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vitigni siracusani

VINI SIRACUSA
tratto da:LUGLIO 2002
LA PROVINCIA DI SIRACUSA 47 M a cura di Carmelo Malore
Una tradizione vinicola da rilanciare
Dal nero d'Avola al moscato I vitigni doc siracusani

La Sicilia è la regione italiana con la maggiore estensione di vigneti, stimati nel 2001 in 136.000 ettari, con una produzione di oltre 6 milioni di ettolitri di vino (dati Istat). Sul piano occupazionale, i circa 30.000 addetti a tempo pieno, ai quali vanno aggiunti i numerosi lavoratori stagionali, confermano l'importanza di questo settore nel comparto agricolo siciliano.
Per la viticoltura dell'isola una novità interessante è l'aumento delle aziende imbottigliatrici che, sempre nel 2001, sono state 160, trenta in più rispetto all'anno precedente, con una immis¬sione sul mercato di 200 milioni di bottiglie da 0,75 litri, pari a 1.500.000 ettolitri di vino. Ed è considerevol¬mente accresciuto il valore del vino venduto che è stato di circa 775.000.000 euro, pari a 1.500 miliar¬di di vecchie lire, mentre nel 2000 il fatturato si era aggirato intorno ai 1.000 miliardi di lire. Come sottolinea l'Istituto Regionale della Vite e del Vino, si tratta di un segnale di profondo rinnovamento, una chiara inversione della tendenza che ha visto per lungo tempo le aziende siciliane vendere soprattutto vino sfuso.
Dopo secoli di quantità, la nuova enologia siciliana sta quindi puntando alla qualità, mettendo finalmente a frutto le enormi potenzialità del territorio grazie anche all'apporto di tec¬nici di indubbia competenza. Si sono valorizzati vitigni autoctoni come il nero d'Avola e il nerello mascalese, per i rossi, l'inzolia e il catarratto, per i bianchi; e sono state impiantate, con risultati soddisfacenti, varietà interna¬zionali come il cabernet sauvignon, lo chardonnay, il merlot, il syrah. Per diverse aziende, il rinnovamento produttivo ed il miglioramento delle strategie di vendita hanno consentito una intelligente diversificazione del prodotto ed un'ottimizzazione della distribuzione. I vini siciliani sono diventati più competitivi, frequente¬mente segnalati su giornali, riviste e guide specializzate e, in alcuni casi, gratificati da premi e riconoscimenti ottenuti nei principali concorsi nazio-nali e internazionali. Aumentano nel contempo i consuma¬tori informati e at¬tenti alla qualità, i quali giustamente pretendono, accanto alla possibilità di acquistare vini di pregio, un'offerta fatta anche di molte buone bottiglie di" fascia media da mettere a tavola tutti i giorni.
Nel panorama eno¬logico regionale, la provincia di Siracusa è ancora decisa¬mente staccata dalle posizioni di rilie¬vo, ma anche dalle nostre parti si registra qualche positiva novità. In¬tanto la rivalutazione del nero d'Avola,
Con questo servizio si conclude lo speciale curato dal giornalista Carmelo Maiorca sull' "Agricoltura made in Siracusa".
Nella scorsa puntata, pubblicata ad ottobre 2001, sono state trattate produzioni tipiche come le arance rosse, il limone "femminello" e la patata "novella".
coltivato in tutta la regione (il 10% dell'intera superficie vitata siciliana) che nella zona sud del siracusano esprime caratteristiche organolettiche davvero ottimali. In tutta la provincia le superfici iscritte all'anagrafe vitivi¬nicola ammontano a oltre 3.000 ettari, •
di cui circa l'83% sono per l'appunto di cultivar nero d'Avola. E non è certo casuale che nelle zone di Noto, Pachi¬no e Rosolini nomi di spicco del mon¬do del vino abbiano acquistato terreni per coltivare in proprio questo apprezzato vitigno, che ormai caratterizza alcuni dei più prestigiosi rossi prodotti nell'isola.
Passando ai vini siracusani tutelati da denominazioni d'origine, una maggio¬re visibilità riguarda la Doc Eloro, istituita nel 1994. Come stabilisce il relativo disciplinare: le uve destinate alla produzione dei vini a denomina¬zione di origine controllata Eloro de-vono essere prodotte nella zona che comprende, in tutto o in parte, il ter¬ritorio amministrativo dei comuni di Noto, Pachino, Portopalo di Capo Passero, Rosolini e Ispica. La Doc Eloro è riservata ai vini rossi e rosati ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, almeno il 90% dei vitigni nero d'Avola, frap¬pato e pignatello, da soli o congiunta¬mente. La Doc Eloro con la menzione della sottozona Pachino, è invece ri¬servata al vino rosso ottenuto da uve provenienti per almeno l'80% dal vi¬tigno nero d'Avola e per la rimanente percentuale da uve dei vitigni frappato e/o pignatello.
Dai dati desunti dagli albi tenuti dalla Camera di Commercio di Siracusa, per la vendemmia 2001 sono state presentate 13 denunce di produzione Doc Eloro per un totale di 1.955,97 quintali di uva ed ettolitri 1.370,98. Sono state inoltre presentate 95 de¬nunce di produzione per circa 24.312 quintali di uve atte a produrre vino con il marchio Igt (Indicazione geo¬grafica tipica) Rosso di Sicilia, nonché 4 denunce, pari a circa 1.046 quintali di uve per quanto attiene la produzione di vino Bianco di Sicilia. Bisogna comunque rilevare che sono ancora poche le aziende produttrici del siracusano che imbottigliano e commercializzano con propria eti¬chetta. A tale proposito è da ricordare il ruolo di battistrada avuto (e iniziato in anni ancora difficili per l'enologia siciliana) dalla Cooperativa Interpro¬vinciale Elorina di Rosolini, la prima azienda a produrre vini Doc Eloro e a recuperare il Moscato di Noto, altra Doc che, come zona di produzione, comprende i territori dei comuni di Noto, Rosolini, Pachino e Avola. Vino dalle antiche origini, la cui esistenza si fa risalire nientemeno a 200 anni avanti Cristo, il Moscato di Noto ha ottenuto il riconoscimento della deno¬minazione di origine controllata nel 1974. Secondo i dati forniti dalla Ca¬mera di Commercio, attualmente la superficie vitata è di circa 26 ettari per una produzione totale consentita di 2.032,72 ettolitri di vino. Quelli della viticoltura siracusana sono numeri piccoli che si riducono ancora di più parlando del Moscato di Sira¬cusa, forse il vino più antico d'Italia, con una storia che, come tante altre vicende di questa terra, è intrisa di mito. In questo caso la leggenda è legata al re argivo Pollio venuto dalla
Biblina, regione della Tracia, per go¬vernare Siracusa nel VII secolo a.C., il quale avrebbe portato con sé una vite da cui si produceva un vino dolce e soave. Se il mitico vino Pollio o Biblino sia l'antenato diretto del Mo¬scato di Siracusa lo lasciamo al fascino della narrazione, fermo restando che, almeno dal quattordicesimo secolo a.C. è accertata nelle zone del siracu¬sano la viticoltura con l'introduzione del vitigno moscato da parte dei Greci. Facendo un lungo balzo di alcuni mil¬lenni, il Moscato di Siracusa - cui è stata attribuita la Doc nel 1973 - era in realtà pressoché scomparso da de¬cenni. La sua riscoperta si deve alla passione e all'impegno di Nino Pupil¬lo, agronomo e imprenditore che ha ripreso le vecchie tradizioni vinicole dell'azienda di famiglia, ricostituendo le vigne e avviando dai primi anni '90 la produzione di Moscato, imbottiglia¬to con il marchio Doc dal 1997. Una piccola produzione di qualità oggi diversificata nelle tre linee Solacium, Pollio e Vigna di Mela, puntualmente presente alle più importanti rassegne del settore, attirando l'attenzione dei tecnici e della stampa specializzata, e ritagliandosi uno spazio, cosiddetto di nicchia, nel mercato dei vini da dessert. Nel frattempo altri produttori hanno ottenuto l'autorizzazione ad impiantare vigneti per la produzione di questa Doc. Al dicembre 2001 le superfici iscritte danno un totale di appena 21 ettari, 13 dei quali assegnati all'azienda Pupillo. Il possibile avvio di nuove produzioni di Moscato Doc di Siracusa rappresenta una prospettiva positiva, naturalmente se supportata da qualità, moderne tecniche di vinificazione e continuità: requisiti che, più in gene¬rale, devono essere alla base di un auspicabile nuovo corso dell'intera viticoltura siracusana.




 
 
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