ittari botti - parole siracusane

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ittari botti

Jittari bbotti
Tratto dal testo di Carmelo Tuccitto "palori a tinchitè" Editore Morrone-Vignette di Francesco Rodante



Per meglio comprendere le varie funzioni della voce bbotta nelle proposizioni dialettali in cui è inserita, cominciamo, proprio 'nta 'na bbotta, con la sua etimologia.
Dal francone BOTAN, che vuol dire "colpire, si ha bbotta col significato di "colpo", pertanto 'nta 'na bbotta equivale a "di colpo, senza pensarci troppo", "In men che non si dica".
Il colpo può essere inaspettato e transitorio come quello che colpisce i neonati, 'na bbotta 7 latti (un rigurgito di latte), 'na bbotta d'àcitu (l'acetone), oppure gli adulti quando si raffreddano per una bbotta di ventu (un colpo di vento), per una bbotta d'aria (un colpo d'aria) oppure 'na bbotta di sonnu (colpo di sonno) e quella, apparentemente volgare, che è 'na bbotta di cacaredda (una violenta diarrea).
Che l'uso più diffuso di bbotta si riscontri nelle esclamazioni imprecative non vuol dire, come potrebbe sembrare a prima bbotta, che nel passato i siciliani imprecassero più degli altri italiani. Come risulta da altri modi di dire, il popolo siciliano sapeva bene che 'I Jastimi sunu di canigghia, cu 'li manna si li pigghia (Le imprecazioni sono come la crusca che ricade sul capo di chi la scaglia. Jastima deriva dall'antica voce italiana BIASTEMA che è una variante di bestemmia). I siciliani erano ben consapevoli che 'I Jabbi arrivunu e 'i jastimi no ( In senso lato: È facile cadere nel vizio o nel difetto che si rimproverano agli altri,
il difficile è che si venga colpiti dalle imprecazioni altrui. In senso proprio: "Lo scherno colpisce nel segno e provoca il risentimento del deriso, l'imprecazione non produce effetti". Jabbu deriva dal francese antico GAB = burla).
L'abitudine del siciliano di imprecare contro gli altri maledicendoli, non nasceva da odio, dal desiderio di augurare loro la morte improvvisa ( 'a morti subitania) o una malattia letale come poteva essere 'na bbotta di sangu (un colpo apoplettico, un'emorragia cerebrale), ma dal bisogno di sfogare la propria ira nei confronti di chi gli aveva procurato un danno.
Si pensi che persino le mamme, quando erano incollerite perché i propri figli avevano combinato qualche marachella, arrivavano a imprecare contro di loro con esclamazioni come bbotta di vilenu! (Vi prenda un tremendo attacco di bile velenosa). Sicuramente si auguravano tutt'altro che i propri figli fossero colpiti da un male così atroce.
In senso figurato bbotta significava anche "danno psicologicamente grave" come nell'espressione 'A morti di so 'mugghieri ppi iddu fu 'na bbedda bbotta (La morte della moglie per lui fu un duro colpo).
Non sono però solo questi i significati compresi nel detto Jittari bbotti che ci siamo prefissi di analizzare.
Un tempo i siciliani erano altresì mastri aparrari chè bbotti, a parlare per sottintesi e con ironia, si potrebbe dire che si divertivano di Jittari bbotti, intendendo dare a quest'ultima voce anche il significato di "allusioni pungenti e maliziose", di "colpi rapidi e mordaci".
Era proprio delle persone intelligenti, in certe situazioni delicate, evitare l'uso di termini propri e accennare provocatoriamente contro qualcuno, un'allusione con mezze parole che, pur essendo coperte, colpivano come duri colpi di bastone. Anche capire a volo dove l'altro volesse arrivare era segno di intelligenza. In questi casi si diceva Sparari 'a bbotta da una parte e Parari 'a bbotta dall'altra (Rendere la pariglia, rispondere con prontezza e con sagacia ad una battuta arguta).
Bbotti si potevano indirizzare anche bonariamente all'interno di una famiglia, tra marito e moglie, per esempio. Al siciliano, che da sempre è stato di poche parole, la bbotta serviva anche per chiarire equivoci ed evitare il ricorso alle maniere dure. Quando si jittava 'na bbotta era corretto che la persona a cui la frecciata era indirizzata fosse presente, altrimenti si sarebbe parlato di malignità o di denigrazione.
Il mio portinaio contro i maldicenti diceva che 'I megghiu bbotti sunu 'ntra li facci (Le critiche migliori sono quelle che si fanno in faccia e non alle spalle).


 
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