Nave città Tunisi - ricordando

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Nave città Tunisi

http://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_di_Tunisi_(incrociatore_ausiliario)
la nave nei primi anni di servizio



Il Città di Tunisi è stato un incrociatore ausiliario della Regia Marina ed una motonave passeggeri italiana.



La Città di Tunisi fotografata di profilo nella sua livrea originaria.
Costruita tra il 1929 ed il 1930 nei Cantieri del Tirreno di Riva Trigoso per la Florio Società Italiana diNavigazione, con sede a Roma[1][2], insieme alla gemella Città di Napoli, l’unità era originariamente una motonave passeggeri da 5419 tonnellate di stazza lorda, lunga 119,18 metri tra le perpendicolari e 125,16 fuori tutto[3] e larga 15,53, propulsa da due motori diesel Tosi della potenza di 9000 CV asse su due elicheche permettendo la buona velocità di crociera (per una motonave mercantile) di 17 nodi, con una massima di 19[3][4][5]. Lo scafo, in acciaio, aveva tre ponti ed altrettanti ordini di bagli, ed era diviso da undici paratiestagne[3]. Dopo il completamento la nave venne iscritta, con matricola 152, al Compartimento marittimo diPalermo, venendo destinata alla linea celere Napoli-Palermo-Tunisi-Tripoli[3].
Nel marzo 1932 la Florio si fuse con la Compagnia Italiana Transatlantica (CITRA) formando la «Tirrenia Flotte Riunite Florio-Citra»[6], che il 21 dicembre 1936, a seguito dell’unione con altre compagnie minori, formò la Tirrenia Società Anonima di Navigazione. La Città di Tunisi seguì i mutamenti delle società armatoriali.
Nel giugno-luglio 1940, in seguito all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la Città di Tunisivenne requisita dalla Regia Marina ed iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato come incrociatore ausiliario, con matricola D 2[3].


Una cartolina pubblicitaria della Città di Tunisi.
Armata con quattro cannoni da 120/45 mm (secondo altra fonte due da 102/45 mm ed uno da 76/40 mm[7]), duemitragliere da 20/65 mm ed altrettante da 13,2 mm[5], la nave venne assegnata principalmente a compiti di scorta ai convogli[8], nonché di trasporto truppe e rifornimenti prevalentemente verso il Nord Africa[3].
Il 20 novembre 1941 il Città di Tunisi, insieme ad un secondo incrociatore ausiliario, il Città di Palermo, salpò daTaranto alla volta di Bengasi, con la scorta dei cacciatorpediniere Malocello e Zeno[9]. Tale scorta fu poi rafforzata con l’invio della torpediniera Partenope, proveniente da Bengasi[9]. Dopo una tappa a Suda, il Città di Tunisi ne ripartì per Bengasi insieme ad un altro incrociatore ausiliario, il Città di Genova, con arrivo previsto per il 21 novembre, ma fu costretto a rientrare nel porto cretese assistito dal Malocello, causa un’avaria alle macchine. Riparato il guasto, il Città di Tunisi poté ripartire per Bengasi, ove giunse il 24 novembre con un carico di 103 tonnellate di rifornimenti, 476 militari italiani e 289 tedeschi. Durante il viaggio di ritorno la nave venne danneggiata da bombe in seguito ad un attacco aereo britannico.
Nel periodo tra il 12 ed il 16 novembre 1942 il Città di Tunisi, insieme al Città di Napoli, alla moderna motonave da carico Caterina Costa, ai piroscafi Savigliano, Labor e Menes ed ai cacciatorpediniere della Squadriglia «Maestrale», partecipò al trasporto in Tunisia di 3682 uomini, 2827 tonnellate di rifornimenti e combustibili e 450 veicoli[10].


La motonave in servizio negli anni Trenta.
Il 26 novembre la nave, unitamente alla Città di Napoli (le due unità formavano il convoglio «G»), lasciò Palermo per Biserta con la scorta dei cacciatorpediniere Mitragliere, Folgore e Corazziere e della torpediniera Climene[11]. Durante la navigazione, nella notte tra il 26 ed il 27, il convoglio «G» s'incrociò con il convoglio «LL» (piroscafi Zenobia Martini e Giuseppe Leva ed unità di scorta), in navigazione di ritorno daTripoli a Palermo[11]. Causa una manovra errata da parte della torpediniera Circe, che procedeva – oscuratae con rotta a zig zag –, quale unità di scorta, in coda al convoglio «LL», il Città di Tunisi speronò la torpediniera: quasi spezzata in due dall’urto, la Circe si abbatté sul lato di dritta ed affondò in pochi minuti portando con sé 66 uomini[12][13], mentre 99 superstiti vennero recuperati dal Folgore[11].
Il 29 novembre 1942, alle 16.30, l’incrociatore ausiliario lasciò Biserta diretto a La Spezia, scortato dallatorpediniera Climene e dall’incrociatore ausiliario Brindisi[10][14]. Nel primo tratto della navigazione si aggregò alla scorta anche la motosilurante MS 34[10][14].


La Città di Tunisi dopo la trasformazione in incrociatore ausiliario.
Alle 22.10 dello stesso 29 novembre il sommergibile HMS Seraph attaccò il convoglio a 60 miglia per 155° (a sud/sudest) di Capo Carbonara e ad una trentina di miglia da Marettimo, lanciando quattro siluri contro ilCittà di Tunisi, che non fu colpito, e due siluri contro il Brindisi, che venne mancato di stretta misura[10][14]. Le navi giunsero a La Spezia alle 12.12 del 1º dicembre[14].
Successivamente la Città di Tunisi venne privata del proprio armamento e trasformata in «nave protetta» per il trasporto di prigionieri feriti ed invalidi, personale tutelato dalle convenzioni internazionali ed internati civili e militari da scambiare[8][15]. Sul fianco della motonave venne dipinta a grandi lettere, onde renderla riconoscibile, la scritta «PROTECTED»[8][15].



Un’altra fotografia della motonave in servizio come incrociatore ausiliario.
Nel maggio-giugno 1943 l’unità, insieme al piroscafo Argentina ed alla nave ospedale Gradisca, partecipò a due missioni (una in maggio ed una l’8 giugno) di scambio di prigionieri feriti, internati e personale protetto nel porto turco (e neutrale) di Smirne: nelle due missioni vennero scambiate in tutto 9014 persone[15].
Riconvertita in trasporto, la Città di Tunisi ebbe le sovrastrutture camuffate in modo da farla apparire come un piroscafo, e fu provvista di cannoni fittizi in legno[16].
La sera dell’11 agosto 1943 la motonave, carica di militari italiani che rimpatriavano, giunse nel porto di Zara, ma le sue eliche s’impigliarono nelle catene e reti disbarramento tese all’imboccatura del porto[16]. Attorno alle eliche si formò un voluminoso groviglio del peso di diversi quintali, che le avvolse completamente entrambe[16]. Dopo una prima ispezione avvenuta verso le cinque del mattino del 12 agosto ed un colloquio con il comandante della Città di Tunisi, un capitano di corvetta, e con un ufficiale tedesco imbarcato sulla stessa nave, lo stesso 12 agosto il palombaro militare assegnato al porto di Zara, il sergente palombaro Francesco Romanelli, iniziò a tagliare e districare il groviglio con materiale fornito o requisito dalla VIII Armata, proseguendo il lavoro sino a mezzanotte e riprendendolo l’indomani[16]. Dopo aver liberato prima l’elica di sinistra e poi quella di dritta, Romanelli terminò il lavoro a mezzogiorno del 13 agosto, ed il mattino successivo la Città di Tunisi poté ripartire[16].
Il 9 settembre 1943, in seguito all’annuncio dell’armistizio, il Città di Tunisi venne catturato dalle truppe tedesche[4] e successivamente ribattezzato Heidelberg[3][7]. Danneggiata da attacchi aerei alleati, la nave a fine guerra venne abbandonata a San Rocco dalle truppe tedesche in ritirata[3].


La Città di Tunisi dopo i lavori di rimodernamento del 1951-1952.
Riattata nel febbraio 1946, la motonave venne impiegata come trasporto truppe sino all’aprile 1947, quando venne restituita alla Tirrenia[17]. Il 3 giugno 1947 la Città di Tunisi riprese il servizio passeggeri di linea, sulla tratta Napoli-Palermo-Tunisi, sulla quale era ancora in servizio nel 1950[17]. Tra il 1951 ed il 1952 la Città di Tunisi venne sottoposta a radicali lavori di rimodernamento a Napoli[17][18]. In seguito a tali lavori la nave risultò stazzare 5474,27 tonnellate di stazza lorda e 2754,12 di stazza netta, con una portata lorda di 980 tpl ed un dislocamento di 6260 tonnellate[3].


La Città di Tunisi a colori in una cartolina pubblicitaria della Tirrenia.
Lo scafo, in acciaio, risultò essere diviso da otto paratie trasversali di cui tre parziali, con tre ponti ed un ponte parziale, con 1,875 m di bordo libero, doppi fondi per 385 metri cubi e due cisterne, quella prodiera da 51 metri cubi e quella poppiera da 96[3]. Anche l’apparato motore venne sostituito, con l’installazione di due motori diesel Ansaldo a due tempi ed otto cilindri del diametro di 680 mm (e corsa 1100 mm) che imprimevano a due eliche a pale fisse la potenza di 8000 CV, consentendo il raggiungimento, alle prove, di una velocità di 19,45 nodi (la velocità di crociera era invece di 18 nodi)[3]. La nave era in grado di trasportare 446 passeggeri (58 in prima classe, 152 in seconda, 106 in turistica e 130 in terza) e disponeva di dieciscialuppe per complessivi 556 posti[3]. Vi erano inoltre quattro stive della capacità totale di 1573 metri cubi, oltre a locali frigoriferi per 99 metri cubi[3].
Terminati i lavori, il 28 maggio 1952 la motonave tornò in servizio sulla linea Napoli-Palermo-Tunisi[17]. L’8 giugno 1959 la nave, che si trovava nel porto di Napoli, fu tra le prime unità ad essere fermata dall’equipaggio nell’ambito di un vasto sciopero da parte della marineria civile italiana[19].
Successivamente la motonave, modificata per trasportare 58 passeggeri in prima classe, 258 in seconda e 130 in terza, svolse servizio sulla linea Napoli-Reggio Calabria-Catania-Siracusa-La Valletta-Tripoli[20].
Trasferita nel 1970 sulla tratta Napoli-Cagliari-Palermo, il 16 novembre dello stesso anno la Città di Tunisi, lasciata Napoli, giunse a Trieste[17]. Posta in disarmo, la motonave venne venduta per demolizione e smantellata nell’estate 1971[17].

La Città di Tunisi in servizio come nave protetta per gli scambi di prigionieri.


 
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