Architettura sacra arcaica - latomie

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Architettura sacra arcaica

Servizio Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” Siracusa
Progetto Scuola - Museo

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Dieter Mertens
SIRACUSA. L'ARCHITETTURA SACRA DI ETÀ ARCAICA
Il ruolo di protagonista di Siracusa tra le colonie greche d'Occidente si dimostra in maniera particolarmente palese e anche precoce nei suoi monumenti architettonici. E come in tutta la Grecia, nei primi secoli di affermazione e fioritura delle poleis, è soprattutto l'architettura sacra, in modo particolare il tempio, a condizionare e dominare tutta la evoluzione: il tempio che in un primo momento si distingue dalla semplice casa di abitazione solo nelle maggiori dimensioni e nella maggiore cura e solidità della sua esecuzione ma che man mano evolverà delle forme inconfondibili di grande prestigio e monumentalità. Tale processo evolutivo si segue sin dall'inizio, e cioè fino dai tempi di fondazione della apoikia corinzia, a Siracusa.
Questa almeno è l'ipotesi proposta da Giuseppe Voza e basata sulle evidenze dello scavo eseguito recentemente in Piazza Duomo, sul lato ovest del grande tempio/cattedrale, del vero fulcro della vita sacrale della città attraverso i millenni fino ai giorni nostri. Nel luogo di un santuario delle più remote origini, dalla prima età del bronzo, fu costruito, come primo monumento greco sacro nell'occidente, già verso la fine del sec. Vili a.C., come sembra, un oikos — cioè un edificio a forma di casa monucellulare, come le prime case residenziali stesse dei coloni — che per le sue dimensioni più grandi, 6 x 9.20 m, si distingue da esse nettamente. I suoi pochi resti di fondamenta si sono conservati incorporati in un tempio dalle dimensioni di 10.50 x 16.20 m, agli spigoli esterni documentato ancora solo dalle fosse di fondazione nella roccia, ma databile lo stesso, sulla base dei dati di scavo, nel VII-VI sec. a.C. (fig. 1)*. Sono questi i primi passi nella evoluzione dell'architettura sacra in Sicilia ai quali seguono poi realizzazioni sempre più elaborate anche in altri centri, come nella vicina Megara Hyblaea, a Mimerà, a Gela. A Megara Hyblaea, col tempio "h" costruito sull'agora, si riscontra anche per la prima volta l'uso di un colonnato posto al centro del vano per allargarlo e aumentare lo spazio interno in modo molto considerevole. Nello stesso momento lo stesso motivo formale della colonna, e con esso presto di tutto l'articolato sistema dell'ordine architettonico, conferisce una nuova dignità al monumento distinguendolo definitivamente da ogni altra costruzione. E tale "ordine", composto dalle colonne, dalla trabeazione consistente dell'architrave o epistilio e del fregio composto da triglifi e metope, nonché dal cornicione, il geison, diventerà, a partire dal sec. VII a.C., il tema costante dell'architettura greca e in modo particolare di quella dorica (fig. 2). I più impotanti passi nella sua evoluzione si svolgono ora di nuovo a Siracusa. Nel primissimo tempio con peristasis, cioè col colonnato che circonda l'intero tempio, quello di Apollo all'ingresso dell'isola d'Ortigia, la costruzione soggiacque del tutto alle esigenze dettate dalle colonne (fìg. 3).
Sbozzare una selva di colonne monolitiche, trasportarle per mare (probabilmente dalle cave del promontorio Plemmyrion sull'opposta sponda meridionale del Porto Grande) e innalzarle, in fitta successione, intorno alla cella: queste le immani fatiche affrontate dai costruttori. Come altresì giudicare il loro vanto naiv per avere messo in piedi un'organizzazione imponente, quale rieccheggia nella singolare epigrafe arcaica sul crepidoma del tempio, dove i tozzi colonnati vengono solennemente celebrati persino come kala erga, dunque come "belle opere". Con tale locuzione termina la più corrente lettura della famosa iscrizione, che, qualunque interpretazione si voglia scegliere, a ogni modo enfatizza il magnifico significato assunto dalle colonne.
Di fatto, queste, almeno sui lati lunghi, sono talmente avvicinate l'una all'altra, che non è possibile una normale articolazione delle membrature della trabeazione in concordanza col ritmo delle colonne; pare persino che i costruttori delle colonne neppure si fossero posti il problema dell'ordine della seconda. Si è spiegato il fenomeno con le difficoltà del cambiamento di mentalità dalle più antiche consuetudini della primitiva tecnica in legno a quella in pietra e con una sorta di intimidita iperreazione, che trasuda dalle colonne ravvicinate e dall'architrave sproporzionalmente alto. Altri hanno ipotizzato che quanto stava sull'architrave rimasto in situ fosse stato in legno. Ciò non risolve però le difficoltà, anche perché sembra ormai accertato che i frammenti di triglifi di pietra tuttora giacenti intorno al tempio appartenevano proprio ad esso.


 
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