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premessa

PAROLE ARABE SICULE
Storia della Sicilia Islamica
Note etimologiche su un’anonimo libretto di voci arabo-sicule.
SEBASTIANO LANTERI·SABATO 10 FEBBRAIO 2018
La pubblicazione di un minuto vocabolario siciliano anonimo, di proprietà di Ermanno Adorno, formato da 78 pagine compresa quella del presumibile sottotitolo, di cui tratta l’esplicitazione etimologica di voci arabe-sicule, è stata effettuata ad opera dell’amico Randazzo Antonio nel proprio profilo di facebook. L’interessante documento mi ha talmente incuriosito che ha prodotto l’esigenza di avviare una adeguata ricerca al fine di tentare di individuarne le sue origini e quindi svelare chi fosse l’autore.
Il vocabolario etimologico in questione dovrebbe essere, verosimilmente, quello compilato dal P. Gabriele Maria da Aleppo, missionario cappuccino e professore di lingua araba in Palermo nel Collegio internazionale per le Missioni italiane all'estero, e dal suo allievo G. M. Calvaruso.
Ad ogni modo, avviando una disamina appropriata del glossario, emerge che gli autori hanno considerato come voci di origine arabica molte di sicura origine latina e/o greca. Come ad esempio il termine: Cacca, dal gr. kakes ‘cose cattive, sporche’; per altri riconducibile al verbo latino cloacare ‘sporcare’; e per altri ancora alla radice sanscrita Kak- ‘sterco, letame’.
Altra considerazione è quella che assieme alle voci di origine araba, nell'opera son messe anche quelle di origine turca o credute tali, come i sic.: attapanciari, bagagghiu, bey, birgamottu, caramannula, caviali, cileccu o gileppu, sagri, taganu, tarsanà. (v. turco arabizzato) [GREGORIO, Le fonti, 553; CIADYRGY, Dizionario Turco-Italiano, 1834]. Oppure vengono registrate anche quelle di provenienza persiana, arabo - persiane o persiana arabizzate, come: azzurru o azzolu, canciarru, gendarmu, gesuminu o gersuminu, maggi, tacca, tammuru, turbanti, scaccu-umattu, [GREGORIO, Op. Cit., 553; JOHNSON, Dictionary persian, arabic and english, 1852]; o addirittura di origine ebraica come satana. [GREGORIO, Op. Cit., 553; FONTANELLA, Vocabolario ebraico - italiano ed italiano - ebraico, 1824].
Al dizionario mancano parecchie voci siciliane di sicura origine araba, come ad esempio: allattariari ‘bisticciare, accapigliarsi’, camarra ‘striscia di cuoio’, carabozzu ‘prigione, casamatta’, catapanu ‘sgherro, poliziotto’, garitta ‘guardiola, posto di guardia’, giammirghinu ‘giubboncino’, garzu ‘amante disonesto’, mammuni ‘gattomammone’, marticanu ‘monocolo’, partuallu ‘arancio’, sarrabbuitu ‘ruvido, rustico’, scibbò ‘strisciola di panno di lino’, varvacani ‘piccolo ponticello basso’, zammataru ‘custode della cascina o fabbricatore di cacio’, etc...
Infine, per concludere, molti vocaboli vanno radiati da questo vocabolario perché di origine non arabica, bensì latina. Produco qui alcuni esempi accompagnati dall’etimologia errata e da quella corretta:
Abbati, abate, fr. abbé, sp. abad, non dall'ar. abu, ma dal latino chiesastico a b b a s- a t i s;
Cafuddari, picchiare, non dall' ar. kaffa ma dal lat. f u l l a r e, col prefisso ca-;
Cappottu, it. cappotto, fr. capot, non dall' ar. kabbût, ma del lat. c a p p a, col suff. -ottu.
Ngannalarrani, scacciapensieri, non dall' ar. ghanna e harûn (aghannulharùni), ma dal sic. nganna (inganna) larruni (ladroni).
Sgarrari, sbagliare, non dall' ar, gharra, ma da garrari (o ngàrrari) indovinare, con il prefisso s, negativo, ngàrrari essendo connesso col fr. égarer, garer (di origine germanica).

© Sebastiano Lanteri, 2018.
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