Isola dei cani - miti e leggende

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Isola dei cani

l'isola dei cani di Siracusa (lo scoglio ad oriente prospiciente Belvedere San Giacomo).


In realtà l'attuale scoglio era unito alla terraferma in quanto il mare era meno profondo di almeno 6-7 metri. Per avere un'idea ecco com'era in un disegno di Roberto Mirisola geologo


 
Una leggenda metropolitana raccontava che lo scoglio sarebbe territorio inglese perchè dovendo scegliere tra due possibilità fu scelta L'isola dei cani. Ma è solo una leggenda come detto metropolitana.
Da ragazzino imparai a nuotare, con l'aiuto dei miei fratelli, nel mare della zona Santa Croce, vicino alle Orsoline, e da li a nuoto per lo scoglio dei cani che già allora era coperto quasi tutto dall'acqua.( un po meno di oggi).
Zona pescosissima ma pericolosa per i natanti.
Ecco un'alba sullo scoglio.






una mappa esaustiva e la conformazione geologica in epoca remota



ETIMOLOGIE
Una proposta sull’origine etimologica del toponimo Isola dei Cani o Scoglio del cane.
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L’Isola dei Cani, Scoglio dei Cani o del Cane, [CARACAUSI, DOS I, 273]; [MASSA, I, 427] è un piccolo faraglione semi affiorante nel tratto di mare che bagna a levante l’Isola di Ortigia. Come diversi toponimi l’origine del nome è stata oggetto di diverse interpretazioni che l’hanno collegata a differenti aneddoti. Tra i tanti il più accettato e diffuso è quello che ci racconta la consuetudine spregevole di disfarsi, da parte degli abitanti del luogo, delle frequenti cucciolate di cani. Quest’ultimi venivano buttati dalle mura del lungomare, la breve distanza dello scoglio consentiva a quei poveri animali una temporanea salvezza e come dice il Buscemi: ”vanificata dalla scarsa possibilità di trovare nutrimento”. [BUSCEMI, 2003, 7] Da qui la nascita, secondo alcuni, del toponimo Scoglio dei Cani a memoria di quel continuo uso popolare.
Noi riteniamo che il topos in questione possa avere altre due probabili risultanze:
La prima che sia un antroponimo attestato nel periodo medievale, tra il periodo normanno e svevo, e che verosimilmente ci possa ricordare il cognome o l’appellativo di un personaggio; Guillelmus de Cane (a. 1283) [RRS, II, 660]; Iohannes Canis (a. 1286) [DE CITELLA, I, 37].
La seconda che possa essere di origine araba. Cani, dall’ar. ‘ayn, ‘fonte, sorgente’ in relazione a qualche sorgente ivi presente, magari quando lo scoglio emergeva di più e la sua superficie era più estesa. A tal proposito, sappiamo che l’Isola di Ortigia idrogeologicamente risulta collegata al continente tramite diversi sistemi di fratturazione naturali delle rocce e la capacità dei terreni di trasferire l’acqua, così che l’alimentazione è attribuibile a una falda profonda ricca d’acqua che favorisce la presenza di molte sorgenti. [Cfr. ADORNO – GALLITTO – SANTUCCIO, 2010, 47]
Il termine è reso ampiamente nella toponomastica siciliana in forma composta, ad es: Cani-capurali, presso Vittoria, ayn-kabra, ‘sorgente maggiore’;[WEHR, 948] Cani-carào, ayn-al-qaraw, ‘fonte del suolo sterile, senza vegetazione’;[TROVATO, 93] etc.
Oppure Cani o Cane possa provenire da canna, sic. cannachi, cannacu, ricondotto all’ar. Handaq [DI GREGORIO SEBY, 236] ‘crepaccio, fogna, fenditura fra le rocce’ [VS, I, 548].
[S. Lanteri, Etimologie, 2013]



Una interessante ipotesi suggerita e proposta dall'amico professor Vittorio Giarracca sembra che sia quella giusta.

Foca Monaca



La Foca Monaca, un tempo specie numerosa nel mediterraneo e lungo tutto il litorale italico, specialmente attorno alla Sardegna e Sicilia, ( intorno agli anni 60 in verità la specie non era presente più nel mediterraneo e risultava quasi estinta ma negli anni 70 è tornata a vivere in questo mare nostrum), tanti ma tanti anni fa era normale vederle accovacciate a prendere il sole e riposarsi sullo scoglio chiamato isola dei cani.
Come si può notare la conformazione della testa e del corpo allungato e panciuto da lontano potevano benissimo essere scambiati per cani quindi.......i siracusani maestri di immaginazione coniarono il nome che ancora resiste "l'isula re cani"
Altra ipotesi, pare riportata dal canonico Privitera, dice che a causa del maltempo e del forte vento, una barca in balia delle onde non riusciva a rientrare nel porto e qundi si capovolse e affondò. Alla scena assistettero familiari e curiosi affacciati dal Belvedere San Giacomo, allora bastione, e  vedendo questi poveracci con le faccie disperati che erano condannati alla morte tramandarono la tragedia ripetendo e rivivendo la disperazione di quelle facce disperate, quindi.... facci rispirati (o facci dispirata)

 
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