impegno intellettuale, morale e civile, hanno svegliato le coscienze, hanno stimolato la sensibilità sopita, hanno spinto all'azione costruttiva. In questo clima di rinascita sociale la riscoperta di Ortigia ha alimentato gli studi e le ricerche, l'analisi del passato, la progettazione riflettuta del divenire. La ripresa dei valori ha portato a ridare la giusta dignità conoscitiva a Gaetano Giulio Zumbo, a Luciano Ali, a Rosario Gagliardi, a Francesco Trombadori, a Elio Vittorini..., Siracusani illustri del tempo trascorso, legati indissolubilmente alle pietre dell'isola, alla "roccia del Duomo di Siracusa", come direbbe Vittorini.
Il processo di rivalutazione del passato e eli corretta gestione delle risorse del territorio è in pieno svolgimento e, pur con le difficoltà derivanti da un sistema politico e amministrativo che non ha saputo adeguarsi alle esigenze e alle aspirazioni dell'umanità presente, l'alba nuova per Siracusa non è lontana.
Questa rivista, come altri segnali di rinascita che pullulano vivaci nella società civile, ne è prova inconfutabile.

L'editore Carlo Morrone, già autore di diversi libri di storia come"Siracusa 27 secoli di storia", nel 1995 si inventò genialmente una rivista che chiamò: SIRACUSA CENTO.
Il primo numero fu stampato nel Marzo 1995, seguito da un secondo numero dopo pochi mesi (vedi copertine)


 
Il successo fu immediato per i contenuti e le storie o racconti inediti che seppe pubblicare e che procurò vendite da primato come da 900 a 1300 numeri per ogni uscita e abbonamenti a non finire sia in Italia e particolarmente all'estero.
Nel corso di quegli anni comunque sono stati realizzati anche numerosi numeri speciali che integrano la già corposa storia pubblicata con pazienza, dovizia di informazioni e immagini d'epoca. Grazie al lavoro svolto dall'editore Carlo Morrone e dai suoi validi collaboratori possiamo avere anche oggi un patrimonio inalienabile di informazioni e foto. La rivista per un breve periodo non è stata pubblicata ma si appresta ad apparire nelle edicole rinnovata nella grafica e nel formato. Chi volesse avere i numeri passati non più in edicola può rivolgersi allo stesso editore
Editore Morrone
Via Sofocle, 4 , 96100 Siracusa - Siracusa
Telefono: 093166001 - 093166001 | Fax: 093166001 |
Partita IVA: 01461760892 | REA:
Categoria: Case Editrici

http://www.editoremorrone.it/wordpress/


Il numero ZERO dato alle stampe  con numero di pagine ridotto, fu stampato e distribuito gratuitamente in limitato numero di copie andate a ruba in poco tempo sanzionandone lo strepitoso successo.
Venne presentato da brevi allocuzioni dell'Editore - redattore Carlo Morrone, del redattore collaboratore Arribas e del Direttore responsabile Italo Formosa:

copertina numero zero
   

documentazione PDF


PRESENTAZIONE DELL'EDITORE
prossimamente nelle migliori edicole Lettera agli sponsors Questo numero zero è stato stampato con due scopi: festeggiare l'uscita de I SIRACUSANI e presentare la rivista agli inserzionisti che, ne sono certo, non mancheranno di fare sentire il loro apporto. Ne I SIRACUSANI ho cercato di eliminare le cose che in altre pubblicazioni locali mi dispiacevano, e cioè il contenuto di scarso interesse che provoca nel lettore il rifiuto della lettura, la sciatteria dell'impaginazione e delle riproduzioni, la negligenza nella scelta dei collaboratori e dei testi. Ho chiesto pertanto, ad alcune tra le migliori firme siracusane di scrivere per la rivista, ottenendo un pressoché totale assenso che mi ha molto gratificato; altresì sono stato orgoglioso quando altri editori siracusani mi hanno confermato la loro collaborazione, diciamo da esterni, all'iniziativa, per cui colgo l'occasione per ringraziare tutti. Tentare l'avventura del periodico di qualità, in questa città notoriamente refrattaria alle novità, è una scommessa da non perdere, costi quel che costi convinto come sono che l'entourage che ruota intorno alla rivista ne trarrà giovamento; gli inserzionisti per primi, in quanto complici di una idea culturale di alto profilo, che si propone come scopo raccontare l'Oggi, il Passato Recente e il Passato Remoto di cui viviamo avvolti per il nostro essere nati in questa nobile città. Una rivista destinata a un pubblico differenziato, a quell'invisibile élite di persone moderatamente scettica ma di solidi interessi professionali e culturali in curiosa attesa, ne sono certo, del primo numero de I SIRACUSANI.
L'Editore



PER LE COPERTINE INTERNE AL NUMERO ZERO VEDI GALLERIA






COPERTINA I SIRACUSANI N.1 ANNO 1996 GIUGNO E PRESENTAZIONE DEL GRANDE E COMPIANTO PIERO FILLYOLEI:



I SIRACUSANI di Piero Fillioley
Ecco il virgulto nuovo del nostro mondo culturale. Salve!
Il titolo è già coinvolgente.
Un aggettivo sostantivato, non è malizia.
E il fascino sobrio di un antica gloria;
vuole suggerire un meditato ritorno alla sua storia;
dice, con serietà silenziosa, di essere lo strumento
dell'etnia sopita;
vuole spronarla a liberarsi dalla mediocrità che avviluppa le sue radici;
vuole vincere la sofferenza che le infligge la protesi di una modernità distorta;

è il segno di rivalutazione della coscienza collettiva
perché riconquisti la proverbiale saggezza, ammirata e famosa un tempo, in tutto il mondo. Di storia non si muore. Si muore se viene imbalsamata e dimenticata. Di storia si rinasce quando serve a ripulire dalle scorie dalle sconcezze il presente devastato. A Siracusa, le tracce dell'antica civiltà sono molte e sono perenni.
Devono essere com 'erano, richiamo a tutte le genti alla riverenza della nobiltà intellettuale, dell'etica e dell'estetica di vita che distinguevano questi figli di Archia e di Archimede. "Glauco, ti sovviene della bella doriese nomata Siracusa, nell'effigie d'oro coi suoi delfini e i suoi cavalli?", canta D'Annunzio. E gli fa eco Elio Filippo Accrocca:

……qui puoi interrogare la tua vita……la latomia risponde cosa sei!!!!

Magnifico luogo, dunque, di poesia e di mito in tutti i tempi.
"Estremum hunc Aretusa mihi concede laborem", scrive Virgilio, poeta lirico come il nostro Teocrito, latino come Ovidio: "Inter Sicilidas Cyane celeberrima ninpha..." Quale luogo, quale storia, quale vita furono tanto intrecciati con la luce di natura e poesia? Allora diventino reliquie e perciò tesori. Il futuro è in quel passato. Quale altra terra ha un siffatto privilegio del destino?
Alla disattenzione degli epigoni, all'incultura di essi, avventurosa, il monito sottinteso nel
titolo di questa Rivista risuoni alto e possente.
La solennità dei luoghi diventi la salvezza da degrado che li consuma. E, consumandoli
immiserisce anche l'esistenza della nostra gente, disperata.

Giuseppe Vitale documentazione PDF





VEDI GALLERIA COPERTINE I PRIMI DIECI NUMERI

Dopo i primi dieci anni è stato stampato un numero unico con titoli di tutti gli articoli contenuti nei 60 numeri
fino ad allora stampati.  

IL DECIMO ANNO



articolo interno al numero zero

vai a Gaetano Zummo: http://www.antoniorandazzo.it/siracusani/zummo-gaetano.html

vai ad Attacco alla Sicilia:http://www.antoniorandazzo.it/memorie/attacco-alla-sicilia.html

In questo contesto si disegnava la condizione desolante, sotto ogni profilo, della città aretusea, la quale aveva intanto il suo primo Sindaco, designato dal Comitato di Liberazione, nella persona dell'avvocato Giambattista Bozzanca, del Partito d'Azione, collaborato da una giunta analogamente designata, espressione dello schieramento antifascista.
L'ultima coda del razionamento alimentare incentivava quel che, tra il serio e il faceto, veniva battezzato "intrallazzo" o mercato nero e che riguardava soprattutto tre alimenti fondamentali: il pane, la pasta, oltre che il sapone. Certo, per i diseredati e i non abbienti - una vera folla - questo tipo di approvviggionamento intrallazzista era solo un miraggio a motivo del prezzo. Per, via via, sino a pervenire ai cosiddetti ceti medi, oltre che alcuni piccoli centri della zona montana della provincia, Floridia - per i siracusani che se lo potevano permettere, l'approdo più immediato. Ma ben presto, nell'intrigo di stradine di Ortigia ed anche "fuori porta" nella borgata di Santa Lucia - case di abitazione s'improvvisavano punti di riferimento ove si potevano trovare generi di prima necessità che non era possibile ancora normalmente acquistare nei tradizionali esercizi del mercato al minuto. Eguale sorte toccava ai fumatori, a causa degli ultimi strascichi del razionamento dei generi di monopolio. Cresceva così, la vendita tollerata delle sigarette inglesi e americane. "U fumu...avemu u fumu" bandezzavano, quasi a mezza bocca ragazzini agli angoli tra piazza Archimede e corso Matteotti "già via Littorio" e poi giù, verso il Largo XXV Luglio, piazza Pancali, il ponte e il corso Umberto. Sorrette da bretelline, sulle spalle dei piccoli spacciatori, le cassette contenevano confezioni intere di tabacco anglo-americano e sigarette allo sfuso. Tornando al problema alimentare, il più acuto indubbiamente in quelle giornate, provvida si rivelò l'iniziativa di emergenza, promossa dalla ditta Eduardo e Riccardo Bordi, in contrada Pantanelli: utilizzare le carrubbe per ottenere un miele dolcificante - il kamiel - e per la confezione dei gustosi panetti denominati "Pankamiel". Era certamente un sollievo di grande portata che sopperiva alla perdurante mancanza dello zucchero sui nostri mercati. Ed era frutto di studio edi ricerca affrettati, come richiedeva il momento, ma positivi e risolutivi, condotti dalla ditta Bordi, di origine ligure e che da molti anni a Siracusa si occupava dell'industria dell'alimentazione: dalla conserva di pomodoro alle melenzane e peperoni, alla confezione di marmellata di frutta destinate a raggiungere anche varie parti d'Italia. Inoltre, nel porto grande, si poteva notare di frequente la presenza in rada o all'approdo al molo Sant'Antonio di qualche grossa nave del tipo "Liberty" battente bandiera statunitense e dalle cui stive venivano sbarcati vestiario e calzature, che le autorità locali provvedevano ad assegnare alle tante famiglie disagiate ed anche agli impiegati delle amministrazioni private e statali, in considerazione delle basse retribuzioni di quei tempi. Tra i generi alimentari lo scatolame - assai ben accetto - contenente salsicce di maiale, corned beaf, pasta e fagioli ed altre cibarie precotte, che in seguito si poterono anche acquistare a buon prezzo al normale commercio al minuto. L'impossibilità, a lungo perdurante di comunicare col centro e il nord della Penisola costringeva negozi di abbigliamento e fìnanco di profumeria - emblematico il caso della"Bertelli" in via Roma - a sbarcare il lunario con la vendita di confezioni di noccioline made in USA. Si trattava dell'attuazione del piano UNRRA, (United Nations Relief and Reabilitation Administration) l'Amministrazione delle Nazioni Unite per il soccorso e la ricostruzione, sia dei Paesi amici sia di quelli ex nemici. Si verificavano purtroppo, per avvenuta scadenza di validità di questi prodotti in scatola, casi di intossicazione alimentare, talora anche gravi. Altro aspetto di quella quotidianità 1945 era il continuo afflusso, soprattutto nel capoluogo, di migliaia di profughi delle ex colonie di oltremare, costretti a lasciare in tutta fretta, case, campi, opifici, attività d'impresa e quant'altro conquistato durante tutta una vita di laboriosità e sacrifici. Si organizzavano così campi di accoglienza, ovviamente in condizioni fortunose, soprattutto per i mille problemi logistici, di sicurezza, di igiene. A Siracusa veniva messo a disposizione l'intero nuovo complesso benché assai incompleto, che doveva poi diventare l'attuale Ospedale Generale Provinciale "Umberto I". Restando, perciò, per la popolazione e per ogni sorta di assistenza, ricovero ed interventi operatori, l'insufficiente antica sede, in Ortigia, alla via delle Vergini, del vecchio ospedale risalente al secolo scorso. Sedi di prima accoglienza per i profughi furono le caserme "Fuggetta" e "Statella" in piazza San Giuseppe. Qua il disagio aumentò in quanto si trattava di una lunga convivenza, in assoluto stato di promiscuità, fra tante famiglie che avevano perso l'alloggio a causa dei bombardamenti o perchè giudiziariamente sfrattati. Gli unici plessi di case popolari allora esistenti, pure in condizioni di abitabilità assai precarie e gestite dall'Istituto autonomo della edilizia popolare, erano quelli siti in piazza S. Lucia e in contrada "Testa del re" (in cima a via Von Platen, di fronte all'attuale caserma dei Vigili del fuoco).

Proseguendo, passo passo, nel solco di queste cinquantennali memorie, vale rifarsi adesso al fervore della battaglia politica, la quale si delineava sempre più incandescente in vista dell'approssimarsi della primavera 1946 e quindi dei primi, decisivi, appuntamenti della nostra storia nazionale.
Andava crescendo la kermesse oratoria assistita dalla potenza diffusiva degli altoparlanti durante le ore serali, in piazza Archimede, nella quale, dal lato ove ora sorge il palazzo della Gassa di Risparmio, su palchetti improvvisati si avvicendavano, mutando di volta in volta il drappo-simbolo dello scheramento politico di turno, vari oratori. Piazza Archimede era, così l'arengario che andava sempre più decorandosi pittorescamente di voluminose insegne inneggianti al variopinto proscenio politico del momento; ad esempio, un vistoso sole a raggiera in legno, blasone distintivo della socialdemocrazia, posto a fianco della loggetta dell'orologio pubblico, il cui colore vermiglio si illuminava suggestivamente a sera. Teatro, sovente, di drammatici scontri fu questa piazza fra opposti schieramenti padroneggiati, tuttavia, con vigore, dalle forze dell'ordine alla guida di commissari di polizia ben determinati i quali, alla prima scintilla, indossavano la sciarpa bicolore mentre il trombettiere suonava la carica; ed erano botte sonore da parte dei "questurini", com'erano denominati i poliziotti. Insomma una movimentismo sempre presente, pur con rischi e pericoli per le folle che si assiepavano animose. Altra sede, certamente più serena e dall'appannaggio salottiero, era costituita dal palcoscenico del nostro teatro, da dove partivano pronunciamenti e messaggi di autorevole fermezza per edificare il nuovo dalle macerie materiali e morali in cui ci si trovava. E alla schermaglia oratoria, che raggiungeva pure il rione Santa Lucia, in via Piave e, in occasione delle grandi assisi di folla, il piazzale delle poste, si coniugava la "battaglia di carta" fatta, oltre che dal volantinaggio, da multicolori manifesti affissi dappertutto, in assoluta libertà. Rattaglia certo stimolante e abbondante, pur nella severa limitatezza allora imposta dalla generale crisi della cellulosa, materia base per la fabbricazione della carta per manifesti e giornali. E da balcone a balcone - via Maestranza, via Roma, corso Matteotti, corso Umberto, via Piave era tutto uno sventolio di striscioni intitolati con esultanza - a volte anche ingenua - ai partiti politici in gara più che a singoli candidati o leaders. Sicuramente fu questo, un dato nobilitante di quei mesi durante i quali si assisteva effettivamente ai natali della democrazia libertaria, alimentatasi, nel silenzio della lunga clandestinità, alla cultura di robusti valori ideali.
(da prospettive Siracusa Giugno ’95)



















 
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