Moscuzza Vincenzo - musicisti siracusani

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Moscuzza Vincenzo

CGM-QO-V. Moscuzza - 90
1) Ritratto di Vincenzo Moscuzza
2) Autore ignoto
3) 2a metà XIX sec.
4) Olio su tela
5) cm. 64 x 50
6) Collezione Gigi Moscuzza. Siracusa.
7) Alla valorizzazione della pittura italiana dell'Ottocento della quale si rese prima protagonista e pro¬motrice la generazione dei grossi collezionisti privati italiani del decennio 1930-40, non corrispon¬de a tutt'oggi una catalogazione completa dell'intero patrimonio, che prescinda da studi analitici di tipo monografico e specialistico su determinati artisti o su particolari scuole o aree pittoriche. Il dipinto in questione appare già ad una prima analisi visiva eseguito da un pittore sicuramente dotato di un'evidente padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e di una cultura artistica che trava¬lica i confini dell'ambiente provinciale siracusano.
Il tratto sicuro, lo spunto interpretativo felice, ed inoltre la fine materia pittorica evidenziatasi durante le varie fasi del restauro, individuano una personalità d'artista che media più che sapiente¬mente il verismo palizziano e le soluzioni immaginative e liriche dell'ultimo Morelli, pur entro i limiti formali che il ritratto stesso impone automaticamente al pittore che lo esegue.
L'insieme di questi caratteri suggerirebbe di attribuire il ritratto, in via ipotetica, a qualche arti¬sta "minore" orbitante nella sfera dei pittori napoletani della 2a metà dell'Ottocento.
D'altra parte occorre sottolineare che i dati biografici di Vincenzo Moscuzza (Siracusa 1821-Napoli 1896) attestano la presenza a Napoli del musicista, il quale vi soggiornò per lunghissimi periodi intrecciando profondi rapporti di amicizia con vari protagonisti della scena artistica partenopea, primo fra tutti il pittore Domenico Morelli, al quale, tra l'altro, dedicò uno dei suoi melodrammi, Maria Ribera o la Figlia dello Spagnoletto.
Questi dati rendono ancor più verosimile l'ipotesi, tutta da verificare, dell'esecuzione del ritratto da parte di un artista napoletano o comunque molto vicino alla cultura pittorica partenopea del¬l'epoca.
La cornice attuale, in pastiglia dorata con fregi angolari, risulta sicuramente posteriore rispetto alla data di esecuzione del dipinto che originariamente doveva senza dubbio essere delimitato da una cornice di forma ovale.

Vincenzo Moscuzza anziano


Tratto da: http://www.primonumero.it/musica/classica.php?id=167
Vincenzo Moscuzza
di Maurizio Giarda
Nacque a Siracusa nel 1827 ed ebbe le prime lezioni dal padre Luigi, compositore, autore tra l'altro dell’oratorio “IL MARTIRIO DI SANTA LUCIA”. In seguito si recò a Napoli ove fu allievo di Mercadante, che notò in lui una notevole versatilità.
Dopo alcuni lavori scolastici, fughe, quartetti, sonate, tentò il teatro con l'opera “STRADELLA IL TROVATORE”, nel 1850, che ebbe buone accoglienze, la critica notò uno stile melodico fervente e appassionato, abilità nella creazione delle situazioni sceniche, dei cori, ma rilevò una carenza nella strumentazione priva di originalità. La successiva opera “EUFEMIA DI NAPOLI” ebbe invece fredda accoglienza nonostante avesse come protagonista Luigia Bendazzi, una del soprano più quotate del tempo. Seguirono “CARLO GONZAGA”, data al San Carlo nel 1857, con accoglienza tiepida: molto vigore e fuoco drammatico ma nessuna vera novità inventiva; “PICCARDA DONATI” (1862) ispirata a un fosco dramma passionale del ‘200 a Firenze e “DON CARLOS INFANTE DI SPAGNA” dello stesso 1862 data al San Carlo con vivo successo.

Ho esaminato il manoscritto dell'opera nella biblioteca di San Pietro a Maiella e ho notato pagine di fervente intensità come il duetto tra Don Carlos e Elisabetta, preceduto da un dialogo tra due violoncelli che disegnano un’idea melodica di grande bellezza; altri momenti notevoli si trovano nel terzo atto, con la morte del protagonista e lo scontro tra re e inquisitore che reclama il diritto alla supremazia della chiesa. Purtroppo quando apparve il “DON CARLOS” di Verdi cinque anni dopo il Moscuzza si rese ridicolo querelandolo per plagio, la cosa finì nel nulla ma questo episodio gli attirò l'antipatia di molti.

Continuò la sua attività di operista con “GONZALES DAVILA”, del 1869, che fu accolta con grande entusiasmo a Siracusa, un critico la paragonò alla “TRAVIATA” per ricchezza di invenzione melodica: tratta del duello tra due fratelli per l'amore di una giovane che alla fine si rivela la loro sorella.
Il Moscuzza si trovò in gravi difficoltà economiche e tentò di fare l'agente teatrale ma con scarso successo, si recò allora negli Stati Uniti ove riuscì a far rappresentare “LA DUCHESSA DI LAVALLIERE” che ebbe buon successo. Tornato in Italia scrisse ancora “FRANCESCA DA RIMINI”, “I QUATTRO RUSTEGHI”, da Goldoni, e lasciò almeno una dozzina di opere inedite tra le quali “MANFREDO” e “VALENZA CANDIANO”.

Moscuzza appartiene alla foltissima schiera di operisti minori del secondo ‘800 che perpetuarono fin verso la fine del secolo la tradizione romantica. Risentì di Bellini, e Mercadante.
Morì nel 1896.


 
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