paiari u pizzu - parole siracusane

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paiari u pizzu

Paiari 'pizzu
Tratto dal testo di Carmelo Tuccitto "palori a tinchitè" Editore Morrone-Vignette di Francesco Rodante

Sarà stato perché nel passato la provincia di Siracusa era esente da qual-siasi forma di delinquenza organizzata, da qui la nomea di provincia bbabba, ma sino agli anni Cinquanta dello scorso secolo i siracusani per pizzu intendevano soprattutto quel ciuffetto di barba isolata sul mento e terminante a punta (Pizzu, per aferesi dell'alto tedesco SPITZE = punta).
Allora Facirisi crisciri 'u pizzu era di moda, e non solo tra gli anziani, perché il pizzetto contribuiva a dare un'aria da intellettuale a chi lo portava.
Si diceva che s'arrifriscava 'u pizzu chi, nelle calde giornate d'estate, degustava un gelato o una bevanda ghiacciata.
Tra ragazzi, usando darci appuntamento a pizzu 'i cantunera, davamo a pizzu il significato di angolo esterno di un edificio ubicato nella piazzetta della via in cui abitavamo.
Non ha alcuna relazione con pizzu la voce pizzinu che non è diminuitivo di pizzu, ma di pezzu. Si trattava di un pezzettino di carta, un vero e proprio bigliettino che allora i fidanzati ammucciuni (di nascosto, non ufficiali. Dall'antico francese MUCHIER = nascondere? Potrebbe derivare dall'arabo secondo questa trafila: MUSCH per protesi diventa AMMUSCH e per paragoge AMMUSCIARI da cui AMMUCCIARI = nascondere) si scambiavano segretamente per comunicare tra di loro.
Solo da qualche anno il termine pizzinu ha assunto una connotazione negativa e precisamente da quando pizzini, contenenti appunti personali e messaggi in codice per malavitosi di un noto esponente di Cosa Nostra, sono stati ritrovati nel covo in cui si era rifugiato.
La voce pizzu ha acquisito significato dispregiativo quando si è cominciato ad usarla nel senso figurato di "soldi", come nell'espressione Ti fazzu vagnari 'u pizzu che si rivolgeva a qualcuno con promessa di ricompensa in cambio di una raccomandazione o di un favore non sempre lecito.
Dal '92 in Sicilia si è usato pizzu come sinonimo di "tangente" cioè di denaro sborsato da un privato per corrompere funzionari e persone in genere che ricoprivano cariche pubbliche, allo scopo di ottenere la concessione di un appalto o di una licenza.
Chiaramente connesso con la malavita siciliana è il detto Paiari 'u pizzu, dove per pizzu si intende una somma di denaro estorta con minacce o violenza da organizzazioni deliquenziali a commercianti, imprenditori, costruttori edili o gestori di locali pubblici. Usata con significato di "denaro percepito illecitamente", la voce pizzu ha origine diversa da quella che indica il pizzetto.
Nel vocabolario siciliano del Traina, tra i vari significati di pizzu, è riportato anche quello di "posto", "sito" ed è proprio questa differente accezione a ricondurci all'origine del detto Paiari 'u pizzu nel senso di "pagare la tangente". Lo fa lo stesso Traina che così definisce il pizzu: "Scrocco che fa la camorra nelle carceri facendosi dare una mancia dal nuovo capitato". Praticamente l'ultimo arrivato in carcere veniva costretto dagli altri carcerati a pagare 'u pizzu e cioè il "posto" che avrebbe dovuto occupare nel camerone in cui, insieme a loro, era stato destinato a scontare la pena.
Indipendentemente dalla parola da cui deriva, oggi che il pizzetto non è più di moda come un tempo, tra la nostra gente la voce pizzu di solito vuol dire "denaro percepito illecitamente".
Don Ferdinando non fa distinzione tra quello di provenienza lecita e illecita. Egli, nel consigliare di lasciare i propri beni a chi ci assiste nel momento del trapasso, usa questo detto: Lassa lu pizzu a cu ' ti vidi ó capizzu! (Dal basso latino CAPITIUM, diminuitivo di CAPUT -ITIS, capizzu è il guanciale posto a capo del letto. In senso figurato assume il significato di "In punto di morte").


 
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