L'oleandru - miti e leggende

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L'oleandru

tratto dal libretto tra realtà e leggenda di Arturo Messina
ARTURO MESSINA

TRA REALTA’ E LEGGENDA
La leggenda dell’oleandro ossia del vecchio solo
Mentre ci andiamo spostando per i numerosi e suggestivi angoli del paesaggio, dei monumenti, delle leggende che avvolgono Siracusa, avviene spesso di incontrarci con l’albero più caratteristico della città , albero che vien detto albero d’Aretusa, che adorna numerose vie del nucleo urbano, anche del centro storico, Ortigia, anche il salotto di Ortigia, come viene definita Piazza Duomo, una delle più belle d’Italia per le chiese e i monumenti palazzi, come quello costruita dal Vermexio, che è il Palazzo di Città, come l’ex Museo archeologico e il Palazzo Beneventano del Bosco, opera di Alì Caracciolo.
L’oleandro è detto l’albero di Aretusa perchè proprio nella città aretusea trova il suo habitat ideale tanto che vi cresce quasi spontaneo moltiplicandosi a cespuglio lungo moltissime strade, come lungo la superstrada Siracusa-Catania, tanto che fa da spartitraffico e da siepe in tanti tratti stradali fuori e persino dentro la città, nella più importante arteria stradale delle elegante zona residenziale fino a ieri borgata: Corso Gelone.
L’oleandro, sempre verde si veste della più stupenda e perenne fioritura rossa di sangue o candida a mo’ di gelsomino ma dall’odore più intenso che si dice stordisca i muschitti, le zanzare, tanto che lo si vede sempre più di frequente nelle villette, ieri regolarmente abusive, oggi entrate in sanatoria....
A ispirarsi ad esso e a decantarlo non sono mancati poeti, più o meno illustri, o addirittura illustrissimi come Gabriele D’Annunzio.
Ma a immortalarlo nella memoria popolare è stata sicuramente la leggenda che ne è scaturita dalla etimologia - presunta o fantasiosamente indirizzata che si voglia - che ne dà una suggestiva derivazione e che così piace cantare in una delle loro composizioni poeticomusicali i Siracusani Singers.
Il vecchio nostalgico seduto alla marina
La leggenda, dunque, narra che una volta a Siracusa viveva un vecchietto malinconico e nostalgico tutto solo: da anni gli era morta la moglie e non aveva mai provato il piacere di aver figliolanza, pur se ne aveva desiderato ardentemente tanti. Allora non vi era la consuetudine - qualcuno la vuole chiamare addirittura moda... - di adottare quelli che ad altri tornano in sovrabbondanza oppure gli extracomunitari, né quella di allevar cani che non servissero per la caccia o per la guardia.... Infatti () in greco vuol dire solo, mentre () significa uomo ( per cui ’ndrangheta= andra agatà, cioè uomini buoni, bravi , nel senso che ne danno “ I Promessi Sposi” del Manzoni...) :
“ C’era ’na vota ’nu vicchiareddu sulu
ca tutti ’i jiorna si jieva a assittari ( andava a sedersi)
a ’na panchina a’ Funti Aretusa,
a Sarausa, e stava a taliari / ( a guardare)
li picciriddi ca stavunu a jiucari...
Ci doveva essere, fin dai tempi antichi, vicino alla mitica fonte ( che serviva alla nostre... trisnonne, anche da lavatoio, come è documentato in certe vecchie acqueforti o litografie) la villetta che ancora oggi vi è tra la marina e la fonte, a fianco a quel tratto che poi è stato trasformato in galleria e quindi in acquario, che dopo è stato chiuso e proprio in questi giorni viene, dopo una pausa quasi trentennale, riaperto.
All’ombra degli alberi che ivi sorgevano e sorgono tuttora rigogliosi, si compiacevano andare a sedersi parecchie persone anziane, a trascorrere mattinate e serate intere generalmente a chiacchierare tranquillamente fra di loro. Vecchietti che vi sostavano e vi sostano soli ed annoiati, malinconici e nostalgico, parecchi, tra lo scorrazzare lieto e chiassoso dei ragazzi intenti al gioco della palletta di pezza o a’ ’mmucciagghia, a nascondino.
Per i più grandicelli, anche allora le ore, per loro sempre brevi, troppo brevi: l’allenamento ai giochi d’amore...
Così il vecchietto della leggenda trascorreva il tempo rimanendo a guardare con grande nostalgia quei ragazzi che gli ricordavano la sua vita trascorsa, a quando pure lui era un ragazzino spensierato senza problemi, quando anche lui andava ad appassionarsi agli stessi giochi, della palla di pezza quando era più piccino e di amore non appena gli spuntò sul mento e sulle gote la prima gloriosa peluria….
Le ultime volontà del vecchietto
Quando giunse il suo ultimo giorno e gli venne incontro la morte per portarselo via, egli pregò vivamente di adempiere la sua ultima volontà: quella di potere anche da morto rimanere lì, a vedere giocare quegli spensierati carusi:
“ Vinni lu tempu ca si n’appi a jiri
pirchì la morti lu vinni a chiamari;
iddu ’n favuri ci vosi addumannari:
ca in terra, mortu, putissi arristari;
fu accuntintatu e in arbiru canciatu!”
La leggenda intende dare anche una spiegazione al fatto che, tra tutte le piante, l’oleandro è tutto nodi e non cresce diritto bensì tutto contorto: perchè il vecchio era tuttu arrappatu, pieno di rughe e a croccu, cioè piegato, curvo per gli acciacchi, ‘artrosi, i reumatismi:
“L’oleantru crisci p’’e strati ’i Sarausa
cu ciuri di sangu o janchi comu nivi:
accussì arresta vicinu a li carusi.”
La tradizione popolare suole immaginare che l’odore caratteristico e penetrante, per alcuni non molto gradevole, invero, altro non sia che il fiato, alquanto pesante, del povero e mitico vecchio.
Non dice, tuttavia, se il vecchio, per questo, fumasse...ma il caratteristico odore che emana l’oleandro lo farebbe supporre, visto che, come abbiamo già accennato, ci son tanti che lo fanno crescere volentieri nella loro abitazione estiva contro le zanzare, affidandogli la funzione di... zampirone.
Io che ho attinto la leggenda da un vecchio marinaio che incontrai appunto seduto lì quando, nella mia giovinezza, abitavo in via delle....Poco Vergini ( via Eolo) e mi trovavo spesso a passare dalla villetta che certi Siracusano hanno il vezzo di chiamare Villa ’e’ varagghi, come quella che c’è a Catania nei paraggi del Duomo, appunto perchè lì gli anziani amano trascorrere ore e ore senza far niente, a sbadigliare, sciroccati e carichi di noia come i messicani, quando ho comperato quel fazzoletto di terra a Ognina, per costruirvi la mia baracca dei sogni estivi, me ne sono ricordato e ne ho fatto tesoro.
Così ho piantato- dono di Angelo La Mesa, quello che coltiva il papiro più bello del mondo a ridosso del teatro greco - il mio bravo oleandro , ad un lato del cancello: fiori bellissimi del candore della neve tutto l’anno! Categoricamente quel simpaticone del prof. Angelo Giudice, quando la mattina, mentre ancora io sono nel più stretto abbraccio con Morfeo - oh, non credo che qualcuno “ strasenti”?, Morfeo è il sonno!, passa in bicicletta,
ne spiricudda un rametto per segnalarmi la sua visita e me lo fa trovare nella cassetta della corrispondenza.
Io l’ho piantato nella fiducia che quella diceria funzionasse: oh! lo sapete che quasi quasi funziona davvero?

La villetta della marina, detta dai Siracusani :“ Villa e’ varagghi” perché era il posto preferito dagli anziani che vi sostavano ore e ore “sbadigliando”…


In essa c’è anche l’acquario, la cui uscita confina con la mitica Fonte Aretusa


 
 
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