Graziella Mariarosa Malesani - ortigia

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Graziella Mariarosa Malesani

GRAZIELLA
La Graziella quartiere dei pescatori di Siracusa. Testo tratto da: PESCA E PESCATORI NEL SIRACUSANO A. Aliffi - M. Malesani - L. Gissara PESCA E PESCATORI NEL SIRACUSANO SYRAKOSIA di Mariarosa Malesani tratto dal libro



Introduzione

Da quando sono venuta ad abitare a Siracusa sono stata sempre attratta dal fascino di Ortigia, le passeggiate per le strade più nascoste e per gli slarghi che appaiono all'improvviso, la vista di una bifora o di un balcone barocco, la scoperta di un portale quattrocentesco scampato ai terremoti e nascosto da panni stesi o purtroppo da macerie di muri crollati. L'isola va scoperta così, pian piano, nei giorni in cui il cielo di un azzurro incredibile fa da sfondo ad una continua emozione. Ma nello stesso tempo non si può non considerare quale triste destino abbia avuto la città ed in particolare l'isola di Ortigia. I monumenti classici, incredibilmente imponenti e numerosi, hanno assorbito per molti anni l'attenzione degli studiosi e, anche se non si vuole sminuire la loro importanza, hanno finito per distrarre l'attenzione dalle testimonianze di tutte le altre epoche della città. Siracusa è stata fin dall'antichità molto importante per la sua posizione strategica perché era il punto di sbarco o di sosta per chi veniva dai paesi del Mediterraneo. Capitale temporanea dell'impero romano d^Oriente, sede di uno dei baffi dell'impero bizantino (era precisamente il quarto d^i nove baffi e cioè un grande opificio imperiale per la tessitura e la tintura in porpora di lane e sete); nel Medioevo lo scrittore-geografo arabo Edrisi nel libro conosciuto come il libro di Ruggero, nel 1154,*diceva:"Siracusa è delle città celeberrime e dei più nobili paesi del mondo".

Le Repubbliche marinare di Genova e Pisa tentarono di farne una contea personale ed Amalfi pose i suoi magazzini in città (via Amalfitania). L'importanza commerciale e marittima di Siracusa continuò fino a quando la trasformazione in Piazza d'armi nel XVI sec. diede un colpo mortale

all'economia tutta. Le at¬tività relative al mare, da sempre, avevano due collocazioni diverse. Il commercio interno ed estero aveva il suo ap¬poggio nel Porto Grande e nella Marina; il Porto Piccolo era la sede elettiva dei calafatari e dei pe¬scatori della Graziella. La pesca in Sicilia è sempre stata un insieme di attività tradizionali, i cui strumenti e le cui aree di competenza risalgono a tempi antichi ed hanno avuto un perfezionamento in epoca araba, epoca che ci ha lasciato, oltre alle tecniche di pesca, anche i modi per cucinare e conservare tanti tipi di pesce. Il mondo dei pescatori, tradizionalista nei metodi, in realtà è stato sempre aperto agli scambi di culture e abitudini diverse proprio per il suo correre attraverso il Mediterraneo e per lo spirito di mutuo soccorso che caratterizza il popolo del mare.

Nella seconda metà del sec. XVI si svilupparono nel territorio le tonnare che impegnavano i pescatori non solo al momento del passaggio del tonno, ma anche per la lavorazione e la conservazione delle sue carni. Le tonnare, offrendo un lavoro sicuro e redditizio, furono viste con grande favore poiché garantivano un lauto guadagno. I luoghi di pesca e lavorazione del pesce di cui non si butta niente (comunemente definito il porco del mare) si moltiplicarono lungo la costa e i capitali vennero, anche nei secoli successivi, dirottati sulle tonnare.

A Siracusa l'attività dei pescatori faticò a sottrarsi all'egemonia delle tonnare fino alla svolta imposta dall'avvento dell'Unità d'Italia con il tentativo di trasformare la città da presidio militare a città mercantile. L'opera per attuare la trasformazione ebbe dei momenti di stasi perché con le guerre coloniali dei primi del novecento e poi con l'avvento del Fascismo che aveva pure mire espansionistiche, ci fu un grande movimento di mezzi da guerra poiché l'imbarco delle truppe e degli armamenti avveniva da Siracusa verso l'Africa. L'attività dei pescatori e del porto ebbe nuovamente una battuta d'arresto.

La pesca continuava ad essere praticata lungo la costa e nei luoghi tradizionali usati da secoli, ma il ricavato era sempre esiguo. La seconda guerra mondiale diede il colpo di grazia all'attività dei lavoratori del mare, tanto che le condizioni già precarie diventarono quasi tragiche al punto di convincere molti a tentare la via dell'emigrazione e andare soprattutto in Sud America dove già erano emigrati i siracusani nei primi del '900 e dopo la prima guerra mondiale. L'Argentina ospitava a Mar del Piata una comunità italiana fatta tra l'altro anche da emigrati della nostra città, che per molti anni avevano mantenuto il dialetto parlato alla Graziella, le abitudini e i costumi della città d'origine.

Sono rimasti in pochi i pescatori che hanno vissuto gli anni di trasformazione della città e che sono depositari della memoria di un tempo che rischia di essere dimenticato. In ciascuno di quelli che ho avvicinato c'è un ancora l'orgoglio di essere stati pescatori e la nostalgia dei tempi passati. La pesca era un'attività fiorente e numerosi i metodi adottati, così che si formavano i gruppi a seconda della tipologia scelta. Si cominciava da molto giovani agli ordini del nonno o del padre, perché il mestiere si tramandava di padre in figlio e la vita era così dura che difficilmente si riusciva a migliorare le proprie condizioni economiche, ma per fortuna era forte la solidarietà. Il periodo di addestramento sulla barca era duro e, spesso, gli anziani aumentavano di proposito gli ostacoli per temprare il carattere e la resistenza dei mozzi.

I pescatori del quartiere Graziella appartenevano a un ceto sociale piuttosto basso e la maggior parte era analfabeta. Agli inizi del XX secolo, con Regio Decreto, fu istituita una scuola serale per l'alfabetizzazione e la professionalizzazione dei pescatori. L'iniziativa durò qualche anno e poi fu abbando¬nata. In realtà gli insegnamenti più importanti venivano dall'esperienza maturata dai vecchi, ai quali veniva tributato il massimo rispetto e che guidavano il lavoro e la famiglia con autorità e con un'attenzione particolare all'educazione dei più giovani.


La pesca si pratica anche ai giorni nostri certamente con tecniche e modi diversi. Le barche a motore, gli alimentatori per le lampare e l'uso di materiali più resistenti rendono la pesca meno faticosa e meno pericolosa. I pescherecci sono dotati di computer, di radar e di trasmittente ed altre strumentazioni che consentono di programmare a bordo luoghi, modi e tempi per ottenere la resa migliore. E' quindi diversa anche la preparazione culturale degli attuali lavoratori che hanno allargato il campo della loro attività e vanno a pescare sempre più lontano.

Una nota dolente è data dal fatto che il pescato di questi pescherecci super attrezzati viene venduto nel catanese e a Portopalo. Anche le vecchie tradizioni vengono pian piano abbandonate dai pescatori così che anche le barche e i pescherecci hanno nomi nuovi, non più dedicati ai santi protettori. E cosi leggiamo a prua Mare Jonio, Tre fratelli, Sebastiano padre
 
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