Esposizione Siracusa 1871 - ricordando

Vai ai contenuti

Menu principale:

Esposizione Siracusa 1871

tratto da Siracusa dal 1830 al 1880 di Giuseppe Parlato


Nel 1869, la Società Operaia " Archimede „ voleva organizzare un'esposizione agraria-industriale per la sola provincia, da inaugurarsi nel luglio del 1870, e costituì un Comitato del quale era Presidente Pasquale Midolo e Segretario Pietro Del Bosco. I gravi avvenimenti politici che allora si svolsero, la fecero rimandare al 1871 ; e siccome la Società di Acclimazione e di Agricoltura, residente in Palermo, aveva promosso un consorzio delle province siciliane per esposizioni e congressi agrari da tenersi ogni anno, a turno, nelle città principali dell'Isola, e prima Catania e poi Girgenti avevano già accolto i produttori della Sicilia, così si ottenne che la terza esposizione siciliana avesse luogo in Siracusa, e fu costituito un nuovo Comitato così composto : Presidente, Barone Michele Bonanno ; Componenti, Enrico Lo Curzio, Sebastiano Annino, Salvatore Xibilia, Salvatore Mauceri fu Andrea, Giuseppe Tagliata, Raffaele Fazzina, Alfonso Puzzo ; Segretario, Ing. Luigi Spagna. — I Signori Mario Landolina Interlandi. Avv. Corrado Sirugo ed Ing. Enrico Moscuzza formavano il Comitato esecutivo.
Venne fortunatamente a reggere la provincia il Cav. Achille Basile, uno dei Prefetti più intelligenti e più operosi, il quale, avuta conoscenza della bella e patriottica iniziativa della Società Operaia " Archimede „, ne valutò tutta l'importanza e vi richiamò l'attenzione e lo interessamento della Deputazione Provinciale e della Società di Acclimazione di Agricoltura in Palermo, e spese ogni sua influenza ed ogni sua attività a prò della importante proposta.
Fin da quando il marchese d'Aveze, nel 1798, era riuscito ad inaugurare a Parigi, nel palazzo d' Orsay, la prima esposizione per favorire la fabbrica delle porcellane e dei tappeti, di proprietà dello Stato, la quale in quel tempo languiva, fin da allora queste geniali feste del lavoro, che taluno ha voluto far risalire ai pubblici antichi mercati, si ripeterono dovunque e furono causa di trasformazioni di industrie e di gare vivaci e proficue nel campo del traffico, dischiudendo nuovi territori all' importazione ed all' esportazione e svelando nuove attività e nuove energie coi concorsi, gli incoraggiamenti, i premi. Le città più progredite, le nazioni più civili se ne giovarono, e queste mostre divennero una delle glorie maggiori del secolo XIX ed uno dei più importanti fattori di progresso.
Ma fare nel 1871 un'esposizione a Siracusa, che contava più di 22000 abitanti, e mostrava ancora le lividure della tirannia, e sentiva ancora il torpore di un lungo periodo sciagurato che l'aveva depressa ed ammiserita, fu ardito pensiero ed arrischiata impresa; e l'esito splendido che si ebbe, superiore ad ogni aspettazione e ad ogni speranza, fu opera di lavoro intelligente ed assiduo, di volontà tenace, di rinnovata vita. In quei giorni Siracusa si cangiò fin nelle sue abitudini e nelle sue costumanze; ed all' alito di quella nuova brezza, alla luce di quel raggio benefico, che entrava anche nei quartieri più bassi a risanare l' aria putrida che ancora vi restava del passato, pareva che il sangue scorresse più rapido nelle vene di tutti, e che tutti portassero nell' anima la gioia di questa festa, che Siracusa chiamava ad opera utile e feconda e che risollevava con presentimento fiducioso nell'avvenire.
Contribuì eziandìo alla buona riuscita, l' apertura della linea ferroviaria Siracusa - Catania, avvenuta pochi mesi prima, e tanto la Società Vitali, Charles, Picard & C., che eserciva le ferrovie calabro-sicule, quanto la Società I. & V. Florio & C. per i vapori, accordarono il 50 % di ribasso pel trasporto delle merci destinate all' esposizione e pel viaggio degli espositori che si recavano a Siracusa.
Si ottenne di occupare per quest' esposizione tutto il palazzo arcivescovile, che, in seguito alla morte di Monsignor Angelo Robino, avvenuta il 27 agosto 1878 era disabitato, in attesa della nomina del nuovo Arcivescovo. E un ampio e signorile palazzo, cominciato a costruire nel 1618 da Monsignor Giovanni Torres è continuato dai suoi successori, ricco di larghe sale e tutto pieno d'aria e di luce, con un giardino che ben si addiceva ai bisogni ed al decoro di quella mostra. I lavori di adattamento dei locali e le nuove opere necessarie furono affidate alla direzione del cav. Giuseppe Mazzarella, Ingegnere Capo del Genio Civile, che stabilì l'entrata principale nel lato ovest del giardino, cioè nel lato che prospetta sulla Piazza del Duomo; e nascose il muro di cinta con un padiglione in legname, che formava un corpo avanzato, ornato di statue e di pitture, non privo di garbo e di eleganza.
Non si ebbe splendore d'arte, maestà d'opere, lusso di arredi, sfarzo di ricchezza nei locali di quell'esposizione: non lo consentivano i mezzi limitatissimi dei quali si disponeva. Il Governo vi concorse con sole quattro mila lire! Si ebbe invece largo concorso di manifatture e di prodotti, messi in mostra con grazia contegnosa e piacevole, e che dimostravano con evidente prova come ricca fosse la Sicilia di energie e di speranze.
L' esposizione fu inaugurata il 16 agosto 1871 con grande solennità e con discorsi di occasione del Sindaco, Conte Alessandro Statella, del Prefetto Basile, del Presidente del Comitato, Barone Bonanno, e di altri. Il concorso delle autorità e del pubblico fu numeroso, e la impressione che si ebbe, fu in tutti di grande compiacimento e di ammirazione. I molti forestieri, convenuti da ogni parte dell'Isola, a visitare l'esposizione, sentivano un fremito di soddisfazione, di alterezza, come di una grande vittoria siciliana, di un'affermazione di forza che rinvigorisce ed innalza; e Siracusa godeva di quel trionfo, di quella concordia che fortificava gli affetti, che univa tutti in nuove simpatie piene di pensieri e di memorie e di aspirazioni; e pareva che dentro quel locale, dove si era fusa tanta energia siciliana, dove si univano e si stringevano tante comuni ansie e tan¬ta storia comune e tanti sforzi affannosi, si preparasse un avvenire di benessere e di progresso. Era quella, come a dire, una festa di famiglia,' modesta e gentile, con la quale si celebrava un lieto avvenimento, sorridente di promesse per quanto vi ha di più caro nei fondo dell'anima.
Alla riuscita di questa esposizione concorse efficacemente, anche con larghi mezzi pecuniari, la Società di Acclimazione e di Agricoltura sopra ricordata, della quale era benemerito Presidente il Duca di Salaparuta; ed è debito di gratitudine tributarle riconoscente lode, perchè ne caldeggiò e propugnò il successo con quella disinteressata e fraterna benevolenza, con quella patriottica sollecitudine, con quella solidarietà affettuosa, per le quali si acquistò nuovi e grandi titoli di ammirazione e di stima.
L'esposizione era divisa in quattro sezioni: pastorizia, meccanica, agraria, prodotti agricoli, arti e mestieri. Ciascuna sezione suddividevasi in classi e categorie.
Ai due lati del padiglione dell'entrata principale, si trovavano opere d'arte a stucco ed in marmo, tra le quali primeggiavano una statua in gesso, raffigurante Vincenzo Florio, opera dello scultore Benedetto De Lisi da Palermo, che fu premiato con medaglia d'oro; e le statue di Archimede e di Ciullo d'Alcamo, pure in gesso, premiate anch'esse con medaglie d'oro, e che erano lavori, pregevoli dello scultore d'Amore Antonino da Palermo. Furono ammirate e premiate le sculture di Bagnasco Rosario, di Michele Laspina, di Antonio Ximenes, di Achille Sassi, di Pagano Domenico, di Musmeci Angelo.
Nel giardino, dentro grandi gabbie, si trovavano chiusi gli animali da cortile e di basso volo, tra i quali anche qualche volatile esotico, acclimato in Sicilia.
Con un'apertura, dal lato sud del giardino, si dava accesso alla Via delle Vergini, che in fondo era stata chiusa per quell'occasione, e siccome i due lati di questa via erano costituiti dai nudi muri dei monasteri di S. Lucia e di Montevergine, ove non si aprivano nè botteghe, nè case di abitazione, cosi vi si poterono adattare, senza disturbo di alcuno, le stalle degli animali equini, bovini, ovini e suini. Per questa classe furono distribuiti trentun premi, dei quali ne ottennero parecchi i fratelli Grande da Avola, Vinci Salvatore, pure da Avola, Campione Antonino da Castiglione, Bucceri Francesco da Siracusa, e tanti altri, per ottimi bovini esposti. Vi si ammiravano inoltre cavalli stupendi, ed animali caprini e pecorini di ottime razze.
Negli atrii e negli ampi magazzini sottostanti al palazzo, vi era esposto un gran numero di macchine e strumenti agrari: aratri, erpici, strettoi di legno e di ferro, vagli ventilatori, estirpatori, rastrelli, macchine idrauliche ed utensili ed attrezzi diversi, destinati ad ogni specie di coltura. Erano anche, in altri locali, messi in mostra carrozze di vario tipo, e guarnimenti da cavalli ed altre manifatture affini.
"Ma la parte più importante era raccolta ed esposta nei piani superiori: erano là il cuore ed ii cervello dell'esposizione. Vi affluivano i visitatori e vi restavano lungamente a guardare, ad ammirare, a commentare tutto il lavoro della Sicilia, tutta la ricchezza e la energia produttiva di quest' isola, spesso dimenticata e spesso ingiustamente oltraggiata. Dal miele limpido degli Iblei, ai vini profumati di Marsala e di Siracusa; dagli olii raffinati, ai grassi formaggi ed alle frutta fresche; dai cereali più scelti, ai prodotti delle tonnare ; dagli zolfi, dagli asfalti, ai medicinali, ai tabacchi, alla seta grezza, al lino, al sale, alla liquirizia, al sommacco, agli agrumi; dalle miniere, al mare; dalle piccole industrie casalinghe, ai prodotti delle grandi fabbriche ; dai delicati ricami, dai mobili voluttuosi, dai fini e costosi lavori d'oro e d'argento, alle scarpe, agli abiti, alle serrature, ai chiodi, ai martelli, alle asce; quel che può dare l'umana pazienza, l'abilità più industre, la perizia più esperta, la più squisita eleganza o la più rude fatica, la mano più bianca e la più vellutata, e la più ossuta e più callosa, tutto era raccolto in quelle sale dove aleggiava la poesia del lavoro, dove si intravedevano e si intuivano gli sforzi dell' operosità e del coraggio, le ansie della lotta, i fremiti della vita ; dove pareva che la società non fosse più divisa da orgogli e da odii, ma affratellata tutta nel lavoro e nella fede.
A completare la importante rassegna dell' arte in Sicilia, vi era anche una categoria per le pitture ad olio, i paesaggi, i quadri generici; ma questa non era nè ricca, nò pregiata molto, quantunque non vi mancasse qualche tela dalla quale spirava un certo sentimento d'arte, e vi si ammirassero sicurezza di disegno ed armonia di colori, come nel paesaggio ad olio di Leto Antonino da Palermo, per cui si ebbe la medaglia d'oro, e nell'altro di Galvagno Clotilde da Siracusa, alla quale fu assegnata una medaglia d' argento. Vi si distinsero Coffa Andrea da Palermo, Mazzoni Giuseppe da Vittoria, Di Lorenzo Nicolaci Ottaviano da Noto, Mosca Giuseppe da Palermo, De Rutelli Egidio e qualche altro.
Pure l'esposizione riuscì e riuscì assai bene. Vi si distribuirono 755 premi; ed il Giurì, del quale era Presidente il Barone Angelo Porcari e Segretario Federico Lancia di Brolo, compì un lavoro difficile, diligente e coscenzioso; ammirato e lodato.
Certo non fu questa una grande esposizione, come tante altre se ne son viste; ma fu una prova lodevolissima di buon volere, una luminosa dimostrazione di forza, di coraggio, di operosità, di solidarietà siciliana che rendeva pensierosi e ritemprati; fu una solenne vittoria che si contemplava e si salutava con l'amore nell'animi, come il principio di un mattino fecondo e splendente.
Il Municipio vi concorse con trentamila lire, e vi furono feste, regate, luminarie, concerti musicali, teatro ed altri divertimenti. Il delizioso passeggio della marina specialmente, fu affollato da eleganti carrozze e da numerose signore, che cominciavano allora a modificare le loro antiche abitudini di star chiuse in casa, frequentando, con maggiore libertà e con più spigliata franchezza, i ritrovi mondani, arricchendoli del loro fascino e del loro sorriso. Altri negozi si aprirono, altri alberghi, altri caffè: Siracusa si svegliava così a nuova vita, che rallegrava.
Fu quell'esposizione un'opera santa e benefica che si ricorda con orgoglio e si benedice con gratitudine.
Sorgeva nel 1872 la Banca Mutua Popolare Siracusana per iniziativa del Comm. Francesco Vergara Bertocci Direttore della Succursale del Banco di Sicilia, e per opera del Cav. Gaetano Storaci che redasse lo schema dello statuto. Un comitato promotore composto dei Signori Annino avv. Sebastiano, Rizza cav. G. Battista, Picone ing. Francesco, Majelli ing. Giacchino, Cassia Michele e Xibilia Salvatore, Presidente della Società Operaia Archimede, superando difficoltà non poche ed opposizioni astiose, riuscì a formare la Banca ; ed il relativo atto di costituzione fu steso dal Notaro Francesco Testaferrata nel 23 luglio del 1872. Nel settembre immediato si ebbe il R. Decreto che ne autorizzava il funzionamento.
Per allora si emisero solamente N. 700 azioni, col valore nominale di L. 100 cadauna, pagabili a rate mensili di lire cinque, o settimanali di lira una ; ed il 16 novembre di quell'anno stesso la Banca iniziò le sue operazioni con il capitale di L. 17.000; però il suo andamento progressivo potè affermarsi sin dal principio, perchè, dopo soli quarantacinque giorni di vita, al 31 dicembre, chiudeva il suo primo bilancio con un attivo di L. 80993, 27 e con la perdita di L. 988,41, pagate per premio ai soci sulle anticipazioni delle rate dovute in conto delle azioni.
Il giornale Ora e Sempre, nel numero 20 luglio 1872, annunziava così la formazione di questa Banca.

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu