Euripide - Memorie

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Euripide

EURIPIDE

EURIPIDE



Nacque a Salamina il giorno e l'anno della famosa battaglia di Salamina 5 settem¬bre 480 a.C. Apparteneva a una famiglia agiata e la tradizione che lo fa figlio di un erbivendolo, deriva da un'invenzione scherzosa dei comici.
A testimonianza di ciò, citiamo quanto attesta Filocoro che era uno storico serio del III secolo, e il filosofo Teofrasto. Il primo dice che la madre discendeva da una famiglia nobilissima, l'altro che Euripe, giovinetto, fu coppiero nelle danze sacre, organizzate ad Atene dai cittadini di condizione molto elevata, intorno al tempio di Apollo Delio.
D'altra parte per poter divenire un tragediografo, dovette ricevere una buona edu-cazione poetica e musicale. Euripide fu il primo a possedere una biblioteca.
Era un uomo molto colto, sentì forte l'influsso del filosofo Anassagora, dei sofisti e di Socrate. Fece presentare la sua prima tragedia le Peliadi nel 455, un anno dopo la morte di Eschilo. Scrisse 92 drammi, ma ne conosciamo 17 e un dramma satiresco il Ciclope.
Nel 408, invitato da Archelao, re di Macedonia, si recò alla sua corte, a Pella, ac¬colto con grandi onori. E qui morì nel 406 a.C.
Quando Sofocle ebbe la notizia della morte, stava per rappresentare una sua te-tralogia. Si presentò al popolo vestito a lutto e come lui gli attori e i coreuti.
Delle tragedie conservate, la più antica, Alcesti è del 438, le due ultime Ifigenia in Aulide e le Baccanti, furono rappresentate dopo la morte del poeta dal figlio Eurpi- de il giovane. Si possono datare con certezza Medea (431), Ippolito (428), le Troadi (415), Elena, (412), Oreste (408).
La cronologia ha particolare importanza perché Euripide, genio inquieto, tentò sem¬pre vie nuove, rinnovò continuamente la struttura e la tecnica anche con l'uso del Deus ex machina, la musica e la metrica del dramma. Cose che gli consentirono di rende¬re più complessa l'azione e di trattare con più libertà la materia mitica. Infatti in certi suoi drammi appare come il creatore della poesia e del mito.
Euripide è l'uomo della ricerca e dell'innovazione. Operò di continuo uno smantel-lamento delle divinità tradizionali e lo spirito eroico appare deformato dall'interesse per i suoi personaggi deboli e umili. In effetti la polemica di Euripide fu diretta contro l'Olimpo tradizionale proprio in nome di un'esigenza acutissima dell'eticità del divi¬no, a cui erano lontani dal corrispondere i fantocci del mito.
Quanto agli eroi il poeta ne assunse i nomi tradizionali, ma li fece scendere dai lo¬ro piedistalli. Con il suo razionalismo e scetticismo, con il suo pessimismo e soprattutto la sua finezza psicologica, penetrò a fondo l'animo umano. Nel suo teatro l'uomo, da oggetto rassegnato e impaurito dalla capricciosa incomprensibilità del Fato, si fa sog-getto attivo e sofferente del proprio destino.


 
 
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