Prospettive - ortigia

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Prospettive

MICHELE LIISTRO
Quale futuro per Ortigia?

Potrà Ortigia ritornare ad essere quella che era una volta, cioè un luogo abitato, ricco di negozi e di attività, il cuore di Siracusa? La risposta lascia spazio a qualche dubbio: probabilmente quella città non esiste più e non potrà esistere più.
Ortigia potrà ritagliarsi un suo ruolo specifico nell'ambito dell'assetto territoriale del territorio di Siracusa; potrà anche ritrovare le condizioni per recuperare una sua centralità ma sarà una città diversa.
Come dice Renzo Piano, nella città di una volta c'era tutto: "c'era chi arrivava e chi partiva, chi nasceva e chi moriva, chi vendeva e chi comprava, chi insegnava e chi imparava". Oggi non è più cosi.
La città antica era chiusa, coesa, separata dalla campagna e tutto avveniva al suo interno. La città moderna è aperta e per le sua attività usa vaste aree di territorio, esterne all'insediamento, una volta dedite all'agricoltura. Le attività si sono localizzate in zone separate: industriali, commerciali, residenziali, turistiche, svolgendo funzioni una volta tutte integrate e contenute all'interno della città costruita. L'antico equilibrio appare sconvolto per sempre.
Queste nuove funzioni richiedono un alto grado di mobilità e di accessibilità che risulta incompatibile con la conformazione del tessuto urbanistico di un centro storico come quello di Ortigia. Ne consegue, inevitabilmente, lo spostamento fuori della città antica, di quella parte della popolazione che risulta strettamente funzionale a queste attività. Allo stesso tempo, però, può verificarsi l'arrivo di altri soggetti attratti dalla qualità ambientale e abbastanza indifferenti agli "standards" abitativi, all'accessibilità, alla mobilità, come possono essere i turisti, gli studenti universitari o proprietari di alloggi usati saltuariamente come seconde case.
I caratteri dell'edilizia abitativa, inoltre, favoriscono l'allontanamento di quelle famiglie che non li ritengono compatibili con le proprie esigenze. La residenza stabile, quindi, sarà limitata solo a quelle abitazioni che, per condizioni, per ampiezza, per assetto strutturale, per posizione nel tessuto urbano e per qualità, consentono una buona organizzazione abitativa o presentano poca resistenza ad interventi di restauro, miglioramento strutturale e riassetto distributivo.
Inoltre, gli spazi a disposizione per i parcheggi sono limitati (non superano i duemila posti auto) per cui volendo attribuire, teoricamente, un posto macchina ad ogni famiglia, nella migliore delle ipotesi, il numero di nuclei familiari non potrebbe superare le duemila unità ed il numero massimo di componenti si attesterebbe intorno alle seimila unità.
Il resto delle abitazioni, circa duemila, saranno destinate al turismo, trasformate in B&B e alberghi o potranno essere usate temporaneamente da giovani coppie (destinate nel tempo a migrare), da "single", da anziani, da studenti fuori sede che frequentano le facoltà universitarie, da turisti, da abitanti saltuari che non coincidono con la popolazione ufficialmente residente ma sono proprietari di piccoli immobili usati come "pied-à terre" e, nelle parti meno qualitative, da extra comunitari.
I "bassi" residenziali saranno sempre meno utilizzati come abitazioni perché il miglioramento culturale e sociale generale della città, richiede spazi abitativi più ampi e più salubri. Sarà necessario, quindi, un riuso degli stessi per nuove funzioni, anche perchè non appare ragionevole ipotizzare un recupero di tutto il sistema commerciale tradizionale costituito da botteghe e negozi, un tempo diffuso, omogeneamente, ai piani terra su tutto il tessuto della città. La continua apertura di grandi centri commerciali, infatti, ha già soffocato gran parte della distribuzione al dettaglio
tradizionale. Il ventaglio dell'offerta della grande distribuzione, infatti, è così ampio e competitivo che, almeno nel medio termine, non concederà scampo ai piccoli operatori del settore. È probabile che riusciranno a sopravvivere solo quelle attività commerciali fortemente specializzate che trattano prodotti di alta qualità, di nicchia o artigianali della tradizione locale. Il loro numero, però, non sarà tale da occupare tutti i bassi di Ortigia.
Ne deriva che il complesso delle unità immobiliari situati ai piani terra, un tempo utilizzati sia per le funzioni commerciali che per quelle abitative, rappresenta un offerta di gran lunga superiore alla richiesta reale pertali funzioni. Sarà necessario, quindi, intraprendere un percorso che, progressivamente, porti verso la loro riconversione funzionale. Si può ragionevolmente ipotizzare, quindi, che questi locali possano essere destinati, in futuro, all'ampliamento dello spazio abitativo e diventare, cioè, pertinenze piccoli garage, depositi, locali tecnici (caldaia, serbatoi, etc.) sala hobby, oppure studi professionali, laboratori artigianali. Nelle zone centrali ed in quelle ad alta frequentazione turistica, potranno ospitare anche attività commerciali specializzate.
Ma perché Ortigia ricostruisca i caratteri della complessità urbana, sarà indispensabile mantenere una quota importante di residenza stabile, costituita anche da nuovi abitanti per i quali gli standard abitativi offerti dall'isola e le opportunità di vita nell'edilizia storica e nell'antico quartiere risultino interessanti ed attrattivi.
Questo traguardo appare ancora lontano da raggiungere sebbene le varie Amministrazioni che si sono alternate alla guida della città, in questi anni, abbiano investito in Ortigia molte risorse.
Tra il 1996 ed il 2008, infatti, sono stati stanziati circa 140 miliardi delle vecchie lire. Gran parte di queste ^ risorse sono arrivate dalla Regione (55%) il resto è ~ pervenuto dallo stato (32% circa) e dall'Unione "S Europea (13% circa).
w Gli interventi effettuati riguardano edifici storici civili e religiosi, edilizia privata, riqualificazione
dell'urbanizazione (pavimentazione strade e piazze, illuminazione arredo urbano, reti tecnologiche sotterranee), sostegno alle attività economiche tradizionali, allestimento di strutture tecniche di gestione e di progettazione.
Con la legge speciale su Ortigia sono state recuperate oltre 600 abitazioni ed ammessi a contributo oltre 150 attività di vario tipo. Inoltre sono stati creati più di 1000 posti letto in alberghi diffusi nel tessuto ed in case private. Una grande "boccata di ossigeno" che, nel bene e nel male, ha fatto ripartire un ingranaggio economico che ha ridato vita ad attività moribonde che hanno cominciato a tirare con grande energia. Questa attività febbrile di intervento sul costruito storico si è portato appresso, però, contraddizioni e speculazioni.
Alla fine degli anni sessanta era possibile acquistare un alloggio di 70 mq., in una zona centrale, con meno di due milioni delle vecchie lire. Con gli interventi attivati attraverso la Legge su Ortigia, (oltre che con l'inflazione e l'avvento dell'euro) in pochi anni gli immobili restaurati hanno incrementato il proprio valore fino a 100 volte. L'erogazione di contributi pubblici per interventi privati è servita ad avviare e sostenere il processo di recupero ma ha anche alimentato rendite di posizione che destano molte perplessità e suggeriscono qualche profonda riflessione sul modo con cui sono stati erogati i contributi.
A determinare questa situazione di mercato ha contribuito, sicuramente, l'arrivo di molti stranieri e forestieri provenienti da Paesi e Regioni ricche per i quali il costo di un immobile in Ortigia risultava di gran lunga inferiore a quello della città di provenienza e, quindi, l'acquisto costituiva un buon affare.
Negli anni 70, infatti, Ortigia era una città in svendita; oggi è una città in vendita.
Questo fenomeno è confermato da alcuni dati significativi: negli ultimi dieci anni, la popolazione residente ha subito un costante decremento, passando da 6500 ab. a 5000 ab.; il numero delle famiglie da 2700 si è ridotto a 2400; quello dei cittadini in uscita dal Centro Storico è risultato sempre superiore a quello in entrata.



 
 
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