Plemmirio Maddalena - Memorie

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Plemmirio Maddalena

Giace della Sicania al golfo avanti
un'isoletta che a Plemmirio ondoso
è posta incontro, e dagli antichi è detta
per nome Ortigia. A quest'isola è fama,
che per vie sotto il mare il greco Alfeo
vien, da Doride intatto, infin d'Arcadia
per bocca d'Aretusa a mescolarsi
con l'onde di Sicilia…
(Virgilio, Eneide, libro III, v. 1095 sgg.)

CAPO MURRO DI PORCO E LA PENISOLA DELLA MADDALENA
DOCUMENTAZIONE PDF
cenni storici archeologici     geologia ambientale     la riserva

tratto da "Capo Murro di Porco e la Penisola della Maddalena":


                                
 MAPPA RISERVA



CENNI STORICO-ARCHEOLOGICI


  
PREMESSA
Poco conosciute e generalmente inaspettate sono le notizie storiche - archeologiche presenti sulla penisola della Maddalena (il Plemmirio); vengono qui allora sinteticamente ricordate sia per informazione sia per apprezzare una possibile loro valorizzazione in un futuro inserimento organico con un'ampia Riserva naturale orientata.
E' altresì poco noto che numerose aree archeologiche della penisola siano già state registrate e vincolate per la loro importanza; infatti, a partire dagli anni '90 e con la collaborazione del W.W.F. di Siracusa, sono stati censite dalla locale Soprintendenza ai Beni Culturali e conseguentemente è stato possibile ottenere un primo vincolo di immodificabilità temporanea con la Legge Regionale 15/'91, poi definitivamente convertito ed esteso con Decreto Assessoriale 6.4.'98 (in G.U.R.S. n° 28 del 30.5.'98).
La maggior parte dei resti archeologici si trovano concentrati nella parte settentrionale e centrale della penisola per fattori economico-commerciali (in "Conclusioni" di Relazione Geologico Ambientale) e per l'evidente induzione sugli insediamenti esercitata dal centro e dai pressi di Siracusa.  
Le prime tracce di frequentazione umana risalgono probabilmente più che al paleolitico superiore, al mesolitico per il rinvenimento (fine anni '60) dei resti di uno scheletro, con relativo corredo, in una grotticella sulle balze dei calcari miocenici all'inizio di Contrada Terrauzza.
Nei pressi (pianura di Case Giaracà) fu pure scoperto un importante insediamento costiero, connesso a quelli vicini di Ognina e Arenella, con resti di fori per pali, cocci, selci ed ossidiana, del periodo neolitico.
Notevoli anche le testimonianze sin dal periodo del bronzo; più diffuse quelle riferibili all'età del bronzo medio o di thapsos (fine XV-XIII sec. a.C.) con necropoli, in parte ricche di corredi e con riutilizzazioni tombali nella guerra ateniese del 413 a.C., dislocate nella penisola intorno all'area nord¬orientale (pianura di contrada Massolivieri), e sul rilievo set¬tentrionale (collina del Mondio, fig. 17).




Sulla sommità della stessa collina si possono ammirare gli imponenti resti basali di una torre-mausoleo circolare (diametro di circa 25 m.); forse eretta nel periodo greco classico (IV sec. a.C.) in commemorazione dei ca¬duti siracusani nella guerra ateniese, fu probabilmente ristrutturata su un precedente mausoleo arcaico della tomba di Gelone (fig. 18).




Nelle vicinanze, sulla parte estrema di Punta della Mola, si ritrovano antiche cave dello stesso periodo, in gran parte sommerse per l'innalzamento relativo del mare di circa 5 m., che servirono per l'estrazione di blocchi e colonne per i numerosi edifici, monumenti e templi di Siracusa; sulla parte settentrionale della stessa Punta della Mola, ancora sommersi e demoliti dal mare, si possono anche vedere i suggestivi resti di syloi-fornaci del periodo ellenistico-romano (figure 10b, c e 13b in Relazione geologica-ambientale).
Le tracce successive ci sono date dai resti di insediamenti romani, presso l'imboccatura del Porto Grande di Siracusa, ed abitazioni con una chiesetta rupestre del periodo bizantino, presso la collina del Mondio. (fig. 19) 





Scarse o nulle le testimonianze successive a partire dal periodo arabo. Si hanno invece notizie di un'antica frequentazio¬ne eremitica nella penisola dove appunto una Contrada conserva ancora il soprannome locale di "Pellerina" (del Pellegrino); ricordiamo, come alti esponenti di tale fenomeno, S. Gregorio Magno nel periodo bizantino (IX sec.) e il beato Federico Campisano all'inizio del trecento.
Nel quattrocento si diffondono sulla Maddalena le torri di avvistamento-segnalazione e difesa per la lotta anticorsara; ci resta come bell'esempio la rinnovata (dopo il terremoto del 1693) torre di Milocca presso la Contrada omonima (fig. 20).


Allo stesso periodo risale la prima attività della tonnara di Terrauzza che, fra alti e bassi, protrarrà la sua attività sino agli anni a cavallo dell'ultima guerra; la tonnara si servirà dopo qualche secolo (seicento), per la conservazione del pescato, delle nuove saline fondate presso la spiaggia del Porto Grande di Siracusa dal barone Giuseppe Bonanni.
La sommità della penisola,si trova suggestivamente traforata da numerose, lunghe e antiche gallerie, cave di pietra probabilmente del periodo romano, che andavamo anche alla ricerca di calcari-marnosi straterellati utili per malte cementizie; la loro fre¬quentazione deve essere stata lunga, tanto che sulle pareti interne sono state ritrovate incisioni e pitture, attribuibili a prigionieri o pirati, risalenti sino al settecento pag.27,figure 7b e 14 in "Relazione geologico-ambientale").
Sempre nelle vicinanze e sulla collina del Mondio, svettano sul panorama, circondate da giardini a volte lussureggianti, delle splendide ville dell'otto-novecento. Fra queste ricordiamo le ville della "Torretta", di G. Conigliaro, dei Mes¬sina, dei Milazzo - Rizza e Beneventano del Bosco; ville, queste ultime due, che si sono probabilmente sviluppate sul nucleo di antiche torri di avvistamento.
Citiamo infine, come relitti di archeologia-militare dell'ultima guerra (piaz¬zaforte Siracusa-Augusta), la serie continua di camminamenti, gallerie, postazio¬ni di mitragliatrici, casematte e bunkers che si incontrano soprattutto costeggian¬do il mare e che facevano capo a due estreme grandi batterie: "Emmanuele Russo" su Punta della Mola e "Lamba Doria" presso Capo Murro di Porco.
Roberto Mirisola
Geologo del Comitato scientifico della Sezione WWF di Siracusa

Relazione geologico-ambientale

TOPOGRAFIA E GEOMORFOLOGIA
La Penisola della Maddalena o del Plemmirio è generalmente costituita dal nucleo di un esteso promontorio calcareo del Miocene, degradante al¬l'intorno verso il mare, che si eleva sino a poco più di una cinquantina di metri sul pianoro di Contrada Case- vacche (q.60 m. presso Case Nicastro) al margine orientale di una pianura ricoperta da depositi prevalentemen¬te quaternari; contrapposta all'isola di Ortigia, dalla quale dista poco più di 1 Km (Punte Castelluccio-Castello Maniace), costituisce il territorio pro¬teso sul Mare Jonio che limita a me¬ridione l'imbocco del Porto Grande di Siracusa, (fig. 1)

TRATTO DA:
http://itinerariprovsr.altervista.org/index.php

Siracusa Riserva Marina del Plemmirio






Il tratto di mare facente parte della Riserva Marina del Plemmirio.
La Riserva Marina del Plemmirio, istituita nel 2005, è una delle più "giovani" riserve marittme italiane. Essa è ubicata nell'estrema punta orientale della Penisola della Maddalena presso il Capo Murro di Porco (raggiungibile sia dalla S.P. di Contrada Isola, sia dalla S.P. per Fontane Bianche imboccando poi la strada che conduce alla Contrada Terrauzza, in qualsiasi caso conviene seguire la segnaletica con la dicitura "Plemmirio").
Questa riserva che sorge presso la Contrada Plemmirio (nome di origine siceliota forse riconducibile ad un villaggio che sorgeva nei pressi della vicina Terrauzza) comprende una vasta area marittma compresa tra la Punta Castelluccio e la Punta Milocca (poste rispettivamente a nord e a sud nella Penisola della Maddalena) caratterizzata da alte scogliere che, grazie all'azione erosiva delle acque marine e della salsedine, presentano vere e proprie "sculture" naturali. Dal punto di vista archeologico si presenta ricca di rovine sicule e greche (in particolar modo Necropoli a grotticella o di tipo terraneo) ma va anche detto che quest'area fu una zona molto decisiva per la guerra tra Siracusa e Atene, qui i siracusani guidati dal guerriero Gilippo sconfissero gli ateniesi mettendo così fine a questo conflitto che fece di Siracusa la città più importante della Magna Grecia. Vi sono poche rovine medievali, riconducibili all'antica Chiesa di Santa Maria Maddalena, che sorgeva su un costone roccioso adiacente alla "Grotta della Pillirina" (vedi più sotto).
Torniamo a parlare della riserva; essa è suddivisa in tre zone; Zona A (che comprende il cuore della riserva ubicato presso la punta del Capo Murro di Porco); Zona B (comprendente la riva e i fondali marini adiacenti alla Zona A); e infine la Zona C (comprendente i fondali più esterni della Riserva).


   

La costa rocciosa del Plemmirio.
Oltre a queste splendide scogliere vi sono anche interessanti concrezioni organiche note come "Piattaforme a vermeti" che si sono formate con l'accumulo di conchiglie appartenenti a molluschi vermetidi che si sono assimilate tra loro assumendo aspetto roccioso. Queste piattaforme (diffuse un po' ovunque in tutto il Mediterraneo) sono simili alle barriere coralline dell'Oceano Pacifico. Presso queste scogliere sono presenti piccole "calette" in cui vi sono splendide spiaggette sabbiose da cui possiamo immergerci in uno dei mari più puliti del Mediterraneo.
Il punto più alto della Riserva è senzadubbio il Capo Murro di Porco, che è la punta della Penisola della Maddalena, in cui sorge un faro di segnalazione la cui luce è visibile da tutto il Golfo di Noto. Accanto al Faro vi sono degli edifici ormai abbandonati. Qui la scogliera diventa altissima formando un vero e proprio promontorio a picco sul mare (è consigliabile non sostare sul ciglio della scogliera perchè il rischio di cadere o in acqua o di sbattere sugli scogli riportando gravi lesioni è piuttosto alto).

                           La punta del Capo Murro di Porco.                         L'alta scogliera del Capo Murro di Porco.



 

Il Mare Ionio visto dalla punta di Capo Murro di Porco.  Particolare del Faro di Capo Murro di Porco.



  

Il Faro di Capo Murro di Porco.




Un edificio abbandonato posto nei pressi del Faro di Capo Murro di Porco.




Questa roccia presenta numerose "marmitte" scavate dalle infiltrazioni d'acqua marina che, per via della pressione ondosa, scavano nella roccia tanti piccoli canali che fanno affiorare l'acqua marina sulla superficie rocciosa (questo effetto è simile allo spruzzo d'acqua dei geyser islandesi).
  
 



Le cosiddette "marmitte" da cui fuoriesce l'acqua marina che si infiltra all'interno della scogliera salendo poi in superficie.
A sud del Capo Murro di Porco, la costa assume man mano aspetto sabbioso fino ad arrivare in Contrada Terrauzza, dove possiamo ammirare i resti di una Tonnara (vedi prossimo link).




La costa a sud di Capo Murro di Porco (all'orizzonte si possono notare i Monti Ibleo ubicati presso la zona meridionale della Provincia di Siracusa).
Da ammirare anche gli splendidi fondali marini antistanti la costa rocciosa della Riserva Marina del Plemmirio, ricchi di specie vegetali e semianimali (Alghe, Posidonie, Spugne ecc...), minerali (Coralli e Gorgonie) ma soprattutto animali in cui va citata la ricca fauna ittica in cui possiamo ammirare molte specie di pesci multicolori tra cui citiamo i Pesci Pagliaccio, i Pesci Cavalieri, le Bavose, i Gronghi, le Tracine, le Murene, le Salpe, le Sogliole, le Cernie, i Saraghi, gli Scorfani, le Razze, i Tonni, le Ricciole ecc... bisogna dire che possiamo anche ammirare pesci cetacei (che a differenza di quelli comuni sono mammiferi) come il Capodoglio e il Delfino. Per quanto riguarda crostacei e molluschi, va notata la presenza oltre che di Ricci di Mare, Gamberi, Granchi, Aragoste, Calamari, Seppie, Polpi, Lumache di Mare e mitiliformi (Cozze, Vongole, Fasulari, Telline ecc...), anche di molluschi e crostacei non commestibili come l'Anemone di Mare, il Vermecane, la Medusa gigante o "Polmone di Mare", la Vaccarella (questi animali sono molto pericolosi poichè rilasciano una sostanza molto urticante, quindi non devono essere mai toccati), lo Spirografo, la Margherita di Mare, il Polipo (da non confondere con il Polpo), la Stella Marina ecc... Da menzionare anche la consistente presenza di Tartarughe Marine (in via di estinzione).
Nelle foto sottostanti potremo farci un'idea della bellezza dei fondali della Riserva Marina del Plemmirio, in cui vi sono interessantissime grotte marine al cui interno vi sono anche numerosi reperti archeologici (provenienti da relitti e trascinati all'interno di esse dalla corrente marina). Va detto anche che questi fondali sono visitabili tramite un programma di immersioni guidate (vedi più sotto per informazioni più dettagliate) aperta, oltre che a bambini, ragazzi, adulti ed anziani, anche a invalidi mentali, fisici, non udenti e non vedenti.

L'ingresso di una grotta marina, ubicato presso il Capo Murro di Porco.




Le grotte marine principali sono:
• La Grotta delle Corvine;
• Le Grotte del Formaggio;
• Le Grotte del Capo;
• La Secca del Capo;
• Il Muro;
• La Parete delle 3 Ancore;
• Gli Archi;
• Il Costone di Punta Milocca;
• La Grotta di Capo Meli;
• La Grotta del Plemmirio;
• La Lingua del Gigante;
• Tavila;
• La Grotta delle Stalattiti.
L'entroterra della Riserva Marina del Plemmirio possiede caratteristiche simili a quelle delle campagne iblee del siracusano. Tra le numerose piante spontanee, va citata la presenza di numerose Palme Nane (pianta in via di estinzione).

Numerosi esemplari di Palma Nana, che sorgono presso la Riserva Marina del Plemmirio.





Foto ravvicinata di Cardi Selvatici, pianta tipica delle zone marittme siracusane, tra cui anche la Riserva del Plemmirio.





Presso l'area protetta del Plemmirio, nella loclità nota come "Punta del Gigante", possiamo ammirare la cosiddetta "Grotta della Pellegrina", Oratorio rupestre in cui, secondo la tradizione popolare locale, vi avrebbe abitato e predicato "Santa Maria Maddalena", presso cui vi è una piccola spiaggia, detta appunto della "Pillirina". Qui vicino vi sono anche numerose masserie e ville nobiliari, appartenenti alle famiglie aristocratiche di Siracusa (in particolare alle famiglie Giaracà, Beneventano del Bosco, Bonanno e così via).
Per quanto riguarda le regole per visitare la Riserva Marina del Plemmirio, oltre a fare attenzione nel visitare la riserva per via delle alte scogliere (come detto poch'anzi), non bisogna;
• inquinare l'ambiente gettando rifiuti o accendendo fuochi;
• pescare o raccogliere crostacei e molluschi senza autorizzazione;
• spaccare le rocce della scogliera per cercare molluschi come datteri di mare o vermi per la pesca;
• non sfiorare mai le specie animali pericolose (Tracine, Scorfani, Gronghi, Meduse, Anemoni di Mare, Murene, Vermicani, Vaccarelle, Ricci di Mare ecc...) quando si effettuano le immersioni;
• tuffarsi in acqua da scogli alti;
• molestare la fauna e la flora locale;
• effettuare immersioni nei fondali senza l'autorizzazione del Consorzio Plemmirio;
• rubare i reperti archeologici sottomarini;
• non lasciare rifiuti organici nella Riserva.
La Riserva Marittma del Plemmirio è aperta in tutti i periodi dell'anno, ma per le escursioni sottomarine e per altri servizi turistici e no, bisogna visitare il sito   http://www.consorzioplemmirio.it/







 
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