La Sibbia - miti e leggende

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La Sibbia

LA FAMOSA “ SIBBIA”: E IL BALZO DEI SUICIDI

tratto dal libretto tra realtà e leggenda di Arturo Messina





Spostiamoci poco poco più a nord, dopo ‘I scogghi longhi - prima tappa del nostro ori-ginale itinerario attraverso il mondo fantastico lirico delle leggende, delle tradizioni, dei fatti straordinari che  si raccontano e degli angoli  monumentali e paesaggistici più suggestivi del territorio siracusano - e ancora più su, dopo ’a ’rutta ’e’ ciauli, seconda tappa, di cui abbiamo descritto già la drammatica fine che la tradizione vuole si sia perduta nella labirintea interminabile inesplorata gola...
Ci troviamo alla Sibbia, cui è legata tutta una consistente serie di episodi da tragedia, degli ultimi dei quali molti Siracusani possono benissimo aver mantenuto memoria, non soltanto per averli sentiti raccontare, ma per averli letti sulle pagine di cronaca nera locale o addirittura esserne stati testimoni auricolari, se non oculari.
Ma, prima di inoltrarci nella amara narrazione, conviene  soffermarci sul significato del nome dell’incantevole e terribile sito.
Il nome Sibbia deriva indubbiamente dal latino Silva. Ciò, tanto per accennare all’etimologia, per il ben noto fenomeno fonetico grammaticale dell’assimilazione, per cui  una lettera dell’alfabeto diventa si assimila, cioè diventa simile, uguale alla lettera che le sta accanto, prima o dopo. Così, da dictum, factum abbiamo detto, fatto, ( passando dall’italiano antico o siciliano dittu, fattu);  solo c’è da aggiungere che la v antica si è prima trasformata, per apofonia - allontanamento dal suono primitivo - in b; esempio: vasuni= bacione, varca= barca;come  è avvenuto anche il contrario, che cioè l’antica b si è col tempo trasformata in v; esempio: amabat= amava, timebamus= te-mevamo...
Premesso ciò, passiamo a precisare il significato di selva che, per un ennesimo feno-meno fonetico, di apofonia, ha allargato il suono della vocale i nell’ancipite  vocale e.






Come la selva selvaggia
aspra e forte dantesca

E a questo punto a chi non vengono in mente i primi versi della Divina Commedia?
“ Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per  una selva oscura,/ ché la diritta via era smarrita...” ?
Ed esattamente una selva oscura è quella di Siracusa, che viene conosciuta anche come la latomia dei Cappuccini perchè nei tempi antichissimi era una pirrera, cioè una semplice cava di pietre, come la latomia del paradiso, nei pressi del teatro greco, dove sono da ricordare sia la caratteristica grotta dei cordari che l’orecchio di Dionisio : di queste parleremo a loro volta.
Un tempo alla latomia (  litus= pietra, temno= taglio ) si lasciava lo strato superiore, come una specie di tetto, per cui il termine cava; col tempo, con qualche scossa si-smica, quella specie di tetto è caduta e la latomia è divenuta allo scoperto.
Oscura e terribile, che  nel pensier rinnova la paura, c’è davvero la Sibbia!
Oscura, cioè ombrosa , perchè  quella cava da cui si ricavò gran parte dei blocchi che nel corso dei secoli servirono per edificare gli edifici della città, forse i più importanti e addirittura le colonne monolitiche ( tutte di un solo pezzo ) dei templi pagani, le cui vestigia ancora possiamo ammirare - scavata fino a oltre 30 metri - oscura selva, cioè ombrosa in certi punti lo è davvero, se la luce  quasi non vi giunge si può dire da nes-suna parte.
Selva o boschetto, addirittura, a tratti, anche giardino con bellissime piante, anche da frutto, di agrumi; a tratti con grotte caratteristiche, con rialzamenti di suolo che sono stati sfruttati in vari modi, anche per realizzare dei palcoscenici e addirittura il teatro dei duemila, detto così perchè poteva ospitare  2 mila spettatori; di felice memoria!
Di felice memoria perchè da un trentennio la Sibbia è diventata impraticabile per fra-ne, mentre prima si sfruttava sia come teatro che come villa!

La Sibbia contenitore
egregio di spettacoli

Il primo spettacolo nel teatro dei duemila fu quello che il compianto e indimenticabile Renato Randazzo organizzò al ritorno dall’impresa eroica di Sabratha, alla fine di ago-sto, i primi di settembre del 1953, l’anno della lacrimazione della Madonna, con il mio commento musicale per Troadi e Alcesti, da me diretto.
Due anni dopo Sebastiano Zammitti vi realizzò, sempre con il mio commento musica-le, Il carro di Dioniso.
L’allora Cappuccino Padre Valerio e  Pino Valenti vi realizzarono il Papiro d’oro in diverse edizioni negli anni Sessanta. Quindi vi fu  la riuscitissima stagione lirica del teatro iugoslavo, per la preziosa collaborazione del nostro celeberrimo baritono Lino Puglisi, che vi  portò Il Principe Igor, il Trovatore e il balletto Giselle.

Le ultime volte che  venne sfruttato fu quando  il fischietto mondiale on. Concetto Lo Bello   vi realizzò alcune edizioni de “ Il diapason d’oro”, con artisti di fama nazionale e internazionale, tra cui il celebre baritono Lino Puglisi ( nella foto )


Dopo di che.... non ci resta che raccontare perchè ....il pensier rinnova la paura!
E’ stato sempre il luogo preferito dai suicidi, come sottolineano i versi cantati dai Si-racusani Singers che si ispirano proprio a questo sito così fantastico da un lato, che sembra un paradiso, ma così terribile e tragico insieme perchè è il luogo da dove fanno il gran salto i suicidi:


“ Si passi di la Sibbia, nun ti firmari,
ca forsi lu fantasima poi ’ncuntrari:
è l’arma di cu’ ’a vita havi pirduta
pirchì di lu so’ amuri fu traduta!
Tanti biddizzi Diu ci vosi dari,
ca pari ’n angulu di paradisu;
pi scanciu, è ’n pezzu di purgatoriu
pirchì d’’e dispirati è lu mortoriu!”



Uno degli episodi
più tragici e strani

L’ultimo dei tantissimi “ balzi della morte” che vi sono accaduti ( abbiamo detto che molti lo ricordano ancora , assieme ad una caso che avvenne contemporaneamente, di una signora che però miracolosamente fu trattenuto dai ramo di uno tanti alberi sotto-stanti ...) avvenne circa 30 anni addietro. Una ragazza - si disse studentessa di una scuola lì vicina - disperata per essere stata abbandonata dal fidanzato, decise di to-gliersi la vita gettandosi a capofitto da quell’altura:
“ Ci si jittò- così ancora  raccontano e cantano - havi picca, ’na carusa / ca tuttu lo so’ amuri avìa dunatu / a ’nu picciottu ch’era, appoi,, spusatu / e  l’avìa sedutta ccu ’na scusa! / La picciuttedda ca ’u cridia schiettu/ nun sappi suppurtari la viriogna: / “Tradituri!- ci scrissi ’nta ’n bigliettu- / ’nt’’a cuscienza l’ hai a aviri, malidittu!”
Scavalcata facilmente la bassa ringhiera che protegge- per modo di dire - ma non im-pedisce, fece il tragico volo dei 30 metri nel vuoto, sfracellandosi di colpo.
Per questo i Siracusani Singers suggeriscono :
“ O furasteri ca veni a taliari, / megghiu ca passi drittu, ’n t’affacciari!”  
Il suggerimento è dovuto anche ad un altro episodio che si tramanda sia avvenuto pro-prio in quel tratto.
Un anziano signore una volta, a tramonto inoltrato, giunto in quel punto, da dove usa-vano ( e speriamo non usino più, per carità! ) gettarsi i disperati suicidi, ebbe l’impressione di sentire un lamento. Avvicinatosi ancora di più, si accorse che c’era qualcuno seduto ad una dei tanti macigni circostanti: aveva il capo chinato sulle gi-nocchia; dai capelli riconobbe che si trattava d’una donna, d’una ragazza:
-Che fai qui, a quest’ora, tutta sola? E perchè piangi? Vattene a casa!
-Non posso!
-Non puoi?! Come? Perchè?
- Ormai non posso!
L’uomo  si avvide che la ragazza singhiozzava ancora di più, di un pianto che gli strinse il cuore; le domandò:
- Perchè non puoi? Che significa? Ti ci accompagno io!
Istintivamente le prese una mano: un brivido gelido gli attraversò tutte le membra!
In quel momento la ragazza sollevò il volto: un volto cadaverico, come se fosse quello della morte in  persona.... e con un fil di voce che pareva venisse dall’oltretomba, dis-se:
- Non posso... perchè... sono morta!.... Guarda là sotto e vedrai il mio cadavere!... Vai a dire ai miei che abitano ( e gli indicò la via e il numero, che la gente non ha tramanda-to ) che mi sono suicidata per lui!..
L’uomo rimase di stucco, le gambe sembravano due foglie tremanti, non riuscì a  muoversi... All’improvviso gettò un urlo tremendo e facendosi più volte il segno della croce cominciò a fuggire all’impazzata, che per poco non ci rimetteva l’osso del col-lo....Ma prima che lo facesse, ebbe il tempo di accorgersi che la ragazza era sparita!
Credette che si trattasse d’una suggestione, d’un incubo....Riprese finalmente la calma, rise di se stesso, della fifa che aveva provata e rincasò senza dir niente: l’avrebbero preso per allianatu!
Tuttavia, quando l’indemani, alzatosi molto più tardi del solito perchè si era potuto addormentare solo nelle mattinate, uscito, verso mezzogiorno di casa, volle passare dalla casa che quella visione gli aveva così stranamente indicata, quale fu la sua co-sternazione nel constatare che proprio davanti a quella porta c’era un gruppo di perso-ne in evidente segno di lutto!...
In quel momento passò l’attacchino, che si fermò proprio  lì ed affisse un avviso mortuario.
Senza far finta di niente, con la coda dell’occhio, volle leggerlo:
“ Ieri sera è venuta tragicamente a mancare....”
E c’era il nome della sventurata che aveva deciso di farla finita gettandosi dalla Sibbia!


 
 
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