Sperduta Adorno - ortigia

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Sperduta Adorno

SPERDUTA


ALDO ADORNO
In cima alla Sperduta
La "Spirduta"

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La "Spirduta", da secoli così è chiamato il quartiere in cui sta l'edificio scolastico;nome che evoca mistero, favola, ma anche la storia vera della fanciullezza di tanti siracusani.
Ad esso si accede da Via Maestranza percorrendo poi Via dei Santi Coronati (allora Via Dante), oppure da piazza Archimede attraverso l'angusta Via dei
Montalto che sbuca in Via dei Mergulensi (allora Via dei Gracchi), o da Via Gargallo che porta allo slargo situato tra la scuola e l'opposto giardino recintato, o
ancora da Via Dione attraverso Via dei Tintori.

Via dei Tintori e dintorni









Questo vicolo - che conserva ancora elementi di architettura gotica trecentesca - prende il nome dagli antichi artigiani ebrei della zona ("giudei tintori di cotone, lana e panno" così li definisce lo storico siracusano Giuseppe Capodieci), ed è l'unico percorso superstite che ancora testimonia la struttura labirintica dell'intero rione così come era alle origini.



Infatti per molti secoli, e fino ottanta anni addietro all'incirca, tutta la zona della "Spirduta" era uno straordinario aggregato di stradine, vicoli, ronchi, cortili e piccoli slarghi, con le stesse caratteristiche che ancora si conservano nel vicino rione della "Graziella", e che si fanno risalire al periodo della dominazione araba.
A piano terra, secondo l'ipotesi più accreditata, vi erano le botteghe commerciali ed artigianali (le cosiddette "putìe") e sopra di esse le abitazioni.
La gente sedeva abitualmente davanti agli usci, commentando ogni piccolo avvenimento, con rapporti umani intensi e con una vita di relazione, quindi, molto vivace. I vicoli, i ronchi, i cortili costituivano - come è noto - un privilegiato luogo di incontro, quasi un prolungamento delle private abitazioni e delle "putìe".
Nota: Da C. Voza - "Guida di Siracusa" E' noto che il dominio arabo a Siracusa va dall’anno 878
al 1038 d.C.

I "Santi Coronati" e la "Madonna degli Angeli"


Vi erano due chiese nel rione. La più importante, probabilmente, era quella dei Santi Coronati, eretta nel 1515.
Per quanto riguarda il nome dei quattro santi, che erano venerati l'otto novembre, fonti accreditate parlano di "Saverio, Severiano, Calpofaro e Vittoriano"; ma nell'autorevole Enciclopedia Cattolica vengono citati i nomi di "Secondo, Carpoforo, Vittorino e Severiano" i quali, tra l'altro, in età medioevale avrebbero sostituito un gruppo di martiri (originari della Pannonia) di professione "marmorari", suppliziati durante l'impero di Diocleziano.
Di questa chiesa restano poche tracce e, in particolare, una piccola porta in conci di pietra sul cui architrave si possano appena distinguere - scolpiti in rilievo - un compasso, un martello e una squadra. Erano questi i simboli della "Confraternita dei muratori e scalpellini" di cui la chiesa medesima era punto di riferimento.
Ogni Confraternita aveva la sua chiesa. Il luogo sacro, con i santi in esso venerati, era per la categoria punto centrale di aggregazione, elemento di fierezza, di identità professionale e di mutua assistenza. Era testimone dei
momenti essenziali dell'intera vita di ogni appartenente alla Confraternita (e dei suoi familiari), dal battesimo, al matrimonio, alla sepoltura.
Tra le diverse Confraternite erano frequenti dispute e contese, a volte anche molto aspre.
Intorno agli anni '20 era ormai sconsacrata, ma usata ancora dai "confratelli" muratori e scalpellini per adunanze e cerimonie. Fu distrutta da un bombardamento aereo, insieme a molte abitazioni vicine, nel maggio 1943 durante il secondo conflitto mondiale.
Questa chiesa, nel contesto della "Spirduta", viene attenzionata in una dettagliata ricerca condotta da un gruppo di studiosi della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria. Essi avanzano l'ipotesi che, in età romana o tardo - ellenistica, vi sia stata una struttura monumentale che definiscono: "Grande recinto porticato nel quartiere Spirduta"
"Nell'area compresa tra le Vie Maestranza, Mirabella, Dione e Gelone (oggi Via Vittorio Veneto) la regolarità di una maglia ortogonale (trama viaria ad angolo retto)*, in età medioevale sembra annullarsi in un intrigo di ronchi attraversati da percorsi curvilinei." "In realtà, nelle aree più centrali, una attenta lettura del tessuto attuale sembra ricondurci ad una griglia di base (trama viaria originaria)*, sulla quale è possibile prevedere la collocazione di un ampio spazio pubblico (agorà, foro, pretorio?) attorniato da strutture porticate, probabilmente di età tardo ellenistica o romana". Si ipotizza quindi un "recinto con i propilei (strutture con portico poste davanti agli ingressi)* degli accessi principali. In quello a SUD si colloca la Chiesa dei Santi Coronati, similmente a quanto è avvenuto a Roma nel riuso di un analogo spazio, quello del Portico di Ottavia."
Nota: da Renato e Sergio Bollati ed altri - Siracusa: Genesi di una città - Tessuto urbano di
Ortigia. - Falzea Editore - 1999.
L'altra chiesa, la "Madonna Santissima degli Angeli"1, aveva sede nel vicino Ronco del Pozzo. La sua costruzione risale al 1615 a cura di un'altra Confraternita.
Di essa rimane soltanto una piccola scultura: un rilievo raffigurante un angelo con un candelabro che ancora è possibile ammirare, nel ronco, incassata in una parete.



In Via dei Mergulensi, ad angolo con Via dei Tintori, vi è poi il Palazzo D'Amico, una costruzione dalle caratteristiche particolari. Si tratta un interessante edificio seicentesco di civile abitazione, che tuttavia presenta elementi di carattere religioso tra cui un medaglione in pietra scolpita - sul portale - con raffigurazioni della vita di Cristo, e sul tetto in posizione arretrata, una croce.
E' possibile che tale edificio sia appartenuto aduna famiglia (anche gentilizia) particolarmente devota, oppure ad un religioso d'alto rango, o altrimenti che sia stata sede di una Congregazione religiosa.




Nota 1 Lucia Acerra, nel suo "Architettura religiosa in Ortigia", di questa chiesa riferisce: "Dai capitoli della Corporazione dei Bottegai di foglia, di bilancia, di brutto e dei tavernieri di Siracusa si apprende che il barone don Giuseppe Montalto di Milocca concedette il 24 ottobre 1615 un magazzino adiacente la sua casa ai Consoli dei Bottegai perchè lo trasformassero in chiesa sotto il titolo di Madonna Santissima degli Angeli." Seguono altre notizie tra cui il fatto che nella chiesa "ogni anno si sorteggiava tra le orfane dei Bottegai una giovane a cui veniva data la dote di dieci onze".
Nelle Congregazioni, diversamente che nelle Confraternite, non si associavano appartenenti a categorie sociali o professionali, ma soltanto persone unite da una medesima particolare devozione.

Palazzo Montalto


L'autentico gioiello della "Spirduta" è il Palazzo Montalto (in origine Mergulese Maciotta) eretto nel 1397 splendido esempio di archietettura gotico - chiaramontana ( cosìddetto dalla nobile famiglia Chiaramonte)
Per interminabili restauri appare ancora oggi transennato con rozzi e ingombranti contrafforti che ne oscurano la bellezza. Nonostante ciò non si può non ammirare soprattutto le tre grandi finestre del piano "nobile": una bifora, una trifora e una monofora, ricche di pregiati elementi decorativi.
Meritano particolare attenzione i piccoli rosoni inseriti nelle lunette sovrastanti ciascuna delle tre finestre: sulla trifora il rosoncino ha la forma della stella di Davide (a sei punte), sulla monofora è ha forma di croce greca sormontata da un leone, e sulla bifora il piccolo rosone ha un traforo "quadrilobo" (a quadrifoglio).
E' interessante, a tale riguardo, l'ipotesi avanzata da Dario Scarfì nel suo "Passeggiate per Ortigia". E' possibile, per tale ipotesi, che l'ignoto architetto abbia voluto trasmettere un messaggio di "sincretismo culturale delle tre grandi religioni monoteiste", o quanto meno testimoniarne la contemporanea presenza nella cultura di Siracusa alla fine del Trecento; e ciò perchè "il traforo con croce greca può assurgere a simbolo del cristianesimo, la stella a sei punte di Davide richiama la religione giudaica, mentre il traforo quadrilobo riconduce a modelli propri dell'architettura islamica".
Il messaggio che, forse, l'ignoto architetto autore del progetto di Palazzo Montalto volle trasmettere (reale o ipotetico che sia) é oggi, più che mai di grande attualità. Dopo i tragici avvenimenti dell'I 1 settembre 2001, e la guerra in Afganistan che ne è seguita, dopo l'inasprirsi del conflitto che contrappone israeliani e palestinesi, può essere utile guardare con attenzione nuova i simboli mirabilmente contenuti in Palazzo Montalto.
Valga il messaggio che sembra scaturire dalle mute pietre di questo monumento: tolleranza, reciproco rispetto, pace.






Il giardino distrutto


Nell'area dove successivamente fu costruito il cinema-teatro Verga (oggi in fase di ristrutturazione) vi era un grande e rigoglioso giardino di aranci e di limoni, con palmizi, qualche ficus ed aiuole fiorite.
Apparteneva al nobile casato dei Bonanno proprietari dell'attiguo grande palazzo dove attualmente è allocata l'Azienda Turismo.
Il giardino si salvò dai bombardamenti della guerra ma non dall'incuria di quanti, in quegli anni, avevano la responsabilità di tutela dei valori ambientali che non posero alcun vincolo e ne tollerarono l'abbattimento.
C'è da considerare che, purtroppo, interventi a salvaguardia del "verde" nelle nostre città erano estranei alla cultura del tempo.Io stesso ricordo che, da bambino (nei primi anni '50) andando a scuola passavo accanto a quel luogo - in quel tempo un vuoto spazio dove spesso erano ospitate giostre e baracconi - e i miei occhi erano attratti dai frutti pendenti da qualche superstite albero.

L’opera dei pupi

Dove oggi è ubicato l'Ufficio Postale nei primi de cenni del novecento vi era la bottega-teatro di don Ciccio Puzzo, rinomato artigiano e memorabile animatore dell' "opera dei pupi
"Ai Santi Coronati conobbi mastro Puzzo c'aveva na putìa ove teneva corte la compagnia d'Artù"1
Sulla figura del puparo "don Ciccio" ancora si tramandano esilaranti aneddoti, come la consueta frase premessa ad ogni rappresentazione (cita da Carmelo Tuccitto nel suo testo "Come eravamo"):
"Picciotti, m' arraccumannu, duranti u spettaculu, nun si parra, nun si frisca e nenti pirita"; o come il colorito di logo (raccontato con gusto da mia madre) che intrecciava spesso - a scena aperta - tra il puparo e taluno del pubblico, e che suonava più o meno in questi termini: - "..E con un sol colpo Rinaldo ne ammazzò cinquecento!" - recitava con enfasi il puparo. - "Cala don Ciccio!" - replicavano dal pubblico.
Don Ciccio raccoglieva l'invito e più volte diminuiva il numero dei morti ammazzati da Rinaldo o da chi per lui), ma veniva sempre incalzato dal pubblico che insisteva col suo - "Cala don Ciccio!" fino a quando, con aria stravolta, il suddetto puparo si rivolgeva direttamente al più vicino interlocutore apostrofandolo vivacemente: - "rillu tu, rillu tu, figghiu i bona-matri, c'un corpu sulu quanti n'ammazzò Rinaldu?"

Sventramento del rione e costruzione della scuola

La struttura urbana, con le tipiche caratteristiche di origine araba del quartiere, rimase intatta fino agli anni antecedenti la prima guerra mondiale, (intorno agli anni '10) quando cominciò ad essere attuato il progetto di abbattere molte costruzioni, realizzando un largo spazio su cui edificare l'attuale edificio della scuola elementare (oggi 1° Istituto Comprensivo).
L'idea originaria viene attribuita all'ing. Luigi Mauceri (la prima elaborazione risale al 1891).






Il 29 gennaio del 1908 il Consiglio Comunale di Siracusa delibera l'approvazione del progetto, curato dall'Ufficio Tecnico del Comune, che prevede l'esproprio e la demolizione di molte unità immobiliari del rione "Spirduta", e la successiva costruzione dell'edificio scolastico.
L'opera fu completata nel 1928 ed inaugurata nell'anno successivo.1 "La Sperduta"non esiste più. Quel quartiere, ora distrutto, era un vero labirinto: un mare di casupole e catapecchie aggrovigliantisi in modo così strano che c'era da smarrirsi per davvero. Ma quanta vita!"
Tale intervento, che modifico radicalmente il tessuto originario del rione, si inquadrava nella filosofia urbanistica del "risanamento", o per meglio dire dello "sventramento", che successivamente il governo fascista farà propria concretizzandola con determinazione. Lo "sventramento" come ideologia urbanistica ebbe in Ortigia la sua massima espressione nella realizzazione di Via del Littorio (oggi Corso Matteotti).Per effettuare tale operazione, iniziata nel 1934, fu demolito un patrimonio urbano di grande interesse nel quale erano compresi vari edifici
medievali di cui restano solo piccole tracce. Unico a salvarsi, anche se rimaneggiato, è il Palazzo "Greco" che attualmente è sede del Dramma Antico.Come si legge sul tabellone in primo piano, è in costruzione l'edificio del
Banco di Sicilia. Sulla destra si nota la parte iniziale di Via Dione (scendendo a partire ' da Piazza Archimede). Risultano già demoliti alcuni pregevoli palazzi rinascimentali. Nel corso dello "sventramento" spariranno anche numerose "corti" e cortili, legati - tra l'altro - a storie e leggende della cultura popolare di Siracusa
attraverso i secoli. Uno di questi cortili era il cosidetto "Curtigghiu Iaddu", dove - ai primi del secolo - era nata la mia tata Donna Concettina. Sono ancora vivi nella mia memoria aneddoti e filastrocche - ambientati in cortili e "vaneddi" del rione distrutto - a me narrati da mia madre e dalla stessa Donna Concettina.
Nota 1. "Nel 1929, per la celebrazione del 7° anno della Marcia su Roma (28/10/1922), vari periodici fanno il punto della situazione urbanistico- sociale della città. Siracusa era un vasto cantiere..sorgevano edifici.. il Palazzo delle Poste e Telegrafi, il cui costo risultò di £. 3.800.000.
Autore del progetto e Direttore dei Lavori era il Prof. Francesco Fichera, il Palazzo delle Scuole Elementari sito in Via dei Gracchi, il cui costo era di £. 1.800.000 e conteneva 23 aule spaziose, 7 locali per uffici, una grande palestra coperta e una palestra scoperta, Direttore dei lavori era l'Ing. Rispoli." da "La vita urbana nella città di Siracusa dagli inizi del secolo agli anni '60." Provincia Regionale di Siracusa e Istituto Tecnico Commerciale F. Insolera. A cura di Gioia Pace SocietàCooperativa Tipografica - 1995
Nota: da Domenico Foti - La Sperduta Ed. Contemporanea - Arezzo 1930
Nota:La cultura urbana del periodo fascista risente pesantemente dell'equivoco secondo il quale il centro antico è considerato non come un complesso unitario, espressione di continuità storica e civiltà urbana da conservare e tutelare interamente, ma come un insieme di parti, di cui solo il "Monumento", (o i "Monumenti"), in quanto opera d'arte va rispettato. Consentendo una perfetta rievocazione del passato e dell'antica grandezza, esso è testimonianza di quei significati emblematici cari al fascismo. L'ideologia del "Monumento", come compendio di storia e di conoscenza, ha avuto costi pesanti in termini di perdita di continuità di tessuto edilizio .. La città storica è fatta di successive stratificazioni edilizie, tante città quante sono le epoche della storia, tutte inscritte nella prima, ma tutte egualmente importanti per la sua complessiva evoluzione urbanistica." - Lucia Trigilia - "Siracusa (Distruzioni e trasformazioni urbane dal 1693 al 1942)" Officina Edizioni 1985.



Siracusa - 29/1/1908 - Delibera del Consiglio Comunale di Siracusa che approva il progetto di costruzione del nuovo edificio scolastico di Via dei Gracchi (oggi Via Mergulensi). da Archivio di Stato di Siracusa
Nota: Dal verbale della seduta del Consiglio Comunale del 29/1/1908 relativo alla decisione di
costruire la nuova scuola elementare.
Si evidenzia un passo dell'intervento introduttivo dell'assessore avvocato luigi Formosa. da Archivio di Stato di Siracusa.
L'assessore Luigi Formosa, nel suo intervento, sembra quasi animato da "sacro furore" tanto che (come sopra si legge) parla - impropriamente - di "inizio del Piano regolatore di sventramento".
In realtà su questa problematica il dibattito politico a Siracusa - tra l'ultimo ventennio dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento - fu vivace ed articolato.
In proposito vi è una sintesi puntuale di Salvatore Adorno:
"Il processo di ammodernamento del tessuto cittadino rappresentò anche il momento di verifica dei metodi e delle idee della cultura igienista a cui molti ingegneri siracusani si erano avvicinati nel corso degli anni Ottanta (dell'Ottocento). Così Carlo Broggi, il progettista della maggior parte degli edifici del nuovo quartiere umbertino, nel presentare in Consiglio comunale il nuovo regolamento edilizio del 1891, rivendicava "l'estensione dei privilegi dell'igiene e del decoro a tutta la popolazione, anche alle classi più umili"... proponendo un tessuto vario fatto di strade ampie e area te a taglio ortogonale; polemizzava infine con gli archeologi e storici dell'arte che difendevano i canoni estetici della città antica contro quelli igienisti della città moderna. Insieme a lui figure come
quella di Luigi Mauceri, Gaetano Cristina, Luciano Storaci spendevano la loro autorevolezza nella costruzione della città nuova, mettendo al centro del dibattito politico il problema della compatibilità tra cultura classica e cultura igienista, tra archeologia e tecnica, tra storia e modernità".
Nota: da Salvatore Adorno - "Famiglie commerciali e notabili delle professioni" in "SIRACUSA - Identità e storia 1861 -1915" a cura di salvatore Adorno - Istituto di Studi Siracusani - Ed. Arnaldo Lombardi 1996
Parte della planimetria del "Progetto di ampliamento e piano regolatore della città di Siracusa" del 1889 cui fa riferimento la delibera consiliare del 29/1/1908, relativa alla costruzione della nuova scuola. Si noti in scuro, il tracciato di quelle che avrebbero dovuto essere le "nuove arterie destinate a mettere in diretta comunicazione la vecchia città con la nuova" da Via Maestranza attraverso i rioni "Spirduta" e "Graziella" fino a Via Vittorio Veneto (allora Via Gelone) e poi verso il Tempio di Apollo (indicato nella planimetria come Tempio di Diana) e infine verso
il ponte Umbertino e il Rettifilo.

Per gentile concessione dell'Archivio di Stato di Siracusa.



In relazione a queste "nuove arterie" Liliane Dufour - in un suo saggio - rileva tra l'altro che "In ogni caso, da parte delle Belle Arti ed Antichità, si era richiamata l'attenzione del Comune per il rispetto degli avanzi del Tempio, ritenuto allora di Diana, il quale non doveva in nessun modo venire deturpato con l'apertura di
qualsiasi strada."*
Nota: da Liliane Dufour - PROBLEMI DI PIANIFICAZIONE URBANISTICA A SIRACUSA TRA IL 1880 E IL 1917 - in SIRACUSA Identità e storia 1861 - 1915 a cura di Salvatore Adorno - Istitutto di Studi Siracusani - Ed. Arnaldo Lombardi 1996. ,
Nella planimetria sono stati evidenziati i toponimi di vie, piazze, templi ecc. Dalla lettura della planimetria medesima è possibile osservare - tra l'altro - che:
a) l'attuale Via dei S. Coronati (al tempo non esistente) viene denominata come "Via Montalto";
b) l'ampio giardino (poi demolito) dei Bonanno viene denominata come "Giardino";
c) l'esatto sito in cui sorgerà la nuova scuola non è ancora individuato;
d) il Tempio di Apollo era allora ritenuto "Tempio di Diana" ed era parzialmente coperto da una caserma nel "Quartiere Vecchio";
e) è indicata, in tracciato scuro, l'apertura di una nuova via che, da Piazza Archimede avrebbe dovuto collegarsi con Via Dione (quasi all'altezza della Chiesa di S. Cristoforo), con dimensioni assai ridotte rispetto a quella che - nel 1934 e seguenti - sarà poi realizzata con la denominazione di Via del Littorio (oggi Corso Matteotti);
f) alcuni toponimi risultano oggi modificati: la Via Vittorio Veneto era allora denominata "Via Gelone", l'attuale Piazza Francesco Corpaci (Piazzetta dell'Immacolata) viene indicata come Piazza della Corte; quella che oggi è la Piazzetta dei Cavalieri di Malta (al centro di Via Gargallo) era allora denominata Piazza Cairoli; l'attuale Piazzetta del Carmine viene indicata come Piazza Timoleonte.

Errori del passato errori del presente

Furono interventi che oggi sono oggetto di critica severa da parte di studiosi e urbanisti.
Ugualmente discutibili sono operazioni edilizie - spesso di carattere speculativo - effettuate successivamente, specie intorno agli anni '60.
Questi "inserti" abnormi interrompono la composizione armoniosa degli edifici che è la caratteristica essenziale dell'architettura di Ortigia, anche di quella cosiddetta "minore". Il frutto di una di queste operazioni "discutibili" si trova proprio a fianco della scuola ed è l'edificio che, tra l'altro, ospita attualmente la Biblioteca
Comunale.
Esso appare spropositato, soprattutto nelle dimensioni, rispetto al tessuto urbano circostante; ed inoltre, nella sua parte posteriore in Via Gargallo, oscura con la sua incombente "pesantezza" la luminosità e la grazia del Palazzo Gargallo, di architettura catalana (sec. XV), oggi sede dell'Archivio Notarile.
Parlando di “sventramenti” "operazioni edilizie discutibili" in Ortigia, uomini come Santi Luigi Agnello, Gioacchino Gargallo di Castel Lentini, Efisio Picone, Corrado V. Giuliano (per citare solo alcuni nomi) hanno scritto pagine animate da vivace polemica e passione civile.
Valga per tutti una considerazione di Gioacchino Gargallo di Castel Lentini: "..la pubblica amministrazione dei monumenti (o del celebre paesaggio, tutelato .. costituzionalmente) ha dato danni e provocato rovine irreversibili.." "..Sorgeva, così, a Siracusa fino a qualche anno fa la piccola chiesa aragonese di cui vi diamo la fotografia. Assorbita nel complesso degli edifici di proprietà comunale, rammentava nel suo prospetto un momento insostituibile a Siracusa di quel gotico; insostituibile a Siracusa perché qui inesistente tranne che in quel
luogo, almeno dopo che l'altro, ben più grave, pubblico scempio di via del Littorio, travolgendo tutto il lato sinistro (andando verso Nord) dell'attuale via Dione, cancellò altri finissimi esempi di quel tardo quattrocento".
"Non vi era nessuna necessità di demolire la facciata di San Sebastianello. Nessuna tranne l'irrigidimento nel voler edificare, in pieno centro storico di Siracusa .. un pubblico casermone (dove i pubblici uffici poi non stanno, perché stanno allo Zecchino o giù di lì)". Da "Le ceneri di Ortigia" - Siracusa 1975.






Palazzo Gargallo occluso dal mostro di cemento


Foto e considerazioni di Antonio Randazzo
bombardamenti


Il mostro di cemento a perenne vergogna del amministratori del tempo e
“dell’ingegnoso palazzinaro” degli anni 60


 
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