Madonna Addolorata - edicole votive

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Madonna Addolorata

Edicola del 1921 sita in Via delle Pergole, n°30 (Giudecca). L’edicola è dedicata a Maria SS. Addolorata, questa, riporta la scritta: MCMXXI "Ave Mater Dolorosa”.
La struttura dell’edicola è in pietra calcarea, ricavata dalla parete di un edificio privato e si affaccia su una piazzetta detta “o cuttigghiazzu”, ancora oggi, abitata da devoti che la curano quotidianamente.



La nicchia sporge con una mensola d`appoggio aggettante che sorregge due semplici piedritti sormontati da un architrave, che porta la data (MCMXXI), e su cui poggia un frontone triangolare.
Un cancelletto, in ferro battuto, insieme con uno sportello di legno e vetro protegge la statua dalle intemperie e dai furti. La nicchia è circondata da un arco a tutto sesto dove di legge l’iscrizione.
Le misure dell'edicola sono: cm 100x170 (l’illuminazione ed elettrica).
Durante l’anno la nicchia ospita la statua di Maria SS. Addolorata, la vergine, si presenta in una tunica color rosso porpora, mentre un manto di color azzurro gli scende dal capo. Le mani sono disposte in preghiera con il capo e gli occhi verso l’alto. Questa, durante la ricorrenza Pasquale, è sostituita con la statua, (che a sua volta, sostituisce una statua precedente trafugata la notte del terremoto del 13 dicembre 1990), e che rappresenta la Vergine Mater Dolorosa. La statua è avvolta da un manto nero in un atteggiamento di triste abbandono con il cuore trafitto da un pugnale. La testa, le braccia e i piedi sono di legno mentre parte del corpo di paglia.
In occasione della ricorrenza Pasquale, “o cuttighiazzu”, è festa grande, l’edicola con la Mater Dolorosa posta dentro la nicchia, è addobbata con vasi e fiori vari, ampliando il davanzale dell’edicola con ornamenti. Questa festa è ricordata all’interno del cortile, da almeno settanta anni e unica in tutta Siracusa.
Lo stato di conservazione è in buono stato per la continua manutenzione effettuata nel tempo dai suoi devoti, prima dal Sig. Carrubba, oggi dalla Signora Montalto.

testo e foto Roberto Capozio e Luigi Montalto

 
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